Filippo Venturi Photography | Blog

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Il vero amico (parte 2)

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Prima parte delle fotografie QUI.

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“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Teatro e Società presenta
IL VERO AMICO
di Carlo Goldoni

con Massimo De Francovich – Gianna Giachetti – Lorenzo Lavia – Francesco Bonomo
e Federica Rosellini – Massimo Di Michele – Valentina Bartolo – Daniel Dwerryhouse

Scene: Matteo Soltanto
Luci: Pietro Sperduti
Musiche: Paolo Daniele
Costumi: Alessandro Lai
Regia: Lorenzo Lavia

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Note di regia

Quando mi chiedono come mai ho deciso di portare in scena Il Vero Amico, la mia risposta è “perché fa ridere” e senza falsi giri di parole è stato questo il vero ed anche il primo motivo per la scelta del testo. Ma è anche vero che il riso è solo l’effetto di un pensiero molto più profondo e non si può fermare solamente a questo, specialmente quando si affronta un grande autore della nostra tradizione teatrale come Carlo Goldoni, che essendo un autore che scrive in lingua italiana non semplifica la messa in scena.
Quando mettiamo in scena un autore straniero, specialmente un classico, si ha la “fortuna” di poterlo tradurre e quindi di estrapolare il vero significato della parola, soprattutto se si tratta di un linguaggio antico. Gli inglesi invidiano gli attori degli altri paesi perchè possono tradurre Shakespeare e non essere costretti ad un verso ed un ritmo che spesso tolgono il vero significato della parola: l’ “essere o non essere” ne è un chiaro esempio, così come per noi vedere “Sei personaggi in cerca d’autore” a Londra improvvisamente ce lo rende molto più chiaro.
Io credo che nel teatro di oggi siamo costretti a tradurre, a trasportare, a tradire un testo. Ma come si può tradurre dall’italiano all’italiano, come si può tradire per tirar fuori il pensiero se anche io sono costretto dalla parola di Goldoni, come gli inglesi con quella di Shakespeare?
Carlo Goldoni verso la metà del Settecento cominciò a porsi il problema dello scarso successo delle sue opere all’estero, come diceva lui “talvolta compatite”, e attribuì la colpa al fatto che il suo fosse un teatro “più di dialogo, che di intreccio”. Ed ecco il vero Amico l’esatto opposto. Un intreccio molto divertente, ma all’interno di una storia fatta di equivoci mette un personaggio di nome Ottavio, anche lui padre, anche lui “avaro”, anche lui con il grande problema della cassetta che sarà fondamentale per lo svolgimento della storia. Ogni personaggio ha il suo doppio e, come sappiamo, ogni doppio è il perturbante del suo corrispettivo, ma esiste l’elemento del denaro, e quindi della cassetta, come il vero perturbante di tutti i personaggi e della storia. Così, come in un gioco di analogie, abbiamo: Ottavio, la cassetta, “l’Avaro”, Arpagone, un personaggio scritto quasi cent’anni prima.
In una diatriba dell’epoca Diderot fu accusato di plagio nei confronti Goldoni, ma Diderot, a sua volta, accusò di plagio Goldoni nei confronti di Moliere, per aver copiato il personaggio di Arpagone nel suo Il Vero Amico. Goldoni non accettò la parola “plagio”, dicendo che si trattava di storie diverse, però, con grande onestà intellettuale, in una lettera di risposta a Diderot ammise la citazione, il gesto d’affetto nei confronti dell’ “Avaro”. Ma questo “gesto d’affetto” è molto importante all’interno della commedia.
È proprio partendo da questo punto che ho risolto il mio “problema” di dover tradurre/tradire il testo: ho aggiunto in due punti dello spettacolo delle battute prese dall’Avaro che traducono e tradiscono il testo originale, ma ce ne aprono anche un mondo più nascosto, senza toccare le parole scritte da Goldoni e soprattutto il mio primo intento, che resta quello di far ridere il pubblico.
– Lorenzo Lavia

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Written by filippo

15 agosto 2014 at 10:49 PM

Il vero amico (parte 1)

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Seconda parte delle fotografie QUI.

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“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Teatro e Società presenta
IL VERO AMICO
di Carlo Goldoni

con Massimo De Francovich – Gianna Giachetti – Lorenzo Lavia – Francesco Bonomo
e Federica Rosellini – Massimo Di Michele – Valentina Bartolo – Daniel Dwerryhouse

Scene: Matteo Soltanto
Luci: Pietro Sperduti
Musiche: Paolo Daniele
Costumi: Alessandro Lai
Regia: Lorenzo Lavia

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Note di regia

Quando mi chiedono come mai ho deciso di portare in scena Il Vero Amico, la mia risposta è “perché fa ridere” e senza falsi giri di parole è stato questo il vero ed anche il primo motivo per la scelta del testo. Ma è anche vero che il riso è solo l’effetto di un pensiero molto più profondo e non si può fermare solamente a questo, specialmente quando si affronta un grande autore della nostra tradizione teatrale come Carlo Goldoni, che essendo un autore che scrive in lingua italiana non semplifica la messa in scena.
Quando mettiamo in scena un autore straniero, specialmente un classico, si ha la “fortuna” di poterlo tradurre e quindi di estrapolare il vero significato della parola, soprattutto se si tratta di un linguaggio antico. Gli inglesi invidiano gli attori degli altri paesi perchè possono tradurre Shakespeare e non essere costretti ad un verso ed un ritmo che spesso tolgono il vero significato della parola:  l’ “essere o non essere” ne è un chiaro esempio, così come per noi vedere “Sei personaggi in cerca d’autore” a Londra improvvisamente ce lo rende molto più chiaro.
Io credo che nel teatro di oggi siamo costretti a tradurre, a trasportare, a tradire un testo. Ma come si può tradurre dall’italiano all’italiano, come si può tradire per tirar fuori il pensiero se anche io sono costretto dalla parola di Goldoni, come gli inglesi con quella di Shakespeare?
Carlo Goldoni verso la metà del Settecento cominciò a porsi il problema dello scarso successo delle sue opere all’estero, come diceva lui “talvolta compatite”, e attribuì la colpa al fatto che il suo fosse un teatro “più di dialogo, che di intreccio”. Ed ecco il vero Amico l’esatto opposto. Un intreccio molto divertente, ma all’interno di una storia fatta di equivoci mette un personaggio di nome Ottavio, anche lui padre, anche lui “avaro”, anche lui con il grande problema della cassetta che sarà fondamentale per lo svolgimento della storia. Ogni personaggio ha il suo doppio e, come sappiamo, ogni doppio è il perturbante del suo corrispettivo, ma esiste l’elemento del denaro, e quindi della cassetta, come il vero perturbante di tutti i personaggi e della storia. Così, come in un gioco di analogie, abbiamo: Ottavio, la cassetta, “l’Avaro”, Arpagone, un personaggio scritto quasi cent’anni prima.
In una diatriba dell’epoca Diderot fu accusato di plagio nei confronti Goldoni, ma Diderot, a sua volta, accusò di plagio Goldoni nei confronti di Moliere, per aver copiato il personaggio di Arpagone nel suo Il Vero Amico. Goldoni non accettò la parola “plagio”, dicendo che si trattava di storie diverse, però, con grande onestà intellettuale, in una lettera di risposta a Diderot ammise la citazione, il gesto d’affetto nei confronti dell’ “Avaro”. Ma questo “gesto d’affetto” è molto importante all’interno della commedia.
È proprio partendo da questo punto che ho risolto il mio “problema” di dover tradurre/tradire il testo: ho aggiunto in due punti dello spettacolo delle battute prese dall’Avaro che traducono e tradiscono il testo originale, ma ce ne aprono anche un mondo più nascosto, senza toccare le parole scritte da Goldoni e soprattutto il mio primo intento, che resta quello di far ridere il pubblico.
– Lorenzo Lavia

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Written by filippo

15 agosto 2014 at 10:30 PM

La luna degli attori

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“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Soc. Coop. Teatro Artigiano presenta
LA LUNA DEGLI ATTORI
di Ken Ludwig

con Paola Quattrini – Pietro Longhi
e con Miriam Mesturino

Scene: Mario Amodio
Costumi: Lucia Mariani
Regia: Silvio Giordani

Personaggi e interpreti:
Charlotte – Paola Quattrini
George – Pietro Longhi
Roz – Miriam Mesturino
Paul – Geremia Longobardo
Howard – Pierre Bresolin
Zia Molly – Lucia Ricalzone
Richard – Paolo Perinelli
Eileen – Ludovica Rei

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“Adesso stammi a sentire, ragazza mia. Il teatro sta morendo. Forse!
Diciamo che è un affascinante invalido
che si sta trascinando faticosamente attraverso il deserto,
con un solo polmone nel debole petto – ma ancora respira.
Ed è tutto ciò che abbiamo.
E’ il nostro unico aggancio con l’umanità.
Senza il teatro, saremmo tutti reazionari.”
Zia Molly

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“La luna degli attori” di Ken Ludwig è una commedia che è stata portata in scena con grande successo nel 1996 da Anna Proclemer, Giorgio Albertazzi e Alessandra Casella, ed oggi viene riproposta da Paola Quattrini, Pietro Longhi e Miriam Mesturino.

L’opera racconta le disavventure di una compagnia teatrale degli anni ’50: per gli attori George, Charlotte e Roz non e’ difficile stare in scena, ma uscire di scena.
Gli anni passano, gli incassi non sono più quelli di una volta e per questo prendono il via litigi, incomprensioni, identità scambiate, amori e amanti, infiniti equivoci che culminano nell’entrata in scena del capocomico ubriaco, che sbaglia completamente commedia lasciando di stucco i colleghi.
Questo testo ha il pregio di disegnare personaggi e umori autentici e di portare a termine un’analisi profonda del mondo dello spettacolo, dei suoi vizi e delle sue virtù, giocando con ritmo serrato in un clima di grande divertimento.
Con leggerezza costringe lo spettatore ad un impietoso sguardo sulle debolezze umane e sulla “crudeltà” di certi rapporti: la vita e le disavventure di questa compagnia teatrale diventano metafora dell’intera società contemporanea. Come dicevano i Latini: ridendo castigat mores.

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Written by filippo

13 agosto 2014 at 10:44 PM

Casina (Plauto), con Corrado Tedeschi

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 1

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 1

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 2

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 2

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 3

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 3

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 4

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 4

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 5

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 5

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 6

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 6

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 7

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 7

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 8

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 8

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 9

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 9

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 10

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 10

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 11

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 11

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 12

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 12

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 13

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 13

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 14

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 14

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 15

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 15

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 16

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 16

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 17

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 18

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 18

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 19

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 20

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 20

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 21

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 22

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 23

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 24

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 25

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 25

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 26

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 27

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 28

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 29

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 30

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 31

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 32

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 33

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 34

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 35

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 36

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 36

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 37

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 38

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 39

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 39

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 40

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 41

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Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 42

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 42

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 43

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 43

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 44

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 44

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 45

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 45

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 46

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 46

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 47

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 47

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 48

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 48

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 49

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 49

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 50

Plauto, Casina (con Corrado Tedeschi), foto 50

 

“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Teatro Europeo Plautino presenta, in prima nazionale,
Corrado Tedeschi in CASINA
di Tito Maccio Plauto

con Barbara Bovoli
e con Annalisa Salis – Massimo Boncompagni – Maria Laura Caselli – Mauro Eusti – Antonio Salerno

Musica dal vivo: Maria Laura Caselli
Scene: Mauro Eusti
Aiuto regia: Riccardo Bartoletti
Regia: Cristiano Roccamo

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Trama

La commedia, ambientata ad Atene, narra la storia di un uomo sposato, Lisidamo, e di suo figlio, Eutinico, innamorati entrambi della schiava Casina, una trovatella da loro adottata. Con il proposito di averla come amante, Lisidamo si serve del suo fattore, Olimpione, invitandolo a sposarla; ma lo stesso fa il figlio con il suo scudiero, Calino. Perché non gli intralci il progetto Lisidamo spedisce il figlio all’estero. A quel punto la moglie, Cleostrata, prende le parti dello scudiero a favore del figlio. Dopo molte discussioni Cleostrata e Lisidamo decidono di estrarre a sorte chi sarà il marito della bella schiava: il fato premia Olimpione. Lisidamo organizza, quindi, un piano per poter dormire con Casina la prima notte di nozze: con la complicità di un amico, che gli offre la propria casa per le cebrazioni, invita i vicini al banchetto nuziale e poi ordina a Olimpione di condurre la giovane nella casa rimasta vuota, dove passerà la notte con lui. La moglie, venuta a conoscenza dei propositi del marito, prepara però un contropiano: traveste lo scudiero Calino e lo scambia con Casina. Olimpione finirà quindi per sposarsi non con Casina, ma con Calino. Una volta terminata la festa, Lisidamo, convinto di essere con Casina, comincia a spogliarla, ricevendo però un’amara sorpresa e fuggendo umiliato. Durante la fuga incrocia la moglie che, dopo averlo mortificato e sgridato per quanto accaduto, soddisfatta della sua vendetta, lo perdona. Si verrà poi a scoprire che Casina è in realtà la figlia del vicino e, da donna libera, sposerà infine Eutinico.

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Written by filippo

12 agosto 2014 at 6:36 am

Processo alla strega, con Ornella Muti

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“Plautus Festival 2014”, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Teatroper presenta
PROCESSO ALLA STREGA, di Silvano Spada
Ispirato a “Processo alla strega Matteuccia Di Francesco” di Domenico Mammoli

con Ornella Muti – Massimiliano Vado – Amerigo Fontani – Barbara Bovoli – Michele Savoia – Barbara Marzoli – Luigi Iacuzzio – Roberto Fazzioli – Flavio Abbondanza

Scene: Chiara Paramatti
Costumi: Teresa Acone
Musiche: Antonio Di Pofi
Trucco: Ludovica Costantini
Regia: Enrico Maria Lamanna

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Trama

L’impressione che suscita la scena è quella di un ritorno al passato – il 1426 -, quando questa esecuzione avvenne davvero, con il concorso delle autorità civili ma anche con l’acquiescenza di quelle religiose, che affidavano ai laici il compito di punire quanti secondo loro avessero dimostrato connivenze con il diavolo. Matteuccia, che cercava di alleviare le sofferenze fisiche e morali delle donne che ricorrevano a lei conoscendola sapiente, pagò con la morte per rogo quel suo autonomo agire. Come lei, tante altre in tutta la penisola cercavano di uscire dalla grettezza della loro esistenza vessata da padri e mariti violenti, scoprendo le virtù delle erbe, applicandosi all’ascolto degli animi esacerbati dalle crudeltà familiari, offrendo aiuto a donne che venivano trattate come bestie, prive del tutto di una qualche libertà.

Se si eccettua la pena del rogo per la ribellione di Matteuccia, e riconoscendo le debite differenze nei comportamenti, la situazione di molte donne di oggi può ancora richiamare i fatti narrati nel libro di Domenico Mammoli. Quella narrata, infatti, è un’epoca che porta su di sé superstizioni e false credenze, che proseguiranno ancora per quasi un secolo, nonostante il fiorire delle arti e delle scienze in parecchie corti italiane. Si pensi, ad esempio, al caso emblematico di Savonarola che, nella coltissima Firenze, fu bruciato dopo essere stato impiccato, nel 1498.

In quei secoli oscuri le donne furono, senza dubbio, le più penalizzate. Partendo da questo, Silvano Spada ha individuato con acuta sensibilità la chiave metaforica attraverso cui realizzare un moderno discorso teatrale, parlando di ieri per segnalare i pericoli ancora insiti nell’oggi.

La sua opera non consiste quindi in cronachistiche esposizioni di attuali violenze sulle donne, o denunce dal sapore di comizio, ma procede attraverso la scansione – sempre teatralissima – del processo, che si apre con l’accusa a Matteuccia e si conclude con l’esecuzione della condanna. In mezzo, le testimonianze di uomini e donne che ebbero a che fare con lei.

Il processo, nelle mani del regista Enrico Maria Lamanna, diventa spettacolo dai molti pregi. Nessun effetto speciale, ma la riproduzione fedele del clima di allora. Fiaccole, torce, legni, stoffe, suoni, tutto richiama quel tempo, anche se l’accortezza nel rappresentare l’antica verità si avvale di quanto può aggiungere espressivamente il presente. Asciuttezza nell’avvicendarsi dei momenti, dall’entrata di Matteuccia in scena al susseguirsi delle accuse, alle querule e intimorite testimonianze delle donne che da lei ricevettero consigli e aiuti, in contrasto con la veemenza volgare di coloro che accusano. I personaggi si riducono a esangui figure prive di volontà nel rendere giustizia: insieme al Cardinale troviamo i frati che lo attorniano silenziosi, sfondo di un’azione nella quale hanno certo avuto indirettamente parte – la predicazione di Bernardino da Siena deve aver influito in questo senso –, e che culmina nella cruenta conclusione del processo. Quelle presenze mute si muovono sulla scena accrescendone il pathos, che procede inesorabile verso la condanna.

Questi, il racconto e le suggestioni esemplari della rappresentazione condotta da Lamanna.

Ma ancora, va menzionato il fascino di un’opera che immette lo spettatore nel vivo del processo e lo fa partecipe di un giudizio in cui sentirsi coinvolto. Grande merito va agli attori immedesimati nei ruoli, prima fra tutti Ornella Muti, che alla bellezza aggiunge una recitazione precisa e dolente, insieme alla dignità che la fa rappresentante di tutte le donne soggette a ingiustizie. Di forte risalto scenico risultano inoltre l’accusatore e il testimone invasato, le due intimorite paesane, insieme ai muti esecutori della morte di Matteuccia. Essa ha luogo in una piazza gremita, attenta e silenziosa, la cui spoglia drammaticità è accresciuta da luci al naturale, unite a qualche astuto accorgimento del regista.

La durata dello spettacolo  è di circa 70 minuti ed è con un unico atto.

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Written by filippo

21 luglio 2014 at 9:55 PM