Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Fotografia e iconografia cristiana

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Samuel Aranda, fotoreporter catalano, ha vinto il World Press Photo 2012 con una fotografia molto bella, che ricorda la Pietà di Michelangelo.

E’ già stata ribattezzata “Pietà”, “La pietà in burka”, “La pietà velata”, “La pietà yemenita”, ecc.

In origine la foto non aveva titolo, ma era la numero 10 di una serie di 63 fotografie, intitolata “Yemen, Fighting for Change”.

Tutte le altre fotografie vincitrici del World Press Photo 2012 sono visibili nel solito The Big Picture, mentre tutte le foto vincitrici del premio dal 1955 al 2012 sono visibili qui.

Samuel Aranda, La Pietà Yemenita, Foto vincitrice del World Press Photo 2012

Samuel Aranda, La Pietà Yemenita, Foto vincitrice del World Press Photo 2012

2012 World Press Photo of the Year: A woman holds a wounded relative during protests against President Saleh in Sanaa, Yemen, Oct. 15, 2011. (Samuel Aranda/The New York Times)

Già in precedenza questa associazione fra fotogiornalismo e rimandi in particolare all’iconografia cristina (con tutti i pro ed i contro) era emersa ed era stata notata.

Qualche esempio:

Hocine Zaourar, Madonna Algerina (1997)

Hocine Zaourar, Madonna Algerina (1997)

Il 23 Settembre 1997, il fotografo per France Presse, Hocine Zaourar, si trovava nell’ospedale di Zmirli, ad Algeri. Stava fotografando corpi ammassati nell’ospedale a causa del massacro della notte precedente e, tra i parenti e i feriti, nota una scena cha ha qualcosa di artisticamente meraviglioso e terribile insieme. Una donna piange disperata appoggiata ad una parete nell’ospedale. La donna ha appena perso marito e figlio nel massacro di Bentalha e la madre cerca in qualche modo di sostenerla (nella strage morirono 252 tra uomini, donne e bambini; si disse fù opera della CIA (o dei nuovi latifondisti in cerca di territori da comprare a basso prezzo?). Siamo in piena guerra civile.

Georges Merillon, Pietà del Kosovo (1990)

Georges Merillon, Pietà del Kosovo (1990)

Family and neighbours mourn during the funeral vigil for Nasimi Elshani, a Kosovar separatist killed by the Serbian forces of Slobodan Milosevic’s government on January 29, 1990 in Nogovac, Kosovo. Image by Georges Merillon © Gamma-Keystone via Getty Images.

Nel 1990, in Kosovo, Georges Merillon fotografò la veglia funebre per Nasimi Elshaniin, ucciso dalle forze serbe. La foto in questo caso, per colori e contrasti, ricorda i quadri di Caravaggio.

W. Eugene Smith, Wake (1951)

W. Eugene Smith, Wake (1951)

Wake, Deleitosa, Spain, 1951. © Estate of W. Eugene Smith

Paolo Pellegrin, Jenin, Palestina, (2002)

Paolo Pellegrin, Jenin, Palestina, (2002)

The mother of child killed during an IDF’s incursion is seen mourning in Jenin, Palestine 2002 © Paolo Pellegrin/Magnum Photos.

Una madre piange il suo bambino ucciso durante un’incursione delle IDF a Jenin, Palestina, 2002.
Paolo Pellegrin è uno dei miei fotoreporter preferiti e ci sono diverse altre sue fotografie che richiamano episodi religiosi.

Written by filippo

12 febbraio 2012 at 3:34 PM

Pubblicato su Arte, Fotografie

Drive Poster

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Drive VHS Version

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Drive Poster 1

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Drive Poster 2

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Drive Poster 3

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Written by filippo

10 febbraio 2012 at 6:44 am

Pubblicato su Cinema

Salinger, lettera a Hemingway

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Salinger, lettera a HemingwayOggi la Stampa ha pubblicato in italiano una lettera di J.D. Salinger ad Ernest Hemingway del 1946 che era stata presentata al pubblico nel 2010 dalla Biblioteca Presidenziale John Fitzgerald Kennedy di Boston (nella traduzione c’è qualche errore di trascrizione soprattutto nei nomi: “Wurmberg” è Nürnberg, Norimberga, “Catherine Barkley” è Catherine Barclay, “Ollie Appletton” è Appleton). La biblioteca aveva a suo tempo diffuso la lettera originale dattiloscritta.

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08/02/2012 – La Riscoperta
Salinger, lettera a Hemingway “Sono un idiota (ma resti tra noi)” di Masolino D’Amico
Una lettera del ’46 al celebre collega: due anni prima si erano conosciuti nella Parigi appena liberata

Coppia improbabile nella Parigi del 1944 appena liberata dagli Alleati, quella del celebre scrittore Ernest Hemingway che offriva champagne al Ritz e si pavoneggiava come se la guerra l’avesse vinta lui, e lo schivo soldatino J. D. Salinger, scrittore anche lui ma semisconosciuto, e reduce da due durissimi anni di guerra combattuta davvero, durante i quali aveva partecipato allo sbarco in Normandia ed era stato tra i primi a subire lo shock di entrare in un campo di concentramento. Queste esperienze gli avrebbero procurato un forte esaurimento nervoso e il ricovero in un ospedale militare in Germania. Da qui il futuro autore del Giovane Holden (nome che aveva già usato in un racconto) scrisse nell’estate del 1946 la lettera ora riemersa a «Papa», il quale era stato generoso con lui, tra l’altro leggendo i suoi scritti ed essendogli prodigo di lodi, nonché certo incoraggiandolo a adottare nella corrispondenza con lui un tono amichevole se non addirittura confidenziale.

Anche Salinger ovviamente ammirava Hemingway e conosceva bene i suoi libri, vedi l’allusione a Catherine Barkley, che è l’infermiera di cui si innamora il protagonista di Addio alle armi. Tra gli altri punti della lettera che possono richiedere un’illustrazione: la madre iperprotettiva che accompagnò a scuola Salinger fino a ventiquattro anni (ma è un’ovvia esagerazione) non era ebrea di nascita come Salinger padre, però si era convertita alla religione ebraica e aveva abbracciato le tradizioni dell’etnia. Gli arresti a cui Salinger allude hanno a che fare con il suo impiego negli interrogatori durante il processo di denazificazione messo in atto dagli alleati nella Germania occupata, attività alla quale lo qualificava la sua ottima conoscenza del tedesco. Gary Cooper aveva interpretato Per chi suona la campana, discussa trasposizione del romanzo di Hemingway, il quale a differenza di altri scrittori aveva l’abitudine di disinteressarsi degli adattamenti dei suoi libri.

A Vienna Salinger era stato mandato dal padre nel quadro delle attività della sua ditta di importatore di carne; era ripartito subito prima dell’annessione dell’Austria da parte di Hitler. L’interesse di Salinger per il teatro può essere messo in rapporto anche con la sua infatuazione per Oona, la giovane figlia di Eugene O’Neill, che poi scandalosamente sposò Charlie Chaplin; Salinger le scrisse molte lunghissime lettere nel 1941. Journey’s End è la commedia dell’inglese R. C. Sheriff, probabilmente la più famosa di quelle ispirate dalla Grande Guerra. Il genuino e ben motivato giudizio su Scott Fitzgerald da parte di Salinger, e indubbiamente condiviso dal suo interlocutore, infine, mostra come due grandi scrittori americani sapessero apprezzare l’autore del Grande Gatsby, da poco scomparso, in un momento in cui le sue fortune presso la critica e il pubblico sembravano in declino.

La lettera di Salinger a Hemingway, ritrovata nella biblioteca John F. Kennedy di Boston, sarà pubblicata su http://www.satisfiction.me, il sito del bimestrale ideato da Gian Paolo Serino e specializzato negli inediti dei maggiori scrittori italiani e internazionali. Di Satisfiction è ora in libreria il numero 13, con inediti, tra gli altri, di Doctorow, Foucault e Vonnegut.

Jerome David Salinger

Jerome David Salinger

Ernest Miller Hemingway

Ernest Miller Hemingway

Caro Papa,
Ti scrivo da un ospedale di Wurmberg. Qui c’è una certa carenza di Catherine Barkley, devo dire. Mi aspetto di essere dimesso domani o dopodomani. Non avevo niente di grave, ma ero in uno stato di avvilimento quasi costante e mi sono detto che mi avrebbe fatto bene parlare con qualcuno di sano. Mi hanno chiesto della mia vita sessuale (che non potrebbe essere più normale – per fortuna) e della mia infanzia (normalissima: mia madre mi ha accompagnato a scuola fino ai ventiquattro anni – ma conosci le strade di New York), e alla fine mi hanno domandato se mi piaceva o no l’Esercito. Mi è sempre piaciuto l’Esercito.
Ho conosciuto Lester Hemingway prima che la Quarta Divisione tornasse negli States. È venuto nella nostra casa di Weissenburg e ha bevuto e chiacchierato con me. È un tipo a posto.
Rimangono pochissimi arresti da fare, nella nostra divisione. Adesso stiamo prendendo tutti i bambini sotto i dieci anni che hanno un’aria sprezzante. Bisogna concedere all’Esercito i suoi arresti vecchio stampo, bisogna gonfiare il Rapporto.
Il Capitano Ollie Appletton, il precedente CO del reparto, ha ottenuto il Congedo attraverso la Croce Rossa, tornando negli Stati Uniti sotto una pioggia di stelle di bronzo. Prima di andarsene, in nome dei vecchi tempi, ha passeggiato intorno alle foto dei suoi possedimenti in Scarsdale. Per molti di noi è stato un momento maledettamente toccante.
Come sta venendo il tuo romanzo? Spero che tu ci stia lavorando sodo. Non venderlo al cinema. Sei un tipo ricco. Come Presidente dei tuoi tanti fan club, so di parlare a nome di tutti quando dico Abbasso Gary Cooper. Perché stai davvero lavorando a un nuovo romanzo, no? Mi rendo conto che a Cuba le macchine non sono sicure.
Ho chiesto al CIC di mandarmi a Vienna, finora senza successo. Nel 1937 ci sono stato quasi per un anno intero, e ho voglia di mettere di nuovo un pattino da ghiaccio al piede di qualche bella ragazza viennese. Non mi sembra di chiedere troppo all’Esercito.
Ho scritto un altro paio di racconti incestuosi, diverse poesie e parte di una commedia. Se riuscirò a uscire dall’Esercito, potrei finire la commedia e chiedere a Margaret O’Brien di interpretarla con me. Con un taglio di capelli militaresco e una fossetta di Max Factor sull’ombelico, potrei recitare io stesso la parte di Holden Caulfield. Una volta ho fatto un’interpretazione molto sensibile di Raleigh, in Journey’s End. Molto sensibile.
Darei il mio braccio destro per andarmene dall’Esercito, ma non con un biglietto psichiatrico del tipo quest’uomo-non-è-adatto-alla-vita-militare. Ho in mente un romanzo molto sensibile, e non permetterò che l’autore passi per un idiota nel 1950. Io sono un idiota, ma non voglio che la gente sbagliata lo sappia.
Mi piacerebbe che mi mandassi due righe, se ci riesci. Lontano dalla scena, è molto più facile pensare chiaramente. Con il tuo lavoro, voglio dire.
La prossima volta che sarai a New York, spero di essere in giro e riuscire a vederti, se avrai tempo. I discorsi che abbiamo fatto qui sono stati gli unici momenti di speranza in tutta la faccenda.
Sinceramente,
Jerry Salinger

P.S. Se c’è qualcosa che possa fare per te, qualche messaggio da portare a qualcuno, ne sarei lieto.
Il progetto del mio libro di racconti è andato a pezzi. Il che è un gran bene, e non sto indorando la pillola. In questo momento sono ancora troppo legato da bugie e affetti, e vedere il mio nome stampato su una copertina polverosa rimanderebbe qualsiasi vero miglioramento di svariati anni.
Edmund Wilson ha pubblicato una specie di album di ritagli su F. Scott Fitzgerald (che cosa sporca), chiamandolo The Crack Up. Malcolm Cowley lo ha recensito per il New Yorker, o ha recensito Fitzgerald stesso in maniera dannatamente superiore rispetto ai critici medi che recensiscono uomini morti. È così facile scrivere una «buona» recensione di Fitzgerald. Le sue imperfezioni saltano agli occhi, e se un paio non lo fanno, è Fitzgerald stesso a puntarle col dito. È stupido da parte dei critici lamentarsi del fallimento di Fitzgerald di «sviluppare» le sue storie. Mi sembra ovvio che chiunque scriva un libro come Gatsby non potrebbe mai «sviluppare» un bel niente. La sua arte, o la sua bellezza, era applicabile soltanto alle sue debolezze, non ti sembra? Diversamente da molti critici, non penso che Gli ultimi fuochi sarebbe stato il suo libro migliore. Era lì lì per incasinare tutto. Lì lì per dare al libro un twist alla Gatsby. In effetti, è meglio che non l’abbia finito, credo.
Buone cose.
J.

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Fonti: lastampa.it e ilpost.it

Written by filippo

8 febbraio 2012 at 11:40 am

Pubblicato su Libri

Luca Capuano

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Luca Capuano, foto 1

Luca Capuano, foto 1

Luca Capuano, foto 2

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Luca Capuano, foto 3

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Luca Capuano, foto 4

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Luca Capuano, foto 5

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Luca Capuano, foto 6

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Luca Capuano, foto 7

Luca Capuano, foto 7

Luca Capuano, foto 8

Luca Capuano, foto 8

Luca Capuano, foto 9

Luca Capuano, foto 9

Luca Capuano, foto 10

Luca Capuano, foto 10

Luca Capuano, foto 11

Luca Capuano, foto 11

Luca Capuano, foto 12

Luca Capuano, foto 12

Luca Capuano, foto 13

Luca Capuano, foto 13

Luca Capuano, foto 14

Luca Capuano, foto 14

Written by filippo

7 febbraio 2012 at 6:54 PM

Pubblicato su Fotografie

Note di inizio febbraio

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Jasper James, City Silhouettes

Jasper James, City Silhouettes

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Andrea Maino, Stockholm Syndrome

Andrea Maino, Stockholm Syndrome

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Wislawa Szymborska

Wislawa Szymborska

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Written by filippo

7 febbraio 2012 at 5:44 PM

Pubblicato su Fotografie