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Guido Guidi. Cinque Paesaggi, 1983-1993, a Cesena

Guido Guidi, Cinque Paesaggi, 1983-1993
17 dicembre 2013 – 19 gennaio 2014
Chiesa dello Spirito Santo – Via Milani – Cesena
Dal lunedì al venerdì ore 16.30-19.30
Sabato e domenica ore 10.00-13.00 e 16.30-19.30
Ingresso gratuito
Il 17 dicembre 2013 alle ore 17.30, inaugura a Cesena, presso la Chiesa dello Spirito Santo, la mostra fotografica “Guido Guidi. Cinque Paesaggi, 1983-1993”
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“Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria”, ovvero, volendo parafrasare questo pensiero aforismatico che lo scrittore Italo Calvino scrive ne Il barone rampante, per conoscere davvero il mondo che è sotto i nostri occhi occorre vedere le cose vicine come fossero lontane, quasi, vien voglia di dire, da stranieri. Ed è forse proprio questa una delle tante, possibili chiavi di lettura con cui avvicinarsi alla mostra retrospettiva del fotografo Guidi Guidi attualmente in corso presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma – e aperta al pubblico fino al 29 novembre.
La mostra dal titolo Cinque paesaggi, 1983-1993 è la prima personale di Guido Guidi a Roma ed è stata ideata dall’ICCD insieme al curatore Antonello Frongia (parallelamente, una selezione di quaranta opere è esposta a Lugano presso la Photographica Fine Art Gallery). Successivamente le circa 130 foto in mostra presso l’ICCD passeranno a Cesena, nello spazio espositivo del Dipartimento di Architettura dell’Alma Mater Studiorum (Università di Bologna). Sia l’ICCD per il suo essere prima di tutto un archivio, sia il Dipartimento di Architettura sono luoghi che meglio di ogni altro possono ospitare le foto di Guidi con l’intento di promuovere una riflessione nuova e tutt’altro che scontata su parole spesso abusate come paesaggio, territorio, locale – di contro a globale – e architettura; parole che sono da sempre al centro delle ricerca visiva di Guidi.
Ma andiamo con ordine; come suggerisce il titolo della mostra, i curatori hanno prediletto un preciso lasso temporale quello, appunto, che va dal 1983 al 1993. Se Guidi avvia l’esplorazione del paesaggio fin dagli anni Sessanta, tuttavia proprio a partire dai primi anni Ottanta si fa più imperiosa in lui l’urgenza di conoscere e documentare un’area geografica del nostro territorio che va dal cesenate fino a Venezia e alle prealpi venete, facendo uso di una macchina fotografica di grande formato. Guidi percorre questo tragitto con meticolosa e sistematica serietà, mosso dallo stesso spirito di ricerca dell’esploratore che viaggia in terre remote e a lui sconosciute. Poco importa che Cesena sia la città dove Guidi è nato e che Venezia sia poi diventata la sua città d’adozione; questi luoghi sono esplorati e percorsi da Guidi con gli occhi dello straniero che vuole capire e documentare. Chissà, se i viaggiatori del Grand Tour che tra Settecento e Ottocento percorrevano la nostra penisola da Nord a Sud avessero avuto una macchina fotografica, forse l’avrebbero fotografata con la stessa precisione di Guidi. Infatti il fotografo non si limita a “sessioni fotografiche” mordi e fuggi, al contrario predilige un appostamento ripetuto, compiuto settimanalmente e per anni. Prima sulla base di una iniziativa personale, poi su incarichi del Dipartimento di Urbanistica dell’Università IUAV di Venezia.
Ma che cos’è un territorio? Esso è paesaggio, ovvero natura addomesticata e antropizzata, ma anche architettura e nella sua versione più degenere edilizia, e la maniera in cui questi elementi interagiscono e dialogano tra loro, a volta armoniosamente altre volte meno. Questa non sempre pacifica interazione viene registrata da Guidi nelle sue immagini, così che esse divengono documenti fondamentali per comprendere come un preciso territorio, quello poco sopra indicato, sia andato modificandosi negli anni.
Percorrendo le sale dello spazio espositivo si passa da fotografie che documentano il paesaggio agrario di Cesena, ad altre che mostrano l’environment urbano di Mestre, Padova e Treviso, la via Romea, il polo industriale di Porto Marghera, e infine un sito storico come quello del Monte Grappa, teatro del primo conflitto mondiale. Tanti luoghi emblematici del nostro paese, che pur avendo fisionomie totalmente diverse sono documentati da Guidi con una medesima vocazione, o meglio ancora attitudine. Infatti più che di stile è a nostro avviso più appropriato parlare di attitudine, che ricorda per certi versi quella di Palomar, il protagonista del libro omonimo di Calvino, uno scrittore che è più volte ritornato sul concetto di “vedere”. In questo libro, una raccolta di ventisette racconti brevi, Calvino descrive Palomar come un uomo dal carattere riflessivo e taciturno, come un uomo che guarda. Calvino concentra nei tre scritti finali buona parte delle sue riflessioni sul “vedere”. Nel primo di questi scritti: “Mondo guarda il mondo”, l’autore si pone alcune fondamentali interrogazioni: “E’ possibile guardare le cose dal di fuori? E se ciò è possibile di chi sono gli occhi che guardano”. E infine: “Ma, poi, come si fa a guardare le cose dal di fuori lasciando da parte l’io?”.
Queste riflessioni ci paiono pertinenti per comprendere il lavoro di Guidi. Se Calvino resta senza una risposta definitiva, incapace di risolvere alla radice i problemi di “convivenza” tra soggettività e scienza nel pensiero contemporaneo, Guidi invece a suo modo una via d’uscita la trova, promuovendo delle esperienze del vedere “minime” e circoscritte , ovvero delimitate a ciò che cade sotto i propri occhi. E in questo guardare le cose né da troppo vicino, né da troppo lontano Guidi non abdica al proprio io in favore di una osservazione neutrale e oggettiva, sempre che questa sia possibile, e tuttavia il proprio mondo egli lo osserva come dal di fuori, da straniero appunto. E qui ci approssimiamo alla quadratura del cerchio: sembra quasi che Guidi voglia dirci che l’unica via percorribile in un mondo, come quello attuale, in cui tutto pare appiattito, è quella di scegliere il proprio punto di vista, non temendo di operare esclusioni o gerarchie di preferenza, tanto più se queste preferenze conducono verso luoghi poco battuti, non alla moda, “vernacolari”, considerati marginali dall’iconografia ufficiale.
© CultFrame 01/2013
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Terzo Tempo, mostra fotografica e non solo

In occasione delle celebrazioni di Cesena Città Europea dello Sport 2014
TERZO TEMPO
Mostra fotografica sul rugby di Filippo Venturi
n. 86 stampe fotografiche, realizzate fra il 2010 e il 2013
26 ottobre 2013 – 1 dicembre 2013
Galleria del Centro Cinema San Biagio
Via Aldini, 24 – 47521 Cesena (FC)
Apertura
Dal lunedì al venerdì 8.00/13.00 e 20.30/23.00
Sabato 20.30/23.00
Domenica 16.00/23.00
Ingresso gratuito
La mostra
In occasione delle celebrazioni del conferimento alla città di Cesena del titolo “Città Europea dello Sport 2014”, sarà esposta una grande mostra dedicata allo sport del rugby, con ben 86 stampe fotografiche del fotografo cesenate Filippo Venturi, che dal 2010 segue le società del Romagna Rugby Football Club e del Cesena Rugby.
Le foto, selezionate fra quelle realizzate in questi 4 anni, racconteranno il percorso delle 2 squadre di rugby, in particolare si rivivranno le emozioni vissute col Romagna RFC, capace col suo ambizioso progetto di compiere l’impresa di ottenere ben 2 promozioni in 2 anni consecutivi, salendo dalla serie B alla serie A2 fino alla serie A1.
La mostra sarà ospitata nello spazio Galleria del Centro Cinema San Biagio, uno spazio espositivo attrezzato dove in passato sono state esposte importanti mostre fotografiche, legate al cinema e non solo.
La mostra sarà visitabile fino a domenica 1 dicembre 2013 compreso.
L’autore
Filippo Venturi è nato nel 1980 a Cesena. Vive e lavora principalmente in Italia.
Come fotografo si è specializzato nel reportage (eventi, teatro, concerti, politica, sociale), collaborando
con diversi quotidiani, riviste e agenzie di comunicazione, italiane e non.
I lavori di maestri come Stephen Shore, Joel Sternfeld, Alec Soth e Stefano de Luigi, sono fra le sue fonti
di ispirazione. Dal 2010 si dedica anche al rugby, seguendo le squadre del Cesena Rugby e del Romagna
Rugby Football Club. Parallelamente al reportage, si dedica a progetti personali e di carattere sociale.
L’ultimo tema a cui si sta dedicando è quello dell’incomunicabilità; il primo progetto in questo campo
riguarda il morbo di Alzheimer.
Ultimi progetti:
“The Game of War”
Nel maggio 2013 è stato ospitato a Camariñas (Spagna), nell’ambito del Progetto Europeo YPAD,
assieme al creativo del suono Gianluca Licciardi, per presentare il progetto a 4 mani “The Game of
War”, video che collega le fotografie di Filippo Venturi, il libro “L’Arte della Guerra” di Sun Tzu, letto
dall’attore Joe Mantegna, e le improvvisazioni strumentali di Gianluca Licciardi.
“In Oblivion”
Nel 2012 ha realizzato il progetto intitolato “In Oblivion”, che descrive con rigore il quartiere
newyorkese di “Red Hook” ed i suoi abitanti; tale progetto è stato esposto a New York City (USA)
nel giugno 2012, a Bologna nel dicembre 2012, a Camariñas (Spagna) e a Forlì nel maggio 2013 ed è
tuttora esposto al CIFA (Centro Italiano della Fotografia d’Autore) di Bibbiena, dal 21 settembre al 17
novembre 2013, grazie al premio ricevuto nel concorso “Crediamo ai tuoi occhi”.
“Forum Living”
Da gennaio 2013 lavora, come membro dell’Associazione Culturale Sovraesposti e in veste di regista,
al documentario “Forum Living”, con lo scopo di raccontare la realtà storico, sociale, culturale e di
integrazione fra gli abitanti del centro storico forlivese. L’uscita del film è prevista a fine 2013.
Rugby
Ho iniziato a fotografare il rugby nel 2010, per una serie di coincidenze.
Fin da subito mi sono accorto che le fotografie che realizzavo erano diverse da quelle di ogni altro sport
che mi era capitato di documentare. Gli atleti sono completamente immersi nell’azione e il contatto
fisico è pieno: non c’è una rete che li separa, non gareggiano uno alla volta, non si possiede altro che le
proprie mani, il proprio corpo e il proprio coraggio di andare incontro al gioco.
I ragazzi e gli uomini che fotografavo in campo, con i loro sguardi, la postura, i gesti atletici,
emanavano un senso di epicità e un profondo fascino, al punto da farmi pensare a personaggi
mitologici. Da allora sono passati 4 anni, durante i quali ho capito appieno cos’è il rugby.
Innanzitutto mi sono accorto che il rugby è veramente passione, coraggio, generosità, lealtà,
amicizia e rispetto, non si tratta solo di un mantra ripetuto da chi è del settore. Questi valori si vedono
sia in campo, fra compagni di squadra e fra avversari, sia fuori dal campo, basti pensare all’importanza
del terzo tempo, quello in cui si mettono da parte le rivalità e si festeggia tutti assieme.
Mi rendo conto che questo sport è capace di influenzare positivamente le persone che lo
frequentano, di stimolare amicizia e lealtà. Non a caso, spesso, realtà diverse si avvicinano al rugby
per carpirne i valori e lo spirito di gruppo.
Il rugby è uno degli sport meno inquinati da elementi estranei alla cultura sportiva.
Devo sicuramente ringraziare le società del Cesena Rugby e del Romagna Rugby, che col loro lavoro
e impegno riescono a coltivare la passione di tanti giovani e dare tante soddisfazioni personali e
collettive. Il progetto del Romagna Rugby, proprio negli ultimi anni, è riuscito nell’impresa sportiva di salire dalla serie B, alla serie A2 e fino alla serie A1; un salto di 2 categorie in 2 anni, senza snaturare la propria natura e affidando l’ossatura della squadra ai giovani selezionati dalle varie squadre romagnole. – Filippo Venturi
Con il contributo di
Assessorato ai Servizi Culturali e Assessorato allo Sport del Comune di Cesena, Centro Cinema San Biagio, Romagna RFC, Cesena Rugby, Associazione Panathlon.
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Il 26 ottobre 2013, oltre all’inaugurazione della mostra, ci saranno i seguenti eventi relativi al rugby:
ore 18.00
Inaugurazione Mostra Fotografica.
ore 19.00
Proiezione del film “I Giganti dell’Aquila” (2010) del regista Enrico Martia Artale. Si tratta di un documentario che racconta le problematiche della città di L’Aquila, conseguenti al terremoto del 2009, attraverso la testimonianza della squadra di rugby.
ore 20.00
Fine proiezione e Intervento del regista Enrico Maria Artale e delle delegazioni delle squadre di rugby L’aquila Rugby e Romagna RFC.
Agli eventi parteciperanno anche i giocatori, lo staff e i dirigenti delle società del Cesena Rugby, Romagna RFC e L’Aquila Rugby.
A fine ottobre e nel mese di novembre continueranno gli eventi legati al rugby:
Martedì 29 ottobre 2013, ore 17.00
Proiezione de “I 400 folpi” e “Un filo di pensieri” di Marco Paolini.
Martedì 5 novembre 2013, ore 17.00
Proiezione del film “Invictus” di Clint Eastwood.
Venerdì 8 novembre 2013, ore 12.00
Conferenza stampa a cura di “Panathlon”, con la partecipazione del Sindaco Paolo Lucchi.
Martedì 12 novembre 2013, ore 17.00
Proiezione del film “Asini” di Antonello Grimaldi.
Giovedì 21 novembre 2013, ore 17.00
Presentazione del libro “Mar del Plata” di Claudio Fava, con la presenza dell’autore e la testimonianza dell’allenatore della società Cesena Rugby, Jorge Eduardo Gutierrez.
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Parlano della mostra
- Clickblog
- CesenaToday
- Comune di Cesena
- Centro Cinema San Biagio
- Onrugby
- Corriere di Romagna
- La Voce di Romagna (1)
- La Voce di Romagna (2)
- Il Resto del Carlino
- DotRugby
- Romagna RFC
- RomagnaSport
- RavennaNotizie
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Totally Lost | Spazi Indecisi

Fra i fotografi selezionati per la mostra, ci sono anche io :)
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Inaugurazione Totally Lost
Dal 4 giugno alle ore 16.00 al 16 giugno alle ore 21.00
Ex Deposito ATR, Largo Savonarola – Forlì
Un’esplorazione visiva, una riflessione sui residui dell’architettura dei regimi totalitari nei Paesi di Atrium (Italia, Slovenia, Croazia, Ungheria, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Grecia, Albania, Serbia), progetto europeo per valorizzazione dell’architettura dei regimi totalitari del XX secolo in Europa.
Il collettivo Spazi Indecisi all’interno dell’ex stabilimento delle corriere SITA, edificio razionalista in stato di abbandono nel centro storico di Forlì, allestisce un’esposizione visiva che raccoglie fotografie e video raccolti attraverso una open call (circa 2300 fotografie da 11 paesi) offrendo una panoramica sul patrimonio architettonico abbandonato del ventennio in Romagna, in Italia confrontandolo con le architetture in disuso dei regimi totalitari est europei.
Il percorso espositivo vuole fare vibrare alcuni concetti alla base della riflessione e dell’agire del collettivo: il valore del gioco nella scoperta, l’esplorazione come conoscenza, il rapporto fra mappa e territorio.
4 giugno
ore 16.00 Inaugurazione, interventi di:
– Piergiorgio Massaretti
– Fabio Fornasari
– Giovanni Hanninen
ore 17.00 Tavola Rotonda “Nuovi contenuti per vecchi contenitori”
> chiusura ore 20.00
7 | 8 | 9 | 14 | 15 | 16 giugno
apertura: 16.00 – 24.00 (per maggiori info su eventi serali www.spaziindecisi.it)
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In collaborazione con:
- Ipercorpo – Città di Ebla
- ATR
- Patrizia Giambi
- Cineclub Forcine
Con il contributo e il sostegno di:
- ATRIUM – Architecture of Totalitarian Regimes of the XX Century in Urban Management
- Comune di Forlì
- Provincia di Forlì – Cesena
- Regione Emilia-Romagna
- South East Europe
- Prove Tecniche Ravenna Capitale 2019
Nudi di Architettura – progetto fotografico su Deposito Corriere ATR:
Luca Massari
liberAZIONE
in collaborazione con Biblioteca Comunale “Aurelio Saffi”
La memoria privata. Immagini dell’architettura razionalista di Forlì dalla collezione di Gilberto Giorgetti
a cura di Associazione Cameranote
Comitato Scientifico:
- Piergiorgio Massaretti
- Giovanni Hanninen
- Fabio Fornasari
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Fotografi selezionati | Selected photographers:
Kastriot Mersinaj
Gabriele Evangelisti
Roberto Berna
Basil Glystos
Gianluca Colagrossi
Nicola Avanzinelli
Dario Spadoni
Andrej Derkovic
Kamren Barlow
Reginald Van de Velde
Yves Lemay Lachance
Balazs Toro
Eliza Yankova
Lorenzo Linthout
Stephanie Avery
Bruno Maran
Jelena Prokopljevic
Guillaume Michelet
Stefan Tuchila
Mircea Struteanu
Ivan Maksimovic
Igor Markovic
Paolo Boggi
Isidora Amidzic
Petr Dusek
Peter Sarkozi
Daniel Domolky
Tibor Smid
Mark Peter Vargha
Matteo Danesin
Fabrizio Verni
Nicole Sassi
Emanuele Dari
Fabio Gubellini
Pierclaudio Duranti
Alessandro Costa
Lorenzo Mini
Daniele Campi Martucci
Adriano Zanni
Alessandro Costa
Davide Rabiti
Stefano Bottari
Filippo Venturi
Sardegna Abbandonata
Luca Cagnazzo
Roberto Giannesse
Francesca Buglioni
Lilly Greco
Maurizio Nimis
Giulio Speranza
Simona Tratzi
Elisa Posella
Trevor Patt
Gabriele Girolamo
Videomaker selezionati | Selected videomakers:
Pierluigi Tamanini
Andrea Pisac
Realgoodbread
Milaneze81
Alessandro Manfredi
La Voce Romagnola
Loredan Baiardi
Gabriela Baiardi
Vargha Mark Peter
RebelTheGearhead
Ivan Maksimovic
Takacs Mihaly
Yves Lemay Lachance
Ventseslav Kolev
Anewredtruck
Atropaworkshop
Liubomir Ikonoma Hristov
Christina Petkova
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Re Lear Fotografato, Mostra di Filippo Venturi

RE LEAR FOTOGRAFATO
Una mostra di Filippo Venturi sul Re Lear di Michele Placido
Dal 23 Novembre 2012 al 20 Gennaio 2013
Foyer del Teatro Duse, Via Castellata, 7 – 40124 Bologna
Prorogato il termine della mostra al 29 gennaio 2013.
Dal 23 al 27 gennaio, in occasione di ArteFiera, saranno esposte negli stessi spazi alcune opere d’arte e di design.
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Presentazione
“Ah, povera Cordelia!…
Anzi, non povera, perché il mio amore,
sono sicura, è ricco, assai più ricco
di quanto possa esserlo la lingua.”
(Re Lear, atto I, scena I)
Il Teatro Duse di Bologna ospita una selezione di fotografie dell’artista cesenate Filippo Venturi: il reportage è stato realizzato il 5 agosto presso l’Arena Plautina di Sarsina (FC), durante il Plautus Festival 2012, in occasione dello spettacolo Re Lear di e con Michele Placido. Un piccolo assaggio dello spettacolo Re Lear in programma al Teatro Duse dal 18 al 20 gennaio 2013.
19 fotografie, dal backstage alla scena, per raccontare i preparativi, la concentrazione e i silenzi che precedono lo spettacolo e che permettono agli attori di immergersi nella tragedia.
19 scatti che raccontano uno spettacolo intenso e impeccabile attraverso alcuni dei momenti più drammatici portati in scena da un cast di attori di livello elevatissimo. Immagini che rivelano alcuni dettagli della scenografia minimale e impeccabile, di un rigoroso disegno luci e da una sapiente regia.
La pulizia e nitidezza delle fotografie e le curate composizioni delle immagini rendono la mostra RE LEAR FOTOGRAFATO un’esperienza imperdibile per chi ama il teatro e la fotografia.
La mostra fotografica sarà visitabile durante gli spettacoli inseriti in stagione 2012-2013, dal 23 novembre al 20 gennaio 2013.
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Note biografiche
Filippo Venturi è un fotografo di Cesena. Lavora principalmente in Italia come freelance, collaborando con diversi quotidiani, riviste, siti web ed agenzie di comunicazione. Si occupa principalmente di reportage, teatro, concerti e sport. Parallelamente si dedica a progetti fotografici personali e di carattere sociale. L’ultimo progetto realizzato (estate 2012), si intitola “In Oblivion” e descrive con rigore e completezza il quartiere newyorkese Red Hook ed i suoi abitanti. Nell’autunno 2012 ha iniziato un complesso e delicato lavoro sui malati del morbo di Alzheimer; progetto ancora in fase di realizzazione, il titolo provvisorio è “Children of Auguste D.”
Contemporaneamente alla mostra su “Re Lear” di Michele Placido, è visitabile la mostra personale permanente di fotografie artistiche “The Braves”, legate allo sport, presso i locali di FTStudio a Cesena; a dicembre si terrà una mostra fotografica nella galleria ex Pescheria di Cesena, con in anteprima alcuni scatti del progetto “Children of Auguste D.”; sempre a dicembre si svolgerà uno slideshow del progetto “In Oblivion” presso lo Spazio Labò di Bologna.
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Ufficio stampa Teatro Duse: Silvia Lombardi
Teatro Duse Srl, Via Castellata, 7 – 40124 BOLOGNA
tel.051/22.66.06 Fax.051/26.16.97
www.teatrodusebologna.it
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