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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo

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Plautus Festival, Sarsina, 09/08/2017

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 1

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 1

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 2

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 2

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 3

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 3

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 4

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 4

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 5

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 5

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 6

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 6

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 7

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 7

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 8

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 8

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 9

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 9

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 10

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 10

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 11

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 11

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 12

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 12

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 13

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 13

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 14

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 14

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 15

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 15

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 16

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 16

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 17

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 17

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 18

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 18

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 19

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 19

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 20

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 20

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 21

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 21

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 22

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 22

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 23

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 23

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 24

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 24

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 25

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 25

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 26

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 26

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 27

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 27

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 28

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 29

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 29

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 30

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 30

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 31

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 31

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 32

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 33

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L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 34

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 34

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 35

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 36

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 37

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 37

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 38

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 39

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 39

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L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 40

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 41

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 41

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 42

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 42

L'Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 43

L’Avaro di Tito Maccio Plauto, con Edoardo Siravo, foto 43

 

Cooperativa Teatro Ghione – Roma presenta
Edoardo Siravo in L’Avaro
Da Tito Maccio Plauto

Traduzione e adattamento: di Michele Di Martino
Con: Stefania Masala, Martino D’Amico, Lucio Ciotola, Gabriella Casali, Enzo D’Arco, Francesco Maccarinelli
Musiche originali: Francesco Verdinelli
Costumi: Daniele Gelsi
Scene: Lisa De Benedittis
Direttore dell’allestimento: Peppe Sabatino
Regia di Nando Sessa

Personaggi e interpreti:
Cacastecchi: Edoardo Siravo
Grappaccia: Stefania Masala
Freccetta: Martino D’Amico
Miraglione: Lucio Ciotola
Baccagliona: Gabriella Casali
Pollastriere: Enzo D’Arco
Stellone: Francesco Maccarinelli

E’ la vivacità drammatica, unita all’essenzialità dello svolgimento, a caratterizzare l’Aulularia, vale a dire la commedia della pentola d’oro: dominante è la figura dell’avaro, interpretato da Edoardo Siravo, certamente uno dei personaggi più riusciti di Plauto e più imitati nei tratti caricaturali, preso a modello, tra gli altri, da Shakespeare e Moliere.
Con la sua maniacale ossessione l’avaro dà vita a tutta la vicenda, mentre la beffa ordita dal servo alla fine si ricompone e lo stesso protagonista, rinsavito dalla sua funesta “malattia”, congeda gli spettatori con un invito ad essere generosi e a non scherzare mai con l’avarizia.
La commedia, diretta da Nando Sessa,  è sostenuta da ritmi incalzanti, con il gusto per il “botta e risposta”, per battute sapide e frizzanti che rendono più divertenti i sottintesi dei dialoghi.
Alla stimolante “sensualità” lessicale plautina, al gusto per i doppi sensi, i giochi di parole e gli equivoci, cerca di intonarsi la traduzione e l’adattamento di Michele Di Martino, con una significativa e singolare scelta di frasi e parole dell’originale latino, recitate dagli attori e scandite in metrica nelle parti cantate: sarà pure questo latine loqui, parlare in lingua latina, un modo per rivivere, ancora oggi, la grandezza del mondo classico, per risalire il fiume dei segni che ci arriva dalla civiltà di cui siamo eredi diretti.

 

Re Lear, con Giuseppe Pambieri

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Plautus Festival, Sarsina, 30/07/2016
Le foto del backstage sono visibili QUI.

Cooperativa TEATRO GHIONE – Roma
presenta

Giuseppe Pambieri in
RE LEAR
di William Shakespeare

Personaggi e interpreti:
Re Lear > Giuseppe Pambieri
Duca di Cornovaglia > Andrea Zanforlin
Duca di Albania > Antonio Rampino
Conte di Kent > Massimiliano Vado
Conte di Gloucester > Giuseppe Bisogno
Edgar > Mauro Racanati
Edmund > Francesco Maccarinelli
Osvald > Francesca Annunziata
Il buffone > Claudia Campagnola
Goneril > Silvia Siravo
Regan > Guenda Goria
Cordelia > Stella Egitto

Scene: Lisa Dori De Benedittis
Costumi: Daniele Gelsi
Actor coach: Giuseppe Bisogno
Luci: Luca Palmieri

Assistente alla regia Letizia Barbini – Assistente ai costumi Roberto Conforti
Assistente alle scenografie Marco Balsamà – Direttore tecnico Gianni Bernacchia
Audio Fabrizio Ciccolini – Assistente al palcoscenico Matteo Palmieri
Fonico di palco Gianluca Cioccolini – Sarta Sabriba Solimando

Regia di
Giancarlo Marinelli

___

La storia d’amore più grande che si possa raccontare è solo una: quella tra un padre e una figlia. E “Re Lear” è questo. Per tre volte. Visto che ha tre figlie. In fondo, che cosa fa il Lear? Vuole spogliarsi di tutto: del governo, del potere, di ogni questione terrena e tenebrosa, per fare solo e definitivamente il padre.
Non vuole più essere Re. Ma solo Lear. Andare incontro alla Morte come un uomo che, tornato a casa dal lavoro e sfinito ai crucci, va incontro alla sua bambina che l’ha aspettato per tutto il giorno. Questo vorrebbe Padre Lear. Godersi quel momento feroce e dolcissimo della vita in cui la Figlia diventa la Madre di suo Padre. Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori. Ma la trappola del Bardo è in agguato. Goneril, Regan e Cordelia, (sì, anche Cordelia), non vogliono essere Madri. Vogliono essere Padri. E Padroni. Vogliono sostituire il Re senza soluzioni di continuità. Né di virilità. Si sposano e sotto-mettono i mariti con “i fegati da latte”, costringendoli a tradimenti, misfatti, guerre. Dal Gioco alla Tragedia.
Nessuno va più incontro alla Morte. È la Morte che va incontro a tutti. È sempre e solo un problema di ruoli. Ciò che smettiamo di essere e che vogliamo continuare ad essere (Lear desidera essere ancora e solo il Re delle figlie; le figlie non vogliono più essere bambine, ma fingono di esserlo per strappare lo scettro al padre). Ciò che non siamo mai stati e che vorremmo essere, (il Bastardo Edmund). Ciò che siamo e che non siamo mai felici d’essere, (il Legittimo Edgar). L’amore che siamo per qualcuno, (Edgar per Gloucester, Kent per Lear), e la vergogna che siamo per qualcun altro, (Edmund per Gloucester e Gloucester per Edmund).
“Tutti ad una certa ora della vita siamo l’amore per qualcun altro”, ha scritto Renato Simoni, che per il Bardo tanto ha fatto. Ma se sbagli l’ora, anche solo di un minuto, tutto il resto è perduto. Anzi: è silenzio.
Giancarlo Marinelli

Re Lear, con Giuseppe Pambieri (backstage)

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Plautus Festival, Sarsina, 30/07/2016
Le foto dello spettacolo sono visibili QUI.

Cooperativa TEATRO GHIONE – Roma
presenta

Giuseppe Pambieri in
RE LEAR
di William Shakespeare

Personaggi e interpreti:
Re Lear > Giuseppe Pambieri
Duca di Cornovaglia > Andrea Zanforlin
Duca di Albania > Antonio Rampino
Conte di Kent > Massimiliano Vado
Conte di Gloucester > Giuseppe Bisogno
Edgar > Mauro Racanati
Edmund > Francesco Maccarinelli
Osvald > Francesca Annunziata
Il buffone > Claudia Campagnola
Goneril > Silvia Siravo
Regan > Guenda Goria
Cordelia > Stella Egitto

Scene: Lisa Dori De Benedittis
Costumi: Daniele Gelsi
Actor coach: Giuseppe Bisogno
Luci: Luca Palmieri

Assistente alla regia Letizia Barbini – Assistente ai costumi Roberto Conforti
Assistente alle scenografie Marco Balsamà – Direttore tecnico Gianni Bernacchia
Audio Fabrizio Ciccolini – Assistente al palcoscenico Matteo Palmieri
Fonico di palco Gianluca Cioccolini – Sarta Sabriba Solimando

Regia di
Giancarlo Marinelli

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La storia d’amore più grande che si possa raccontare è solo una: quella tra un padre e una figlia. E “Re Lear” è questo. Per tre volte. Visto che ha tre figlie. In fondo, che cosa fa il Lear? Vuole spogliarsi di tutto: del governo, del potere, di ogni questione terrena e tenebrosa, per fare solo e definitivamente il padre.
Non vuole più essere Re. Ma solo Lear. Andare incontro alla Morte come un uomo che, tornato a casa dal lavoro e sfinito ai crucci, va incontro alla sua bambina che l’ha aspettato per tutto il giorno. Questo vorrebbe Padre Lear. Godersi quel momento feroce e dolcissimo della vita in cui la Figlia diventa la Madre di suo Padre. Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori. Ma la trappola del Bardo è in agguato. Goneril, Regan e Cordelia, (sì, anche Cordelia), non vogliono essere Madri. Vogliono essere Padri. E Padroni. Vogliono sostituire il Re senza soluzioni di continuità. Né di virilità. Si sposano e sotto-mettono i mariti con “i fegati da latte”, costringendoli a tradimenti, misfatti, guerre. Dal Gioco alla Tragedia.
Nessuno va più incontro alla Morte. È la Morte che va incontro a tutti. È sempre e solo un problema di ruoli. Ciò che smettiamo di essere e che vogliamo continuare ad essere (Lear desidera essere ancora e solo il Re delle figlie; le figlie non vogliono più essere bambine, ma fingono di esserlo per strappare lo scettro al padre). Ciò che non siamo mai stati e che vorremmo essere, (il Bastardo Edmund). Ciò che siamo e che non siamo mai felici d’essere, (il Legittimo Edgar). L’amore che siamo per qualcuno, (Edgar per Gloucester, Kent per Lear), e la vergogna che siamo per qualcun altro, (Edmund per Gloucester e Gloucester per Edmund).
“Tutti ad una certa ora della vita siamo l’amore per qualcun altro”, ha scritto Renato Simoni, che per il Bardo tanto ha fatto. Ma se sbagli l’ora, anche solo di un minuto, tutto il resto è perduto. Anzi: è silenzio.
Giancarlo Marinelli