Filippo Venturi Photography | Blog

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La strada che non presi, Robert Frost

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Robert Frost

Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata;
Sebbene il passaggio le avesse rese
quasi simili

ed entrambe quella mattina erano lì uguali
con foglie che nessun passo aveva annerito.
Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io –
io presi la meno battuta,
e quello ha fatto tutta la differenza.

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Two roads diverged in a yellow wood
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I –
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.

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Written by filippo

25 December 2013 at 2:55 pm

Funeral blues, W. H. Auden

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Funeral blues, W. H. Auden

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.

(Traduzione di Gilberto Forti)

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Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent he dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crêpe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood;
For nothing now can ever come to any good.

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Written by filippo

4 December 2013 at 12:01 am

Come un fiume inquinato che scorre

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Charles Bukowski, Like a polluted river flowing

le autostrade sono un groviglio
psicologico di
anime perverse,
fiori morenti nell’ora che muore
del giorno che muore.

vecchie auto, giovani guidatori,
nuovi modelli guidati da
anziani, guidati da
automobilisti senza patente,
da ubriachi, da drogati,
da suicidi, da automobilisti
super-prudenti (i peggiori).

automobilisti con menti da cammello,
automobilisti che si pisciano addosso sui sedili,
automobilisti che bramano di uccidere,
automobilisti che adorano giocare d’azzardo,
automobilisti che incolpano chiunque altro,
automobilisti che odiano tutti,
automobilisti che viaggiano con la pistola.

automobilisti che non sanno
a cosa servono
gli specchietti retrovisori,
a cosa servono le frecce,
automobilisti che guidano senza toccare i freni,
automobilisti che guidano con le gomme lisce.

automobilisti che  guidano piano nella corsia veloce,
automobilisti che odiano le mogli o i mariti,
e vogliono fartela pagare per questo.
automobilisti disoccupati, incazzosi.

rappresentano tutti
l’umanità in generale, esasperati fino in fondo, dementi,
vendicativi, astiosi, mediocri abitanti della nostra cultura, avvoltoi,
sciacalli,squali, remore,pastinache, pidocchi…

tutti sull’autostrada con te
che tallonano,
che tagliano la strada,
che imbrogliano se stessi,
che guardano in cagnesco,
le radio suonano a tutto volume la peggiore musica mai scritta
i serbatoi quasi vuoti,
i motori surriscaldati,
la testa oltre la prossima collina,
incapaci di guidare
o di vivere,
ne sanno di meno di una lumaca che striscia verso casa.

sono quello che vedi ogni giorno
andare dal nulla verso il nulla,
eleggono presidenti, procreano, addobbano
alberi di Natale.

quello che vedi sulle autostrade è quello che c’è,
una processione funebre dietro il morto,
l’orrore più grande dei nostri tempi in movimento

ci vediamo lì domani!

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(Charles Bukowski)

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Written by filippo

24 June 2013 at 8:22 pm