La strada che non presi, Robert Frost

Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei
Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata;
Sebbene il passaggio le avesse rese
quasi simili
ed entrambe quella mattina erano lì uguali
con foglie che nessun passo aveva annerito.
Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io –
io presi la meno battuta,
e quello ha fatto tutta la differenza.
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Two roads diverged in a yellow wood
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;
Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,
And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.
I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I –
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.
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John Fante, La confraternita dell’uva (3° parte)

Edvard Munch, Melancolia
– Ci vai a Donner Pass con tuo padre? – m’interrogò.
– Ma no.
– Insomma, vuoi che il tuo vecchio va da solo fino a lassù, a trascinare pietre, a impastare la malta, a costruire una casa di sassi tutta da solo?
– Se è questo ciò che vuole, si accomodi: io non gli sbarro il passo.
– In altre parole, non te ne frega un cazzo se tuo padre vive o muore.
– Questo lo non l’ho detto, l’ha detto lei.
– E un uomo orgoglioso, – disse Cavallaro, – non lo capisci?
– L’orgoglio precedette la caduta.
D’improvviso il vecchio Zarlingo fece uno scarto e mi assestò un gran ceffone su una guancia, a palmo aperto. Fu un colpo duro, a sorpresa, scioccante. Lui sembrava più sorpreso di me per quello che aveva fatto, e Cavallaro rimase lì interdetto. Io risi. Non potevo far altro. Risi per nascondere la mia rabbia e mi allontanai lungo il vialetto, fino al marciapiede, dove mi voltai, in un impeto d’ira che mi cresceva nelle costole.
– Bifolco! – strillai. – Vecchio bacucco d’un patetico ubriacone!
– Smidollato! – gridò lui, avanzando lungo i gradini verso di me. – E’ meglio che porti rispetto!
Pensai di affrontarlo, pensai perfino di picchiarlo: ma la cosa non aveva senso, non aveva senso specialmente la mia ira, e così me la filai rapidamente. Sbirciando alle mie spalle vidi che stava tirando su una lattina di birra dall’immondizia e che me la tirava dietro. La lattina rotolò innocua oltre i miei piedi, e la cosa mi fece ridere di nuovo. Seguitai a camminare, verso la città. E nella mia mente scattò la decisione: me ne andavo da quella dannata città. Tempo tre, quattro ore, e sarei stato sotto le coperte nel mio letto, lontano quattrocento miglia, ad ascoltare il respiro della risacca, e tutti questi brutti sogni me li sarei scordati. Percorsi tutta Pleasant Street e poi imboccai Lincoln, poi a destra in direzione del capolinea delle corriere.
Nel vicolo, la corriera per Sacramento sbuffava pesantemente raccogliendo un pugno di passeggeri. Comprai un biglietto e mi diressi alla corriera, ma non vi salii. Avevo perduto la facoltà di prendere una decisione. Più indugiavo – coll’autista in attesa che mi osservava di tra la portiera – e più grave mi appariva quella scelta, con la paura che mi s’insinuava dentro, la paura di scoccare un colpo fatale ai miei anziani genitori, la paura di dovermi pentire per il resto dei miei giorni. Dovevo restare. Non per scelta, ma per dovere. Così mi incamminai di nuovo verso casa, cercando in me stesso l’empito di zelo cristiano che mi aveva fatto fare quella buona azione, precostituendomi una ricompensa nei cieli.
Quando raggiunsi casa, la Datsun, e con lei Zarlingo e Cavallaro, non c’erano più. In camera da letto mia madre stava seduta al fianco del vecchio, che svestito giaceva sotto un lenzuolo, nel calore della piccola stanza.
– Dov’eri andato? – disse mia madre. – Ero così preoccupata.
– Di che?
– Tu sei uno scrittore. Questa città, di notte, non è posto per uno come te.
Credetti di sentir singhiozzare mio padre e mi avvicinai a lui. Stava piangendo nel sonno: le lacrime sgorgavano da quegli occhi chiusi. Lei gli asciugava le ciglia umide con l’orlo del lenzuolo.
– Perché piange?
– Sta sognando. Vuole sua madre.
Sua madre. Morta da sessant’anni.
Ammutolii e filai in cucina, in cerca di vino.
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1° parte, 2° parte, 3° parte, 4° parte
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Still Life, di Uberto Pasolini

Un film di Uberto Pasolini.
Con Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Ciaran McIntyre.
Durata 87 min. – Gran Bretagna, Italia 2013.
John May è un funzionario comunale dedicato alla ricerca dei parenti di persone morte in solitudine. Diligente e sensibile, John scrive discorsi celebrativi, seleziona la musica appropriata all’orientamento religioso del defunto, presenzia ai funerali e raccoglie le fotografie di uomini e donne che non hanno più nessuno che li pianga e ricordi. La sua vita ordinata e tranquilla, costruita intorno a un lavoro che ama e svolge con devozione, riceve una battuta d’arresto per […]
Era un po’ che non uscivo dal cinema così soddisfatto!
Il film si denota subito per una gran bella fotografia, ho apprezzato molto la precisione e pulizia delle inquadrature e delle scenografie, così come la regia in generale, che fra l’altro è di un giovane italiano: Uberto Pasolini.
L’atmosfera è leggermente surreale, sicuramente qualcuno potrà obiettare sull’effettiva credibilità che nel 2013 esista un lavoro simile e svolto con questa libertà di movimento e impegno, ma le condizioni, quasi fiabesche, sono ben chiare fin dall’inizio e ci si immerge nel film senza difficoltà.
L’attore, Eddie Marsan, è una piacevolissima sorpresa per me, come protagonista, e da solo regge tutto il film.
Certamente fra i migliori film che ho visto, fra quelli usciti nel 2013.
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Merry Christmas by Apple
Lo spot ufficiale:
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La parodia:
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Il commento migliore:
“se ho un figlio che sta attaccato al telefono così, gli tiro un ceffone che fa il rumore di un portone di chiesa che si chiude”
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