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Gioco della Aita, Urbino 2017

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Gioco della Aita 2017
Urbino, Festa del Duca

Aita, Urbino, foto 1

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Aita, Urbino, foto 2

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Aita, Urbino, foto 3

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Aita, Urbino, foto 4

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Aita, Urbino, foto 5

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Aita, Urbino, foto 6

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Aita, Urbino, foto 7

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Aita, Urbino, foto 8

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Aita, Urbino, foto 9

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Aita, Urbino, foto 10

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Aita, Urbino, foto 11

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Aita, Urbino, foto 12

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Aita, Urbino, foto 13

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Aita, Urbino, foto 14

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Aita, Urbino, foto 15

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Aita, Urbino, foto 16

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Aita, Urbino, foto 17

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Aita, Urbino, foto 18

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Aita, Urbino, foto 19

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Aita, Urbino, foto 20

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Aita, Urbino, foto 21

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Aita, Urbino, foto 22

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Aita, Urbino, foto 23

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Aita, Urbino, foto 24

Aita, Urbino, foto 24

L’Aita era un gioco di squadra rinascimentale di origine militaresca, praticato nella città di Urbino per più di due secoli (dal XV al XVII), nei periodi di non belligeranza. Era praticato dai componenti dalla Legione Metaurense (ossia l’esercito ducale) e rappresentava l’unica occasione in cui i soldati di origine popolana potevano sfidare i soldati di sangue nobile. Riferimenti a questo gioco si trovano anche nel diario di Francesco Maria II (1589-1593), condottiere e ultimo Duca di Urbino. Anche Raffaello Sanzio (1483-1520) da giovane assistette all’Aita, accompagnato dal padre Giovanni Santi (1933-94), che lavorò alla corte di Urbino come organizzatore di feste, scrittore e artista. Fino a qualche anno fa era difficile trovare informazioni precise su questo antico gioco, ma grazie al recente ritrovamento di un documento del 1939, con il quale il podestà dell’epoca fascista riproponeva di organizzare l’Aita qualche simbolo di “maschio addestramento militare”, ora le regole sono note.

Nel 2012, dopo 381 anni, è stata recuperata la tradizione, con lo svolgimento della prima edizione del “Gioco dell’Aita”, dove si affrontano rugbisti di Urbino e dintorni. In seguito è entrato ufficialmente fra i 15 giochi storici riconosciuti e tutelati dallo Stato Italiano. Oggi si gioca in un campo di terra battuta, fra due squadre composte da quindici giocatori. Ogni squadra ha come obiettivo quello di prendere la bandiera della squadra avversaria posta su un palo a circa 3 metri di altezza. Se un giocatore placcato finisce in una delle due pozze di fango messe sui due lati lunghi del campo, è considerato fuori dal gioco. Un giocatore che finisce infangato urla “aita” (che significa “aiuto”) ai suoi compagni, che possono toccarlo per rimetterlo in gioco.

 

(english version)

The “Aita” was a Renaissance team sport of military origin, performed in the city of Urbino for more than two centuries (from the fifteenth to the seventeenth century) and usually played in non-war times. It was played by the Legione Metaurense (that is to say the Duke’s army) and it represented the only occasion for soldiers of low origin to challenge the gentry ones. Some references concerning this game can be found also in Francesco Maria II’s diaries (1589-1593), warrior and last Duke of Urbino. Raffaello Sanzio (1483-1520) too as a young man saw some matches of Aita together with his father Giovanni Santi (1433-1494), employed at court as celebration master, writer and artist. Until recently it was quite difficult to find precise information concerning this sport, but now the rules are known thanks to the recent finding of a 1939 document in which the Fascist Podestà of that time proposes to organize some “Aita” matches as a symbol of “virile military training”.

In 2012, 381 years later, the tradition came to life in the first modern edition of the “Gioco dell’Aita”, performed by rugby players from Urbino and the nearby area. Later on the “Aita” was enumerated among the 15 historical games protected by the Italian State. Today the game is played in a beaten earth pitch between two teams of 15 players each. The goal is to seize the opposite team flag pinned on a pole, three meters high. If a tackled player ends up in one of the mud puddles situated along the field, he is out of the game. If the same player shouts “aita”, which means “help”, and one of his team-mates touches him, he is back in the game.

 

Written by filippo

21 August 2017 at 6:41 pm

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Gioco della Aita, Urbino 2016

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Gioco della Aita 2016
Urbino, Festa del Duca

Gioco della Aita, Urbino, foto 1

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Gioco della Aita, Urbino, foto 2

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Gioco della Aita, Urbino, foto 3

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Gioco della Aita, Urbino, foto 4

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Gioco della Aita, Urbino, foto 5

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Gioco della Aita, Urbino, foto 6

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Gioco della Aita, Urbino, foto 7

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Gioco della Aita, Urbino, foto 8

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Gioco della Aita, Urbino, foto 9

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Gioco della Aita, Urbino, foto 10

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Gioco della Aita, Urbino, foto 11

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Gioco della Aita, Urbino, foto 12

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Gioco della Aita, Urbino, foto 13

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Gioco della Aita, Urbino, foto 14

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Gioco della Aita, Urbino, foto 15

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Gioco della Aita, Urbino, foto 16

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Gioco della Aita, Urbino, foto 17

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Gioco della Aita, Urbino, foto 18

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Gioco della Aita, Urbino, foto 19

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Gioco della Aita, Urbino, foto 20

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Gioco della Aita, Urbino, foto 21

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Gioco della Aita, Urbino, foto 22

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Gioco della Aita, Urbino, foto 23

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Gioco della Aita, Urbino, foto 24

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Gioco della Aita, Urbino, foto 25

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Gioco della Aita, Urbino, foto 26

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Gioco della Aita, Urbino, foto 28

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Gioco della Aita, Urbino, foto 29

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Gioco della Aita, Urbino, foto 30

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L’Aita era un gioco di squadra rinascimentale di origine militaresca, praticato nella città di Urbino per più di due secoli (dal XV al XVII), nei periodi di non belligeranza. Era praticato dai componenti dalla Legione Metaurense (ossia l’esercito ducale) e rappresentava l’unica occasione in cui i soldati di origine popolana potevano sfidare i soldati di sangue nobile. Riferimenti a questo gioco si trovano anche nel diario di Francesco Maria II (1589-1593), condottiere e ultimo Duca di Urbino. Anche Raffaello Sanzio (1483-1520) da giovane assistette all’Aita, accompagnato dal padre Giovanni Santi (1933-94), che lavorò alla corte di Urbino come organizzatore di feste, scrittore e artista. Fino a qualche anno fa era difficile trovare informazioni precise su questo antico gioco, ma grazie al recente ritrovamento di un documento del 1939, con il quale il podestà dell’epoca fascista riproponeva di organizzare l’Aita qualche simbolo di “maschio addestramento militare”, ora le regole sono note.

Nel 2012, dopo 381 anni, è stata recuperata la tradizione, con lo svolgimento della prima edizione del “Gioco dell’Aita”, dove si affrontano rugbisti di Urbino e dintorni. In seguito è entrato ufficialmente fra i 15 giochi storici riconosciuti e tutelati dallo Stato Italiano. Oggi si gioca in un campo di terra battuta, fra due squadre composte da quindici giocatori. Ogni squadra ha come obiettivo quello di prendere la bandiera della squadra avversaria posta su un palo a circa 3 metri di altezza. Se un giocatore placcato finisce in una delle due pozze di fango messe sui due lati lunghi del campo, è considerato fuori dal gioco. Un giocatore che finisce infangato urla “aita” (che significa “aiuto”) ai suoi compagni, che possono toccarlo per rimetterlo in gioco.

 

(english version)

The “Aita” was a Renaissance team sport of military origin, performed in the city of Urbino for more than two centuries (from the fifteenth to the seventeenth century) and usually played in non-war times. It was played by the Legione Metaurense (that is to say the Duke’s army) and it represented the only occasion for soldiers of low origin to challenge the gentry ones. Some references concerning this game can be found also in Francesco Maria II’s diaries (1589-1593), warrior and last Duke of Urbino. Raffaello Sanzio (1483-1520) too as a young man saw some matches of Aita together with his father Giovanni Santi (1433-1494), employed at court as celebration master, writer and artist. Until recently it was quite difficult to find precise information concerning this sport, but now the rules are known thanks to the recent finding of a 1939 document in which the Fascist Podestà of that time proposes to organize some “Aita” matches as a symbol of “virile military training”.

In 2012, 381 years later, the tradition came to life in the first modern edition of the “Gioco dell’Aita”, performed by rugby players from Urbino and the nearby area. Later on the “Aita” was enumerated among the 15 historical games protected by the Italian State. Today the game is played in a beaten earth pitch between two teams of 15 players each. The goal is to seize the opposite team flag pinned on a pole, three meters high. If a tackled player ends up in one of the mud puddles situated along the field, he is out of the game. If the same player shouts “aita”, which means “help”, and one of his team-mates touches him, he is back in the game.

 

Written by filippo

17 August 2016 at 6:10 pm

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Mind the G.A.P.

Forlì, Italy
2013

Gioco d’Azzardo Patologico (GAP).

La patologia è descritta nel Manuale Statistico-Diagnostico dei disturbi mentali nella sua IV versione (DSM-IV; 1994) e ha affinità con il gruppo dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi (DOC) e con i comportamenti d’abuso e le dipendenze.

La nozione di dipendenza, storicamente descritta dall’OMS nell’ambito dell’assunzione di sostanze psicoattive, caratterizzata da risposte comportamentali che comprendono il bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo, si è estesa ad altri fenomeni per spiegare anche i sintomi derivanti dalla ripetizione di altre attività, per lo più socialmente accettate, che non implicano l’assunzione di alcuna sostanza.

Queste nuove dipendenze si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti, tra esse le più note sono il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), lo shopping compulsivo, la dipendenza da lavoro e da studio, le dipendenze da tecnologia, le dipendenze affettive e alcuni disturbi alimentari.

L’American Psychiatric Association definisce i seguenti criteri diagnostici per il gioco patologico:

  1. Il soggetto è cronicamente e progressivamente incapace di resistere all’impulso di giocare;
  2. Il gioco compromette, disgrega o danneggia le aspirazioni familiari, personali ed attitudinali, come indicato da almeno tre dei punti che seguono:
  • Arresto per falsificazione, frode, appropriazione indebita o evasione fiscale mirate al conseguimento di denaro per giocare;
  • Mancato risarcimento di un debito o altre pendenze finanziarie;
  • Rapporti familiari o coniugali danneggiati dal gioco;
  • Ottenimento di un prestito da fonti illegali;
  • Incapacità di rendere ragione delle proprie perdite. Se richiesto, il soggetto è capace di procurarsi delle false testimonianze come prova della vincita;
  • Perdita del lavoro per assenteismo causato dalla dedizione al gioco;
  • Necessità di trovare altre persone in grado di prestare dei soldi per alleggerire una situazione finanziaria disperata.

Il mercato del gioco e, in particolare, quello del gioco d’azzardo, legale ed illegale, in Italia è in fortissima espansione anche con riferimento al gioco d’azzardo on line. La spesa in Italia per il gioco d’azzardo è passata dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000 agli oltre 78 miliardi nel 2011 (fonte: Monopoli di Stato).

Oggigiorno nell’UE i servizi di gioco d’azzardo on-line sono offerti e utilizzati ampiamente e l’importanza economica del settore è in crescita. L’offerta on-line è il segmento in più rapida crescita del mercato del gioco d’azzardo e ha rappresentato il 7,5% dei proventi annui del mercato complessivo del gioco d’azzardo nel 2008, il cui volume, secondo le previsioni, dovrebbe raddoppiare entro il 2013 (fonte: Commissione Europea, LIBRO VERDE Sul gioco d’azzardo on-line nel mercato interno).

In Italia la cosiddetta industria del gioco d’azzardo – che comprende giochi storici come Lotto, Totocalcio, Totip, Superenalotto e giochi come Bingo, gratta e vinci e quelli delle slot machine, le scommesse e i più svariati giochi on line su Internet – ha un fatturato equivalente ad una grande azienda italiana che si posiziona al terzo posto nazionale (fonte: Mediobanca, 2010).

Inoltre, la Commissione Parlamentare Antimafia ha stimato in cinquanta miliardi di euro il fatturato annuale della criminalità organizzata (fonte: Gioco News, 2011).

Secondo i dati di Eurispes e le valutazioni di importanti istituti di ricerca, è interessante sapere che nel gioco investe di più chi ha un reddito inferiore: infatti giocano il 47% degli indigenti, il 56% del ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Inoltre, il gioco d’azzardo attira quote sempre più ampie della popolazione e fra i giovani si stima che 450 mila studentesse e 720 studenti siano coinvolti, vale a dire il 47,1% dei giovani che frequentano le scuole medie superiori; mentre, secondo il Cnr, anche l’11% dei minori che gioca d’azzardo rischia di diventare uno scommettitore patologico.

Il sistema normativo, sanzionatorio e di controllo non appare sufficiente a disciplinare, a controllare e a sanzionare una situazione che sta producendo, specie in una fase di recessione economica, effetti devastanti sui redditi delle famiglie, dei soggetti meno abbienti e sulle categorie più deboli della società, giovani ed anziani.

E’ anche il caso di rammentare che i tentativi di suicidio nel giocatore affetto da GAP sono fino a quattro volte superiori rispetto alla media dell’intera popolazione.

In Francia, Spagna, Svizzera, Germania, Stati Uniti il GAP è considerato una malattia e il recupero è sostenuto dallo Stato, mentre in Italia il GAP, non essendo inserito nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) non è ancora stato riconosciuto come una dipendenza per la quale fornire assistenza ai giocatori compulsivi.

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Written by filippo

5 October 2014 at 9:17 pm

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