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Concorso fotografico: Sarsina si mostra

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Concorso fotografico: Sarsina si mostra

Concorso fotografico: Sarsina si mostra

Quest’anno avrò l’onore di far parte della giuria del primo concorso fotografico organizzato dalla Consulta dei Giovani di Sarsina, col patrocinio del Comune della Città di Sarsina.

Per chi fosse interessato a saperne di più sul concorso, questa è la pagina Facebook della Consulta dei Giovani di Sarsina, mentre quello che segue è il regolamento:

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CONCORSO FOTOGRAFICO: SARSINA SI MOSTRA
Testimonianza visiva del patrimonio culturale e paesaggistico di Sarsina

TEMA DEL CONCORSO
Contribuire alla valorizzazione e alla promozione culturale e paesaggistica del territorio, mediante il linguaggio fotografico, mettendo in luce il senso di appartenenza alla comunità locale attraverso le sue peculiarità e le trasformazioni nel tempo. Le fotografie dovranno avere come soggetto tutto ciò che può essere considerato testimonianza visiva del patrimonio culturale e paesaggistico di Sarsina ai giorni nostri (paesaggi, persone, oggetti, momenti ed eventi).

I PARTECIPANTI
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. Ogni concorrente può consegnare un massimo di 3 foto. Con la partecipazione al concorso il partecipante, come stabilito dal D.lg. n.196/03, autorizza al trattamento dei propri dati personali forniti e raccolti ai fini previsti dal presente bando.

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE
Ogni concorrente interessato a partecipare al concorso dovrà far pervenire la/le sua/e foto alla Consulta dei Giovani di Sarsina, tramite l’indirizzo e-mail consultagiovanisarsina@gmail.com con la seguente documentazione:

  • Modulo di partecipazione (allegato alla domanda) compilato in ogni sua parte;
  • Foto a colori, seppia o bianco e nero in formato digitale JPEG o PNG;
  • Dimensioni minime 2592 x 1944 pixel, risoluzione 96 dpi;
  • La foto deve ritrarre, come già specificato in precedenza, il territorio di Sarsina ed essere già di proprietà del partecipante o scattata dallo stesso nel recente periodo;

Inoltre il modulo di partecipazione, può essere presentato anche in forma cartacea presso l’Ufficio Protocollo del Comune di Sarsina. Non saranno ammesse fotografie con contenuti o riferimenti pubblicitari, politici o in violazione con quanto previsto dal presente bando. Il concorso resterà aperto dal 17/02/2014 al 31/03/2014.

UTILIZZO DELLE IMMAGINI PERVENUTE
Le immagini inviate, saranno pubblicate sulla nostra pagina facebook “Consulta dei giovani Sarsina” dove,
dalla chiusura del bando, chiunque potrà votarle mettendo “mi piace”. Le stesse saranno inoltre esposte
presso il locale sito in Piazza Plauto n°17, nelle domeniche del 6 e 13 aprile 2014, in concomitanza con la
Sagra della Pagnotta di Sarsina.
I partecipanti, nel momento stesso in cui trasmettono i propri lavori, autorizzano gli organizzatori a
riprodurre ed ad utilizzare, a titolo gratuito e senza limiti di tempo, le immagini per scopi concernenti il
concorso, citando sempre il nome dell’autore della foto.
Le foto saranno poi depositate nell’archivio della Consulta dei Giovani in Comune.

SELEZIONE E PREMIAZIONE
Il concorso avrà 2 vincitori, ai quali andrà un premio offerto dal Comune di Sarsina e dalla Consulta dei
Giovani. Il primo premio sarà dato come “CRITICA” mentre il secondo come “POPOLARITÀ”.

  • PREMIO CRITICA: stabilito dal noto Fotografo Filippo Venturi che valuterà originalità e creatività della foto, oltre al valore estetico e alla pertinenza al tema del concorso;
  • PREMIO POPOLARITÀ: stabilito per 1/3 dai visitatori della mostra presso il locale sito in Piazza Plauto n°17, per 1/3 per la somma dei “mi piace” su facebook e per 1/3 dai voti del Consiglio Direttivo della Consulta dei Giovani;

A fine concorso tutti i partecipanti riceveranno l’ingrandimento della propria foto precedentemente esposta
per la votazione, insieme all’attestato di partecipazione.
La premiazione avverrà nella serata del 13 aprile 2014 presso il locale sito in Piazza Plauto n°17.
Per ulteriori informazioni contattateci all’indirizzo e-mail: consultagiovanisarsina@gmail.com

Scarica il regolamento e il modulo di partecipazione.

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AGGIORNAMENTO
Per problemi organizzativi è variato il luogo in cui si svolgerà la mostra del concorso fotografico. Potrete vedere e votare le foto partecipanti al concorso nel locale sito in Piazza Plauto n.17 nelle domeniche del 6 e 13 aprile, durante la Sagra della Pagnotta.

Ringraziamo le attività che ci hanno appoggiato in questa iniziativa, nello specifico: Videodeva, Forno Baciocchi, Forno Rossi, Pasticceria Walter e Orafo Agostino Ruscelli.

Inoltre ringraziamo il Sig. Servio Beltrami per aver messo a disposizione il locale dove si svolgerà la mostra e il Fotografo Filippo Venturi per aver acconsentito a partecipare come giudice del concorso mettendo a disposizione di tutti i partecipanti la sua esperienza.

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Written by filippo

24 marzo 2014 at 7:32 am

Anfitrione, con Debora Caprioglio ed Enrico Guarneri

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Anfitrione, con Debora Caprioglio ed Enrico Guarneri, foto 1

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Anfitrione, con Debora Caprioglio ed Enrico Guarneri, foto 2

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Anfitrione, con Debora Caprioglio ed Enrico Guarneri, foto 3

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Anfitrione, con Debora Caprioglio ed Enrico Guarneri, foto 4

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Anfitrione, con Debora Caprioglio ed Enrico Guarneri, foto 55

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Compagnia MOLIÈRE – Roma presenta
DEBORA CAPRIOGLIO e ENRICO GUARNERI in
ANFITRIONE di Tito Maccio Plauto
Regia di WALTER MANFRÈ

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Trama

Approfittando dell’assenza di Anfitrione per la guerra contro i Teleboi, Giove prende le sue sembianze per passare una notte con sua moglie Alcmena; intanto Mercurio, per aiutare il padre, assume l’aspetto di Sosia, il servo di Anfitrione. Anfitrione e Sosia, tornati dalla guerra, giungono in città e Sosia per primo s’incammina verso la casa del padrone, sulla soglia trova Mercurio che lo prende a pugni e lo scaccia affermando di essere lui l’unico vero Sosia. Successivamente arriva anche Anfitrione, che non aveva creduto al racconto di Sosia. L’incontro con Alcmena anch’essa vittima inconsapevole dell’inganno, genera tra i due un diverbio che dura fino al ritorno di Giove, il quale, prima calma Alcmena, e poi in presenza di Blefarone (chiamato a chiarire le cose) viene alle mani col vero Anfitrione (già ingannato anche da Mercurio). Il povero generale è indeciso su cosa sia meglio fare, quando Bromia, un’ancella di Alcmena, gli racconta che la donna ha partorito miracolosamente due gemelli, uno dei quali tanto forte da uccidere due serpenti; infine appare Giove nel suo vero aspetto, confessa l’adulterio e spiega come si sono svolti i fatti dicendo che dei gemelli uno, Ercole, è suo figlio, l’altro, Ificle, di Anfitrione.

Anfitrione… o del “contrappunto comico”

Scritta e rappresentata probabilmente nel primo decennio del II sec., “Amphitruo” rimane un caso singolare nella pur vasta, e per molti aspetti controversa, produzione plautina. Il suo contenuto a carattere mitologico la distanzia, sensibilmente, dalle altre commedie a sfondo, diremmo oggi, “borghese”. E tuttavia, proprio questa distanza, questo intreccio e questo sfondo “anti-naturalistico”, sono gli attributi che rendono la commedia certamente la più fresca e attuale fra quelle pervenuteci del grande Comico latino. Anzi: la rendono a tutt’oggi incredibilmente divertente.
C’è, nella vicenda dello scambio fra il Dio e l’Umano, fra Giove e Anfitrione, il seme di una modernità efficacissima nel produrre comicità e divertimento.
C’è soprattutto nell’alternarsi fra “il basso” e “l’alto” della Vita e delle Passioni, il segreto più genuino nell’arte di far ridere: il contrappunto comico.
Una sorta di punteggiatura ironica e auto-ironica, che, affidata alla figura del servo Sosia, diventa un’autentica macchina del ridere; una partitura esilarante (ma a tratti tenera, ed a tratti persino sensuale) sulla quale il registro del “buffo” s’innesta, come una sorta di basso continuo.
“Anfitrione” è in breve il Grande Teatro; e non solo dell’Età Classica, ma di tutti i tempi. Questa nostra, nuova edizione, che nasce dalla fertile invenzione registica di Walter Manfrè, ne esalta sia l’efficacia farsesca, affidata al talento di Enrico Guarneri che interpreta Sosia, sia i toni più sinceri ed accorati nella Alcmena di Debora Caprioglio.

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Written by filippo

26 agosto 2013 at 6:41 am

La dodicesima notte, con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini

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La dodicesima notte, con Mariano Rigillo, foto 1

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Ass. Cult. Progetto Ateneo – Associazione TROUSSE – Ass. Cult. ArtEuropa presentano
MARIANO RIGILLO e ANNA TERESA ROSSINI in
LA DODICESIMA NOTTE di William shakespeare
e con SILVIA SIRAVO e RUBEN RIGILLO
Regia di ALBERTO GAGNARLI

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Trama

In un cartellone ricco di drammaturghi che hanno fatto la storia del Teatro, non poteva mancare William Shakespeare, l’autore più presente al Plautus dopo Tito Maccio Plauto. Martedì 13 agosto si “alzerà il sipario” dell’Arena Plautina su una delle opere più famose del Bardo: LA DODICESIMA NOTTE, per la regia di Alberto Gagnarli, con Mariano Rigillo e Maria Teresa Rossini. Lo spettacolo, il cui adattamento è curato da Luca Simonelli, è uno dei testi più noti di Shakespeare. Una storia di intrecci amorosi che inizia quando due gemelli, Viola e Sebastiano, naufragano mentre stavano navigando il mare d’Illiria. Entrambi si salvano, ma ciascuno crede che l’altro sia annegato. Da qui prende il via una commedia che è al contempo un dramma esistenziale ed una fiaba.

Note di regia

Sappiamo per certo dal diario del giovane studente in legge, John Manningham che la commedia venne rappresentata per la prima volta il 2 Febbraio (il giorno della Candelora) del 1602 nella sede del Middle Temple di Londra. Nelle pagine shakespiriane non vi è nessun riferimento alla notte dell’Epifania, il dodicesimo giorno dopo il Natale. Riferimento che probabilmente Shakespeare trasse dal prologo della commedia degli Accademici Intronati di Siena: Gli ingannati, rappresentata a Siena nel 1531 e modello rinascimentale che il “nostro” prese come falsa riga per la sua composizione. Abbiamo però anche un sottotitolo: Quel che volete, e sembrerebbe che Shakespeare si sia divertito a suggerirci: “dato che una commedia deve avere un titolo, fate voi!” Una pedana vuota che ricorda lo spazio dei teatri elisabettiani, dove gli attori, padroni assoluti, riempiono con maestria il palcoscenico, raccontando una storia divertente di travestimenti, amore e sesso.
Il sesso, appunto, più che l’amore; il sesso che confonde i sessi; il sesso che regala felicità senza infingimenti. Dal beffato Malvolio, dalle calze gialle e giarrettiere incrociate, oramai un cult del Teatro, a Viola, giovane, bella e determinata, a Olivia che s’innamora delle delicate fattezze di Viola-Cesario, ad Orsino che rifiutato da Olivia si “accontenta” di Viola, da Antonio “preso” da Sebastiano. Poi i personaggi popolari: Maria che organizza la grande beffa e il divertente Sir Tobia e per ultimo il buffone Feste, sagace, e maligna creatura. Una grande commedia che coinvolge lo spettatore e lo fa volare con la fantasia.

Mariano Rigillo

In precedenza ha calcato le scene del Plautus Festival nel 1990, in “Anfitrione” di Plauto”, nel 2001 in “I giganti della montagna” di Pirandello” e nel 2010 in “Il burbero benefico” di Goldoni.

Anna Teresa Rossini

ha calcato in precedenza le scene del Plautus Festival, sempre insieme al suo compagno di vita Mariano Rigillo, nel 2001 in “I giganti della montagna” di Pirandello” e nel 2010 in “Il burbero benefico” di Goldoni. In precedenza “La dodicesima notte” è andata in scena al Plautus Festival altre tre volte: nel 1989, con il compianto Mario Scaccia; nel 1996 con Paolo Ferrari e nel 2008 di nuovo con Mario Scaccia, in un indimenticabile Malvolio, e con Debora Caprioglio e Marco Messeri.

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L’Avaro, con Lello Arena

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L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 1

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 1

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L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 2

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 3

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 3

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 4

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L’Associazione Culturale Bon Voyage Produzioni e il Teatro Stabile di Catania presentano
LELLO ARENA in
L’AVARO di Molière
con Fabrizio Vona e Francesco De Trio
Regia di CLAUDIO DI PALMA

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Trama
Anche se ampiamente ispiratosi alla commedia Plautina, “L’avaro” di Molière è caratterizzata da una struttura ben diversa: è più lunga e presenta tematiche diverse quali quelle dell’amore e del matrimonio.

“L’avaro”, insieme a “Tartufo”, a “Il malato immaginario”, a “Il borghese gentiluomo”, è una delle grandi commedie di Molière, una delle più note, delle più celebrate, delle più rappresentate ed anche una delle più imitate.

“L’avaro” è del 1668 e non riscosse subito un grande successo; questo arrivò più tardi, a poco a poco, fino ad essere considerata la migliore delle commedie di Molière. Ha delle caratteristiche che la rendono una commedia straordinariamente completa e divertente, perché in essa Molière vi ha messo dentro tutti gli ingredienti, i motivi, gli intrecci, le scene farsesche, che rendono esilarante una “pièce” comica.

La storia narra dell’avaro Arpagone e delle sue vicende che si dipanano portandoci in un mondo di intrighi e sotterfugi che nella sua intenzione hanno lo scopo di non mettere a repentaglio la propria ricchezza, anche a costo di mettersi contro i figli.

Matrimoni non graditi, alleanze, furti, progetti sfumati, equivoci sono il centro di un intreccio che ci conduce all’interno della storia nella quale non mancano dialoghi diventati celebri pezzi del Teatro comico di tutti i tempi.

Un classico diretto in un nuovo allestimento da Claudio Di Palma con Lello Arena che, reduce dal grande successo di “Capitan Fracassa” in scena da due stagioni, affronta, dopo “George Dandin” e “Tartufo”, per la terza volta un testo di Molière in un ruolo, Arpagone, che, come scrive Squarzina, «ha in sé nello stesso tempo il tragico e il comico».

Chiedere al servo del figlio di mostrare le altre due mani o imporre con trovata originale al cuoco/cocchiere di predisporre il castagnaccio fra i primi piatti di un pranzo, sono manifestazioni del carattere di Arpagnone, ostaggio di un impulso più forte di lui; scene tanto più esilaranti in quanto basterebbe ben poco a farle diventare oggettivamente dolorose.

Giovanni Macchia nel “Silenzio di Molière” parla di «una maschera in cui il dolore, dissimulato col riso, diventa smorfia atroce».

È questa dialettica, sempre in atto del coesistere nel cuore umano del “carnefice” e della “vittima” a imprimere alla commedia il marchio del grande teatro

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Lello Arena, in precedenza, ha calcato le scene del Plautus Festival nel 2009, in “La tempesta” di William Shakespeare, e nel 2012 il “Capitan Fracassa” di Théophile Gautier.

In precedenza “L’avaro” è andato in scena al Plautus Festival altre tre volte: nel 1981 e nel 2003 con Mario Scaccia, e nel 1989 con Mario Carotenuto.

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Aulularia, con Camillo Grassi e Massimo Boncompagni

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Teatro Europeo Plautino presenta
CAMILLO GRASSI e MASSIMO BONCOMPAGNI in
AULULARIA di Tito Maccio Plauto
Regia di CRISTIANO ROCCAMO
con Riccardo Bartoletti, Mauro Eusti, Giulia Fabbri, Filippo Renda

Note di Regia
“Aulularia” è una delle commedie che più ha influenzato il teatro seicentesco ma anche il Cinema moderno. L’Avaro di Molière è di fatto quasi una copia perfetta dell’opera di Plauto e, a rifarsi all’ Aulularia, è stato anche il grande Totò nel film “47 Morto che parla”.
Ma Aulularia ha ispirato anche la Walt Disney, nei suoi fumetti “Topolino”, con la storia “Zio Paperone e la pentola d’oro”. In fondo chi meglio di Zio Paperone poteva impersonare l’ossessione per il denaro di Euclione?
Nel nostro allestimento, degli ipotetici edifici si affacciano su una piazza. Il pretesto per raccontare i “tipi fissi” è il terrore di perdere qualcosa che si è trovato ma che non ci appartiene, la pentola di Euclione, e in questa commedia ci divertiamo a raccontare non solo la storia ma soprattutto quei personaggi che vivono dentro e fuori il teatro.
Ovviamente l’avarizia spadroneggia in scena in modi grotteschi.
Un vero lavoro di gruppo, con una nuova compagnia che nasce dal Plautus Festival con comici esperti con il giocare Plautino.
In questo gli attori in scena rappresentano la tradizione istrionica del Teatro Italiano, un Teatro che lascia liberi di spaziare in argomenti e sentimenti, battute e circostanze comiche.
Come è tradizione delle mie regie, nel totale rispetto della storia plautina, gli attori interpretano più parti grazie all’uso delle maschere della Commedia dell’Arte e della stessa Commedia Latina.
Cristiano Roccamo

Trama dello spettacolo
Euclione, un vecchio taccagno, eredita una pentola piena di monete e vive nel costante terrore che gli venga sottratta.
Eunomia consiglia al fratello Megadoro, vicino di casa di Euclione, di trovare moglie.
Così Megadoro decide di sposare Fedria, figlia di Euclione, e va da questo per chiedergli la mano della figlia. I due si accordano di celebrare il matrimonio il giorno stesso; Euclione pensa che Congrione, il cuoco chiamato per cucinare il banchetto nuziale, sia un ladro sentendolo più volte pronunciare la parola “pentola” e lo malmena, ma poi si rende conto della paranoia e lo lascia continuare a cucinare.
Per sicurezza però Euclione decide di spostare la pentola d’oro nel tempio della fede.
Il servo di Liconide, nipote di Megadoro, innamorato anch’esso di Fedria, vede Euclione nascondere la pentola e fa per prenderla, ma il vecchio avaro decide di rispostarla nel bosco Silvano e il servo avendolo seguito fin lì ruba la pentola e la nasconde in casa di Megadoro.
Il servo allora cerca di comprarsi la libertà offrendo la pentola a Liconide che però rifiuta e portando la pentola a Euclione chiede la mano di Feria.

L’audiodescrizione
Lo spettacolo è audiodescritto per non vedenti e ipovedenti, in quanto inserito nel progetto “Un invito al teatro – No-Limits”, promosso dal Comune di Forlì in collaborazione con il “Centro Diego Fabbri” di Forlì, il Dipartimento Interpretazione e Traduzione – DIT – Università di Bologna sede Forlì, con il coinvolgimento del Teatro Diego Fabbri, dei Comuni di Cesena, Sarsina, Predappio e del “Fondo per la Cultura” di Forlì.
L’iniziativa, con i contributi della Regione Emilia-Romagna, Provincia di Forlì-Cesena e Lions Club Forlì Host, porta l’audiodescrizione a Teatro e consente anche alle persone non vedenti e ipovedenti di apprezzare questa antica e nobile arte.
Tramite il supporto dell’ audiodescrizione è possibile rendere “visibili” tutti quei particolari, quali dettagli scenografici, aspetto fisico e costumi dei personaggi, movimenti degli attori ed espressioni del volto, che costituiscono componenti fondamentali e significative del lavoro teatrale.
L’audiodescrizione viene arricchita da informazioni storicoculturali e critico-letterarie che possono aiutare nella comprensione più approfondita del significato dell’opera.
Il servizio viene effettuato dotando il pubblico non-vedente di cuffie wireless, collegate alla sala di regia, dalla quale una voce narrante accompagna gli utenti lungo lo sviluppo narrativo dello spettacolo. Il testo dell’audiodescrizione si integra con il copione teatrale, senza mai sovrapporsi ai dialoghi e alla colonna sonora.

Camillo Grassi
originario di Gambettola (FC), ha esordito nel teatro nel 1998 frequentando il 1° Laboratorio Teatrale del Plautus Festival, allora diretto dall’attore e regista cesenate, Franco Mescolini.
D allora ha avviato una ricca attività di attore di teatro e di cinema lavorando con importanti attori e registi tra i quali: Ermanno Olmi, Manfrè, Massimo Venturiello, Manuela Mandracchia, Giuseppe Pambieri, Luigi Diberti, mariano Rigillo e tanti altri ancora.
Ha calcato in precedenza le scene del Plautus Festival per cinque volte in ruoli che spaziano dalla commedia Plautina (Asinaria e Pseudolo) alla tragedia greca (Elettra di Euripide).

Massimo Boncompagni
è nato ad Arezzo il 7 Settembre 1977 e risiede a Sansepolcro(AR).
Si forma artisticamente alla Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone dove si diploma nel 2005, lavorando con artisti quali Pierre Bylant, Mario Valgoj, Vittorio Franceschi e Walter Pagliaro
Nel 2006 vince il premio nazionale “T.M.Plauto” come migliore attore.
Nel 2007 avviene l’incontro con Jurij Ferrini. Col “Timone d’Atene” con protagonista Pino Quartullo comincia la collaborazione col Progetto URT/Compagnia Jurij Ferrini che prosegue ancora oggi. Collabora occasionalmente col teatro stabile di Bologna Arena del Sole, dove ha lavorato anche con Lorenzo Salveti e Marinella Manicardi.
Dal 2011 ha lavorato con la compagnia “Teatro Vivo” diretta da Cristiano Roccamo nella realizzazione di opere plautine al fianco di Vanessa Incontrada, Corrado Tedeschi, Massimo Venturiello.
Nel 2013 è socio fondatore della compagnia TEP teatro europeo plautino che nasce dall’esperienza di Teatro Vivo con sede a Sarsina dove ogni estate si svolge il tradizionale Plautus Festival. TEP ha lo scopo di promuovere e realizzare opere di teatro comico classico, ovviamente con un occhio di riguardo a Plauto.
E’ docente di teatro presso le scuole superiori (licei e istituti professionali) della Romagna, Umbria e Toscana.
Nel 2013 è in scena con lo spettacolo “GabbiaNo. Ovvero dell’Amar per Noia” per la regia di Woody Neri.

In precedenza Aulularia è andata in scena al Plautus Festival sei volte. L’ultima presenza in cartellone risale al 2009 e vedeva quale attore protagonista, nel ruolo di Euclione, Stefano Mascerelli.

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