Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Archive for the ‘Fotografie’ Category

Khatawat advertising 2014

leave a comment »

Le mie fotografie per la campagna pubblicitaria 2014 per l’ottavo anno del Centro Culturale Khatawat.

Lo scopo era rappresentare tutte le  aree (musica, danza, teatro, arti orientali e arti marziali), mentre collaborano per compiere un percorso evolutivo, dove tutti si mettono in gioco.

Articoli collegati: Saggio Khatawat 2014

Khatawat advertising 2014

[+] clicca per ingrandire

Khatawat advertising 2014

[+] clicca per ingrandire

___

Written by filippo

27 agosto 2014 at 7:13 PM

Viaggio in Irlanda

with 6 comments

Dal 18 al 27 agosto ho attraversato il nord dell’isola irlandese, vedendo quindi le 6 contee dell’Irlanda del Nord e 4 contee dell’Irlanda (Cavan, Donegal, Meath e Louth).

L'itinerario del viaggio

L’itinerario del viaggio

Ireland travel, photo 2

Anche l’aeroporto ha degli scorci interessanti

Ireland travel, photo 3

Inizia la traversata

Ireland travel, photo 4

Nei B&B sempre presenti le coperte supermorbidose, per garantire un adeguato riposo, prima…

Ireland travel, photo 5

… dell’irish breakfast, di cui ci si innamora e disinnamora rapidamente.

Ireland travel, photo 6

Uno degli stupendi punti di vista sull’Oceano Atlantico

Ireland travel, photo 7

Elisa, la mia compagna di viaggio e non solo!

Ireland travel, photo 8

Castle Ward, noto in Game of Thrones come Winterfell

Ireland travel, photo 9

Arrivo nella contea di Antrim

Ireland travel, photo 10

Il castello di Belfast o the Castle Cat

Ireland travel, photo 11

Il risveglio va sempre ben assaporato

Ireland travel, photo 12

Colline verdi everywhere e ne vorresti ancora

Ireland travel, photo 13

Anche arcobaleni everywhere

Ireland travel, photo 14

l’incredibile Torr Head

Ireland travel, photo 15

L’inquietante Dark Hedges con i suoi colossali faggi, noto in Game of Thrones come Strada del Re

Ireland travel, photo 16

Avevamo prenotato un gattino (Ford Fiesta), ma al ritiro ci siamo ritrovati una tigre (Honda Civic)

Ireland travel, photo 17

Tramonto sul mare

Ireland travel, photo 18

Coincidenze

Ireland travel, photo 19

Giant’s Causway o Selciato del Gigante

Ireland travel, photo 20

Carrick-a-Rede, il paradiso di vento e vertigini

Ireland travel, photo 21

Un delizoso pub di Londonderry, dove consumare irish breakfast o lunch (non è raro che alla stessa ora qualcuno faccia colazione e qualcuno pranzi)

Ireland travel, photo 22

Londonderry, piccola, gradevole, interessante

Ireland travel, photo 23

Inishowen peninsula

Ireland travel, photo 24

Dopo 2,5 km di camminata fra colline verdi, si giunge alla meravigliosa e isolata spiaggia di Tramore

Ireland travel, photo 25

Orme nell’Oceano

Ireland travel, photo 26

Non solo mucche e pecore

Ireland travel, photo 27

Lago del Glenveagh Castle, mentre attendevo in fila di sbirciare il paesaggio dal balcone sul lago, ho guardato sotto ai miei piedi… quando tutti guardano in un punto, bisogna cercarne uno proprio; successo garantito.

Ireland travel, photo 28

Mi è venuto in mente Lovecraft

Ireland travel, photo 29

Woodhill House, se passate nei dintorni di Ardara, il soggiorno è d’obbligo; come diceva qualcuno su Tripadvisor, sembra di essere ospiti di un nobile inglese d’altri tempi.

Ireland travel, photo 30

La luce di Woodhill House

Ireland travel, photo 31

Non solo mucche, pecore e oche…

Ireland travel, photo 32

Le trovi anche ai lati della strada, ti osservano attentamente

Ireland travel, photo 33

Un’antica chiesetta senza scalpo

Ireland travel, photo 34

Slieve League, le scogliere più alte d’Europa, ma a colpirmi è la donzella che trasmette una qualche antica forma di disperazione

Ireland travel, photo 36

Cadendo dalle scogliere…

Ireland travel, photo 37

Elisa, timoniera del viaggio

Ireland travel, photo 38

Trim Castle, sede di alcune riprese di Braveheart (nonostante si ambientasse in Scozia)

Ireland travel, photo 39

House of Horrors, di prossima apertura a Temple Bar (Dublino)

Written by filippo

27 agosto 2014 at 7:02 PM

Pubblicato su Fotografie

Tagged with , , , ,

Carmen Medea Cassandra

leave a comment »

___

“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Daniele Cipriani Entertainment presenta
Rossella Brescia e Vanessa Gravina in
CARMEN MEDEA CASSANDRA
Il processo

drammaturgia di Paolo Fallai
con Gennaro Di Biase e Amilcar Moret
musiche di George Bizet e Marco Schiavoni
con inserti di Escala, Thom Hanreoch, Elvis Presley, The Cinematic Orchestra e Amon Tobin

Coro e corpo di ballo: Compagnia DCE DanzItalia
Scene: Vito Zito
Costumi: Laura Antonelli e Elena Cicorella
Regia e coreografia: Luciano Cannito

___

Trama

Il Processo è uno spettacolo intenso fatto di recitazione e danza.
E ha come protagoniste un’attrice e una ballerina: Vanessa Gravina e Rossella Brescia,
che ci spiegano chi sono le tre donne che interpretano.

Una storia di donne colpevoli. Comunque.
Carmen, Medea e Cassandra sono tre protagoniste della letteratura di tutti i tempi. Sappiamo che sono tre donne colpevoli, dall’infedeltà all’inutile capacità di “vedere” il futuro col cuore, al più terribile dei delitti. Sappiamo che poesia e musica non hanno saputo resistere alla tentazione di raccontarle. Sappiamo che sono state raccontate da uomini, con occhi, logica e leggi maschili.
Questo spettacolo non è un omaggio a queste protagoniste: vuole solo raccontarle con occhi femminili, restituire loro la parola in un “processo” che non è mai stato celebrato, come se ascoltarle non fosse necessario.
Per questo la scena si apre su due detenute in attesa di giudizio, non sappiamo per quale reato. Vediamo un ambiente claustrofobico, in cui combattono la paura e la speranza. Osserviamo quello che nella loro storia non si è visto, vediamo movimenti nascosti e ascoltiamo parole che non sono state dette.
Carmen, Medea e Cassandra non appartengono ad una leggenda senza tempo che le inchioda a stanchi rituali: sono dei classici perché vivono la nostra contemporaneità, con altri volti e altri nomi. Ma spesso, con identico destino, quello del silenzio e della condanna.
Per questo troviamo Carmen a Lampedusa, tra uno sbarco di migranti, i mercanti di carne umana e l’incerta debolezza di una autorità che non sa come opporsi a questa invasione disarmata.
Osserviamo Medea nel momento più drammatico: quello in cui si affronta l’indicibile, purtroppo quasi ogni giorno sulle pagine di cronaca. Durante un interrogatorio un giudice cerca di far confessare a Medea non tanto il delitto orribile ma le sue motivazioni. E’ la sciocca richiesta di spiegare un tabù inspiegabile.  Che viene rimosso, compresso in un angolo del suo animo dove nascondere l’urlo, e insieme annunciato come inevitabile. Ma quante sono le vittime di Medea prima che arrivi al sacrificio dei figli? Esistono quindi morti nobili e morti che si possono dimenticare?
Anche Cassandra, osservata in una Sicilia degli anni Cinquanta, è vittima di due colpe convergenti: l’amore puro e la legge maschile del potere.
Viene condannata perché rappresenta la minaccia di chi è capace di “guardare con il cuore” e quindi “vede” quello che gli occhi – da soli – non riescono a guardare. Ma Cassandra, pur nella sua sconfitta, rappresenta la superiorità del sentimento sul calcolo, dell’emozione sulla convenienza, dell’istinto sulla strategia. La capacità di osservare tutti gli Ulisse del mondo, così tronfi del potere delle loro armi e così ciechi da non vedere l’agguato mortale che li attende proprio dietro l’ultimo trionfo. Così banali da farsi addormentare da un televisore, novello cavallo di Troia.

Rossella Brescia e Vanessa Gravina – due artiste dal temperamento passionale e deciso – affiancate dal ballerino Amilcar Moret e dall’attore Gennaro Di Biase, sono le protagoniste di questo spettacolo ideato da Luciano Cannito, che ne firma la regia e la coreografia.
In esso il movimento e il testo non sono sacrificati l’uno all’altro, ma si pongono sullo stesso piano, vicendevolmente l’uno al servizio dell’altro, così che non ci si accorgerà se si stia ascoltando la danza oppure vedendo la parola.

___

Written by filippo

17 agosto 2014 at 12:30 PM

Il vero amico (parte 2)

leave a comment »

Prima parte delle fotografie QUI.

Prima parte delle fotografie QUI.

___

“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Teatro e Società presenta
IL VERO AMICO
di Carlo Goldoni

con Massimo De Francovich – Gianna Giachetti – Lorenzo Lavia – Francesco Bonomo
e Federica Rosellini – Massimo Di Michele – Valentina Bartolo – Daniel Dwerryhouse

Scene: Matteo Soltanto
Luci: Pietro Sperduti
Musiche: Paolo Daniele
Costumi: Alessandro Lai
Regia: Lorenzo Lavia

___

Note di regia

Quando mi chiedono come mai ho deciso di portare in scena Il Vero Amico, la mia risposta è “perché fa ridere” e senza falsi giri di parole è stato questo il vero ed anche il primo motivo per la scelta del testo. Ma è anche vero che il riso è solo l’effetto di un pensiero molto più profondo e non si può fermare solamente a questo, specialmente quando si affronta un grande autore della nostra tradizione teatrale come Carlo Goldoni, che essendo un autore che scrive in lingua italiana non semplifica la messa in scena.
Quando mettiamo in scena un autore straniero, specialmente un classico, si ha la “fortuna” di poterlo tradurre e quindi di estrapolare il vero significato della parola, soprattutto se si tratta di un linguaggio antico. Gli inglesi invidiano gli attori degli altri paesi perchè possono tradurre Shakespeare e non essere costretti ad un verso ed un ritmo che spesso tolgono il vero significato della parola: l’ “essere o non essere” ne è un chiaro esempio, così come per noi vedere “Sei personaggi in cerca d’autore” a Londra improvvisamente ce lo rende molto più chiaro.
Io credo che nel teatro di oggi siamo costretti a tradurre, a trasportare, a tradire un testo. Ma come si può tradurre dall’italiano all’italiano, come si può tradire per tirar fuori il pensiero se anche io sono costretto dalla parola di Goldoni, come gli inglesi con quella di Shakespeare?
Carlo Goldoni verso la metà del Settecento cominciò a porsi il problema dello scarso successo delle sue opere all’estero, come diceva lui “talvolta compatite”, e attribuì la colpa al fatto che il suo fosse un teatro “più di dialogo, che di intreccio”. Ed ecco il vero Amico l’esatto opposto. Un intreccio molto divertente, ma all’interno di una storia fatta di equivoci mette un personaggio di nome Ottavio, anche lui padre, anche lui “avaro”, anche lui con il grande problema della cassetta che sarà fondamentale per lo svolgimento della storia. Ogni personaggio ha il suo doppio e, come sappiamo, ogni doppio è il perturbante del suo corrispettivo, ma esiste l’elemento del denaro, e quindi della cassetta, come il vero perturbante di tutti i personaggi e della storia. Così, come in un gioco di analogie, abbiamo: Ottavio, la cassetta, “l’Avaro”, Arpagone, un personaggio scritto quasi cent’anni prima.
In una diatriba dell’epoca Diderot fu accusato di plagio nei confronti Goldoni, ma Diderot, a sua volta, accusò di plagio Goldoni nei confronti di Moliere, per aver copiato il personaggio di Arpagone nel suo Il Vero Amico. Goldoni non accettò la parola “plagio”, dicendo che si trattava di storie diverse, però, con grande onestà intellettuale, in una lettera di risposta a Diderot ammise la citazione, il gesto d’affetto nei confronti dell’ “Avaro”. Ma questo “gesto d’affetto” è molto importante all’interno della commedia.
È proprio partendo da questo punto che ho risolto il mio “problema” di dover tradurre/tradire il testo: ho aggiunto in due punti dello spettacolo delle battute prese dall’Avaro che traducono e tradiscono il testo originale, ma ce ne aprono anche un mondo più nascosto, senza toccare le parole scritte da Goldoni e soprattutto il mio primo intento, che resta quello di far ridere il pubblico.
– Lorenzo Lavia

___

Written by filippo

15 agosto 2014 at 10:49 PM

Il vero amico (parte 1)

leave a comment »

Seconda parte delle fotografie QUI.

Seconda parte delle fotografie QUI.

___

“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Teatro e Società presenta
IL VERO AMICO
di Carlo Goldoni

con Massimo De Francovich – Gianna Giachetti – Lorenzo Lavia – Francesco Bonomo
e Federica Rosellini – Massimo Di Michele – Valentina Bartolo – Daniel Dwerryhouse

Scene: Matteo Soltanto
Luci: Pietro Sperduti
Musiche: Paolo Daniele
Costumi: Alessandro Lai
Regia: Lorenzo Lavia

___

Note di regia

Quando mi chiedono come mai ho deciso di portare in scena Il Vero Amico, la mia risposta è “perché fa ridere” e senza falsi giri di parole è stato questo il vero ed anche il primo motivo per la scelta del testo. Ma è anche vero che il riso è solo l’effetto di un pensiero molto più profondo e non si può fermare solamente a questo, specialmente quando si affronta un grande autore della nostra tradizione teatrale come Carlo Goldoni, che essendo un autore che scrive in lingua italiana non semplifica la messa in scena.
Quando mettiamo in scena un autore straniero, specialmente un classico, si ha la “fortuna” di poterlo tradurre e quindi di estrapolare il vero significato della parola, soprattutto se si tratta di un linguaggio antico. Gli inglesi invidiano gli attori degli altri paesi perchè possono tradurre Shakespeare e non essere costretti ad un verso ed un ritmo che spesso tolgono il vero significato della parola:  l’ “essere o non essere” ne è un chiaro esempio, così come per noi vedere “Sei personaggi in cerca d’autore” a Londra improvvisamente ce lo rende molto più chiaro.
Io credo che nel teatro di oggi siamo costretti a tradurre, a trasportare, a tradire un testo. Ma come si può tradurre dall’italiano all’italiano, come si può tradire per tirar fuori il pensiero se anche io sono costretto dalla parola di Goldoni, come gli inglesi con quella di Shakespeare?
Carlo Goldoni verso la metà del Settecento cominciò a porsi il problema dello scarso successo delle sue opere all’estero, come diceva lui “talvolta compatite”, e attribuì la colpa al fatto che il suo fosse un teatro “più di dialogo, che di intreccio”. Ed ecco il vero Amico l’esatto opposto. Un intreccio molto divertente, ma all’interno di una storia fatta di equivoci mette un personaggio di nome Ottavio, anche lui padre, anche lui “avaro”, anche lui con il grande problema della cassetta che sarà fondamentale per lo svolgimento della storia. Ogni personaggio ha il suo doppio e, come sappiamo, ogni doppio è il perturbante del suo corrispettivo, ma esiste l’elemento del denaro, e quindi della cassetta, come il vero perturbante di tutti i personaggi e della storia. Così, come in un gioco di analogie, abbiamo: Ottavio, la cassetta, “l’Avaro”, Arpagone, un personaggio scritto quasi cent’anni prima.
In una diatriba dell’epoca Diderot fu accusato di plagio nei confronti Goldoni, ma Diderot, a sua volta, accusò di plagio Goldoni nei confronti di Moliere, per aver copiato il personaggio di Arpagone nel suo Il Vero Amico. Goldoni non accettò la parola “plagio”, dicendo che si trattava di storie diverse, però, con grande onestà intellettuale, in una lettera di risposta a Diderot ammise la citazione, il gesto d’affetto nei confronti dell’ “Avaro”. Ma questo “gesto d’affetto” è molto importante all’interno della commedia.
È proprio partendo da questo punto che ho risolto il mio “problema” di dover tradurre/tradire il testo: ho aggiunto in due punti dello spettacolo delle battute prese dall’Avaro che traducono e tradiscono il testo originale, ma ce ne aprono anche un mondo più nascosto, senza toccare le parole scritte da Goldoni e soprattutto il mio primo intento, che resta quello di far ridere il pubblico.
– Lorenzo Lavia

___

Written by filippo

15 agosto 2014 at 10:30 PM