Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Archive for the ‘Fotografie’ Category

Eyes Wide Shut in mostra a Bibbiena

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Eyes Wide Shut in mostra a Bibbiena

Eyes Wide Shut in mostra a Bibbiena

Il mio lavoro fotografico “Eyes wide Shut”, premiato nel concorso “Crediamo ai tuoi occhi”, sarà in mostra al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena dal 21 settembre al 17 novembre 2019!

Saranno esposti anche gli altri lavori premiati, di autori del calibro di Daniele Vita, Umberto Verdoliva, Enrico Genovesi, Andrea Angelini, Alessandro Mazzola e altri.

La mostra sarà aperta dal martedì al sabato negli orari 9.30-12.30 e 15.30-18.30 e domenica nell’orario 10-12.30.

 

Pubblicazione su Bird in Flight

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Sul magazine ucraino “Bird in Flight” è uscito il mio lavoro fotografico sui nostalgici fascisti di Predappio, accompagnato da una mia lunga intervista su questo fenomeno e sulla situazione politica in Italia: precedente alla crisi di Governo degli ultimi giorni ma che, per tendenze descritte e masochismo italico, rimane attuale.

L’articolo originale è visibile QUI.

Pubblicazione su Bird in Flight

Pubblicazione su Bird in Flight

Written by filippo

28 agosto 2019 at 9:26 PM

Recensione di Cortona On The Move

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Su FOTOIT di settembre 2019 un mio articolo dove racconto la mia visita a Cortona On The Move, uno dei Festival di Fotografia più importanti in Italia :)

Recensione di Cortona On The Move

Recensione di Cortona On The Move

 

Written by filippo

28 agosto 2019 at 8:09 PM

Pubblicato su Fotografie

Plautus Festival, Il Mercante di Venezia

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Ghione Produzioni presenta
Mariano Rigillo e Romina Mondello in
IL MERCANTE DI VENEZIA
di William Shakespeare

Scene: Fabiana di Marco
Costumi: Daniele Gelsi
Luci: Gianluca Cioccolini
Regia: Giancarlo Marinelli

Personaggi e interpreti
Shylock: Mariano Rigillo
Porzia: Romina Mondello
Antonio: Ruben Rigillo
Job: Cristina Chinaglia
Bassanio: Francesco Maccarinelli
Jessica: Francesca Valtorta
Doge di Venezia: Antonio Rampino
Lorenzo: Mauro Racanati
Graziano: Simone Ciampi
Nerissa: Giulia Pelliciari

Note di regia
Nel “Mercante di Venezia” i temi affrontati sono quelli eternamente cari al Bardo: il conflitto tra generazioni; la bellezza che muore e che si riscatta ad un tempo, (sullo sfondo una Venezia divisa tra Thomas Mann e Giorgio Baffo); la giovinezza che deve fare i conti con le trasformazioni del tempo e della società, (la crisi della potenza economica e culturale lagunare, assorbita da un gioco festoso, metafora di una persistente primavera della vita che è “perenne amare i sensi e non pentirsi”, come direbbe Sandro Penna). A perpetuare una strada già solcata con successo, (il precedente “Mercante” da me diretto era interpretato dal grande Giorgio Albertazzi), si staglia l’eccellenza scenica di Mariano Rigillo nei panni di Shylock. Uno degli attori fondamentali nelle mie visioni che, di fatto, mi ha tenuto a battesimo, (Biennale Teatro Venezia 2007, “La sposa persiana”). Con lui, Romina Mondello nella principessa “terrestre” Porzia, e una nutrita schiera di giovani attori pieni di talento. “Nell’antico concerto che dice la rassegnata disperazione per la morte di un uomo, e forse d’una città, e forse anche di tutto ciò che è già vissuto abbastanza”. Questa la fine di “Anonimo Veneziano” di Giuseppe Berto. Ecco; il mio “Mercante” comincia così.
Giancarlo Marinelli

 

Plautus Festival – Ecuba

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Teatro della Città Catania presenta
ECUBA, di Euripide

Con Francesca Benedetti, Maria Cristina Fioretti, Viola Graziosi, Maurizio Palladino, Graziano Piazza, Elisabetta Arosio, Sergio Basile, Gianluigi Fogacci.

Disegno luci: Giovanna Venzi
Arredi scenici: Francesco Latti
Assistente alla regia: Laura De Angelis
Regia e drammaturgia: Giuseppe Argirò

Personaggi e interpreti
Ecuba: Francesca Benedetti
Corifea: Maria Cristina Fioretti
Polissena: Viola Graziosi
Ulisse: Maurizio Paladino
Taltibio: Graziano Piazza
Ancella: Elisabetta Arosio
Agamennone: Sergio Basile
Polimestore: Gianluigi Fogacci

Note di regia
Troia è caduta e in quel lembo di terra che separa il Chersoneso dalle macerie della città, le donne di Ilio attendono la sorte riservata ai vinti. Nella terra di Tracia i Greci aspettano venti propizi alla navigazione, che potrà essere ripresa solo dopo il sacrificio di Polissena, superstite principessa troiana. La vittima immolata dagli Achei costituirà l’estremo onore riservato ad Achille e favorirà il viaggio di ritorno. Ecuba, la regina di Troia, dovrà subire questa decisione, frutto dell’orrore del conflitto. La moglie di Priamo dovrà assistere a quest’ennesimo scempio in terra di Tracia, dove il più giovane dei suoi figli, Polidoro, è stato ucciso dal re Polimestore, al quale il ragazzo era stato affidato con un’ingente quantità d’oro nel tentativo di salvarlo. Questi i presupposti dell’azione drammatica che alimentano il dolore e i propositi di vendetta di Ecuba. Protagonisti della tragedia sono i vinti: le donne troiane, testimoni di un eccidio etnico e culturale, simboleggiano la parte più vulnerabile della società, colpita senza pietà dalla guerra e da ogni forma di conflitto. Troia, infatti, potrebbe essere oggi qualsiasi città del Medio Oriente, devastata dalle orde barbariche del terrorismo islamico. L’analogia con la modernità è fin troppo evidente. La tragedia racconta da sempre l’olocausto dei popoli e l’insensatezza della violenza che diventa il principio disgregante dell’universo. La protagonista di Euripide incarna una sofferenza senza fine, consumata in una disperata solitudine: Ecuba rappresenta il dolore assoluto, senza alcuna catarsi. In questo scenario bellico, lo spettro della guerra si svuota di ogni significato ideologico e declina la violenza in tutte le sue oscene varianti che si propagano come una malattia senza cura, dai vincitori ai vinti; vittime e carnefici vengono cosi accomunati dalla sopraffazione. Ecuba, custode della memoria della stirpe troiana, annientata dai Greci, non lascerà scampo al traditore Polimestore, infliggendogli un castigo tremendo. Una madre senza patria e senza figli mette in scena un dolore trasfigurante, irripetibile a qualsiasi latitudine scenica, come ci ricorda Amleto citando la complessità dell’arte teatrale, a proposito dell’irrappresentabile dolore dell’eroina euripidea. Protagonista di quest’impresa è Francesca Benedetti, un’attrice multiforme ed emotivamente intelligente nel cogliere le peripezie dell’animo umano. Lo spettacolo ha un cast d’eccezione, con attori tra i più significativi della scena italiana. Viola Graziosi incarna Polissena, votata a un martirio consapevole ed eroico, Graziano Piazza è Taltibio, un messaggero dolente e composto, Ulisse, interpretato da Maurizio Pallladino, si fa portatore dell’idea di una superiorità etnica, Agamennone, affidato a Sergio Basile, è un politico raffinato e destinato alla solitudine, Polimestore, uomo avido e senza scrupoli al limite del grottesco, viene impersonato da Gian Luigi Fogacci, Maria Cristina Fioretti ed Elisabetta Arosio completano il cast, raccontando con accenti lirici le donne troiane ,vittime di guerra. In un momento di assenza di pace in cui i teatri di guerra sono molteplici, raccontare gli orrori della violenza è un dovere etico che valica l’aspetto estetico e ritrova le sue ragioni più profonde nel dibattito democratico, che solo il linguaggio scenico sa rendere evidente, nella sua necessità. La drammaturgia di Euripide raffigura l’ineluttabilità della storia umana e l’indifferenza degli dei, spettatori attoniti e crudeli di fronte allo stupefacente spettacolo del mondo.
Giuseppe Argirò