Archive for the ‘Fotografie’ Category
Public Talk al SI Fest

Sabato 9 settembre, alle ore 17.00, sarò presente al SI Fest, il Festival di Fotografia di Savignano sul Rubicone!
L’incontro, intitolato “FIAF presenta il progetto La Famiglia in Italia”, si terrà nella Sala dell’Accademia, in Piazza Borghesi n. 11 e, oltre all’intervento del sottoscritto in qualità di Testimonial del Progetto e di Fujifilm, vedrà quelli di Elena Melloni (Delegato Regionale FIAF) e Gabriele Bartoli (Coordinatore Artistico Regionale).
Per saperne di più, vi rimando al mio post precedente “Testimonial per Fujifilm” :)

Demigods in mostra a Parigi

Il mio lavoro “Demigods”, premiato col 3° premio nella categoria Professionisti / Sport, nel concorso PX3 Prix de la Photographie Paris, è stato esposto nella Galleria Espace Beaurepaire di Parigi!
Di seguito il comunicato ufficiale:
PX3 Paris Photography Prize is proud to present you the exhibition of its 11th edition at the Espace Beaurepaire (Paris 75010), from Tuesday July 11th to Saturday July 15th.
The exhibition will gather more than 30 photographs from PX3 2017.
Isabelle Perrachi, ex-ballerina from the Paris Opéra, is the curator of a part of the Px3 exhibition which she has selctionned and organized according to her main area of interest : the movement.
Exhibition : Tuesday 11th to Sunday 15th of July from 11am until 7pm.
Opening-night : Tuesday 11th from 6pm until 9pm
Gioco della Aita, Urbino 2017
Gioco della Aita 2017
Urbino, Festa del Duca

Aita, Urbino, foto 1

Aita, Urbino, foto 2

Aita, Urbino, foto 3

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Aita, Urbino, foto 23

Aita, Urbino, foto 24
L’Aita era un gioco di squadra rinascimentale di origine militaresca, praticato nella città di Urbino per più di due secoli (dal XV al XVII), nei periodi di non belligeranza. Era praticato dai componenti dalla Legione Metaurense (ossia l’esercito ducale) e rappresentava l’unica occasione in cui i soldati di origine popolana potevano sfidare i soldati di sangue nobile. Riferimenti a questo gioco si trovano anche nel diario di Francesco Maria II (1589-1593), condottiere e ultimo Duca di Urbino. Anche Raffaello Sanzio (1483-1520) da giovane assistette all’Aita, accompagnato dal padre Giovanni Santi (1933-94), che lavorò alla corte di Urbino come organizzatore di feste, scrittore e artista. Fino a qualche anno fa era difficile trovare informazioni precise su questo antico gioco, ma grazie al recente ritrovamento di un documento del 1939, con il quale il podestà dell’epoca fascista riproponeva di organizzare l’Aita qualche simbolo di “maschio addestramento militare”, ora le regole sono note.
Nel 2012, dopo 381 anni, è stata recuperata la tradizione, con lo svolgimento della prima edizione del “Gioco dell’Aita”, dove si affrontano rugbisti di Urbino e dintorni. In seguito è entrato ufficialmente fra i 15 giochi storici riconosciuti e tutelati dallo Stato Italiano. Oggi si gioca in un campo di terra battuta, fra due squadre composte da quindici giocatori. Ogni squadra ha come obiettivo quello di prendere la bandiera della squadra avversaria posta su un palo a circa 3 metri di altezza. Se un giocatore placcato finisce in una delle due pozze di fango messe sui due lati lunghi del campo, è considerato fuori dal gioco. Un giocatore che finisce infangato urla “aita” (che significa “aiuto”) ai suoi compagni, che possono toccarlo per rimetterlo in gioco.
(english version)
The “Aita” was a Renaissance team sport of military origin, performed in the city of Urbino for more than two centuries (from the fifteenth to the seventeenth century) and usually played in non-war times. It was played by the Legione Metaurense (that is to say the Duke’s army) and it represented the only occasion for soldiers of low origin to challenge the gentry ones. Some references concerning this game can be found also in Francesco Maria II’s diaries (1589-1593), warrior and last Duke of Urbino. Raffaello Sanzio (1483-1520) too as a young man saw some matches of Aita together with his father Giovanni Santi (1433-1494), employed at court as celebration master, writer and artist. Until recently it was quite difficult to find precise information concerning this sport, but now the rules are known thanks to the recent finding of a 1939 document in which the Fascist Podestà of that time proposes to organize some “Aita” matches as a symbol of “virile military training”.
In 2012, 381 years later, the tradition came to life in the first modern edition of the “Gioco dell’Aita”, performed by rugby players from Urbino and the nearby area. Later on the “Aita” was enumerated among the 15 historical games protected by the Italian State. Today the game is played in a beaten earth pitch between two teams of 15 players each. The goal is to seize the opposite team flag pinned on a pole, three meters high. If a tackled player ends up in one of the mud puddles situated along the field, he is out of the game. If the same player shouts “aita”, which means “help”, and one of his team-mates touches him, he is back in the game.
L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo
Plautus Festival, Sarsina, 09/08/2017

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 1

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 2

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 3

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 4

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 5

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 6

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 17

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 18

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 19

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 20

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 40

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 42

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 43
Cooperativa Teatro Ghione – Roma presenta
Edoardo Siravo in L’Avaro
Da Tito Maccio Plauto
Traduzione e adattamento: di Michele Di Martino
Con: Stefania Masala, Martino D’Amico, Lucio Ciotola, Gabriella Casali, Enzo D’Arco, Francesco Maccarinelli
Musiche originali: Francesco Verdinelli
Costumi: Daniele Gelsi
Scene: Lisa De Benedittis
Direttore dell’allestimento: Peppe Sabatino
Regia di Nando Sessa
Personaggi e interpreti:
Cacastecchi: Edoardo Siravo
Grappaccia: Stefania Masala
Freccetta: Martino D’Amico
Miraglione: Lucio Ciotola
Baccagliona: Gabriella Casali
Pollastriere: Enzo D’Arco
Stellone: Francesco Maccarinelli
E’ la vivacità drammatica, unita all’essenzialità dello svolgimento, a caratterizzare l’Aulularia, vale a dire la commedia della pentola d’oro: dominante è la figura dell’avaro, interpretato da Edoardo Siravo, certamente uno dei personaggi più riusciti di Plauto e più imitati nei tratti caricaturali, preso a modello, tra gli altri, da Shakespeare e Moliere.
Con la sua maniacale ossessione l’avaro dà vita a tutta la vicenda, mentre la beffa ordita dal servo alla fine si ricompone e lo stesso protagonista, rinsavito dalla sua funesta “malattia”, congeda gli spettatori con un invito ad essere generosi e a non scherzare mai con l’avarizia.
La commedia, diretta da Nando Sessa, è sostenuta da ritmi incalzanti, con il gusto per il “botta e risposta”, per battute sapide e frizzanti che rendono più divertenti i sottintesi dei dialoghi.
Alla stimolante “sensualità” lessicale plautina, al gusto per i doppi sensi, i giochi di parole e gli equivoci, cerca di intonarsi la traduzione e l’adattamento di Michele Di Martino, con una significativa e singolare scelta di frasi e parole dell’originale latino, recitate dagli attori e scandite in metrica nelle parti cantate: sarà pure questo latine loqui, parlare in lingua latina, un modo per rivivere, ancora oggi, la grandezza del mondo classico, per risalire il fiume dei segni che ci arriva dalla civiltà di cui siamo eredi diretti.
Sandro Valbonesi, da Savona al Breithorn

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 1

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 2

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 3

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Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 11

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 12

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Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 14

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 15

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 16

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 17

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 18

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 19

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 20

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 21

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 22

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 23

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 24

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 25

Sandro Valbonesi, da Savona, a Cervinia, alla vetta del Breithorn, foto 26







