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Le 10 innovazioni italiane nello spazio con Samantha Cristoforetti

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Samantha Cristoforetti

Ieri è rientrata dallo spazio Samantha Cristoforetti ed ho potuto assistere all’ennesimo spettacolo italiano: “legioni di imbecilli”, di troll, di maschilisti, di ignoranti hanno dovuto esprimere la loro opinione su una missione nello spazio – condotta da astronauti con una preparazione fisica, culturale e mentale che pochi altri lavori richiedono -, semplicemente giudicando esteticamente Samantha, criticando il suo “non fare un cazzo” nello spazio perchè hanno assorbito soltanto un paio di notizie sul fare il caffè nello spazio o su come si fanno le pulizie nella Stazione spaziale internazionale e non hanno nemmeno sprecato il tempo di una googlata per informarsi.

Mi consolo col fatto che alcuni personaggi che sfruttano la cosa per provocare e attirare commenti, battutine, indignazione spicciola e “mi piace”, come una certa Lucarelli, sono state ripagate con decine di vaffanculi digitali al minuto.

Riporto di seguito un articolo interessante, destinato a chi ama informarsi prima di dare un parere:

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Samantha Cristoforetti è volata nello spazio portando con sé dieci innovazioni italiane. L’astronauta nata a Milano 37 anni fa, cresciuta a Malè (Trento), laureatasi in ingegneria meccanica a Monaco di Baviera e capitano dell’Aeronautica Militare, è stata la prima, poche ore fa, a entrare sulla Stazione spaziale internazionale (Iss), dove trascorrerà quasi sei mesi alle prese con moltissimi compiti: almeno 200 esperimenti in corso, che seguirà con agli altri cinque astronauti a bordo.

Tra questi ci sono anche dieci esperimenti Made in Italy che contribuiranno a migliorare la vita degli astronauti ma anche la ricerca scientifica sulla Terra. “Ci si potrebbe chiedere perché andiamo nello spazio per fare ricerca scientifica quando la possiamo fare a Terra” ha detto recentemente Cristoforetti, prima donna italiana astronauta a partecipare a una missione. “Il punto è che il fatto di essere in orbita ci permette di eliminare gli effetti della gravità”. E questa è un’occasione unica per la scienza.

I progetti di ricerca scientifica e dimostrazione tecnologica sono stati ideati da Università, centri di ricerca, aziende e pmi italiane, e selezionati dall’Asi (Agenzia spaziale italiana) con i Bandi nazionali di Volo Umano e la Call per progetti di partenariato pubblico-privato per la utilizzazione della Iss. Eccoli.

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DRAIN BRAIN – Esperimento coordinato dal medico Paolo Zamboni, responsabile del Centro per le malattie vascolari dell’università degli studi di Ferrara e della ricerca sulla Ccsvi nella sclerosi multipla. Punta a verificare l’ipotesi secondo la quale una delle cause della sclerosi multipla potrebbe essere il restringimento dei vasi sanguigni di testa e collo. L’esperimento si pone come obiettivo quello di studiare il riflusso del sangue dal cervello in microgravità e, in ultimo, di contrastare alcune malattie neurovegetative. I meccanismi di riflusso venoso dal cranio sono fra i maggiori fattori che regolano la fisiologia del cervello, ma non è noto come questi funzionino in microgravità. Attraverso l’utilizzo di un pletismografo a estensione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale si potrà studiare il meccanismo del riflusso in microgravità e contribuire alla comprensione dei fenomeni di adattamento fisiologico. In particolare il pletismografo è un’unità elettronica portatile a estensione disponibile in diverse lunghezze per adattarsi alle dimensioni di collo, gambe e braccia, con un’unità di memoria. I pletismografi vengono indossati dall’astronauta nello spazio e i dati vengono quindi memorizzati e trasferiti a un laptop per la trasmissione a terra.

CYTOSPACE (Cell Shape and Expression) –  Il modo in cui le cellule si sviluppano in assenza di peso è il focus dell’esperimento Cytospace, realizzato dall’Università Sapienza di Roma e da Kayser Italia. Cytospace si propone di capire come la forza di gravità influisce sul citoscheletro cellulare cambiandone la forma. In altre parole, valutare l’effetto della microgravità sull’attività dei geni: in particolare come convertono le informazioni in essi contenute nel processo per produrre proteine. Cellule campione saranno coltivate e alimentate con idonei nutrimenti chimici a bordo della Iss. Riportati a Terra, saranno analizzati e i risultati interpretati al Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare dell’Università Sapienza di Roma: si spera di ricavare informazioni per nuove terapie per le patologie in cui il citoscheletro e la forma cellulare sono coinvolti, dall’osteoporosi al cancro.

VIABLE ISS –  È l’esperimento di microbiologia proposto dal dipartimento di Agrobiologia e Agrochimica dell’Università della Tuscia di Viterbo, che ha come obiettivo scientifico lo studio della formazione e dello sviluppo di biofilm su alcuni materiali comunemente impiegati in ambito spaziale, sia in condizioni standard, sia previo trattamento con prodotti antimicrobici. In parole povere Viable Iss monitorerà la presenza di funghi e batteri negli ambienti della Stazione.

BONE-MUSCLE CHECK – Ha il compito di “validare un sistema semplice e innovativo per quantificare lo stato di debilitazione ossea tramite un prelievo salivare”. È realizzato dall’Università di Salerno. L’esperimento prevede la raccolta e il congelamento ad intervalli temporali prefissati di campioni di urina e saliva che saranno poi analizzati con la supervisione di scienziati dell’Università di Salerno per il monitoraggio delle condizioni del metabolismo osseo e muscolare degli astronauti. La dimostrazione della affidabilità di analisi di laboratorio sulla saliva potrebbe essere utile sulla Terra in tutti quei casi in cui i prelievi di sangue sono difficili o impossibili (età pediatrica, necessità di ripetizione più volte al giorno per più giorni consecutivi, ecc.) e per sviluppare apparecchiature biomediche per analisi automatizzate su saliva.

ORTHOSTATIC TOLERANCE – L’astronauta italiana eseguirà un programma di allenamento personalizzato tramite attrezzature già presenti a bordo della Iss. Prima del volo e dopo il rientro a terra sarà effettuato un test di tolleranza ortostatica (passaggio dalla posizione supina alla posizione eretta) con monitoraggio della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa per capire come si altera una parte del sistema nervoso che coordina l’apparato cardiocircolatorio. L’intolleranza ortostatica è il sintomo più frequente che si manifesta dopo i voli spaziali. Le informazioni acquisite, elaborate dagli esperti dell’IRCCS San Raffaele Pisana Roma, serviranno per progettare nuove tecniche di addestramento degli astronauti per future missioni di lunga durata. Le ricadute pratiche sono applicazioni cliniche per prevenire disturbi legati all’inattività, o per il recupero e la riabilitazione di soggetti affetti da patologie dell’apparato motorio e con scompenso cardiaco o l’atrofia dei muscoli, specialmente in pazienti anziani costretti a letto.

NANOPARTICLES AND OSTEOPOROSIS (NATO) — L’esperimento valuterà l’efficacia di particolari nanoparticelle su cellule staminali mesenchimali adulte umane, isolate da midollo osseo, per contrastare l’osteoporosi indotta da microgravità durante il volo spaziale. Anche in questo caso saranno analizzate colture di cellule cresciute sulla stazione spaziale. Servirà non solo per le prevenire la riduzione di massa minerale ossea indotta dalla permanenza sulle stazioni spaziali, ma anche per indagare le problematiche ossee legate all’invecchiamento delle persone sulla terra. L’esperimento è stato ideato dall’Università di Pavia.

BLIND AND IMAGINED (SLINK) – Studiare l’adattamento del cervello allo spazio è l’obiettivo di  questo esperimento sotto la responsabilità del Politecnico di Milano e l’IRCCS Santa Lucia di Roma: un sensore optoelettronico rileva i movimenti e acquisisce i dati mentre l’astronauta fa finta di lanciare una palla orizzontalmente con vari livelli di forza, 48 ripetizioni. Servirà a capire i meccanismi senso-motori che gli astronauti sviluppano in ambiente di microgravità e identificare quali contromisure apportare nelle missioni spaziali di lunga durata (per esempio l’invio di uomini su Marte) per salvaguardare l’apparato muscoloscheletrico dei cosmonauti.

WEARABLE MONITORING – Basato su una maglietta equipaggiata con sensori in grado di misurare il ritmo del cuore e del respiro durante il sonno, è un’unità elettronica portatile per raccogliere i dati. Dovrebbe contribuire a scoprire nuove strade per migliorare la qualità del sonno. Responsabile del progetto è la Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus. Scopo: approfondire la conoscenza sui meccanismi fisiologici che determinano una ridotta qualità del sonno nello spazio. L’astronauta indosserà, prima di dormire, una maglietta con sensori tessili per la rilevazione dell’elettrocardiogramma e del respiro e la misura delle vibrazioni cardiache più un termometro esterno per la temperatura cutanea. Il sistema registrerà i parametri biologici dell’astronauta durante tutto il periodo di sonno e al risveglio i dati memorizzati verranno trasferiti ad un laptop per la trasmissione a terra delle analisi. Grazie alla sua estrema semplicità d’uso, la maglia sensorializzata servirà per sperimentare un sistema facile da utilizzare sulla terra per la diagnosi remota dei disturbi del sonno direttamente dal domicilio del paziente, nell’ambito di servizi di telemedicina.

POP 3D – Costruita da Altran e Thales Alenia Space, è la via italiana alla stampa tridimensionale in orbita. Si tratta di un dimostratore per un processo di produzione automatizzato per la realizzazione di oggetti a tre dimensioni in assenza di peso. L’obiettivo di questa sperimentazione è consentire in futuro la fabbricazione in orbita di pezzi di ricambio per i veicoli spaziali. La Cristoforetti userà un kit per la produzione automatizzata di un piccolo oggetto di plastica tramite stampante 3D e una videocamera filmerà la creazione dell’oggetto attraverso una finestra trasparente della stampante stessa, consentendo il monitoraggio visivo da terra.

ISSPRESSO – Una macchina a capsule multifunzione in grado di erogare bevande calde, tra le quali il tipico caffè espresso italiano, anche nelle difficili condizioni imposte dallo spazio, in assenza di gravità e secondo leggi di fluidodinamica completamente diverse da quelle che vigono sul nostro pianeta. La macchina, che si chiama appunto Isspresso e dovrebbe essere operativa all’interno della Iss a partire dal prossimo aprile, è stata costruita in Italia dalla collaborazione fra l’azienda ingegneristica torinese Argotec, Lavazza e Finmeccanica-Selex Es. Per assemblare questo pezzetto di bar da far funzionare in orbita gli scienziati sono dovuti ricorrere a tecnologie e studi presi a prestito dal mondo delle trivellazioni petrolifere e dei fluidi per portare l’acqua alla giusta pressione e all’adeguata temperatura. Risultato: un apparecchio che pesa 20 kg all’interno del quale, per esempio, il tubo per l’acqua è realizzato in acciaio (anziché la solita plastica) e resiste a pressioni di più di 400 bar. Isspresso prepara anche tè, tisane e brodi in grado di reidratare gli alimenti degli astronauti.

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Fonte: economyup.it

List of the upcoming space missions and events

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List of the upcoming space missions and events

2014

  • November – (Rosetta) – ESA mission reaches Comet Churyumov-Gerasimenko.
  • November – (Philae) – ESA Rosetta Lander touches down on Comet Churyumov-Gerasimenko.
  • Virgin Galactic will begin scheduled flights of SpaceShipTwo to sub-orbit.

2015

  • February 1 – (Dawn) – NASA’s Dawn spacecraft will enter orbit around Ceres), the first spacecraft to visit a dwarf planet.
  • May – The Indian Space Research Organisation (ISRO) will launch an orbiter towards Venus.
  • July 14 – NASA’s New Horizons spacecraft will arrive at Pluto, becoming the first spacecraft to flyby the dwarf planet and also returning the first close-up images of this distant world and its moons.
  • August 15 – BepiColombo – Launch of ESA and ISAS Orbiter and Lander Missions to Mercury)
  • October – The Google Lunar X Prize may be won by Astrobotic Technology, who has a contract with SpaceX to use one of their rockets to take a lunar rover to the Moon.
  • The ESA’s Don Quijote) spacecraft will launch, a mission to impact an asteroid and study the change in its trajectory to see if such a method could be used to deflect an asteroid away from Earth.
  • China will land its unmanned Chang’e 4 spacecraft on the Moon.
  • Russia is expected to land two unmanned probes on the Moon, Luna-Glob 1 and 2.

2016

  • March – NASA’s next Mars lander, InSight, will launch to the Red Planet to study beneath the surface using a drill.
  • The first part of the ESA’s ExoMars mission, the Trace Gas Orbiter (to study the atmosphere) and the EDM lander (to test landing technologies), will launch to Mars.
  • September – NASA will launch its own asteroid sample return mission, called OSIRIS-REx.
  • Bearing the same name as its successful probes in the 60s, 70s and 80s, Russia will launch a new orbiter called Venera-D to Venus.
  • Sierra Nevada Corporation’s Dream Chaser spacecraft will complete its first flight, launching on an Atlas V rocket.
  • NASA’s solar powered Juno) spacecraft will arrive at Jupiter.
  • The The Indian Space Research Organisation (ISRO) will land its Chandrayaan-2 rover on the Moon, in tandem with a lunar orbiter.

2017

  • July – The ESA’s new solar orbiter, SOLO, will launch to the Sun.
  • December – First flight of NASA’s Space Launch System rocket, taking the (Orion) spacecraft on an unmanned flight around the Moon.
  • China will launch another mission to the Moon, Chang’e 5, this time with the goal of returning lunar samples to Earth.

2018

2019

  • A proposed NASA telescope called EXCEDE (Exoplanetary Circumstellar Environments and Disk Explorer) will launch to observe planet formation around nearby stars.

2020

  • The ISS will be decommissioned and de-orbited at some point after 2020.
  • Russia will launch an orbiter, lander and rover to the Moon on the Luna-Grunt 1 mission.

2021

  • Russia’s next lunar lander, *Luna-Grunt 28, will return samples to Earth.
    NASA’s (Orion) spacecraft will fly with a crew for the first time, possibly taking astronauts to visit an asteroid.

2023

2024

  • Solar Probe Plus will fly into the Sun’s atmosphere (or corona) for the first time.

2231

  • April 5 – Pluto – is passed by Neptune in distance from the Sun for the next 20 years.

10,000

296,000

  • Voyager 2 passes within 4.3 light years of Sirius, the brightest star in the night sky.

4,000,000

1,000,000,000

  • Estimated lifespan of the two Voyager Golden Records, before the information stored on them is rendered unrecoverable.

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Source: reddit.com

Written by filippo

18 November 2014 at 12:09 am

Photography Workshop in New York Day

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Photography Workshop in New York Day

Photography Workshop in New York Day
Sabato 15 dicembre 2012, dalle ore 18:00
Spazio Labo’ Centro di fotografia, Via Frassinago 43/2, Bologna

Presentazione dei lavori realizzati dagli studenti dell’edizione 2012
Anteprima dei workshop della prossima edizione
Ingresso libero

Fra i progetti ci sarà anche il mio “In Oblivion“, ambientato nel quartiere newyorkese di Red Hook.

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Sabato 15 dicembre 2012, a partire dalle ore 18, Spazio Labo’ ti invita ad assistere alla presentazione dei progetti realizzati dagli studenti nel corso dei tre workshop della terza edizione di Photography Workshop in New York, svoltasi dall’11 giugno al 1 luglio 2012.

Per l’occasione saremo inoltre lieti di presentare in anteprima i workshop della quarta edizione del progetto che si svolgeranno a luglio 2013 e il bando per le borse di studio dedicate a giovani fotografi under 26.

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Written by filippo

12 December 2012 at 12:34 pm

Perché spendere tanto per lo Spazio?

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Photography by Curiosity on Mars

Curiosity on Mars

È una domanda ricorrente: 42 anni fa il direttore della NASA rispose così, dopo aver ricevuto una lettera sulla fame nel mondo da una suora

Lunedì scorso un robot automatico (rover) della NASA, Curiosity, ha raggiunto Marte eseguendo un perfetto e molto delicato atterraggio sul pianeta. Per almeno due anni il rover fornirà nuovi dati e informazioni su come è fatto Marte, occupandosi principalmente dello studio delle sue caratteristiche climatiche e geologiche. La missione servirà anche per capire se un tempo sul pianeta esistessero particolari forme di vita e, in prospettiva, per studiare e organizzare una futura missione marziana con astronauti. L’arrivo di Curiosity è stato seguito con grande interesse dai mezzi di comunicazione di tutto il mondo e, come accade spesso in concomitanza con le imprese spaziali, sono iniziate a circolare critiche sull’effettiva utilità nello spendere molti soldi – in questo caso circa 2,5 miliari di dollari – per inviare su Marte il rover, che pesa quasi una tonnellata ed è grande quanto un’automobile. In molti si sono chiesti: perché non usare quel denaro per altre buone cause, direttamente qui sulla Terra?

Una domanda simile fu posta anche nel 1970 all’allora direttore scientifico della NASA, Ernst Stuhlinger, da una suora attiva in Zambia. Considerati i successi del programma Apollo, che aveva consentito di portare l’uomo sulla Luna, il responsabile della NASA aveva proposto di avviare le prime ricerche per una missione spaziale con esseri umani verso Marte. Suor Mary Jacunda gli inviò una lettera, chiedendogli come potesse proporre qualcosa del genere e di così costoso mentre sulla Terra ogni anno milioni di persone pativano la fame. Stuhlinger rispose con una lettera lunga e ben argomentata, che successivamente fu pubblicata dalla NASA con il titolo “Perché esplorare lo Spazio?”.

Di seguito la traduzione integrale della lettera di Stuhlinger, dove sono proposte molte argomentazioni che valgono ancora oggi, a 42 anni di distanza dalla sua pubblicazione, sebbene figlie di un tempo diverso dal nostro. Il mondo era ancora diviso in due blocchi a causa della Guerra fredda, la NASA arrivava dai grandi successi delle prime missioni lunari e poteva godere di molti più fondi, fatte le dovute proporzioni, rispetto agli attuali.

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6 maggio 1970

Cara suor Maria Gioconda,

la sua è una delle tante lettere che ricevo ogni giorno, ma mi ha toccato più profondamente delle altre perché viene da un cuore compassionevole e da una mente profonda. Cercherò di rispondere meglio che posso alla sua domanda.

Prima, tuttavia, desidero esprimere la mia grande ammirazione per lei e per tutte le altre sue coraggiose sorelle, perché state dedicando le vostre vite alla più nobile causa umana: aiutare il proprio prossimo in difficoltà.

Lei chiede nella sua lettera come abbia potuto proporre la spesa di miliardi di dollari per organizzare un viaggio su Marte, in un momento in cui molti bambini su questa Terra muoiono di fame. Lo so che non si aspetta una risposta del tipo “Oh, non sapevo che ci fossero bambini che muoiono di fame, d’ora in poi mi asterrò dalla ricerca spaziale fino a quando il genere umano non avrà risolto la questione!”. In effetti, ho iniziato a essere a conoscenza del problema della fame nel mondo ben prima di sapere che fosse tecnicamente possibile un viaggio verso Marte. Tuttavia, credo – come molti altri miei amici – che viaggiare verso la Luna e forse un giorno verso Marte e altri pianeti sia un’iniziativa che dovremmo affrontare ora, e penso anche che questi tipi di progetti, nel lungo termine, possano contribuire alla soluzione dei gravi problemi che affliggono la Terra molto di più di altri progetti discussi ogni anno, e che portano spesso a risultati tangibili solo dopo molto tempo.

Prima di spiegarle come il nostro programma spaziale possa contribuire alla soluzione dei problemi qui sulla Terra, vorrei raccontarle una storia che pare sia vera e che potrebbe aiutarla a comprendere l’argomento. Circa 400 anni fa, in una cittadina della Germania viveva un conte. Era uno di quei nobili buoni ed era solito dare buona parte dei propri guadagni ai suoi concittadini poveri: erano gesti molto apprezzati, perché c’era molta povertà e le ricorrenti epidemie causavano seri problemi. Un giorno, il conte incontrò uno sconosciuto. Aveva un banco di lavoro e un piccolo laboratorio nella sua abitazione, lavorava sodo di giorno per avere qualche ora ogni sera per lavorare nel suo laboratorio. Metteva insieme piccole lenti ottenute da pezzi di vetro; le montava all’interno di alcuni cilindri e le utilizzava per osservare oggetti molto piccoli. Il conte fu affascinato da ciò che si poteva vedere attraverso quegli strumenti, cose che non aveva mai visto prima. Invitò l’uomo a trasferire il suo laboratorio nel castello, diventando un incaricato speciale per la realizzazione e il perfezionamento dei suoi strumenti ottici.

La gente in città, tuttavia, si arrabbiò molto quando capì che il conte stava impegnando il proprio denaro in quel modo senza uno scopo preciso. «Soffriamo per la peste», dicevano, «mentre lui paga quell’uomo per i suoi passatempi inutili!». Ma il conte rimase fermo sulle sue posizioni. «Vi do tutto quello che posso», disse, «ma darò sostegno anche a quest’uomo e al suo lavoro, perché sento che un giorno ne verrà fuori qualcosa di buono!».

E in effetti qualcosa di buono avvenne, anche grazie al lavoro di altre persone in diversi luoghi: l’invenzione del microscopio. È noto che questa invenzione ha contributo più di molte altre idee al progresso della medicina, e che l’eliminazione della peste e di altre malattie contagiose in molte parti del mondo sia stata possibile in buona parte grazie agli studi resi possibili dal microscopio. Dedicando parte del proprio denaro alla ricerca e alla scoperta di nuove cose, il conte contribuì molto di più a dare sollievo dalla sofferenza umana rispetto a ciò che avrebbe potuto fare dando tutto i propri soldi ai malati di peste.

La situazione cui ci troviamo davanti oggi è simile in molti aspetti a quella che le ho appena raccontato. La presidenza degli Stati Uniti spende circa 200 miliardi di dollari nel proprio bilancio annuale. Questi soldi vanno alla salute, all’istruzione, allo stato sociale, al rinnovamento delle strutture urbane, alle autostrade, ai trasporti, agli aiuti all’estero, alla difesa, alla conservazione del territorio, alla scienza, all’agricoltura e a molte altre realtà all’interno e all’esterno del paese. Circa l’1,6 per cento del budget è stato destinato alla ricerca spaziale quest’anno. Il programma spaziale comprende il Progetto Apollo e molti altri progetti più piccoli legati alla fisica dello spazio, all’astronomia, alla biologia nello spazio, allo studio dei pianeti, all’analisi delle risorse della Terra e all’ingegneria spaziale. Per rendere possibile questa spesa per il programma spaziale, lo statunitense medio con un reddito annuo di 10mila dollari paga circa 30 dollari, con le imposte, per il programma spaziale. Il resto dei suoi soldi, 9.970 dollari, rimangono per la sua sussistenza, per il pagamento di altre imposte, il suo divertimento e per i suoi risparmi.

Ora lei probabilmente mi chiederà: “Perché non prendete 5 o 3 o 1 dollaro di questi 30 pagati dal contribuente medio e non li destinate ai bambini che muoiono di fame?”. Per rispondere a questa domanda, devo spiegarle brevemente come funziona l’economia in questo paese. La situazione è inoltre molto simile in altri paesi. Il governo è costituito da una serie di ministeri (Interno, Giustizia, Salute, Educazione, Stato Sociale, Trasporti, Difesa, eccetera) e da alcuni uffici (National Science Foundation, National Aeronautics and Space Administration e altri). Tutti questi ogni anno preparano un budget sulla base degli incarichi che hanno ricevuto, e ognuno deve poi difendere il proprio budget dal meticoloso lavoro di controllo delle Commissioni del Congresso e dall’Ufficio che si occupa del budget nazionale e dalla presidenza. Quando i fondi sono infine destinati dal Congresso, li possono spendere solamente per le cose specificate nel bilancio.

Il budget della NASA, naturalmente, può essere organizzato solamente per la spesa di risorse legate direttamente all’aeronautica e allo spazio. Se questo budget non venisse approvato dal Congresso, i fondi proposti non utilizzati non diventerebbero disponibili per qualcos’altro; non sarebbero semplicemente prelevati dai contribuenti, salvo la destinazione di quei fondi per l’espansione del budget di un altro ufficio/ministero. Capirà da questa breve descrizione che il sostegno per i bambini affamati, o meglio un aumento dell’impegno profuso già dagli Stati Uniti per questa nobile causa nella forma di aiuti verso l’estero, può essere solo ottenuto se il ministero competente fa richiesta per una linea di credito a questo scopo, e solo se la richiesta viene poi approvata dal Congresso.

Ora lei potrebbe chiedermi se io sia a favore o meno di una mossa di questo tipo da parte del nostro governo. La mia risposta è un sì convinto. Difatti, non avrei alcun problema nel sapere che le mie tasse vengono aumentate di qualche dollaro allo scopo di sfamare i bambini affamati, ovunque si trovino.

So che tutti i miei amici la pensano allo stesso modo. Tuttavia, non potremmo portare in vita un simile programma semplicemente rinunciando a fare progetti per i viaggi verso Marte. Al contrario, penso addirittura che lavorando al programma spaziale posso dare il mio contributo per alleviare e forse risolvere gravi problemi come la povertà e la fame sulla Terra. Alla base del problema della fame ci sono due fattori: la produzione di cibo e la distribuzione del cibo. La produzione del cibo attraverso l’agricoltura, l’allevamento, la pesca e altre operazioni su larga scala è efficiente in alcune parti del mondo, ma radicalmente disastrosa in molte altre parti. Per esempio: le grandi aree di terreno potrebbero essere utilizzate molto meglio se venissero applicati sistemi più efficienti di irrigazione, di fertilizzazione, di previsione del tempo, di piantumazione, di selezione dei campi, di calcolo dei tempi per le coltivazioni e di pianificazione.

Il miglior strumento per migliorare questi fattori è, indubbiamente, lo studio della Terra con satelliti artificiali. Orbitando intorno al pianeta, i satelliti possono monitorare grandi aree di terreno in poco tempo, possono osservare e misurare l’ampia serie di variabili che indicano lo stato e le condizioni dei campi, del suolo, delle precipitazioni eccetera, e possono inviare queste informazioni sulla Terra. Si stima che anche un piccolo sistema di satelliti con il giusto equipaggiamento possa far aumentare la produzione dei campi per molti miliardi di dollari.

La distribuzione del cibo per chi ne ha bisogno è un problema totalmente diverso. La questione non è tanto legata alla possibilità di distribuire grandi volumi, bensì di cooperazione internazionale. Chi controlla un piccolo paese spesso non è a proprio agio con l’idea di ricevere grandi quantità di cibo inviate da una nazione più grande, semplicemente perché teme che insieme con il cibo arrivi anche una maggiore influenza dall’estero. Un efficiente sollievo dalla fame, temo, non arriverà fino a quando tutti i confini tra le nazioni non saranno diventati più labili di adesso. Non penso che l’esplorazione spaziale porterà a questo miracolo dall’oggi al domani. Tuttavia, il programma spaziale è certamente uno dei più promettenti e potenti elementi che lavorano in questa direzione.

Mi permetta di ricordarle la recente tragedia sfiorata dell’Apollo 13. Quando ci siamo avvicinati al momento cruciale del rientro dei nostri astronauti, l’Unione Sovietica ha interrotto tutte le comunicazioni radio russe sulle bande di frequenza usate dal Progetto Apollo per evitare possibili interferenze, e navi russe hanno stazionato nel Pacifico e nell’Atlantico nel caso fosse stata necessaria un’operazione di recupero di emergenza. Se la capsula che trasportava gli astronauti fosse ammarata vicino a una nave russa, i russi si sarebbero senza dubbio dati da fare al pari di quanto avrebbero fatto se ci fossero state in gioco le vite dei loro cosmonauti. Se i loro viaggiatori nello spazio un giorno si dovessero trovare in condizioni di emergenza simili, gli statunitensi farebbero senza alcun dubbio la stessa cosa.

La maggiore produzione di cibo attraverso sistemi di monitoraggio in orbita, e una migliore distribuzione del cibo attraverso migliori relazioni internazionali, sono due esempi di come il programma spaziale possa influenzare la vita sulla Terra. Vorrei ancora citarle due esempi: lo stimolo a ideare nuove tecnologie, e la creazione di conoscenza scientifica.

Le necessità di alta precisione e affidabilità imposta per i componenti di una navicella spaziale per viaggiare verso la Luna sono state senza precedenti nella storia dell’ingegneria. Lo sviluppo di sistemi che raggiungano questi severi requisiti ci ha dato una grande opportunità per trovare nuovi materiali e metodi, per inventare migliori sistemi tecnologici, per realizzare nuove procedure, per allungare la vita delle strumentazioni, e anche per scoprire nuove leggi della natura.

Tutte queste nuove conoscenze tecniche sono ora disponibili anche per applicazioni legate a tecnologie per la Terra. Ogni anno circa mille nuove innovazioni create dal programma spaziale trovano il loro impiego nelle tecnologie qui sulla Terra, e portano a migliori sistemi per la cucina, per le coltivazioni, a migliori navi e aeroplani, a migliori sistemi per le previsioni del tempo, a migliori comunicazioni, a migliori strumenti sanitari, a migliori utensili e strumenti che usiamo nella vita di tutti i giorni. Probabilmente lei ora si chiederà perché dobbiamo prima sviluppare un piccolo sistema di sostegno per la vita per far viaggiare sulla Luna i nostri astronauti, invece di poter costruire un sensore per monitorare il cuore dei pazienti. La risposta è semplice: i progressi significativi nella soluzione di problemi tecnici non sono spesso realizzati attraverso un approccio diretto, ma tramite obiettivi più grandi e ambiziosi che portano a una maggiore motivazione per l’innovazione, che spingono l’immaginazione oltre e fanno sì che gli uomini diano il loro meglio, e che innescano catene a reazione.

Il volo spaziale senza dubbio riveste questo ruolo. Il viaggio verso Marte non sarà certo una fonte diretta di cibo per sfamare gli affamati. Tuttavia, porterà a così tante nuove tecnologie e potenzialità che le ricadute da questo progetto da sole avranno un valore di molto superiore ai costi.

Oltre alla necessità di nuove tecnologie, c’è la continua grande necessità di realizzare nuove scoperte scientifiche, se vogliamo migliorare le condizioni della vita umana sulla Terra. Abbiamo bisogno di più conoscenze nei campi della fisica, della chimica, della biologia, e soprattutto nella medicina per affrontare tutti quei problemi che minacciano l’esistenza della vita umana: la fame, le malattie, la contaminazione del cibo e delle acque, l’inquinamento e i cambiamenti ambientali.

Abbiamo bisogno di più donne e uomini che scelgono di seguire una carriera scientifica e abbiamo bisogno di un migliore sistema di sostegno per quegli scienziati che dimostrano di avere il talento e la determinazione di impegnarsi in lavori di ricerca fruttuosi. Devono essere raggiungibili obiettivi di ricerca ambiziosi, e deve esserci sostegno a sufficienza per i progetti di ricerca. Di nuovo, il programma spaziale con le sue meravigliose opportunità legate alle ricerche sulle lune e i pianeti, sulla fisica e l’astronomia, sulla biologia e la medicina, è uno stimolo ideale per indurre quella reazione tra lavoro scientifico, opportunità di osservare fenomeni naturali, e il sostegno necessario per portare avanti la ricerca.

Tra tutte le attività che sono dirette, controllate e finanziate dal governo statunitense, il programma spaziale è certamente l’attività più visibile e discussa, anche se consuma solamente l’1,6 per cento del budget nazionale e il 3 per mille del prodotto interno lordo nazionale. Come stimolo per lo sviluppo di nuove tecnologie e per la ricerca nelle scienze non ha altri pari. E per questo, potremmo anche dire che il programma spaziale si sta facendo carico di una funzione assunta per tre o quattro millenni dalla guerra.

Quanta sofferenza umana potrebbe essere evitata dalle nazioni, se invece di competere con il lancio di bombe dagli aeroplani e dai razzi ci fosse una competizione per viaggiare verso la Luna! Questa competizione promette grandi vittorie, ma non lascia spazio all’amara sconfitta che porta a nient’altro che alla vendetta e a nuove guerre.

Anche se il nostro programma spaziale sembra portarci via dalla Terra verso la Luna, il Sole, i pianeti e le altre stelle, penso che nessuno di questi corpi celesti troverà la stessa attenzione dedicata dagli scienziati dello spazio verso la Terra. Avremo una Terra migliore, non solo grazie a tutte le nuove conoscenze scientifiche e tecnologiche che potremo applicare per migliorare la vita, ma anche perché iniziamo ad apprezzare meglio il nostro pianeta, la vita e l’uomo.

La fotografia che allego a questa lettera mostra una vista della Terra realizzata dall’Apollo 8 quando era in orbita intorno alla Luna nel Natale del 1968. Di tutti i meravigliosi risultati raggiunti fino a ora dal programma spaziale, questa foto forse è la cosa più importante. Ci ha aperto gli occhi sul fatto che la nostra Terra è una bellissima e preziosa isola sospesa nel vuoto, e che non c’è altro posto per noi in cui vivere se non il sottile strato di superficie del nostro Pianeta, circondato dal nulla scuro dello spazio. Mai così tante persone si erano accorte prima quanto sia limitata la nostra Terra, e quanto sarebbe pericoloso alterare il suo equilibrio ecologico. Da quando questa foto è stata pubblicata, in molti si sono fatti sentire per raccontare i problemi e le sfide per l’uomo di questi tempi: l’inquinamento, la fame, la povertà, la vita nelle città, la produzione di cibo, il controllo delle acque, la sovrappopolazione. Non è sicuramente successo per caso se abbiamo iniziato a renderci conto di queste enormi sfide nel momento in cui l’era spaziale ai suoi primordi ci ha mostrato come appare il nostro Pianeta.

Fortunatamente, l’era spaziale non è solamente uno specchio per vedere noi stessi, è anche una risorsa che ci dà le tecnologie, la motivazione e anche l’ottimismo per affrontare questi problemi con fiducia. Ciò che impariamo dal nostro programma spaziale, penso, segue pienamente ciò che aveva in mente Albert Schweitzer quando disse: “Guardo al futuro con preoccupazione, ma con buona speranza”.

I miei migliori auguri per lei e per i suoi bambini, sempre.

Con viva cordialità,

Ernst Stuhlinger

Earthrise

Earthrise

Fonte: ilpost.it

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Written by filippo

8 August 2012 at 11:25 am