Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Archive for the ‘Fotografie’ Category

Paul Fusco, RFK Funeral Train

leave a comment »

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

Paul Fusco, RFK Funeral Train

L’uomo che rinunciò a fotografare Bob Kennedy da vivo, che abbassò l’obiettivo per timidezza e cortesia, sarebbe stato l’unico capace di raccontare il lungo addio che il popolo americano gli tributò per 328 chilometri di ferrovia in un sabato pomeriggio del giugno 1968. Paul Fusco aveva trentotto anni quel giorno, quando il feretro di Robert Francis Kennedy partì da Penn Station, a New York, per arrivare alla Union Station di Washington. Il candidato democratico era morto due giorni prima a Los Angeles, colpito da un proiettile al cuore mentre festeggiava la vittoria alle primarie della California. Il funerale si tenne a Manhattan, nella cattedrale di St. Patrick, poi la bara venne caricata su un treno di dieci vagoni che la portò alla destinazione finale: il cimitero di Arlington, dove Bob Kennedy venne sepolto poco lontano dal fratello John.

Paul Fusco, fotografo di Look Magazine, rivista bisettimanale con una storia illustre, era sul quel treno con tre macchine fotografiche e trenta pellicole a colori. “Nell’ultimo vagone i servizi segreti decisero di mettere la bara di Bobby, la appoggiarono per terra, poi dissero ai familiari e agli amici di prendere posto nella penultima carrozza. Erano loro ad aver preso il comando del treno e non volevano discussioni. Ma i ferrovieri pensarono che sarebbe stata un offesa alla folla che attendeva e appena il convoglio cominciò a muoversi la sollevarono e la appoggiarono sugli schienali dei sedili. Era una sistemazione instabile e precaria, ma così il feretro si poteva vedere attraverso i finestrini”.

Fusco racconta lentamente e con voce bassissima, muove molto le mani e spesso strizza gli occhi per ricordare. “Era l’8 giugno, un giorno caldissimo, un anticipo d’estate. Il viaggio durò più di otto ore attraverso cinque Stati: New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware e Maryland. Un milione di persone aspettavano lungo i binari. Il treno si muoveva lentissimo, si fermava spesso per dare la precedenza agli altri convogli, impiegammo quasi il triplo del tempo che si impiega normalmente. Ma era la velocità giusta per un funerale. Quel treno è stato il vero funerale, quello dell’America, è durato un’intera giornata, era fatto per il popolo. Era il funeral train”.

Scattò quasi duemila fotografie, fino ad oggi ne conoscevamo soltanto cinquantatré, ma ora dagli archivi della Biblioteca del Congresso a Washington ne sono riemerse altre milleottocento. Il reportage di Paul Fusco è uno dei più emozionanti ritratti del popolo americano mai fatti, un documento che commuove e indigna.

“Quel giorno non dovevo lavorare, ma vivevo a Manhattan e decisi di passare in redazione. Gli uffici di Look erano su Madison Avenue, proprio alle spalle di St. Patrick, i colleghi erano tutti in silenzio, si respirava un’angoscia fortissima. Mi siedo. Bill Arthur, il direttore, mi vede e mi chiama nella sua stanza: “Paul vai a Penn Station, porteranno la bara di Kennedy a Washington. Sali su quel treno”. Non aggiunse una parola, non disse cosa voleva, che tipo di foto, se aveva delle idee, nulla. Io non chiesi nulla, allora funzionava così, presi le pellicole, attraversai la strada e mi fermai per mezz’ora fuori dalla cattedrale. Poi camminai veloce fino alla stazione. Trovai subito il treno, era circondato dagli uomini del secret service. Era un convoglio speciale: non ho mai capito se fosse stato organizzato dal governo o dalla famiglia. Mostro il tesserino e salgo, un agente mi mostra un sedile dell’ottavo vagone e mi dice: “Siediti qui e non ti muovere”.

“Non sapevo cosa fare, pensavo che a Washington e poi al cimitero di Arlington avremmo trovato decine di colleghi e di telecamere ad aspettarci, avevo bisogno di un’idea subito. Ero pieno d’ansia ma mi bastò guardare fuori dal finestrino per capire: vidi la folla e tutto fu chiaro. Abbassai il finestrino, allora si poteva fare, e cominciai a scattare. Rimasi nella stessa posizione per otto ore a fotografare la gente accanto ai binari. Quella era la storia”.

Tutto scorre lungo il finestrino, Paul Fusco ferma quasi duemila ritratti, si vedono bambini scalzi, genitori con i neonati in braccio, pensionati con il cappello, coppie vestite con l’abito della festa, boy scout, donne in lutto, ragazze con vestiti coloratissimi, come voleva la moda alla fine degli anni Sessanta, suore che accompagnano le allieve di un collegio femminile, ragazzi seduti sulle motociclette, vigili del fuoco, famiglie in piedi sul tetto dei furgoncini, anziani che aspettano seduti sulla sedie a sdraio, uomini in bilico su un palo.

“Venni investito da un’onda emotiva immensa, c’era tutta l’America che era venuta a piangere Bobby, a rendergli omaggio. Vedevo mille inquadrature possibili, non avevo tempo per pensare, per aspettare, dovevo reagire al volo. Le mie macchine non avevano il motore e io mi ripetevo soltanto: “Dai, scatta, scatta, scatta””.

Si vedono bambini piccoli che si sforzano di capire cosa sta succedendo, ragazzini che ridono, sollevano biglietti scritti a pennarello, sventolano bandiere a stelle e strisce. Si scoprono i cortili delle case, i giardini, periferie fatiscenti. Si vede una popolazione di tutti i ceti sociali, molti sono i neri. C’è chi si mette la mano sul cuore, chi fa il saluto militare, chi ride, chi tira fiori, chi si tiene la testa tra le mani, chi si inginocchia, chi prega.

Verso il tramonto inquadra una famiglia di sette persone disposta in ordine d’altezza e di età, a sinistra la più piccola dei cinque figli a destra la madre, poi il padre. Tutti sull’attenti con la testa bassa. È la foto che meglio restituisce la malinconia dell’addio.

La luce cala, le fotografie cominciano ad essere mosse, sgranate. “Avevo una pellicola Kodachrome, quella che amavo di più, ma era lenta e cominciai a preoccuparmi mentre vedevo il sole scendere”. I volti si fanno sempre meno riconoscibili: è la dissolvenza di una storia, di una vita, del sogno americano.

“La mia immagine preferita è quella in cui si vedono un padre e un figlio su un ponticello di legno che salutano portandosi la mano alla fronte, dietro di loro la madre ha la mano al petto. Il giovane è a torso nudo, hanno i capelli arruffati. Quella è la foto simbolo dell’America dopo l’omicidio di Bobby: quella famiglia era povera, combatteva per sopravvivere e vedeva passare via la possibilità di una vita diversa. I Kennedy avevano dato speranza alla gente e ora quella gente vedeva tramontare il sogno. Se ne andava con quel treno, era chiuso in quella bara”.

“Una folla meravigliosa”, disse Arthur Schlesinger, lo storico che era stato alla Casa Bianca con John Kennedy prima di scrivere i discorsi di Bob, guardando fuori dal finestrino della penultima carrozza. “È vero – gli rispose Kenny O’Donnel, che del presidente ucciso a Dallas era stato l’assistente speciale – ma ora cosa faranno?”.

Look magazine non pubblicò nessuna di quelle foto. Il direttore disse che erano belle ma il concorrente Life uscì prima con le foto della morte e dei funerali; allora a Look decisero di fare uno speciale sulla vita di Bob Kennedy e il reportage di Fusco finì in archivio. Ci rimase per tre anni, finché la rivista non chiuse per una crisi economica e di pubblicità, nonostante vendesse più di sei milioni di copie.

“Io mi portai a casa un centinaio di stampe e non mi sono mai dato pace che non fossero state pubblicate. Ho dovuto aspettare trent’anni per vederle stampate. Le proposi al primo anniversario, al secondo, poi dopo dieci anni, venti, venticinque. Nel frattempo ero diventato uno dei fotografi di Magnum ma ogni volta che c’era un anniversario tondo cominciavo il mio giro di art director, quotidiani, riviste. Nessuno le voleva, tutti mi dicevano di no. Nel trentesimo anniversario, era ormai il 1998, provo a chiamare Life, che era diventato un mensile, ma rispondono che non interessava. Torno sconsolato qui nella sede di Magnum e mi fermo a parlare con una giovane ragazza che era appena stata presa come photo editor, Natasha Lunn. Le dico sconsolato: “Sono trent’anni che vado in giro con questo lavoro, ma cosa devo fare per vederlo pubblicato?”. Mentre lo sto per rimettere via lei mi stupisce: “Io lo so, fammi provare” e telefona a George Magazine, il mensile del giovane John John Kennedy, il nipote di Bobby. Impiegò solo due minuti a convincerli e finalmente io vidi le mie foto pubblicate”.

Da quel momento nasce l’interesse intorno al “Funeral Train”. “Il nuovo direttore dell’ufficio di Magnum non può credere che quella storia sia stata chiusa in archivio per tre decenni: “Ma perché siete stati seduti su questo lavoro per tutti questi anni?”. Fa preparare un portfolio e lo manda in Europa. Una famosa galleria londinese organizza la prima mostra, la Xerox stampa un libro in edizione limitata di trecento copie. Poi nel Duemila diventa un volume che viene pubblicato in tutto il mondo. Chiedo che le foto siano stampate solo sulle pagine di destra perché i lettori non devono muovere la testa, ma restare immobili, girare solo la pagina e veder scorrere le facce come se fossero anche loro dietro il finestrino del treno, accanto al feretro di Bobby”.

Fusco ricorda quando la mostra venne esposta alla prima edizione di FotoGrafia, il Festival internazionale di Roma: “Era stata allestita alla stazione Termini, la gente scendeva dai treni e se la trovava davanti, fu un’idea bellissima e geniale”.

Quando Look fallì, in cambio della benevolenza del fisco il proprietario decise di donare tutto l’archivio alla Libreria del Congresso: cinque milioni di foto presero la via di Washington. “Anche i miei scatti finirono là. Due anni fa il gallerista James Danziger è andato a cercarli e ha trovato le altre milleottocento foto. Erano inedite, nessuno le aveva mai viste. Eccitatissimo mi ha chiamato e mi ha convinto a fare un nuovo libro e una mostra con lui, che inaugurerà alla fine di questa settimana a New York”.

Paul Fusco non ama l’America di oggi, abita fuori New York e fa una vita ritirata. “Il Paese è diviso, pieno di battaglie, bugie e falsità e la politica pensa solo ai ricchi. Bobby era diverso. L’avevo incontrato una volta. Ero in Messico, ad Acapulco, per fare un servizio sul paese che si preparava alle Olimpiadi del ’68. La giornalista con cui lavoravo, si chiamava Laura, venne a sapere che c’erano Ted e Bob Kennedy, li conosceva e mi convinse ad andare a cercarli. Trovammo la villa dove erano ospiti ed entrammo. Io ero imbarazzatissimo, non ho mai attaccato la gente con la macchina fotografica, ho sempre cercato di scattare con gentilezza senza invadere, senza creare reazioni di fastidio. Laura cominciò a dire: “Paul scatta, fai una foto”, ma Ted si infastidì e ci chiese di andare via: “Siamo in vacanza, lasciateci tranquilli: via di qui”. Io mi sentii umiliato per l’intrusione e me ne andai immediatamente. Tornato in albergo mandai una lettera di scuse a Bobby e lui mi rispose ringraziandomi e dicendo che era stato “magnifico” conoscermi. Rimasi impressionato dalla sua cortesia. A casa, da qualche parte in mezzo alle carte conservo ancora quel biglietto. Ho tenuto tutto”.

Paul Fusco era venuto a Manhattan per fare questa intervista, gli dispiace che dopo “solo” tre ore sia finita. Mentre si chiude l’ascensore ribadisce la sua lezione: “Non buttare via niente, tieni tutto quello che scrivi, può sempre servire, chissà magari tra quarant’anni”. E ride strizzando gli occhi azzurri a fessura.

 

Written by filippo

17 July 2020 at 2:11 pm

Viaggio in Abruzzo

leave a comment »

Viaggio in Abruzzo, Itinerario

Viaggio in Abruzzo, Itinerario

Ecco il diario del nostro viaggio in Abruzzo!

Arrivo in Abruzzo, a Civitella del Tronto, il 25 Giugno 2020

Viaggio in Abruzzo

Viaggio in Abruzzo

Abruzzo, Giorno 1, Civitella del Tronto
Il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno di due viaggi particolarmente lunghi, uno di “dovere” in Cina e uno di “piacere” negli States. Il Covid-19 però ha stravolto programmi e vite e, così, ci siamo ritrovati (con ugual entusiasmo) a scegliere una regione italiana da esplorare. È toccato all’Abruzzo
L’itinerario prevede piccoli spostamenti quotidiani, lasciandoci così il tempo di assaporare l’atmosfera dei tanti piccoli borghi in cui passeremo e di assecondare Ulisse in ogni suo desiderio di giocare o correre a perdifiato. Se colazione e pranzo saranno pratiche, sulle cene intendiamo prendercela comoda, anche spendendo qualcosa in più per location suggestive e piatti fuori dall’ordinario. Ulisse è partito col piede giusto, ha individuato tanti trattori lungo il tragitto, è mancato solo l’avvistamento di qualche aereo per rendere perfetto questo primo giorno di viaggio.
Civitella del Tronto è minuscola, ma ci ha saziato con i suoi preziosi scorci, vicoli, lampioni e profumi.

Abruzzo, Giorno 2, Fortezza di Civitella del Tronto e Campo Imperatore
Oggi abbiamo visitato la possente Fortezza di Civitella del Tronto, che è anche il monumento con più visitatori della regione (presumo che Rocca Calascio non sia conteggiata, non prevedendo il biglietto di ingresso). La superficie della Fortezza è talmente vasta e dal grande potenziale che è stato inevitabile, per me, pensare che potrebbe essere il luogo adatto per una rievocazione medievale (sia per fini culturali ed educativi, sia di intrattenimento), di cui ero assiduo frequentatore e di cui oggi sento la nostalgia. La tappa successiva è stata Campo Imperatore, chiamato anche “Il Piccolo Tibet”, che a noi ha ricordato anche alcune aree dell’Irlanda. Ulisse ha preteso una sosta ad ogni gruppo di cavalli o mucche nelle vicinanze del percorso stradale, a cui mostrava le proprie macchinine. Praticamente un invito a giocare insieme
Mi piace questa sua caratteristica: superata la timidezza iniziale, Ulisse è molto generoso con le altre persone, bambini in primis, e non si fa problemi a condividere i propri giochi. Alla sera siamo arrivati a Paganica, dove abbiamo cenato divinamente da “Assunta”, un ristorante con specialità trota. Un vero e proprio paradiso per Ulisse, visto che il posto era immerso nel verde e c’era un piccolo fiumiciattolo. Si, dopo trattori, aerei, mucche e cavalli, Ulisse adora anche i fiumi. E pure le pozzanghere, perché può ballarci il tip-tap sopra…

Abruzzo, Giorno 3, Passo delle Colonnelle, Lago di Campotosto e L’Aquila
Oggi siamo tornati nel Parco Nazionale del Gran Sasso per continuarne l’esplorazione. Siamo arrivati al Lago di Campotosto, dove abbiamo pranzato con due giga-panini farciti con pecorino e affettati, in un chioschetto molto frequentato da motociclisti, con vista lago. Abbiamo poi fatto il Passo delle Colonnelle, dove Ulisse non ha mancato di portare i propri ossequi a mucche e cavalli. A pomeriggio inoltrato siamo tornati in appartamento per rinfrescarci e prepararci per la serata da trascorrere a L’Aquila, dove abbiamo cenato in piacevole compagnia, con la fotografa e amica Serena, smaltendo poi il pasto correndo per il centro della città all’inseguimento di Ulisse. Durante una sosta in gelateria, un bambina ha spiegato a Ulisse come si mungono le mucche, usando da esempio la mucca di plastica in scala 1:1 accanto all’ingresso. La giornata, piena e soddisfacente, si è conclusa verso mezzanotte, quando siamo svenuti nel letto.

Abruzzo, Giorno 4, Il Burning Man dell’Arrosticino
La prima tappa della giornata è stata il Santuario della Madonna d’Appari, a Paganica, risalente al XIII secolo, eretto a seguito di una presunta visione da parte di una pastorella, Maddalena. Il posto esercita un certo fascino. Ulisse ha apprezzato soprattutto il fiumiciattolo che passa li accanto e il bel sentiero pedonale immerso nel verde e che conduce al paese. Per pranzo ci siamo diretti al Ristoro Mucciante a Castel del Monte, consigliatoci da diversi amici. Non sapevamo esattamente cosa aspettarci, io avevo ipotizzato un chioschetto scalcagnato in mezzo ai monti, invece ci siamo ritrovati nel Burning Man dell’Arrosticino. Mandrie di visitatori, in gran parte motociclisti, che addentavano carne con enorme soddisfazione (poteva ricordare un po’ anche il Titty Twister di Tarantino) e lanciavano esclamazioni di giubilo, tipo “me cojoni”. Prendendo il biglietto per la fila, mi sono sorpreso di avere soltanto 4 persone davanti a me. Nell’attesa, guardando meglio, ho notato un terzo numerino scritto a mano all’ingresso del locale che indicava le centinaia. Avevo davanti 204 persone! Ci siamo allora rifugiati in un chiosco poco distante, mangiando un panino delizioso, pieno di tutte le specialità in grado di saziare il palato e ostruire le coronarie (in vacanza è concesso). Nel pomeriggio abbiamo raggiunto un bellissimo borgo, Santo Stefano di Sessanio, dove abbiamo passeggiato, cenato, contato i gatti incontrati (questo l’ha fatto Ulisse) e passato la notte. Prima di dormire abbiamo osservato tutti assieme la luna una dozzina di volte (su invito di Ulisse). Il pernottamento, qui, è qualcosa di veramente particolare. Maggiori dettagli domani.

Abruzzo, Giorno 4 (bis), Sextantio
Il Sextantio non è un alloggio come gli altri, ma è una vera e propria esperienza. Negli anni ’90 un ricco imprenditore filantropo italo-svedese, durante un giro in moto, scoprì il borgo semi-abbandonato di Santo Stefano di Sessanio e se ne innamorò. In seguito acquistò il 30% delle case in pietra e iniziò i lavori per trasformarle in un albergo diffuso di oltre 30 stanze, ristrutturandole in modo da riportare il borgo agli inizi del ‘900. Gli interni sono ispirati alle fotografie che Paul Scheuermeier, linguista svizzero, scattò in Abruzzo negli anni venti del Novecento. Così, si dorme in camere con mura annerite dalla fuliggine, camino, arredi scarni dell’epoca e illuminazione fioca ma suggestiva, che richiama le candele. Allo stesso modo i pasti, offerti nella Locanda, sono studiati per riproporre i cibi di allora, in ambienti e con stoviglie fatti come all’inizio del secolo scorso. Il tutto accompagnato da un servizio da 10 e lode con dipendenti veramente gentili, attenti e premurosi, soprattutto nei confronti di Ulisse che ha reagito ai luoghi poco illuminati piangendo disperatamente (per i primi 5 minuti, per poi non volersene più andare). Un’esperienza da provare!
(no non mi hanno pagato, è una recensione sincera per premiare chi lavora bene).

Sextantio Albergo Diffuso, Santo Stefano di Sessanio

Sextantio Albergo Diffuso, Santo Stefano di Sessanio

Abruzzo, Giorno 5, Castelli e cani
Oggi abbiamo fatto scorpacciata di castelli diroccati (e papà ha avuto la scusa per usare il drone). Al mattino siamo saliti a Rocca Calascio, il castello più famoso e più visitato della regione, reso celebre anche grazie al film Ladyhawke (Richard Donner, 1985), che lo usò come location. Ulisse ha affrontato la sua prima camminata “tortuosa”, di circa 10/15 minuti, con coraggio, e avvisandoci ad ogni sasso grande sul sentiero che avrebbe potuto farci cadere. Abbiamo poi visitato il Castello di Bominaco, scoperto grazie al consiglio di alcuni turisti con cui ci siamo inchiacchierati. Anche questo notevole. Il terzo castello, a San Pio delle Camere, invece lo abbiamo visto sulla strada e si fa notare per la posizione particolarmente inospitale e che, ho scoperto poi, ebbe la funzione di rifugio per la popolazione in caso di pericolo. Non risulta che fosse anche usato come residenza (vorrei ben vedere). Ulisse invece ha raggiunto il proprio apice della giornata in serata quando ha visto, in rapida successione, la luna, un aereo e un bau-bau con un entusiasmo pari al suo. La giornata si è conclusa con doccia per tutti e Ulisse che si è esibito, interpretando brevemente il ruolo di senatore dell’antica Roma, sul letto.

Abruzzo, Giorno 6, Alba Fucens, Mamma orsa e Scanno
Ci siamo goduti un lento risveglio e una colazione con vista superba nel B&B “L’Alchimista del borgo” di Massa d’Albe. Prima di andare via, Ulisse ha salutato calorosamente i cani con cui aveva giocato tutta la sera precedente, sotto gli occhi attenti (e le mani occupate da boccali di birra nera irlandese) di mamma e papà. La tappa successiva sarebbe dovuta essere il sito archeologico di Alba Fucens, poco distante, ma la calura ci ha fatto desistere dal fare la visita guidata di 90 minuti (ho fatto comunque qualche foto dall’alto, dove si vede anche l’anfiteatro). Abbiamo quindi ripiegato sul piccolo parco giochi del paese, dove Ulisse si è stancato per bene (facendo fare l’altalena anche alla sua macchinina preferita), così da dormire durante gli spostamenti successivi in macchina, per la precisione verso il maestoso e perfettamente conservato Castello di Piccolomini, a Celano, e in un baretto del paese per rinfrescarci con un gelato. Gentilissima la barista che ci ha concesso di spostare di qualche metro tavolino e sedie, vicino alla macchina, così da vegliare sul sonno di Ulisse. Nel tardo pomeriggio siamo arrivati nel B&B prenotato a Scanno e ci siano rilassati un po’ prima di uscire nuovamente. Mentre stavamo lasciando la stanza, la proprietaria ci ha fermati.
– Andate a vedere mamma orsa coi suoi piccoli?
– Uh?
– A Villalago, sull’albero di ciliegio. Entrate in paese e seguite i curiosi!
E così, 5 minuti dopo, ci siamo ritrovati su un marciapiede a guardare, ad una cinquantina di metri di distanza, mamma orsa e i suoi 4 cuccioli, scesi in paese, aggrappati sui rami di un ciliegio in un parco pubblico (troppo distanti per fotografarli, ma allego foto dei curiosi). La giornata si è conclusa con la cena nel meraviglioso centro storico di Scanno, detto anche il borgo dei fotografi perché nel secolo scorso Pietro di Rienzo e poi Cartier-Bresson, Giacomelli, Berengo Gardin, Scianna, Cresci, Saville e altri lo hanno fotografato.

Abruzzo, Giorno 7, Lago di Scanno e nuovi incontri
Giornata dedicata al relax e all’accontentare Ulisse in tutto e per tutto. Colazione generosa e fatta in casa, nell’agriturismo dove alloggiamo, smaltita in circa un’ora di scivoli, altalene e altri giochi nel parco pubblico di Villalago. Poi Lago di Scanno, dove abbiamo noleggiato un risciò per fare il giro del lago (utile anche per smaltire la colazione), di circa 5km. Allego foto dove siamo leggermente sbattuti per il caldo. A pranzo siamo andati in un locale dove una bimba si è timidamente avvicinata a Ulisse per giocare con lui e i suoi trenini. Tempo 10 secondi ed era diventata parte della famiglia, ci mancava poco che iniziasse a chiamarci Mà e Pà. Ulisse ha vissuto la mezz’ora più bella della giornata! Nel pomeriggio siamo andati a Sulmona dove ci hanno sorpreso Piazza Garibaldi, col suo acquedotto, e l’afa sofferta passeggiando per le vie del centro. In una vetrina abbiamo visto il modellino di un treno (Ulisse ne va matto), quello usato per la cosiddetta Transiberiana d’Italia: mi sono appuntato di farla provare a Ulisse in inverno. Verso sera siamo tornati a Scanno, al fresco, abbuffandoci di arrosticini!

Mi sono innamorato del Castello di Roccascalegna :
Mi ipnotizza, come se non potessi convincermi che può star su.

Castello di Roccascalegna

Castello di Roccascalegna

Castello di Roccascalegna

Castello di Roccascalegna

Abruzzo, Giorno 8, Goffredo, Lucrezia, Danilo il cavaliere e Bruno il wrestler
L’itinerario di oggi prevedeva diverse tappe… La metà delle quali sono saltate per piacevoli incontri e sorprese
Durante lo spostamento del mattino abbiamo notato, lungo il tragitto, a Villetta Barrea, una sorta di oasi munita di ombrelloni e giochi per bambini. Si chiamava Centro Visita Daini e – sorpresa – era possibile rinfrescarsi ma anche incontrare da vicino dei daini in una grande riserva curata da tal Sig. Goffredo. La meta successiva è stata il paese di Pizzoferrato, di cui colpisce l’ubicazione e dove abbiamo fatto tappa nel parco giochi del paese, su richiesta di Ulisse, all’interno del quale abbiamo scoperto una statua dedicata a Bruno Sammartino, emigrato con diversi altri concittadini a Pittsburgh e diventanto in seguito campione del mondo di wrestling. Continuando negli spostamenti, abbiamo notato la statua di un cavaliere all’ingresso di un albergo, un po’ pacchiana, ma che io non ho potuto non fotografare. In serata siamo arrivati nel nostro B&B a Bomba (dove Ulisse ha finalmente toccato con mano un trattore) e, lasciati i bagagli, abbiamo cenato nella vicina Roccascalegna, non prima di aver contemplato e fotografato l’incredibile Castello del paese per un’ora abbondante, grazie all’ubicazione “precaria”. Anche oggi, non so se per merito di Ulisse o dei suoi trenini che sparge su ogni tavolo dove ci sediamo, una bimba simpatica è venuta a giocare con lui. Lucrezia, figlia dei proprietari del ristorante “Civico 20”, ci ha tenuto compagnia durante la consumazione di una cena divina! Alle 22.30, come da prassi, Ulisse ha preteso di fare gli ultimi scivoli della giornata, al chiaror di luna…

Abruzzo, Giorno 9, Dolce nullafacenza
Al mattino abbiamo visitato il borgo di Guardiagrele, che D’Annunzio definì la “Terrazza d’Abruzzo”. Se il centro storico presenta edifici e chiese storiche notevoli, oltre a diversi bar e affini che invitano a sedersi per un caffè shakerato e a contemplare gli scorci più affascinanti, ho l’impressione che il paese sia cambiato molto, nel secolo trascorso, da quando lo visitò lo scrittore. A giudicare dalla massiccia presenza di condomini pesanti e anonimi in stile anni ’60 e altri elementi stonati, credo che il borgo si sia espanso in modo eccessivo e senza essere preservato. Nel pomeriggio siamo arrivati nel nostro appartamento, “Il Giardino di Epicuro”, fornito di ogni bendidio e che è anche il più “lussuoso” del nostro viaggio. La piscina ci ha risucchiati in un vortice di pigrizia che ha interrotto il nostro spirito da esploratori e soltanto la pioggia serale ha saputo rompere l’incantesimo. Dopo oltre una settimana di giri, esplorazioni e giornate interminabili, ci può stare, no?
Ulisse, ovviamente, non ha potuto fare a meno di individuare la rassicurante presenza della luna nel cielo, prima di arrendersi al sonno.

Abruzzo, Giorno 10, Trabocchi, Eremo e Luna con papà
Lasciato la villetta con piscina, abbiamo ritrovato lo spirito degli esploratori
Abbiamo dedicato la mattinata alla Costa dei Trabocchi, cioè delle strutture molto particolari, in legno, che si affaccisno sul mare e che vengono usate per la pesca (alcune sono anche ristoranti). Dopo una passeggiata sul lungomare e qualche foto, ci siamo diretti nuovamente nell’entroterra. Lungo la strada abbiamo fatto una sosta nei pressi di un ristorante denominato Belvedere, per verificare che ci fosse effettivamente una bella vista. Ne abbiamo trovata una straordinaria; peccato però che certe perle non siano indicate da cartelli o guide, ma vadano scoperte da soli, guidati dalla curiosità. Giunti a Roccamorice, visto che Ulisse si era addormentato, abbiamo deciso di dividerci temporaneamente: Elisa è rimasta in macchina con lui e io ho raggiunto a piedi l’eremo di San Bartolomeo in Legio, nonostante la pioggia fine ma pungente. Superata la prima parte, che sembrava quasi una passeggiata nel bosco, il sentiero è diventato piuttosto tortuoso e inclinato e ho realizzato di non avere l’abbigliamento adatto per fare trekking. A quel punto però avrei vissuto come una sconfitta il tornare indietro, anche perché chissà se e quando sarei più ritornato in quei luoghi. Infine, bagnato e infangato fino al ginocchio, ho raggiunto l’eremo. A quel punto tanto valeva esplorare ogni anfratto, aprire ogni porticina, respirare l’aria fresca che si può trovare nei luoghi lontani dalla civiltà, pensare a come doveva essere vivere in quel luogo, dove ogni agio è rimosso, e vedere se riuscivo a cogliere qualcosa della magia di quel posto. In serata siamo giunti nel nostro alloggio: Il Cerchio del Desiderio. Se il nome è migliorabile, il luogo è notevole, si tratta infatti di un glamping. La nostra tenda a igloo era situata in mezzo agli ulivi e con vista tramonto. Tutto molto romantico. Consumati gli ultimi arrosticini in un ristorante nei dintorni, a Moscufo, la giornata si è conclusa con me e Ulisse, seduti su una panchina, a contemplare la luna piena.

 

Il Fotografo, numero da collezione sul Covid-19

leave a comment »

Il Fotografo, numero da collezione sul Covid-19

Il Fotografo, numero da collezione sul Covid-19

Nell’ultimo numero della rivista “Il Fotografo” è stato pubblicato il mio progetto “In time of peril. A diary from the red zone”, un diario domestico del lockdown incentrato su mio figlio Ulisse, accompagnato dal bel testo di Francesca Orsi.

Si tratta di un numero da collezione, incentrato sul Covid-19, contenente tanti lavori fotografici di autori del calibro di Alberto Giuliani, Fabio Bucciarelli, Silvia Camporesi, Simona Ghizzoni, Ilaria Magliocchetti Lombi, ecc.

Il Fotografo, numero da collezione sul Covid-19

Il Fotografo, numero da collezione sul Covid-19

 

Written by filippo

18 June 2020 at 6:39 am

Posted in Fotografie

Pubblicazione su Il Venerdì di Repubblica

leave a comment »

Il Teatro nell'Italia del Lockdown

Il Teatro nell’Italia del Lockdown

Oggi, su “Il Venerdì di Repubblica” – numero dedicato alle difficoltà attuali del mondo dello spettacolo – una parte del mio lavoro fotografico “Forbidden Places”, sui teatri nell’Italia del lockdown!

Una anteprima di questo mio lavoro è visibile a questo link: Forbidden Places.

Il mio progetto, per il momento, ha riguardato il Teatro Regio di Parma, il Teatro Luciano Pavarotti di Modena, il Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, il Teatro Dante Alighieri di Ravenna, il Teatro Amintore Galli di Rimini e l’Arena Plautina di Sarsina.

 

Progetto IDE al Copenhagen Photo Festival

leave a comment »

Progetto IDE al Copenhagen Photo Festival

Il Copenhagen Photo Festival, in collaborazione con Altan.dk, inaugura mercoledì 10 giugno 2020 la prima mostra relativa al Progetto IDE, Reconstruction of Identity (che farà poi tappa in Spagna, Paesi Bassi e Italia), presso la Sønder Boulevard, un viale nel distretto di Vesterbro a Copenaghen, in Danimarca. La mostra terminerà a fine giugno.

La mostra, frutto di una collaborazione di due anni, è un viaggio visivo composto da cinque progetti. I fotografi partecipanti sono stati selezionati dai quattro partner del progetto, con l’obiettivo di evidenziare i diversi aspetti dell’Europa e dell’identità europea contemporanei.

Tra i fotografi espositori ci sono Katerina Buil (invitata da Ad Hoc Cultural Gestion, Spagna), Sanne De Wilde (invitata da NOOR Foundation, Paesi Bassi), Filippo Venturi (invitato dal SI FEST, Italia) e Marine Gastineau e Martin Thaulow (invitati dal Copenhagen Photo Festival). Inoltre, sarà possibile vedere le opere della fotografa spagnola Ana Amado, che l’anno scorso ha vinto la chiamata Instagram del progetto, nonché Katinka Klinge e Clea Filippa Ingwersen, che hanno partecipato alla masterclass della scorsa estate e sono state selezionate dal Copenhagen Photo Festival.

Il Progetto IDE è sostenuto dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea.

Link all’evento Facebook: CPF x Altan.dk – Reconstruction of Identities

Progetto IDE al Copenhagen Photo Festival

 

Written by filippo

3 June 2020 at 8:47 pm