Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Posts Tagged ‘Cassandra

Carmen Medea Cassandra

leave a comment »

___

“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Daniele Cipriani Entertainment presenta
Rossella Brescia e Vanessa Gravina in
CARMEN MEDEA CASSANDRA
Il processo

drammaturgia di Paolo Fallai
con Gennaro Di Biase e Amilcar Moret
musiche di George Bizet e Marco Schiavoni
con inserti di Escala, Thom Hanreoch, Elvis Presley, The Cinematic Orchestra e Amon Tobin

Coro e corpo di ballo: Compagnia DCE DanzItalia
Scene: Vito Zito
Costumi: Laura Antonelli e Elena Cicorella
Regia e coreografia: Luciano Cannito

___

Trama

Il Processo è uno spettacolo intenso fatto di recitazione e danza.
E ha come protagoniste un’attrice e una ballerina: Vanessa Gravina e Rossella Brescia,
che ci spiegano chi sono le tre donne che interpretano.

Una storia di donne colpevoli. Comunque.
Carmen, Medea e Cassandra sono tre protagoniste della letteratura di tutti i tempi. Sappiamo che sono tre donne colpevoli, dall’infedeltà all’inutile capacità di “vedere” il futuro col cuore, al più terribile dei delitti. Sappiamo che poesia e musica non hanno saputo resistere alla tentazione di raccontarle. Sappiamo che sono state raccontate da uomini, con occhi, logica e leggi maschili.
Questo spettacolo non è un omaggio a queste protagoniste: vuole solo raccontarle con occhi femminili, restituire loro la parola in un “processo” che non è mai stato celebrato, come se ascoltarle non fosse necessario.
Per questo la scena si apre su due detenute in attesa di giudizio, non sappiamo per quale reato. Vediamo un ambiente claustrofobico, in cui combattono la paura e la speranza. Osserviamo quello che nella loro storia non si è visto, vediamo movimenti nascosti e ascoltiamo parole che non sono state dette.
Carmen, Medea e Cassandra non appartengono ad una leggenda senza tempo che le inchioda a stanchi rituali: sono dei classici perché vivono la nostra contemporaneità, con altri volti e altri nomi. Ma spesso, con identico destino, quello del silenzio e della condanna.
Per questo troviamo Carmen a Lampedusa, tra uno sbarco di migranti, i mercanti di carne umana e l’incerta debolezza di una autorità che non sa come opporsi a questa invasione disarmata.
Osserviamo Medea nel momento più drammatico: quello in cui si affronta l’indicibile, purtroppo quasi ogni giorno sulle pagine di cronaca. Durante un interrogatorio un giudice cerca di far confessare a Medea non tanto il delitto orribile ma le sue motivazioni. E’ la sciocca richiesta di spiegare un tabù inspiegabile.  Che viene rimosso, compresso in un angolo del suo animo dove nascondere l’urlo, e insieme annunciato come inevitabile. Ma quante sono le vittime di Medea prima che arrivi al sacrificio dei figli? Esistono quindi morti nobili e morti che si possono dimenticare?
Anche Cassandra, osservata in una Sicilia degli anni Cinquanta, è vittima di due colpe convergenti: l’amore puro e la legge maschile del potere.
Viene condannata perché rappresenta la minaccia di chi è capace di “guardare con il cuore” e quindi “vede” quello che gli occhi – da soli – non riescono a guardare. Ma Cassandra, pur nella sua sconfitta, rappresenta la superiorità del sentimento sul calcolo, dell’emozione sulla convenienza, dell’istinto sulla strategia. La capacità di osservare tutti gli Ulisse del mondo, così tronfi del potere delle loro armi e così ciechi da non vedere l’agguato mortale che li attende proprio dietro l’ultimo trionfo. Così banali da farsi addormentare da un televisore, novello cavallo di Troia.

Rossella Brescia e Vanessa Gravina – due artiste dal temperamento passionale e deciso – affiancate dal ballerino Amilcar Moret e dall’attore Gennaro Di Biase, sono le protagoniste di questo spettacolo ideato da Luciano Cannito, che ne firma la regia e la coreografia.
In esso il movimento e il testo non sono sacrificati l’uno all’altro, ma si pongono sullo stesso piano, vicendevolmente l’uno al servizio dell’altro, così che non ci si accorgerà se si stia ascoltando la danza oppure vedendo la parola.

___

Written by filippo

17 August 2014 at 12:30 pm

Cassandra

with 3 comments

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 1

Cassandra, foto 1

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 2

Cassandra, foto 2

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 3

Cassandra, foto 3

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 4

Cassandra, foto 4

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 5

Cassandra, foto 5

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 6

Cassandra, foto 6

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 7

Cassandra, foto 7

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 8

Cassandra, foto 8

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 9

Cassandra, foto 9

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 10

Cassandra, foto 10

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 11

Cassandra, foto 11

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 12

Cassandra, foto 12

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 13

Cassandra, foto 13

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 14

Cassandra, foto 14

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 15

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 15

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 16

Cassandra, foto 16

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 17

Cassandra, foto 17

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 18

Cassandra, foto 18

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 19

Cassandra, foto 19

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 20

Cassandra, foto 20

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 21

Cassandra, foto 21

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 22

Cassandra, foto 22

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 23

Cassandra, foto 23

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 24

Cassandra, foto 24

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 25

Cassandra, foto 25

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 26

Cassandra, foto 26

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 27

Cassandra, foto 27

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 28

Cassandra, foto 28

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 29

Cassandra, foto 29

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 30

Cassandra, foto 30

Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 31

Cassandra, foto 31

Plautus Festival 2012, presso l’Arena Plautina di Sarsina

MDA Produzioni Danza – Mistras, in coproduzione con Teatri di Pietra e in collaborazione con Fonderia 900 presentano

Elisabetta Pozzi in
CASSANDRA

Opera per danza teatro e musica, da Eschilo, Euripide, Seneca, Jean Baudrillard e il contributo di Massimo Fini

Drammaturgia: Elisabetta Pozzi e Aurelio Gatti
con Hal Yamanouchi, Carlotta Bruni, Rosa Merlino
Coreografia: Aurelio Gatti
Musiche originali: Daniele D’Angelo
Costumi: Livia Fulvio
Luci: Stefano Stacchini
Realizzazione scene: Capannone Molière

___

Un nuovo lavoro dedicato a Cassandra: una tra le più fragili eroine classiche.
Elisabetta Pozzi è la protagonista di una drammaturgia che esprime, attraverso il mito di Cassandra, la consapevolezza “solitaria” del percepire l’imminente, quasi un’empatia universale, in cui la tragedia non è quello che avviene, ma l’“importanza” a comunicarlo.
Una messa in scena che prosegue l’esperienza di “Sorelle di Sangue – Crisotemi” e che si caratterizza per l’uso di diversi codici espressivi – la musica, la danza e la parola – per restituire una lirica del tragico, scarna ed essenziale, la cui contemporaneità “passa” attraverso l’interprete che si fa significato del presente.
Lo spettacolo è costruito su una drammaturgia da me curata insieme ad Elisabetta Pozzi (che cura anche la parte coreografica), su una scrittura ispirata ad Eschilo, Euripide, ma anche Christa Wolf, Wislawa Szymborska, Pasolini, Baudrillard e con contributi originali di Massimo Fini.
Le musiche e gli ambienti sonori di Daniele D’Angelo.
Aurelio Gatti

La figura di Cassandra mi ha sempre affascinato e nello stesso tempo turbato. Profetessa non creduta… mi suggerisce la visione di un personaggio estremamente vivo che può arrivare ai giorni nostri per raccontarci qualcosa che ci riguarda molto da vicino.
La consapevolezza (ora come allora) degli errori commessi nel passato dai Padri, la porta ad essere talmente cosciente e lucida sul futuro, da avvertire l’inadeguatezza del vivere il presente all’ombra della distruzione.
Questa nuova Cassandra è una donna contemporanea che attraverso un viatico “straordinario” ripercorre la veggenza inevitabile della conoscenza attraverso il mito e, nel racconto di questi, si fa ella stessa Cassandra, ritrovando le sue parole che pian piano diventano parole di oggi, il racconto di un mondo in cui la proliferazione di una tecnologia spesso distruttiva annulla il futuro, elimina ogni visione e prospettiva.
Elisabetta Pozzi

L’incontro con Elisabetta Pozzi è stato del tutto casuale.
Nel 2009 l’avevo vista al teatro greco di Siracusa in una straordinaria interpretazione di Medea.
Ne avevo scritto, incidentalmente, in un articolo per il Fatto Quotidiano che trattava di tutt’altro.
Dopo qualche giorno squilla il telefono di casa mia a Milano: “Sono Elisabetta Pozzi. Ma sono proprio io quell’Elisabetta di cui lei parla sul Fatto?”. “Certo, signora” risposi. “Io la stimo moltissimo”. Mi colpì il suo understatement, che non è falsa modestia.
Del resto Betta, nella vita quotidiana, non “se la da”, non fa la diva, non si attacca alle tende alla Eleonora Duse, è una ragazza (mi viene da chiamarla così) normalissima anche se emotivamente molto intensa. Decidemmo di incontrarci, insieme al marito, il musicista Daniele D’Angelo. Se io ero affascinato dall’attrice, lei, che ha una curiosità onnivora, era stata presa dalle tesi antimodernistiche di alcuni miei libri dove sostengo che, dopo la Rivoluzione Industriale, per sfuggire ad un mondo fatto di fatiche durissime, ne abbiamo creato, col pericoloso ottimismo di Candide, un altro peggiore, esistenzialmente invivibile, stressante, angoscioso, depressivo e inoltre “profetizzo” che un sistema basato sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica ma non in natura, è destinato fatalmente ad implodere su se stesso nel momento in cui non potrà più crescere.
Nacque quindi, in lei, l’idea di “Cassandra”, una profetessa del mito che si fa gradualmente nel corso della piece, una veggente di oggi.
Dopo le prove che abbiamo fatto alle “Fonderie ‘900 di Roma”, con un caldo infernale, sono andato a vedere lo spettacolo a Velleia, un sito archeologico romano sopra le colline di Piacenza. Poiché nella seconda parte la Pozzi utilizza molti brani dei miei testi, ripresi quasi letteralmente, salvo qualche variazione per esigenze di spettacolo, è stata per me un’emozione violentissima sentire le mie parole assumere, nell’espressività di una grande attrice, una potenza che, sulla fredda carta, non avevano.
E questa è la grande essenza del teatro.
Si dice che il teatro è in crisi. Ed è vero.
Non per nulla ci si occupa del “Teatro Valle” da mesi. Ma, benché io sia conosciuto come il cantore del pessimismo universale, in questo caso sono fiducioso. Per due ragioni.
La prima è che la gente si è stancata degli spettacoli serali, riproducibili all’infinito, come sono quelli della televisione e anche del cinema, dove il ruolo dello spettatore è puramente passivo. Non è uno slogan dire che il teatro è invece interattivo.
Il pubblico della seconda al “Puccini” di Firenze non è lo stesso della prima, quello dello “Storchi” di Modena è diverso da quello della pur vicinissima Bologna. E la performance degli attori dipende molto dall’incontro con la sensibilità dello spettatore. Insomma “l’evento” – per usare questa inflazionatissima e abusata parola – è sempre diverso.
La seconda ragione è che il teatro è, insieme alla musica, alla poesia ed alla pittura, la più antica forma di espressione e di comunicazione umana, e di tutte la più complessa. E, al limite, lo si può fare con elementi essenziali: un corpo e uno spazio. Passerà il cinema, passerà la Tv, passerà anche internet insieme alla tecnologia, ma il teatro lo si potrà fare sempre. Finchè esisterà l’uomo.
Massimo Fini

___

Written by filippo

5 August 2012 at 11:12 am