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Il Volpone, con Corrado Tedeschi

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Il Volpone, con Corrado Tedeschi

Il Volpone, con Corrado Tedeschi

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La mia fotografia di Corrado Tedeschi per la locandina del suo spettacolo “Il Volpone”, in programma l’1 agosto al Plautus Festival :)

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Written by filippo

27 July 2015 at 8:17 am

Video progetto per Spazi Indecisi (n° 5)

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Alcune foto del backstage delle riprese effettuate nello studio dell’artista Elena Hamerski, a Forlì, set del video-progetto di Spazi Indecisi.
Backstage a cura dell’Associazione Sovraesposti (quel giorno presente con Filippo Venturi e Matteo Perini).

Seguiranno altri video nelle prossime settimane, in altre location, per il completamento del progetto :)

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DO.VE. è l’itinerario che lega arte contemporanea e spazi in abbandono. Acronimo di dotted venue, è un percorso per il quale otto giovani artisti, diretti da Patrizia Giambi, sono stati invitati a creare opere in altrettanti spazi abbandonati, dismessi o deantropizzati rimasti oggi a testimonianza di storia e cultura della Romagna.

L’arte contemporanea è stata il veicolo con cui investigare il potenziale estetico e la capacità narrativa di spazi come i silos dell’ex distilleria Martini e il convento di Scardavilla a Meldola, il cimitero di Valdinoce, Villa Muggia a Imola e altri edifici ancora, con il tentativo di riportarli nell’immaginario collettivo attraverso interventi unici elaborati in stretta connessione con il contesto.

Barbara Baroncini, Alice Cesari, Luca Freschi, Elena Hamerski, Matteo Lucca, Maurizio Mercuri, Stefano Ricci e Francesco Selvi hanno prodotto opere effimere, legate ai luoghi identificati dal percorso, che nelle giornate di apertura dell’ex Asilo Santarelli (dal 14 al 24 maggio 2015) saranno visibili grazie a video, installazioni e contenuti esclusivi che ne documentano la realizzazione e i concept.

Dopo la mostra forlivese, le opere saranno fruibili esclusivamente dal pubblico che si recherà appunto in loco seguendo l’itinerario,  attraverso contenuti multimediali scaricabili tramite QR-code posti nelle vicinanze degli spazi stessi.

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Written by filippo

23 March 2015 at 6:52 pm

Hiroshi Sugimoto in mostra a Modena

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Hiroshi Sugimoto in mostra a Modena

Hiroshi Sugimoto, El Capitan, Hollywood, 1993 stampa ai sali d’argento, 119,5×149 cm

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Hiroshi Sugimoto
8 marzo – 7 giugno 2015
Foro Boario – Modena
Via Bono da Nonantola, 2

Enti promotori:
Fondazione Fotografia Modena
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Informazioni:
+39 059 239888
mostre@fondazionefotografia.org
http://www.fondazionefotografia.org

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COMUNICATO STAMPA

Dall’8 marzo al 7 giugno 2015 Fondazione Fotografia Modena presenta negli spazi espositivi del Foro Boario di Modena una mostra antologica dedicata a Hiroshi Sugimoto, tra i più autorevoli interpreti della fotografia contemporanea internazionale. Il percorso, a cura del direttore di Fondazione Fotografia Modena Filippo Maggia, ripercorre l’intera carriera dell’artista, presentando alcune pietre miliari della sua ricerca.

Attivo dalla metà degli anni settanta, Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) utilizza il mezzo fotografico per indagare le tracce della storia nel nostro presente. In particolare, nel ritrarre soggetti che ricreano o replicano momenti di un passato distante e luoghi geograficamente lontani, Sugimoto critica la presunta capacità della fotografia di ritrarre la storia con accuratezza. A quest’impostazione concettuale, l’artista unisce un rigore metodologico tipicamente orientale: la meticolosa perfezione delle sue stampe è il risultato di un lavoro imponente, che include un’ampia ricerca preliminare, l’uso di fotocamere di grande formato e delle tradizionali tecniche del bianco e nero. Ogni progetto ha origine da una riflessione filosofica profonda su un determinato tema e spesso si protrae per molti anni a venire.

Sugimoto ha lasciato il Giappone nel 1970 per studiare arte a Los Angeles, in un periodo in cui il Minimalismo e l’Arte Concettuale regnavano sovrani: entrambe le correnti, infatti, hanno influito molto sulla sua visione estetica. Man mano che la sua ricerca si è evoluta, Sugimoto ha individuato soggetti di una tale profondità concettuale che è tornato ciclicamente a rivisitarli nel corso della sua carriera. Dal Minimalismo, in particolare, ha tratto una passione rigorosa per la serialità, che lo ha portato ad organizzare il suo lavoro in serie ben definite ed omogenee. La mostra di Modena dà conto delle più importanti: dai misteriosi orizzonti marini della serie Seascapes ai celebri Theaters ripresi con lunghissimi tempi d’esposizione; dai Dioramas realizzati nei musei di storia naturale fino alle recenti fotografie ‘out-of-focus’ dedicate alle icone dell’architettura modernista. Il percorso comprende inoltre alcuni famosi Portraits di personaggi storici in cera e lavori ispirati ai primi esperimenti fotografici condotti da William Henry Fox Talbot (1800-1877): i Photogenic drawings, ricavate rifotografando i negativi di Talbot e colorando le successive stampe, e i Lightning fields, ottenuti direzionando sulla pellicola fotografica una scarica elettrica da 400 mila Volt con un generatore Van de Graaff. Un altro ambito in cui Sugimoto è significativamente attivo, inoltre, è la produzione di libri d’artista, testimoniata da ben 52 volumi monografici che saranno esposti in mostra.

“A caratterizzare la pratica artistica di Sugimoto – commenta il curatore Filippo Maggia –, sono l’indagine del passato e la necessità di raffigurare il tempo dandogli corpo attraverso la fotografia. L’approccio dell’artista è meditabondo, lento, giustamente prudente: d’altronde, per sentire il tempo occorre averne piena coscienza e rispetto. Ripercorrendo la carriera di Sugimoto a ritroso, risulta evidente come la sua non sia altro che un’incessante sfida alle potenzialità che la fotografia offre all’artista, come tecnica, linguaggio e strumento di interpretazione del mondo, accompagnata ad un’altrettanto approfondita pratica di altre discipline, come il design e l’architettura”.

“Nella serie Dioramas (1976 – 2012) – spiega Maggia – il punto di vista è quello di un osservatore consapevolmente estraneo alla scena, come spesso lo è il fotografo, e l’ossessiva ricerca del vero condotta dall’artista è amplificata dal fatto di ritrarre un’ambientazione sotto vetro, di per sé statica e immobile come una fotografia già scattata. Nei Seascapes (serie in corso dal 1980), lo sguardo si posa invece su distese d’acqua infinite, immutate da millenni e depositarie di una lunga storia che si ripete nel lento e inesauribile approdare alla riva”.

Di un tempo ben scandito da un inizio e da una fine raccontano invece i Theaters (serie in corso dal 1976), in cui il tempo della pellicola che viene proiettata sullo schermo coincide con quello dell’esposizione: “In questo caso, il rettangolo bianco al centro dell’immagine è metafora di una duplice visione – prosegue Maggia –: di quello che è stato il flusso di immagini risolto nel bianco abbacinante dello schermo e di quanto contestualmente è andato apparendo su di esso, il teatro appunto, come su un foglio fotografico immerso nel rivelatore”. Nei Portraits (1999) l’artista ritorna alle figure in cera che aveva esplorato per la prima volta nei Dioramas. A differenza di quelle prime rappresentazioni, questi ritratti di personaggi storici in bianco e nero sono quasi a grandezza reale. Lavorando su una scala inedita per lui, Sugimoto libera le statue di cera dalle scenografie del Museo di Madame Tussaud di Londra e le ricolloca su uno sfondo nero così da renderle ancora più inquietanti. La resa pittorica dei soggetti, così ricca di dettagli, richiama i quadri di Hans Holbein, Anthony van Dyck e Jacques Louis David, dai quali molte delle statue di cera già traevano ispirazione.

L’allestimento presenta inoltre un nucleo di opere della serie Architecture (in corso dal 1997), realizzate da Sugimoto in occasione della XIV Biennale d’Architettura, recentemente esposte alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia: tra queste, le vedute del Johnson Wax Building di  Frank Lloyd Wright, la Einstein Tower di Erich Mendelsohn, il Monumento ai Caduti del futurista italiano Antonio Sant’Elia, la Serpentine Gallery di Londra, il Museum of Modern Art di New York. Queste mostrano come “l’interesse di Sugimoto per il primo modernismo in architettura si sia progressivamente spostato dai volumi alle strutture e al rapporto di queste con l’ambiente – spiega Maggia–. Il particolare sistema di ripresa utilizzato dall’artista permette di ottenere un’immagine in cui il soggetto ripreso appare come indefinito, eppure ben percepibile, a noi prossimo, palpabile come se la sua superficie fosse davvero a portata di mano. E con essa la sua storia, il suo esistere perpetuo nel tempo, reso ancora più definitivo dall’immutabilità della fotografia”.

Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) vive e lavora tra New York e Tokyo. Le sue opere sono state esposte nel corso di numerose mostre personali e collettive. Tra le maggiori personali ricordiamo quelle organizzate presso il Palais de Tokyo di Parigi, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles (2014), il Lille Metropole di Lilla (2012), il National Museum of Art di Osaka (2009), la Neue Nationalgalerie di Berlino (2008), il de Young Museum di San Francisco (2007), l’Hirshhorn Museum di Washington D.C. (2006), il Mori Art Museum di Tokyo (2005), la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi (2004), il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (2000), il Metropolitan Museum of Art di New York (1995). Nel 1988 riceve il Mainichi Art Prize e nel 2001 il prestigioso Hasselblad Foundation International Award. Le opere di Sugimoto figurano nelle più importanti collezioni museali internazionali tra cui quelle della Tate Gallery di Londra, del Museum of Contemporary Art di Chicago e del Metropolitan Museum di New York.

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Written by filippo

4 January 2015 at 11:40 am

Mantegna cercasi, 2014

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Mantegna cercasi 2014, Concorso Internazionale di Arte Contemporanea

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Con piacere ho appreso di essere fra i finalisti di “Mantegna cercasi 2014”, Concorso Internazionale di Arte Contemporanea, che da quest’anno è aperto anche ai fotografi, oltre che ai pittori, con la mia opera “E =”.

“Energia vitale: verso Expo 2015” è il tema scelto per l’edizione di quest’anno, curata dai critici d’arte e curatori Francesca Baboni, Alberto Maria Martini, Stefano Taddei e riservata a giovani artisti under 35.

La giuria è composta da:
Francesca Baboni, critico d’arte e curatore della mostra;
Gianfranco Ferlisi, Responsabile Ufficio Cultura della Provincia di Mantova;
Alberto Mattia Martini, critico d’arte e curatore della mostra;
Carlo Micheli, Responsabile Ufficio Mostre del Comune di Mantova;
Massimo Mossini, gallerista;
Stefano Taddei, critico d’arte e curatore della mostra.

Ad ospitare in anteprima le opere finaliste, da giovedì 12 giugno sino a domenica 22 giugno, saranno le vetrine dei negozi del centro di Mantova, che daranno vita ad una sorta di museo aperto e itinerante, permettendo così di avvicinare alle arti visive anche i non addetti ai lavori.

Alcune delle opere saranno invece esposte alla Rotonda di San Lorenzo, in un suggestivo connubio tra lo stile romanico del tempio e lo sguardo contemporaneo delle opere.

Dal 27 giugno “Mantegna Cercasi” si sposterà alla Casa del Mantegna, dove tutte le opere dei finalisti resteranno esposte sino al 27 luglio.

Finalisti Sezione Pittura:
Saba Ferrari; Beatrice Zagato; Andrea Coccoli; Rihard Lobenwein; Gabriele Grones; Federica Aiello Pini; Davide Genna; Piero Ramella; Giulio Catelli; Linda Carrara; Luca Moscariello; Fabio Valentini; Simone Fazio; Lemeh42; Mary Cinque; Manuel Portioli; Chiara Campanile; Enrico Minguzzi; Baj Shuang; Giulia Dall’Olio; Dellaclà; Mattia Scappini; Marco Pariani; Maurizio Cariati; Giulio Zanet; Federico Lanaro; Enej Gala; Giorgio Pignotti; Juan Eugenio Ochoa; Kalina Danailova.

Finalisti Sezione Fotografia:
Emanuela Cerutti; Giuliano Brancati; Matteo Procaccioli; Samuele Mollo; Valerio Balzano; Artura Anita Agresta; Isotta Bellomunno; Sandra Miranda Pattin; Gabriele Lei; Lucilla Esce; Oriella Montin; Niccolo’ Cecchella; Matteo Sanna; Ketra; Francesco Fossati; Viola Bonfanti; Emmanuele Panzarini; Sanghita Bruno; Filippo Venturi; Marta Guerrini; Camà; Dorothy Bhawl; Nicola Mette; Vittorio Campana; Matteo Cesari; Valentina Merzi; Miriam Secco; Mozdhe Nourmohammadi; Luka Moncaleano; Barbara Nati.

Consulta il Comunicato stampa ufficiale Mantegna cercasi 2014.

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Written by filippo

10 June 2014 at 6:58 am