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Il medico per forza, Teatro Bonci di Cesena

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“Il medico per forza”, commedia di Moliére.
Teatro Bonci di Cesena, Sabato 19 Maggio 2018, ore 21.

Il ricavato della serata sarà devoluto in beneficienza alla Fondazione Marilena Pesaresi per l’ampliamento di una sala operatoria nell’ospedale di Mutoko – Zimbabwe.

Teatro Europeo Plautino.
Supervisione artistica di Cristiano Roccamo.

Interpreti: “Dica 33”, gruppo di medici attori:
Davide Bruschi, Filippo Collinelli, Alessandra Foschi, Eliana Liardo, Massimo Magnani, Barbara Poggioli e Silvia Ruscelli.

Voce narrante: Massimo Boncompagni.
Con la partecipazione straordinaria di: Corale di Sarsina (direzione musicale Sara Castiglia) & Banda “Città di Sarsina”.

Di seguito alcune fotografie dello spettacolo:

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 1

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 1

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 2

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 2

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 3

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 3

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 4

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 4

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 5

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 5

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 6

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 6

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 7

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 7

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 8

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 8

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 9

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 9

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 10

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 10

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 11

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 11

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 12

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 12

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 13

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 13

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 14

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 14

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 15

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 15

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 16

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 16

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 17

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 17

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 18

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 18

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 19

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 19

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 20

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 20

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 21

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 21

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 22

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 22

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 23

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 23

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 24

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 24

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 25

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena, foto 25

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena

Il medico per forza, di Molière, al Teatro Bonci di Cesena

 

Made in Korea in mostra a Forlì

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Made in Korea in mostra a Forlì

MADE IN KOREA
Mostra fotografica di Filippo Venturi

Inaugurazione: Sabato 25 Marzo 2017, alle ore 11
Periodo della mostra: Dal 25 Marzo al 23 Aprile 2017
Sede: Palazzo del Monte di Pietà, Corso G. Garibaldi, 45 – Forlì (FC)
Orario di apertura: Lunedì chiuso, Martedì-Venerdì 16-19, Sabato-Domenica 10-12 e 16-19, Ingresso libero

 

L’organizzazione dell’evento è a cura dell’Associazione Regnoli 41, in collaborazione con la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Forlì, nell’ambito del progetto “Artealmonte”.
Filippo Venturi – cesenate, forlivese d’adozione – col proprio lavoro si è messo in luce negli ultimi anni, venendo selezionato tra i “Nuovi Talenti” da Fondazione Fotografia Modena e tra gli “Emerging Talents” esposti al MACRO di Roma nel 2016, oltre ad essere stato premiato in concorsi internazionali come il Sony World Photography Awards di Londra.
Il progetto “Made in Korea”, realizzato nel 2015, pone l’attenzione sui giovani sudcoreani e i fenomeni che li vedono coinvolti: da un lato la forte competizione che li spinge alla ricerca continua di risultati in ambito scolastico, professionale e anche estetico – in uno dei paesi che ha puntato tutto sulla rincorsa alla modernità e al progresso -, dall’altro i forti effetti collaterali che questo stile di vita provoca.
Lo stile scelto dall’autore nella realizzazione delle fotografie, asettico, quasi artificioso, ricalca questo aspetto della realtà coreana, dove la ricerca ed esibizione della perfezione cela aspetti oscuri e problematici.

 

IL PROGETTO
Fino agli anni ’60 la Corea del Sud era un paese povero e arretrato. In meno di mezzo secolo è diventato uno dei paesi più moderni al mondo. La rincorsa alla modernità e al progresso è stata realizzata imponendo alla società uno smisurato senso della competizione, nella ricerca della perfezione dal punto di vista scolastico, professionale e anche estetico.
Ai giovani vengono impose le stesse tappe obbligatorie: per essere riconosciuti socialmente è fondamentale ottenere i migliori voti per accedere ai migliori istituti che consentiranno di arrivare ai migliori lavori. Al tempo stesso sono richiesti modelli estetici uniformi, spesso senza identità, raggiunti comunemente con la chirurgia plastica.
I giovani sono così spinti verso una standardizzazione straniante e surreale, l’esatto contrario di quanto avviene in molti paesi occidentali, dove il successo è raggiunto distinguendosi dalla massa.
Tutto questo ha fatto emergere forti effetti collaterali come lo stress, l’alcolismo, l’isolamento sociale e un elevato numero di suicidi (il paese è tra i primi posti nella classifica mondiale dei suicidi: 43 al giorno).

Il lavoro intero, composto da 41 fotografie, è disponibile in ebook, edito dalla casa editrice emuse. L’ebook contiene anche due testi critici di Silvia Camporesi e Davide Grossi.

Made in Korea è già stato esposto in Italia e all’estero, in particolare:

  • Alla Somerset House di Londra, al Sony Square di New York, allo Spazio Tadini di Milano, allo U Space di Pechino, a seguito del premio ricevuto ai Sony World Photography Awards.
  • Al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, in quanto selezionato nell’ambito di Emerging Talents.
  • Al Foro Boario di Modena, in quanto selezionato come Nuovo Talento di Fondazione Fotografia Modena.
  • A Kaunas, nell’ambito del Kaunas Photo Festival.
  • Al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena.

 

L’AUTORE
Filippo Venturi è un fotografo italiano, lavora a progetti fotogiornalistici e commerciali su commissione. Si dedica inoltre a progetti personali su temi, storie e problematiche che ritiene interessanti da approfondire. I suoi lavori sono stati pubblicati su diversi magazine e quotidiani come The Washington Post, Die Zeit, Internazionale, La Stampa, Geo, Marie Claire, Vanity Fair, Gente, D di Repubblica, Io Donna del Corriere della Sera. Il suo ultimo progetto personale, Made in Korea, è stato esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, al Foro Boario di Modena come Nuovo Talento di Fondazione Fotografia Modena, al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma nell’ambito della selezione Emerging Talents e alla Somerset House di Londra dal Sony World Photography Awards.

 

ARTE AL MONTE
Il progetto Artelmonte contempla la realizzazioni di esposizioni d’arte che prevedono il coinvolgimento di artisti del territorio forlivese e della Romagna. Le mostre sono cinque e si svolgono da settembre a luglio. Ogni singola mostra è amplificata e collegata da una serie di eventi che si attuano lungo il periodo espositivo della stessa. Tutto ciò avviene in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

Palazzo del Monte di Pietà, Sale espositive

 

LO SPAZIO ESPOSITIVO
Il Palazzo del Monte di Pietà è un gioiello architettonico cinquecentesco situato nel centro storico a pochi passi da Piazza Saffi. L’austero palazzo, costruito nella prima metà del ‘500 in laterizio bruno, presenta una facciata semplice e imponente, coronata da un bel cornicione con mensole in legno e pietra rifatto alla fine del Settecento. Oggi è sede della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

 

Aggiornamento del 26/03/2017, di seguito la rassegna stampa:

 

Aggiornamento del 26/03/2017, alcune fotografie dell’Inaugurazione:

 

Hiroshi Sugimoto in mostra a Modena

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Hiroshi Sugimoto in mostra a Modena

Hiroshi Sugimoto, El Capitan, Hollywood, 1993 stampa ai sali d’argento, 119,5×149 cm

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Hiroshi Sugimoto
8 marzo – 7 giugno 2015
Foro Boario – Modena
Via Bono da Nonantola, 2

Enti promotori:
Fondazione Fotografia Modena
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Informazioni:
+39 059 239888
mostre@fondazionefotografia.org
http://www.fondazionefotografia.org

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COMUNICATO STAMPA

Dall’8 marzo al 7 giugno 2015 Fondazione Fotografia Modena presenta negli spazi espositivi del Foro Boario di Modena una mostra antologica dedicata a Hiroshi Sugimoto, tra i più autorevoli interpreti della fotografia contemporanea internazionale. Il percorso, a cura del direttore di Fondazione Fotografia Modena Filippo Maggia, ripercorre l’intera carriera dell’artista, presentando alcune pietre miliari della sua ricerca.

Attivo dalla metà degli anni settanta, Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) utilizza il mezzo fotografico per indagare le tracce della storia nel nostro presente. In particolare, nel ritrarre soggetti che ricreano o replicano momenti di un passato distante e luoghi geograficamente lontani, Sugimoto critica la presunta capacità della fotografia di ritrarre la storia con accuratezza. A quest’impostazione concettuale, l’artista unisce un rigore metodologico tipicamente orientale: la meticolosa perfezione delle sue stampe è il risultato di un lavoro imponente, che include un’ampia ricerca preliminare, l’uso di fotocamere di grande formato e delle tradizionali tecniche del bianco e nero. Ogni progetto ha origine da una riflessione filosofica profonda su un determinato tema e spesso si protrae per molti anni a venire.

Sugimoto ha lasciato il Giappone nel 1970 per studiare arte a Los Angeles, in un periodo in cui il Minimalismo e l’Arte Concettuale regnavano sovrani: entrambe le correnti, infatti, hanno influito molto sulla sua visione estetica. Man mano che la sua ricerca si è evoluta, Sugimoto ha individuato soggetti di una tale profondità concettuale che è tornato ciclicamente a rivisitarli nel corso della sua carriera. Dal Minimalismo, in particolare, ha tratto una passione rigorosa per la serialità, che lo ha portato ad organizzare il suo lavoro in serie ben definite ed omogenee. La mostra di Modena dà conto delle più importanti: dai misteriosi orizzonti marini della serie Seascapes ai celebri Theaters ripresi con lunghissimi tempi d’esposizione; dai Dioramas realizzati nei musei di storia naturale fino alle recenti fotografie ‘out-of-focus’ dedicate alle icone dell’architettura modernista. Il percorso comprende inoltre alcuni famosi Portraits di personaggi storici in cera e lavori ispirati ai primi esperimenti fotografici condotti da William Henry Fox Talbot (1800-1877): i Photogenic drawings, ricavate rifotografando i negativi di Talbot e colorando le successive stampe, e i Lightning fields, ottenuti direzionando sulla pellicola fotografica una scarica elettrica da 400 mila Volt con un generatore Van de Graaff. Un altro ambito in cui Sugimoto è significativamente attivo, inoltre, è la produzione di libri d’artista, testimoniata da ben 52 volumi monografici che saranno esposti in mostra.

“A caratterizzare la pratica artistica di Sugimoto – commenta il curatore Filippo Maggia –, sono l’indagine del passato e la necessità di raffigurare il tempo dandogli corpo attraverso la fotografia. L’approccio dell’artista è meditabondo, lento, giustamente prudente: d’altronde, per sentire il tempo occorre averne piena coscienza e rispetto. Ripercorrendo la carriera di Sugimoto a ritroso, risulta evidente come la sua non sia altro che un’incessante sfida alle potenzialità che la fotografia offre all’artista, come tecnica, linguaggio e strumento di interpretazione del mondo, accompagnata ad un’altrettanto approfondita pratica di altre discipline, come il design e l’architettura”.

“Nella serie Dioramas (1976 – 2012) – spiega Maggia – il punto di vista è quello di un osservatore consapevolmente estraneo alla scena, come spesso lo è il fotografo, e l’ossessiva ricerca del vero condotta dall’artista è amplificata dal fatto di ritrarre un’ambientazione sotto vetro, di per sé statica e immobile come una fotografia già scattata. Nei Seascapes (serie in corso dal 1980), lo sguardo si posa invece su distese d’acqua infinite, immutate da millenni e depositarie di una lunga storia che si ripete nel lento e inesauribile approdare alla riva”.

Di un tempo ben scandito da un inizio e da una fine raccontano invece i Theaters (serie in corso dal 1976), in cui il tempo della pellicola che viene proiettata sullo schermo coincide con quello dell’esposizione: “In questo caso, il rettangolo bianco al centro dell’immagine è metafora di una duplice visione – prosegue Maggia –: di quello che è stato il flusso di immagini risolto nel bianco abbacinante dello schermo e di quanto contestualmente è andato apparendo su di esso, il teatro appunto, come su un foglio fotografico immerso nel rivelatore”. Nei Portraits (1999) l’artista ritorna alle figure in cera che aveva esplorato per la prima volta nei Dioramas. A differenza di quelle prime rappresentazioni, questi ritratti di personaggi storici in bianco e nero sono quasi a grandezza reale. Lavorando su una scala inedita per lui, Sugimoto libera le statue di cera dalle scenografie del Museo di Madame Tussaud di Londra e le ricolloca su uno sfondo nero così da renderle ancora più inquietanti. La resa pittorica dei soggetti, così ricca di dettagli, richiama i quadri di Hans Holbein, Anthony van Dyck e Jacques Louis David, dai quali molte delle statue di cera già traevano ispirazione.

L’allestimento presenta inoltre un nucleo di opere della serie Architecture (in corso dal 1997), realizzate da Sugimoto in occasione della XIV Biennale d’Architettura, recentemente esposte alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia: tra queste, le vedute del Johnson Wax Building di  Frank Lloyd Wright, la Einstein Tower di Erich Mendelsohn, il Monumento ai Caduti del futurista italiano Antonio Sant’Elia, la Serpentine Gallery di Londra, il Museum of Modern Art di New York. Queste mostrano come “l’interesse di Sugimoto per il primo modernismo in architettura si sia progressivamente spostato dai volumi alle strutture e al rapporto di queste con l’ambiente – spiega Maggia–. Il particolare sistema di ripresa utilizzato dall’artista permette di ottenere un’immagine in cui il soggetto ripreso appare come indefinito, eppure ben percepibile, a noi prossimo, palpabile come se la sua superficie fosse davvero a portata di mano. E con essa la sua storia, il suo esistere perpetuo nel tempo, reso ancora più definitivo dall’immutabilità della fotografia”.

Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) vive e lavora tra New York e Tokyo. Le sue opere sono state esposte nel corso di numerose mostre personali e collettive. Tra le maggiori personali ricordiamo quelle organizzate presso il Palais de Tokyo di Parigi, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles (2014), il Lille Metropole di Lilla (2012), il National Museum of Art di Osaka (2009), la Neue Nationalgalerie di Berlino (2008), il de Young Museum di San Francisco (2007), l’Hirshhorn Museum di Washington D.C. (2006), il Mori Art Museum di Tokyo (2005), la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi (2004), il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (2000), il Metropolitan Museum of Art di New York (1995). Nel 1988 riceve il Mainichi Art Prize e nel 2001 il prestigioso Hasselblad Foundation International Award. Le opere di Sugimoto figurano nelle più importanti collezioni museali internazionali tra cui quelle della Tate Gallery di Londra, del Museum of Contemporary Art di Chicago e del Metropolitan Museum di New York.

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Written by filippo

4 January 2015 at 11:40 am