Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Kaunas Photo Festival 2016

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Kaunas Photo Festival 2016

Dal 6 settembre il mio lavoro “Made in Korea” sarà esposto al Kaunas Photo Festival 2016, in Lituania!

L’installazione è molto particolare: le fotografie saranno stampate in trasparenza sui finestrini della storica funicolare Zaliakalnis di Kaunas, una delle più antiche del continente ancora in funzione, che quest’anno festeggia l’85° anniversario.
Su un vagone ci sarà, appunto, il mio lavoro sulla Corea del Sud, mentre nell’altro vagone sarà esposto il lavoro del fotografo sloveno Matjaž Tančič sulla Corea del Nord.

L’inaugurazione si terrà martedì 6 settembre, alle ore 18.00 all’indirizzo Aušros str. 6.
La mostra sarà visitabile, fino al 31 ottobre, durante l’orario di funzionamento della funicolare, tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00. Il costo del biglietto è di 0,50 euro.

Piccola curiosità: la funicolare Zaliakalnis conduce sulla collina Aleksotas… che mi ricorda tanto Alec Soth e che prendo come un buon augurio :)

Zaliakalnis Funicular, Kaunas

Zaliakalnis Funicular, Kaunas

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Aggiornamento del 09/09/2016:
Nel telegiornale lituano si parla del Kaunas Photo Festival.
Dal minuto 25:12 si vede l’allestimento del mio lavoro: www.lrt.lt/mediateka/irasas/103375

Allestimento mostra

Allestimento mostra

Allestimento mostra

Allestimento mostra

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Written by filippo

2 settembre 2016 at 7:38 am

Genesi, di Sebastião Salgado, in mostra a Forlì

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Sebastião Salgado, Genesi

La città di Forlì, dopo “Icons” di Steve McCurry, ospiterà la mostra “Genesi” di Sebastião Salgado, uno dei fotografi più importanti al mondo!

Per la seconda volta, dunque, la città aprirà le porte alla grande fotografia, con una esposizione che ha già toccato le grandi città del mondo e sta raccogliendo grandi successi.

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Sebastião Salgado, GENESI
28 ottobre 2016 / 29 gennaio 2017
Chiesa di San Giacomo, Piazza Guido da Montefeltro, Forlì

La mostra è composta da 245 immagini in bianco e nero che raccontano luoghi del mondo ancora incontaminati: dall’Antartide alla Patagonia, dal Circolo Polare Artico all’Amazzonia.

Il progetto ha richiesto 10 anni, nei quali l’autore ha viaggiato alla ricerca di luoghi incontaminati, in cui poter tornare alle origini, che diventano un grido d’allarme, un modo potente di porre al centro dell’attenzione la conservazione dell’ambiente e un rapporto più armonico tra l’uomo e la natura.

“Il successo travolgente di McCurry (oltre 75mila visitatori) – dice Roberto Pinza presidente della Fondazione Carisp promotrice dell’evento in collaborazione con il Comune di Forlì – ci ha posto un problema, quello di continuare su questa strada con eventi dello stesso livello. Eguagliare McCurry non sarà semplice ma noi ci proviamo. Da adesso in poi Forlì ospiterà ogni anno un grande evento legato alla fotografia“.

(All’epoca di McCurry avevo ipotizzato che sarebbe potuto arrivare Salgado; per continuare la tradizione, ipotizzo che l’anno prossimo toccherà a Vivian Maier)

A differenza di “Icons”, la mostra “Genesi” si svolgerà al San Giacomo e non al San Domenico, una scelta fatta anche su richiesta di Lélia Salgado, compagna di Sebastião e ideatrice della mostra con la sua agenzia Amazonas Images, che nei mesi scorsi ha fatto diversi sopralluoghi a Forlì.

L’allestimento sarà suddiviso in cinque sezioni pari alle parti del mondo visitate da Salgado e avrà uno svolgimento lineare e alla luce naturale senza le scenografie utilizzate invece per McCurry.

Il 2 ottobre, alle 17.30, al San Giacomo, sarà proiettato il documentario sul lavoro di Salgado intitolato “Il sale della terra” realizzato da Wim Wenders, insieme al figlio di Sebastião, Juliano Ribeiro Salgado.

Fonte: forlitoday.it, ilrestodelcarlino.it

Sebastião Salgado, Genesi

Sebastião Salgado, Genesi

Sebastião Salgado, Genesi

Sebastião Salgado, Genesi

Sebastião Salgado, Genesi

Sebastião Salgado, Genesi

Sebastião Salgado, Genesi

Sebastião Salgado, Genesi

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Written by filippo

30 agosto 2016 at 9:57 am

Agamennone, con Paolo Graziosi e Daniela Poggi

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Plautus Festival, Sarsina, 17/08/2016
Le foto del backstage sono visibili QUI.

AC ZERKALO – Roma e Compagnia LOMBARDI-TIEZZI – Firenze presentano
Paolo Graziosi e Daniela Poggi in AGAMENNONE
da Eschilo, di Fabrizio Sinisi

Con: Elisabetta Arosio e Valeria Perdonò
Scene: Elisabetta Salvatori
Costumi: Sara Bianchi
Regia: Alessandro Machia

Personaggi e interpreti:
Paolo Graziosi (Agamennone)
Daniela Poggi (Clitemnestra)
Elisabetta Arosio (Città)
Valeria Perdonò (Cassandra)

Trama
Agamennone, re e capo della spedizione achea contro Troia, sbarca ad Argo dopo dieci anni di guerra. Porta con sé Cassandra, giovane preda di guerra, amante e profetessa. Ad attenderlo Clitemnestra, piena di rancore e di vendetta per il sacrificio della figlia Ifigenia sull’altare della guerra. Ma lo aspetta anche Argo stessa: la città, la polis, nella persona del suo Coro. Agamennone e Cassandra moriranno nella congiura di Clitemnestra. Questa è la trama, celeberrima, dell’Agamennone di Eschilo, primo pannello del trittico di Orestea.

Ventiquattro ore. Tre donne e un solo uomo destinato a morire.
Ma chi sono queste figure? Chi e cosa sono adesso? Agamennone non è più l’uomo della guerra, ma l’uomo della stanchezza e del disincanto, l’uomo che tutto sa perché tutto ha visto e tutto ha provato. Cassandra è la giovane donna, è l’emblema della città di Troia ferita e distrutta e proprio dal fondo di questa rovina vede e sente ogni cosa: Cassandra vive nel profondo, alla radice delle cose. Poi c’è Clitemnestra, la protagonista. Clitemnestra è il grande conflitto della Donna: rovescia l’attesa di Penelope, da luogo dell’attesa diventa luogo della rabbia, mano del sacrificio; in Clitemnestra l’uomo d’oggi vede la terribile giustizia dell’umano, la febbre dell’esistenza che diventa violenza, il lutto che diventa ferocia. E infine il Coro, lo sfondo dell’esistente: la città, la politica; il Coro è la società e, dunque, la paura e lo scandalo. Tutto si svolge nell’arco di tempo che va dall’arrivo di Agamennone ad Argo fino al suo omicidio. In questo lasso di tempo, tutti i personaggi del dramma vengono a confronto in un agone sfrenato: Agamennone e Cassandra, nella loro complicità di padrone e di schiava, eppure entrambi vittime dell’orrore della guerra; Cassandra e Clitemnestra, la ragazza e la donna, la moglie e l’amante; Agamennone e Clitemnestra, l’Uomo e la Donna, il Marito e la Moglie, separati da dieci anni di assenza e dal sacrificio di una figlia. E infine la Città, l’istanza etica, perduta e dimenticata. Tutti gli elementi del dramma eschileo vengono qui messi a reazione, scatenati uno contro l’altro fino all’estremo, in una tensione di amore e rabbia, erotismo, malinconia e furore, fino all’esplosione dell’omicidio.
– Fabrizio Sinisi

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Agamennone, con Paolo Graziosi e Daniela Poggi (backstage)

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Plautus Festival, Sarsina, 17/08/2016
Le foto dello spettacolo sono visibili QUI.

AC ZERKALO – Roma e Compagnia LOMBARDI-TIEZZI – Firenze presentano
Paolo Graziosi e Daniela Poggi in AGAMENNONE
da Eschilo, di Fabrizio Sinisi

Con: Elisabetta Arosio e Valeria Perdonò
Scene: Elisabetta Salvatori
Costumi: Sara Bianchi
Regia: Alessandro Machia

Personaggi e interpreti:
Paolo Graziosi (Agamennone)
Daniela Poggi (Clitemnestra)
Elisabetta Arosio (Città)
Valeria Perdonò (Cassandra)

Trama
Agamennone, re e capo della spedizione achea contro Troia, sbarca ad Argo dopo dieci anni di guerra. Porta con sé Cassandra, giovane preda di guerra, amante e profetessa. Ad attenderlo Clitemnestra, piena di rancore e di vendetta per il sacrificio della figlia Ifigenia sull’altare della guerra. Ma lo aspetta anche Argo stessa: la città, la polis, nella persona del suo Coro. Agamennone e Cassandra moriranno nella congiura di Clitemnestra. Questa è la trama, celeberrima, dell’Agamennone di Eschilo, primo pannello del trittico di Orestea.

Ventiquattro ore. Tre donne e un solo uomo destinato a morire.
Ma chi sono queste figure? Chi e cosa sono adesso? Agamennone non è più l’uomo della guerra, ma l’uomo della stanchezza e del disincanto, l’uomo che tutto sa perché tutto ha visto e tutto ha provato. Cassandra è la giovane donna, è l’emblema della città di Troia ferita e distrutta e proprio dal fondo di questa rovina vede e sente ogni cosa: Cassandra vive nel profondo, alla radice delle cose. Poi c’è Clitemnestra, la protagonista. Clitemnestra è il grande conflitto della Donna: rovescia l’attesa di Penelope, da luogo dell’attesa diventa luogo della rabbia, mano del sacrificio; in Clitemnestra l’uomo d’oggi vede la terribile giustizia dell’umano, la febbre dell’esistenza che diventa violenza, il lutto che diventa ferocia. E infine il Coro, lo sfondo dell’esistente: la città, la politica; il Coro è la società e, dunque, la paura e lo scandalo. Tutto si svolge nell’arco di tempo che va dall’arrivo di Agamennone ad Argo fino al suo omicidio. In questo lasso di tempo, tutti i personaggi del dramma vengono a confronto in un agone sfrenato: Agamennone e Cassandra, nella loro complicità di padrone e di schiava, eppure entrambi vittime dell’orrore della guerra; Cassandra e Clitemnestra, la ragazza e la donna, la moglie e l’amante; Agamennone e Clitemnestra, l’Uomo e la Donna, il Marito e la Moglie, separati da dieci anni di assenza e dal sacrificio di una figlia. E infine la Città, l’istanza etica, perduta e dimenticata. Tutti gli elementi del dramma eschileo vengono qui messi a reazione, scatenati uno contro l’altro fino all’estremo, in una tensione di amore e rabbia, erotismo, malinconia e furore, fino all’esplosione dell’omicidio.
– Fabrizio Sinisi

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Gioco della Aita, Urbino 2016

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Gioco della Aita 2016
Urbino, Festa del Duca

Gioco della Aita, Urbino, foto 1

Gioco della Aita, Urbino, foto 1

Gioco della Aita, Urbino, foto 2

Gioco della Aita, Urbino, foto 2

Gioco della Aita, Urbino, foto 3

Gioco della Aita, Urbino, foto 3

Gioco della Aita, Urbino, foto 4

Gioco della Aita, Urbino, foto 4

Gioco della Aita, Urbino, foto 5

Gioco della Aita, Urbino, foto 5

Gioco della Aita, Urbino, foto 6

Gioco della Aita, Urbino, foto 6

Gioco della Aita, Urbino, foto 7

Gioco della Aita, Urbino, foto 7

Gioco della Aita, Urbino, foto 8

Gioco della Aita, Urbino, foto 8

Gioco della Aita, Urbino, foto 9

Gioco della Aita, Urbino, foto 9

Gioco della Aita, Urbino, foto 10

Gioco della Aita, Urbino, foto 10

Gioco della Aita, Urbino, foto 11

Gioco della Aita, Urbino, foto 11

Gioco della Aita, Urbino, foto 12

Gioco della Aita, Urbino, foto 12

Gioco della Aita, Urbino, foto 13

Gioco della Aita, Urbino, foto 13

Gioco della Aita, Urbino, foto 14

Gioco della Aita, Urbino, foto 14

Gioco della Aita, Urbino, foto 15

Gioco della Aita, Urbino, foto 15

Gioco della Aita, Urbino, foto 16

Gioco della Aita, Urbino, foto 16

Gioco della Aita, Urbino, foto 17

Gioco della Aita, Urbino, foto 17

Gioco della Aita, Urbino, foto 18

Gioco della Aita, Urbino, foto 18

Gioco della Aita, Urbino, foto 19

Gioco della Aita, Urbino, foto 19

Gioco della Aita, Urbino, foto 20

Gioco della Aita, Urbino, foto 20

Gioco della Aita, Urbino, foto 21

Gioco della Aita, Urbino, foto 21

Gioco della Aita, Urbino, foto 22

Gioco della Aita, Urbino, foto 22

Gioco della Aita, Urbino, foto 23

Gioco della Aita, Urbino, foto 23

Gioco della Aita, Urbino, foto 24

Gioco della Aita, Urbino, foto 24

Gioco della Aita, Urbino, foto 25

Gioco della Aita, Urbino, foto 25

Gioco della Aita, Urbino, foto 26

Gioco della Aita, Urbino, foto 26

Gioco della Aita, Urbino, foto 28

Gioco della Aita, Urbino, foto 28

Gioco della Aita, Urbino, foto 29

Gioco della Aita, Urbino, foto 29

Gioco della Aita, Urbino, foto 30

Gioco della Aita, Urbino, foto 30

L’Aita era un gioco di squadra rinascimentale di origine militaresca, praticato nella città di Urbino per più di due secoli (dal XV al XVII), nei periodi di non belligeranza. Era praticato dai componenti dalla Legione Metaurense (ossia l’esercito ducale) e rappresentava l’unica occasione in cui i soldati di origine popolana potevano sfidare i soldati di sangue nobile. Riferimenti a questo gioco si trovano anche nel diario di Francesco Maria II (1589-1593), condottiere e ultimo Duca di Urbino. Anche Raffaello Sanzio (1483-1520) da giovane assistette all’Aita, accompagnato dal padre Giovanni Santi (1933-94), che lavorò alla corte di Urbino come organizzatore di feste, scrittore e artista. Fino a qualche anno fa era difficile trovare informazioni precise su questo antico gioco, ma grazie al recente ritrovamento di un documento del 1939, con il quale il podestà dell’epoca fascista riproponeva di organizzare l’Aita qualche simbolo di “maschio addestramento militare”, ora le regole sono note.

Nel 2012, dopo 381 anni, è stata recuperata la tradizione, con lo svolgimento della prima edizione del “Gioco dell’Aita”, dove si affrontano rugbisti di Urbino e dintorni. In seguito è entrato ufficialmente fra i 15 giochi storici riconosciuti e tutelati dallo Stato Italiano. Oggi si gioca in un campo di terra battuta, fra due squadre composte da quindici giocatori. Ogni squadra ha come obiettivo quello di prendere la bandiera della squadra avversaria posta su un palo a circa 3 metri di altezza. Se un giocatore placcato finisce in una delle due pozze di fango messe sui due lati lunghi del campo, è considerato fuori dal gioco. Un giocatore che finisce infangato urla “aita” (che significa “aiuto”) ai suoi compagni, che possono toccarlo per rimetterlo in gioco.

 

(english version)

The “Aita” was a Renaissance team sport of military origin, performed in the city of Urbino for more than two centuries (from the fifteenth to the seventeenth century) and usually played in non-war times. It was played by the Legione Metaurense (that is to say the Duke’s army) and it represented the only occasion for soldiers of low origin to challenge the gentry ones. Some references concerning this game can be found also in Francesco Maria II’s diaries (1589-1593), warrior and last Duke of Urbino. Raffaello Sanzio (1483-1520) too as a young man saw some matches of Aita together with his father Giovanni Santi (1433-1494), employed at court as celebration master, writer and artist. Until recently it was quite difficult to find precise information concerning this sport, but now the rules are known thanks to the recent finding of a 1939 document in which the Fascist Podestà of that time proposes to organize some “Aita” matches as a symbol of “virile military training”.

In 2012, 381 years later, the tradition came to life in the first modern edition of the “Gioco dell’Aita”, performed by rugby players from Urbino and the nearby area. Later on the “Aita” was enumerated among the 15 historical games protected by the Italian State. Today the game is played in a beaten earth pitch between two teams of 15 players each. The goal is to seize the opposite team flag pinned on a pole, three meters high. If a tackled player ends up in one of the mud puddles situated along the field, he is out of the game. If the same player shouts “aita”, which means “help”, and one of his team-mates touches him, he is back in the game.

 

Written by filippo

17 agosto 2016 at 6:10 PM

Pubblicato su Fotografie

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