La notte eterna del coniglio
Libro consigliamomi da Cristina: mia cugina, nonché fisica di successo, nonché amante dei romanzi post-apocalittici; anni fa mi aveva consigliato Io sono leggenda, capolavoro di Richard Matheson (che è e sarà nella mia top ten dei romanzi del genere), autore che ha ispirato George Romero per La notte dei morti viventi, da cui è stato tratto il bel film L’ultimo uomo della terra, con Vincent Price, e il mediocre film Io sono leggenda, con Will Smith. Esempio e ispiratore anche per Stephen King.
La trama de La notte eterna del coniglio è semplice e la copia\incollo, censurando spoiler superflui:
Un’inaspettata apocalisse distrugge la razza umana e trasforma la terra in un pianeta morto. Sopravvivono solo alcuni piccoli nuclei familiari, rinchiusi in minirifugi atomici nella città di San Francisco. I superstiti possono comunicare tra loro grazie a un trasmissione video satellitare. Improvvisamente gli occupanti di uno dei rifugi cominciano a sentire qualcuno bussare alla porta…
Il libro, secondo me, sarebbe potuto essere anche di 50 pagine in meno e probabilmente avrebbe funzionato meglio. L’inizio, così come la fine, è un po’ stiracchiato.
Spiegare lo scenario politico che porta all’apocalisse nucleare è verosimile, ma superfluo.
Il finale cerca di far luce su ogni aspetto, anche questo lo trovo superfluo, ma evidentemente l’autore voleva accontentare i lettori che non sono felici se non gli si spiega tutto.
Nel mezzo invece c’è suspance a volontà.
Se vi spiegassi la situazione, probabilmente ne ridereste, ma l’autore ha il pregio di renderla credibile e di trasmettere un profondo senso di vulnerabilità anche al lettore.
Insomma, Gardumi non è Matheson, il suo romanzo, pur con diversi difetti, è ottimo per passare un paio di giorni (soprattutto se si è murati in casa dalla neve) in un mondo post-apocalittico, claustrofobico e mangiando pagine su pagine per capire come e perchè succedono certe cose.
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Presepi di sabbia (Rimini 2011)
Qualche foto del “backstage” del presepio di sabbia di Marina Centro, allestito sulla spiaggia libera di Piazzale Boscovich.
Nella scenografia di quest’anno una parte importante è dedicata al porto di Rimini e ai pescatori, con un imponente faro che indica la direzione da prendere e simboleggia la luce.
Il presepio è stato scolpito da artisti internazionali (Spagna, Turchia, Portogallo, Italia e Repubblica Ceca), diretti dal Maestro Leonardo Ugolini, i quali modellando la sola sabbia mista ad acqua hanno dato forma e corpo a figure stupende, offrendo al pubblico uno spaccato di vita quotidiana di 2000 anni fa, con i vari personaggi intenti nei loro lavori quotidiani, arti & mestieri, il palazzo di Erode, le case, i palazzi, una città viva che pulsa e che accoglie la nascita di Gesù.
Un video del presepio ultimato è qui.
Tutti i figli di Dio danzano

“Fino a quando non ho incontrato Raymond Carver, non c’era mai stata una persona che, come scrittore, potessi considerare il mio mentore. Raymond Carver è stato senza dubbio l’insegnante più prezioso che abbia mai avuto e anche il mio migliore amico letterario.”
– Haruki Murakami
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Il notiziario della radio:
“Numerose le perdite fra le truppe americane, ma anche fra i vietcong si contano 115 vittime”.
La donna “Che cosa tremenda l’anonimato”.
L’uomo “Come sarebbe?”
La donna “Dire che 115 guerriglieri sono morti non fa capire niente. Non si sa nulla delle singole persone. Avevano moglie, figli? Preferivano il teatro o il cinema? Non sappiamo niente. Sono solo 115 uomini morti in guerra, questo è tutto”.
– Jean-Luc Godard, Pierrot le fou
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In quel momento, guardando le fiamme del falò, tutt’a un tratto Junko percepì qualcosa. Era qualcosa di profondo. Qualcosa che forse si sarebbe potuta chiamare emozione condensata, perchè era troppo viva, aveva una consistenza troppo concreta per poterla chiamare idea. Attraversò lentamente l’interno del suo corpo e svanì da qualche parte, lasciando un’emozione indefinibile, simile a una struggente nostalgia. Per qualche istante, dopo che era svanita, ebbe una specie di pelle d’oca sulle braccia.
– Non le succede qualche volta, guardando la forma del fuoco, di provare una strana sensazione? – chiese a Miyake.
– Cioè?
– Sentire in modo stranamente preciso delle cose che nella vita di tutti i giorni di solito non percepiamo. Non so come dire… non sono brava a esprimermi, ma a stare così a guardare il fuoco, senza alcuna ragione provo una sensazione di pace.
Miyake ci pensò su.
– La forma del fuoco è libera. E siccome è libera, chi la guarda può vederci qualunque cosa. Se lei guardando il fuoco prova una sensazione di pace, è perchè la sensazione di pace che ha dentro ci si riflette. Capisce cosa intendo?
– Sì.
– Però, non si può dire che questo succeda guardando qualsiasi fuoco. Perchè accada, le fiamme devono essere libere. Questa cosa non può succedere guardando le fiamme del fornello a gas. Non succede con la fiamma dell’accendino. E nemmeno con tutti i falò. Perchè un fuoco sia libero, bisogna farlo in un posto dove ci sono le condizioni adatte. E questa non è una cosa che riesce facilmente a chiunque.
– Ma a lei riesce?
– A volte mi riesce, a volte no. Ma il più delle volte mi riesce. Se lo faccio col cuore, funziona.
– Fare i fuochi le piace, vero?
Miyake annuì.
– Haruki Murakami, Tutti i figli di Dio danzano
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E’ morto Ilario Fioravanti

Ilario Fioravanti (fotografia di Daniele Ferroni)
Sarei dovuto andare a fotografare il Maestro Fioravanti già lo scorso dicembre, ma avevo preso qualche settimana di tempo per via di altri impegni… e così non avrò più l’occasione per conoscerlo.
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Un grande artista esploso nella fase di maturità della sua vita. Non ha mai chiesto nulla agli altri perchè era schivo e generoso. Per fortuna Cesena si è sempre ricordata di lui. La città gli ha dedicato due mostre in due anni, una antologica nel 2008 “Il destino di un Uomo nell’arte” e l’altra l’anno seguente sulla via Crucis. Contento di avere conosciuto un grande uomo e un grande scultore della “nostra scuola cesenate”.
– Daniele Gualdi
Lo apprendo ora. Vidi per la prima volta una sua mostra a Longiano; ero ancora un ragazzino: mi impressionò moltissimo. I protagonisti erano gli artisti girovaghi del circo. Scoprii solo in un secondo momento, con sorpresa, che si trattava di un artista “locale”. Più tardi ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente. Nonostante l’età avanzata (si lamentava della vista che veniva meno) era di una emotività vivissima: parlando d’arte e di religione, ebbe più volte gli occhi lucidi. Di un persona che si era comportata, secondo lui, in modo scortese, mi disse: “Ma io mi sono vendicato: gli ho detto che, con quella barba, assomigliava a Rodin”. Poi aggiunse, con un sorriso sardonico, “lui non lo sa che io Rodin lo odio!”. Era uno spirito sottilissimo, capace di finezze inarrivabili. Ci mancherà.
– Roberto Mercadini
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Verso i sette anni misi assieme dei soldi e comprai due cose: una bicicletta e il dizionario Melzi, in due volumi, un repertorio ricco di immagini da dove mi divertivo ricopiare, a mano libera, le tavole illustrative dei personaggi e guardavo con attenzione le riproduzioni delle opere di Masaccio, Michelangelo, Leonardo e altri grandi maestri del passato; passavo gran parte del tempo a riempire dei foglietti – tantissimi – di disegni, tutto quello che trovavo lo disegnavo. Disegnare era una necessità che ancora oggi, a distanza di tanti anni, sento fortissima.
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CESENA – Ilario Fioravanti, l’eclettico artista, pittore, scultore, architetto cesenate, si è spento domenica verso le 17.15, per un blocco renale. La notizia ha lasciato commossi parenti ed amici, nonostante già da tempo le sue condizioni di salute fossero peggiorate.
Nato a Cesena il 25 settembre 1922, Ilario Fioravanti ha vissuto per l’arte, dedicandosi, anche contro il volere della famiglia, alla pittura e alla scultura. Di professione architetto, non ha mai abbandonato la Romagna, nonostante molte fossero le richieste in giro per l’Italia: il portale del Duomo di Cesena, il monastero delle monache benedettine, gli edifici pubblici, come la Scuola materna di Gualdo, le statue, le molte opere di grafica, rimangono a testimoniare un’operosità incessante.
Dalla giovinezza egli non ha quasi passato giorno senza disegnare, senza mettere su carta i suoi sogni, i suoi pensieri, oppure plasmando l’argilla, pratica che, affermava, aveva ereditato dalla madre. La sua fede, incentrata sul dialogo fra l’uomo e Dio, dava alle sue opere uno spessore spirituale tale da affascinare i critici: negli anni Novanta il poeta Giovanni Testori dedicò un volume alle opere di Fioravanti, seguito, all’inizio del XXI secolo, da Vittorio Sgarbi, che divulgò in Italia e all’estero il nome dell’artista cesenate.
Negli ultimi anni la sua casa-studio a Sorrivoli, ribattezzata “Casa dell’Upupa”, è diventata, grazie alla collaborazione di Flaminio e Massimo Balestra, un importante luogo di ritrovi culturali: anche se era sempre più raro che Fioravanti presenziasse a questi incontri, ogni volta che c’era i partecipanti rimanevano colpiti dalla vitalità intellettuale e culturale di un artista che, benché giunto a un’età venerabile, era sempre pronto a mettersi in discussione, senza mai salire sul piedistallo. Affiancato dall’amata moglie Adele, Ilario Fioravanti ha saputo essere un grande artista e un grande uomo. I funerali dovrebbero tenersi mercoledì pomeriggio nel Duomo di Cesena.
Fonte: romagnanoi.it
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L’indovinello di Lord Varys
Come già visto in una bellissima scena della prima stagione di Game of Thrones, dove fantasticano sull’essere Re, pare che Lord Varys e Lord Baelish, ragni tessitori di corte, avranno i dialoghi migliori anche nella seconda stagione.
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L’indovinello di Lord Varys
L’eunuco si fregò le mani incipriate. «Posso congedarmi da te con un piccolo indovinello, lord Tyrion?» Proseguì senza attendere una risposta: «Tre grandi uomini siedono in una stanza, un re, un prete e un ricco con il suo oro. Tra loro c’è un mercenario, un ometto di umili origini e senza troppo cervello. Ognuno dei tre grandi uomini ordina al mercenario di uccidere gli altri due.
“Uccidili” dice il re “perché io sono il tuo signore.”
“Uccidili” dice il prete “perché io te l’ordino nel nome degli Dei.”
“Uccidili” dice il ricco “e tutto quest’oro sarà tuo.”
Per cui, dimmi, mio lord: chi sarà a vivere e chi a morire?».
Con un profondo inchino, l’eunuco si ritirò dalla sala comune ondeggiando sulle sue morbide pantofole.
Una volta che se ne fu andato, Chella sbuffò e Shae arricciò il naso ben fatto. «Il ricco, vive, giusto?» azzardò.
«Forse. E forse no.» Tyrion sorseggiò pensosamente il vino. «Dipende dal mercenario, mi pare.» Posò la coppa. «Vieni, andiamo di sopra.»
[…]
«… hai avuto l’opportunità di pensare a quel piccolo indovinello che ti ho posto quel giorno alla locanda?»
«Mi è passato per la testa, una volta o due» ammise Tyrion. «Il re, il prete e il ricco… chi vive e chi muore? A chi di loro obbedirà il mercenario? E’ un indovinello che non ha risposta. O meglio, che di risposte ne ha troppe. Tutto dipende dall’uomo con la spada.»
«Eppure, quell’uomo non è nessuno» commentò Varys. «Non possiede corona, né oro, né il favore degli Dei. Possiede solo un pezzo di acciaio acuminato.»
«Ma quel pezzo d’acciaio ha il potere di vita e di morte.»
«Per l’appunto… Quindi, se sono i guerrieri, in realtà, a dominare il mondo, per quale motivo facciamo finta che siano i re a detenere il potere? Per quale motivo un uomo forte con una spada in pugno dovrebbe mai obbedire a un re bambino come Joffrey o a un grasso ubriacone come suo padre?»
«Perché quel re bambino e quel grasso ubriacone possono chiamare altri uomini, con altre spade.»
«E allora sono quegli altri uomini con le spade ad avere il potere. Ma lo hanno veramente? Da dove provengono le loro spade? Perché quegli uomini, alla fine, obbediscono?» Varys continuò a sorridere. «C’è chi dice che il sapere è potere. Altri dicono che il potere arriva dagli Dei, altri ancora che deriva dalla legge. Eppure, quel giorno, sulla scalinata del Grande Tempio di Baelor, il nostro sacrale sommo septon, la nostra investita regina reggente e il tuo onnisapiente servitore qui presente si sono rivelati tanto impotenti quanto il più miserabile dei ciabattini e dei vinai in quella folla. Chi pensi che abbia veramente ucciso Eddard Stark, quindi? Joffrey, che ha dato l’ordine? Ser Ilyn Payne, che ha calato la spada? Oppure… qualcun altro?»
«Facciamola finita, Varys.» Tyrion tornò a inclinare la testa di lato. «Hai intenzione di darmi una risposta al tuo maledetto enigma, o vuoi solo che il mio mal di testa peggiori?»
«Vuoi la risposta? Eccola.» Varys non smise di sorridere. «Il potere risiede dove un uomo crede che risieda. Nulla di più, nulla di meno.»
«Vuoi dire che il potere è un trucco da guitti?»
«Voglio dire che è nient’altro che un’ombra sul muro» sussurrò Varys. «Ma le ombre possono uccidere. E, certe volte, un uomo molto piccolo può proiettare un’ombra molto grossa.»
«Lord Varys» era Tyrion ora a sorridere «stai cominciando a piacermi in modo preoccupante. Potrei sempre decidere di ucciderti, certo, ma ne sarei comunque rattristato.»
«Considero il tuo dire come un’alta lode.»
«E tu, Varys, che cosa sei?» Tyrion si rese conto che la sua non era una domanda retorica. «Un ragno tessitore, dicono.»
«Spie e informatori riscuotono pochi e scarsi affetti, mio signore. Non sono altro che un fedele servitore del reame.»
«E un eunuco. Cerchiamo di non dimenticare questo dettaglio.»
«Raramente ci riesco.»
«Anch’io sono stato chiamato mezzo-uomo, eppure credo che con me, in fondo, gli Dei siano stati generosi. Sono piccolo, le mie gambe sono deformi, le donne non mi guardano con particolare voluttà… ma rimango pur sempre un uomo. Shae non è la prima a condividere con me un letto e, chissà, un giorno potrei addirittura avere una moglie e generare un figlio. Se gli Dei continueranno a essere generosi, avrà l’aspetto di suo zio e il cervello di suo padre. Ma tu, Varys, tu non hai questa speranza a sostenerti. I nani sono uno scherzo degli Dei, a fare gli eunuchi sono gli uomini. Chi è stato a mutilarti, Varys? Quando? E perché? Chi sei tu, in realtà?»
Non ci fu alcun mutamento nel sorriso dell’eunuco, ma nei suoi occhi apparve una luce priva di qualsiasi allegria. «Sei gentile a domandarlo, mio signore. Ma la mia storia è lunga e triste, e tu e io è di tradimenti che dobbiamo parlare.»
– George Raymond Richard Martin, Il regno dei lupi
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