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Il medico per forza, Teatro Bonci di Cesena

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“Il medico per forza”, commedia di Moliére.
Teatro Bonci di Cesena, Sabato 19 Maggio 2018, ore 21.

Il ricavato della serata sarà devoluto in beneficienza alla Fondazione Marilena Pesaresi per l’ampliamento di una sala operatoria nell’ospedale di Mutoko – Zimbabwe.

Teatro Europeo Plautino.
Supervisione artistica di Cristiano Roccamo.

Interpreti: “Dica 33”, gruppo di medici attori:
Davide Bruschi, Filippo Collinelli, Alessandra Foschi, Eliana Liardo, Massimo Magnani, Barbara Poggioli e Silvia Ruscelli.

Voce narrante: Massimo Boncompagni.
Con la partecipazione straordinaria di: Corale di Sarsina (direzione musicale Sara Castiglia) & Banda “Città di Sarsina”.

Di seguito alcune fotografie dello spettacolo:

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 1

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 1

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 2

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 2

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 3

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 3

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 4

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 4

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 5

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 5

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 6

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 6

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 7

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 7

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 8

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 8

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 9

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 9

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 10

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 10

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 11

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 11

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 12

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 12

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 13

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 13

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 14

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 14

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 15

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 15

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 16

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 16

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 17

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 17

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 18

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 18

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 19

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 19

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 20

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 20

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 21

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 21

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 22

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 22

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 23

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 23

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 24

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 24

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 25

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 25

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena

 

L’Avaro, con Alessandro Benvenuti

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Plautus Festival, Sarsina, 11/08/2016
Le foto del backstage sono visibili QUI.

Arca Azzurra Teatro
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Regione Toscana – Comune di San Casciano Val di Pesa presenta

Alessandro Benvenuti in
L’AVARO
di Molière

con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Desirée Noferini

Ricerca e realizzazione costumi: Giuliana Colzi
Luci: Marco Messeri
Musiche: Vanni Cassori
Aiuto regia: Chiara Grazzini
Macchinista: Nicola Monami
Elettricista: Francesco Peruzzi
Materiale elettrico: Watt Studio
Organizzazione: Costanza Gaeta, Tiziana Ringressi
Amministrazione: Valentina Strambi
Foto: Carlotta Benvenuti

Libero adattamento, ideazione spazio costumi: Ugo Chiti
Regia: Ugo Chiti

In collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi
Si ringrazia Arteatro Gruppo – Montepulciano

___

Amaro e irresistibilmente comico, un’opera di bruciante modernità… L’avaro molieriano riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni.
Dopo il successo del nostro “Malato Immaginario” – votato dal pubblico dei teatri toscani, come miglior spettacolo della stagione 2014-15 – scegliamo ancora una volta Molière, ancora una volta nell’adattamento sempre rispettoso e spesso illuminante di Ugo Chiti, e aggiungiamo, nella parte del protagonista Arpagone, la grande cifra attoriale di Alessandro Benvenuti, al quale ci legano, oltre che una solida amicizia di lunga data, esperienze comuni di grandissimo spessore e successo quali il Nero Cardinale e una sempre più intensa attività di produzione dei suoi spettacoli.
Con questo lavoro Ugo Chiti riprende il ricco filone di riscritture di classici per Arca Azzurra che ha visto messe in scena di grande impatto e di straordinario successo a partire dai due testi tratti dal Decameron di Boccaccio, fino alla Clizia Machiavelliana, e ai testi su l’Amleto e la Genesi, lavori che costituiscono vere e proprie punte di diamante nella storia della compagnia.
Chiti innesta le vicende dei grandi classici nel linguaggio, forte, crudo, e a volte comicissimo che gli è proprio e che diventa tutt’uno con le sue regie, scavando al fondo delle psicologie dei personaggi anche grazie alla assoluta corrispondenza dell’uso che fa della parola teatrale con il procedere delle sue messe in scena, del suo lavoro con gli attori, da quelli che hanno con lui una storia ormai più che trentennale ai giovani che di volta in volta sceglie per i suoi personaggi e che sa inserire mirabilmente in questo contesto di forte conoscenza e solidarietà tutta teatrale tipica dell’Arca Azzurra.
E anche nel caso di questo Avaro molieriano, anche grazie all’apporto del “primattore” Benvenuti, pur seguendo con grandissimo rispetto la vicenda, i tempi e la lettera del grande classico, il testo della riscrittura si plasma e si radica nel corpo degli attori della compagnia che del lavoro con il loro dramaturg fanno ancora la principale e la più intensa delle loro esperienze.

NOTE DI REGIA
Premessa
“Libero adattamento da Molière” o forse sarebbe più corretto dire “rispettoso tradimento” oppure potrei azzardare in vena di barocchismi, una sottotitolazione più pretestuosa come “da Molière le premesse per una metateatrale rivisitazione attorno a L’avaro”…
Come sempre, al momento di buttare giù qualche nota di regia, si affollano indicazioni diverse, spesso contraddittorie che spiegano bene le conflittualità interne di una riscrittura che non vorrebbe mai stravolgere l’originale ma “attraversarlo” con una riappropriazione drammaturgica attenta ad attualizzare, per certi aspetti, i personaggi come a rivederne età e connotazioni secondo le logiche di un “autore di compagnia” che rispetta il suo ensemble di attori con cui lavora da più di trent’anni.
Adattamento
La storia critica de L’avaro, esemplificando in maniera sommaria, nei secoli si è divisa tra coloro che considerano la commedia un’opera comico farsesca con un buffone al centro della vicenda e quelli che vi leggono una componente seria che nel personaggio di Arpagone sfiora quasi il tragico.
L’adattamento guarda L’avaro occhieggiando a Balzac senza dimenticare la commedia dell’arte intrecciando ulteriormente le trame amorose in un’affettuosa allusione a Marivaux.
Contaminazioni a parte, Arpagone resta personaggio centrale assoluto, mantenendo quelle caratteristiche che da sempre hanno determinato la sua fortuna teatrale, si accentuano alcune implicazioni psicologiche, si allungano ombre paranoiche, emergono paure e considerazioni che sono anche rimandi al contemporaneo.
La “parola” è usata in maniera diretta, spogliata di ogni parvenza aggraziata, vista in funzione di una ritmica tesa ad evidenziare l’aggressività come la “ferocia” più sotterranea della vicenda.
Altra scelta della riscrittura è stata quella di ridisegnare alcuni passaggi del testo ritenuti da sempre “deboli o frettolosamente liquidatori”; vedi, per esempio, il piano per ingannare Arpagone, che solo annunciato da Frosina all’inizio del quarto atto nell’originale, diviene in questo caso un’occasione drammaturgica per accentuare il livore risentito e la spinta illusoria dei figli Elisa e Cleante. Con eguale libertà drammaturgica l’improvviso e precipitato scioglimento finale, accentua una valenza fiabesca suggerendola fino dalla prima scena (Valerio – Elisa) per poi utilizzarla come un “rilancio” finale di Arpagone che si riprende appieno la scena ribadendo così la peculiarità di personaggio senza antagonisti, consumandosi in un assolo delirante perfettamente speculare al prologo – monologo che dà l’avvio allo spettacolo.
Attori
Il gruppo “storico” dell’Arca Azzurra, assieme ad alcuni giovani attori, torna ad affiancare dopo “Nero cardinale” la presenza appassionata di Alessandro Benvenuti che veste i panni ambiguamente divertiti e feroci di Arpagone.
La scena
Un interno che potrebbe suggerire un magazzino polveroso dove si mimetizzano ricchezze, accumuli nascosti in vecchie casse nude, niente grazia, civetterie di arredi, sedute riconoscibili, comode. Un luogo dove si avverte l’ossessione del risparmio quasi come una sottrazione di vita.
Una scena cubica, volumetrica che potrebbe ospitare la tragedia greca come prestarsi alle labirintiche evoluzioni di una farsa chiassosa e colorata.
I costumi
Come sempre, nei miei adattamenti da un classico, i costumi rifuggono una scelta filologica, sono più usati come suggerimento di caratteri, allusioni cromatiche, indicazioni di “travestimenti” interiori dei personaggi. I costumi come la scena, nascono durante la scrittura, diventano una specie di sostegno drammaturgico che aiuta la definizione e la messa a fuoco di ogni parte del testo.
– Ugo Chiti

L’Avaro, con Alessandro Benvenuti (backstage)

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Plautus Festival, Sarsina, 11/08/2016
Le foto dello spettacolo sono visibili QUI.

Arca Azzurra Teatro
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Regione Toscana – Comune di San Casciano Val di Pesa presenta

Alessandro Benvenuti in
L’AVARO
di Molière

con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Desirée Noferini

Ricerca e realizzazione costumi: Giuliana Colzi
Luci: Marco Messeri
Musiche: Vanni Cassori
Aiuto regia: Chiara Grazzini
Macchinista: Nicola Monami
Elettricista: Francesco Peruzzi
Materiale elettrico: Watt Studio
Organizzazione: Costanza Gaeta, Tiziana Ringressi
Amministrazione: Valentina Strambi
Foto: Carlotta Benvenuti

Libero adattamento, ideazione spazio costumi: Ugo Chiti
Regia: Ugo Chiti

In collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi
Si ringrazia Arteatro Gruppo – Montepulciano

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Amaro e irresistibilmente comico, un’opera di bruciante modernità… L’avaro molieriano riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni.
Dopo il successo del nostro “Malato Immaginario” – votato dal pubblico dei teatri toscani, come miglior spettacolo della stagione 2014-15 – scegliamo ancora una volta Molière, ancora una volta nell’adattamento sempre rispettoso e spesso illuminante di Ugo Chiti, e aggiungiamo, nella parte del protagonista Arpagone, la grande cifra attoriale di Alessandro Benvenuti, al quale ci legano, oltre che una solida amicizia di lunga data, esperienze comuni di grandissimo spessore e successo quali il Nero Cardinale e una sempre più intensa attività di produzione dei suoi spettacoli.
Con questo lavoro Ugo Chiti riprende il ricco filone di riscritture di classici per Arca Azzurra che ha visto messe in scena di grande impatto e di straordinario successo a partire dai due testi tratti dal Decameron di Boccaccio, fino alla Clizia Machiavelliana, e ai testi su l’Amleto e la Genesi, lavori che costituiscono vere e proprie punte di diamante nella storia della compagnia.
Chiti innesta le vicende dei grandi classici nel linguaggio, forte, crudo, e a volte comicissimo che gli è proprio e che diventa tutt’uno con le sue regie, scavando al fondo delle psicologie dei personaggi anche grazie alla assoluta corrispondenza dell’uso che fa della parola teatrale con il procedere delle sue messe in scena, del suo lavoro con gli attori, da quelli che hanno con lui una storia ormai più che trentennale ai giovani che di volta in volta sceglie per i suoi personaggi e che sa inserire mirabilmente in questo contesto di forte conoscenza e solidarietà tutta teatrale tipica dell’Arca Azzurra.
E anche nel caso di questo Avaro molieriano, anche grazie all’apporto del “primattore” Benvenuti, pur seguendo con grandissimo rispetto la vicenda, i tempi e la lettera del grande classico, il testo della riscrittura si plasma e si radica nel corpo degli attori della compagnia che del lavoro con il loro dramaturg fanno ancora la principale e la più intensa delle loro esperienze.

NOTE DI REGIA
Premessa
“Libero adattamento da Molière” o forse sarebbe più corretto dire “rispettoso tradimento” oppure potrei azzardare in vena di barocchismi, una sottotitolazione più pretestuosa come “da Molière le premesse per una metateatrale rivisitazione attorno a L’avaro”…
Come sempre, al momento di buttare giù qualche nota di regia, si affollano indicazioni diverse, spesso contraddittorie che spiegano bene le conflittualità interne di una riscrittura che non vorrebbe mai stravolgere l’originale ma “attraversarlo” con una riappropriazione drammaturgica attenta ad attualizzare, per certi aspetti, i personaggi come a rivederne età e connotazioni secondo le logiche di un “autore di compagnia” che rispetta il suo ensemble di attori con cui lavora da più di trent’anni.
Adattamento
La storia critica de L’avaro, esemplificando in maniera sommaria, nei secoli si è divisa tra coloro che considerano la commedia un’opera comico farsesca con un buffone al centro della vicenda e quelli che vi leggono una componente seria che nel personaggio di Arpagone sfiora quasi il tragico.
L’adattamento guarda L’avaro occhieggiando a Balzac senza dimenticare la commedia dell’arte intrecciando ulteriormente le trame amorose in un’affettuosa allusione a Marivaux.
Contaminazioni a parte, Arpagone resta personaggio centrale assoluto, mantenendo quelle caratteristiche che da sempre hanno determinato la sua fortuna teatrale, si accentuano alcune implicazioni psicologiche, si allungano ombre paranoiche, emergono paure e considerazioni che sono anche rimandi al contemporaneo.
La “parola” è usata in maniera diretta, spogliata di ogni parvenza aggraziata, vista in funzione di una ritmica tesa ad evidenziare l’aggressività come la “ferocia” più sotterranea della vicenda.
Altra scelta della riscrittura è stata quella di ridisegnare alcuni passaggi del testo ritenuti da sempre “deboli o frettolosamente liquidatori”; vedi, per esempio, il piano per ingannare Arpagone, che solo annunciato da Frosina all’inizio del quarto atto nell’originale, diviene in questo caso un’occasione drammaturgica per accentuare il livore risentito e la spinta illusoria dei figli Elisa e Cleante. Con eguale libertà drammaturgica l’improvviso e precipitato scioglimento finale, accentua una valenza fiabesca suggerendola fino dalla prima scena (Valerio – Elisa) per poi utilizzarla come un “rilancio” finale di Arpagone che si riprende appieno la scena ribadendo così la peculiarità di personaggio senza antagonisti, consumandosi in un assolo delirante perfettamente speculare al prologo – monologo che dà l’avvio allo spettacolo.
Attori
Il gruppo “storico” dell’Arca Azzurra, assieme ad alcuni giovani attori, torna ad affiancare dopo “Nero cardinale” la presenza appassionata di Alessandro Benvenuti che veste i panni ambiguamente divertiti e feroci di Arpagone.
La scena
Un interno che potrebbe suggerire un magazzino polveroso dove si mimetizzano ricchezze, accumuli nascosti in vecchie casse nude, niente grazia, civetterie di arredi, sedute riconoscibili, comode. Un luogo dove si avverte l’ossessione del risparmio quasi come una sottrazione di vita.
Una scena cubica, volumetrica che potrebbe ospitare la tragedia greca come prestarsi alle labirintiche evoluzioni di una farsa chiassosa e colorata.
I costumi
Come sempre, nei miei adattamenti da un classico, i costumi rifuggono una scelta filologica, sono più usati come suggerimento di caratteri, allusioni cromatiche, indicazioni di “travestimenti” interiori dei personaggi. I costumi come la scena, nascono durante la scrittura, diventano una specie di sostegno drammaturgico che aiuta la definizione e la messa a fuoco di ogni parte del testo.
– Ugo Chiti

Le Intellettuali, regia di Monica Conti

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Fotografie di scena dello spettacolo "Le Intellettuali", di Monica Conti

In questi giorni va in scena la nuova produzione di Elsinor: lo spettacolo Le intellettuali di Molière, con la regia di Monica Conti, di cui ho curato le fotografie di scena!

L’Anteprima s’è svolta nel Teatro Testori di Forlì il 10 marzo, mentre dal 12 al 29 marzo è andato in scena al Teatro Sala Fontana di Milano. Con Le intellettuali prosegue il lavoro di Monica Conti su Molière, iniziato nel 2002 con Il medico per forza interpretato da Gianrico Tedeschi e tradotto appositamente da Cesare Garboli per quella edizione. Protagonisti dello spettacolo sono Maria Ariis, Stefano Braschi, Marco Cacciola, Federica Fabiani, Miro Landoni, Angelica Leo, Roberto Trifirò e Carlotta Viscovo.

Di seguito 3 degli articoli usciti in questi giorni, rispettivamente su Corriere della Sera, L’Avvenire e La Repubblica.

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LE INTELLETTUALI, di Molière

Traduzione: Cesare Garboli
Regia: Monica Conti
Attori: Maria Ariis, Stefano Braschi, Marco Cacciola, Federica Fabiani, Miro Landoni, Angelica Leo, Giuditta Mingucci, Roberto Trifirò
Scene e costumi: Domenico Franchi

“Le intellettuali” (titolo originale “Les femmes savantes”) fu rappresentato per la prima volta a Parigi, al Palais Royal, l’11 marzo 1672.
La scena si svolge in una “casa”, quella del ricco borghese Crisalo. Clitandro, rifiutato da Armanda, figlia di Crisalo e di Filaminta, vuole sposare la sorella di lei Enrichetta. Il padre è favorevole al matrimonio ma la madre, amante della cultura e della scienza, la vuole invece dare in sposa a Trissottani, un pedante vanesio idolatrato da lei e dalle altre due “intellettuali” di casa, Armanda e la zia Belisa.
Il contrasto tra padre e madre per la scelta del genero si risolve nel momento in cui arriva il finto annuncio che la famiglia di Enrichetta è completamente rovinata economicamente, annuncio portato da Aristo, zio delle ragazze. Trissottani infatti, interessato a sposare una ricca ereditiera, si tira subito indietro, lasciando via libera a Clitandro. Le intellettuali è uno dei testi più particolari e interessanti del commediografo francese ma è sicuramente meno conosciuto e meno rappresentato rispetto ad altri suoi grandi classici come Il Tartufo, Il Misantropo o La scuola delle mogli.
Uno dei motivi principali è la mancanza del protagonista assoluto tanto caro ai primi attori, ma altrettanto importante è il fatto che la commedia pare “ non avere centro” per la ricchezza infinita di prospettive che offre. Vi si celebra continuamente il potere ma “ è potere la cultura, ed è potere l’ignoranza; è potere l’intellettuale, ed è potere la serva di casa; è potere la tradizione ed è potere la novità; è potere il maschio ed è potere la femmina: perché il potere non ha sede né volto, cambia faccia e posizione a seconda di chi lo detiene”, come nota Cesare Garboli.
Per noi oggi sono proprio questa “mobilità” estrema del potere, questo continuo cambio di prospettive, questa coralità priva di “grandi personaggi” a renderla invece particolarmente interessante e contemporanea. E a consentirci di ridere di molti nostri atteggiamenti.

Con “Le intellettuali” prosegue il lavoro di Monica Conti su Molière iniziato nel 2002 con Il medico per forza interpretato da Gianrico Tedeschi e tradotto appositamente da Cesare Garboli per quella edizione. Per gli attori Molière è ricerca, invenzione, laboratorio e follia. Per questo lavoro Elsinor costituisce una straordinaria compagnia, con un notevole sforzo produttivo.

Monica Conti
Si diploma in regia alla “Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi” di Milano e in pianoforte al Conservatorio di Brescia. Dal 1986, per dieci anni, lavora come attrice diretta da alcuni tra i maggiori registi italiani. Il debutto come regista avviene nel 1989 con Faust. Un travestimento di Edoardo Sanguineti, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano. Dal 1996 si dedica prevalentemente alla regia cominciando un lungo periodo di sperimentazione con teatri come L’Out Off e il Franco Parenti di Milano, il Fabbricone di Prato e il Centro Teatrale Bresciano. Fra le tante regie firma: Aprile a Parigi di John Godberg, Edmenegarda di Giovanni Prati, Stretta sorveglianza di Jean Genet, La mite personale elaborazione drammaturgica dalla novella di Dostoevskij, L’ultimo nastro di Krapp di Beckett, Voltati, parlami di Alberto Moravia, La donna di pietra, di cui è anche autrice, ispirato a Emily Dickinson, Sottotenente Gustl di Schnitzler, Minetti di Thomas Bernhard con Gianrico Tedeschi.
Nel 2001 per questi ultimi tre lavori le viene conferito il Premio Hystrio alla regia.
Nel 2000 il debutto alla regia lirica con l’opera dodecafonica Barrabas di Camillo Togni presentata in prima internazionale e Il mito di Caino di Franco Margola.
Fra gli ultimi lavori si ricorda Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello, rappresentato Tempio di Apollo di Siracusa con i giovani attori dell’Accademia del Dramma Antico.
É stata docente al corso di alta specializzazione per attori dell’ERT diretto da Massimo Castri, alla Scuola Civica di Arte Drammatica di Milano e all’Accademia del Dramma Antico di Siracusa.

Le Intellettuali, regia di Monica Conti

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Written by filippo

10 March 2015 at 5:22 pm

L’Avaro, con Lello Arena

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L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 1

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 1

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 2

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 2

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 3

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 3

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 4

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 4

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 5

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 5

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 6

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 6

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 7

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 7

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 8

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 8

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 9

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 9

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 10

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 10

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 11

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 11

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 12

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 12

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 13

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 13

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 14

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 14

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 15

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 15

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 16

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 16

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 17

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 17

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 18

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 18

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 19

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 19

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 20

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 20

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 21

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 21

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 22

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 22

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 23

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 23

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 24

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 24

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 25L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 25

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 25

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 26

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 26

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 27

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 27

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 28

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 28

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 29

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 29

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 30

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 30

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 31

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 31

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 32

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 32

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 33

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 33

L'Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 34

L’Avaro (di Moliere), con Lello Arena, foto 34

L’Associazione Culturale Bon Voyage Produzioni e il Teatro Stabile di Catania presentano
LELLO ARENA in
L’AVARO di Molière
con Fabrizio Vona e Francesco De Trio
Regia di CLAUDIO DI PALMA

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Trama
Anche se ampiamente ispiratosi alla commedia Plautina, “L’avaro” di Molière è caratterizzata da una struttura ben diversa: è più lunga e presenta tematiche diverse quali quelle dell’amore e del matrimonio.

“L’avaro”, insieme a “Tartufo”, a “Il malato immaginario”, a “Il borghese gentiluomo”, è una delle grandi commedie di Molière, una delle più note, delle più celebrate, delle più rappresentate ed anche una delle più imitate.

“L’avaro” è del 1668 e non riscosse subito un grande successo; questo arrivò più tardi, a poco a poco, fino ad essere considerata la migliore delle commedie di Molière. Ha delle caratteristiche che la rendono una commedia straordinariamente completa e divertente, perché in essa Molière vi ha messo dentro tutti gli ingredienti, i motivi, gli intrecci, le scene farsesche, che rendono esilarante una “pièce” comica.

La storia narra dell’avaro Arpagone e delle sue vicende che si dipanano portandoci in un mondo di intrighi e sotterfugi che nella sua intenzione hanno lo scopo di non mettere a repentaglio la propria ricchezza, anche a costo di mettersi contro i figli.

Matrimoni non graditi, alleanze, furti, progetti sfumati, equivoci sono il centro di un intreccio che ci conduce all’interno della storia nella quale non mancano dialoghi diventati celebri pezzi del Teatro comico di tutti i tempi.

Un classico diretto in un nuovo allestimento da Claudio Di Palma con Lello Arena che, reduce dal grande successo di “Capitan Fracassa” in scena da due stagioni, affronta, dopo “George Dandin” e “Tartufo”, per la terza volta un testo di Molière in un ruolo, Arpagone, che, come scrive Squarzina, «ha in sé nello stesso tempo il tragico e il comico».

Chiedere al servo del figlio di mostrare le altre due mani o imporre con trovata originale al cuoco/cocchiere di predisporre il castagnaccio fra i primi piatti di un pranzo, sono manifestazioni del carattere di Arpagnone, ostaggio di un impulso più forte di lui; scene tanto più esilaranti in quanto basterebbe ben poco a farle diventare oggettivamente dolorose.

Giovanni Macchia nel “Silenzio di Molière” parla di «una maschera in cui il dolore, dissimulato col riso, diventa smorfia atroce».

È questa dialettica, sempre in atto del coesistere nel cuore umano del “carnefice” e della “vittima” a imprimere alla commedia il marchio del grande teatro

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Lello Arena, in precedenza, ha calcato le scene del Plautus Festival nel 2009, in “La tempesta” di William Shakespeare, e nel 2012 il “Capitan Fracassa” di Théophile Gautier.

In precedenza “L’avaro” è andato in scena al Plautus Festival altre tre volte: nel 1981 e nel 2003 con Mario Scaccia, e nel 1989 con Mario Carotenuto.

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