Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Irving Penn, Resonance, Venezia

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Irving Penn, Resonance, Venezia

Irving Penn, Truman Capote

IRVING PENN, RESONANCE
13 aprile – 31 dicembre 2014

Palazzo Grassi – Venezia
Campo San Samuele, 3231

(come arrivarci)

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A partire dal 13 aprile 2014, palazzo Grassi presenta “Irving Penn, Resonance”, la prima grande esposizione dedicata al fotografo americano Irving Penn (1917-2009) in Italia. L’esposizione, curata da Pierre Apraxine e Matthieu Humery, presenta al secondo piano di palazzo Grassi 130 fotografie dalla fine degli anni ‘40 fino alla metà degli anni ‘80, e resterà aperta al pubblico fino al 31 dicembre 2014.

È la prima volta che l’istituzione palazzo Grassi – punta della Dogana – François Pinault Foundation presenta una mostra di fotografie dalla collezione, mostrando così un preciso impegno anche nei confronti di questo medium così importante nell’ambito della creazione artistica. Una parte di queste fotografie proviene dalla collezione di Kuniko Nomura, assemblata durante gli anni ottanta con l’aiuto di Irving Penn stesso. Il fotografo ha raccolto una selezione di opere che, secondo lui, è in grado di rappresentare una sintesi completa e coerente del suo lavoro.

L’esposizione riunisce 82 stampe al platino, 29 stampe ai sali d’ argento, 5 stampe dye-transfer a colori e 17 internegativi mai esposti prima d’ora. La mostra ripercorre i grandi temi cari a Irving Penn che, al di là della diversità dei soggetti, hanno in comune la capacità di cogliere l’effimero in tutte le sue sfaccettature.

Ne è un esempio la selezione di fotografie della serie dei “piccoli mestieri”, realizzata in Francia, negli Stati Uniti e in Inghilterra negli anni ‘50. Convinto che quelle attività fossero destinate a scomparire, Irving Penn ha immortalato nel suo studio venditori di giornali ambulanti, straccivendoli, spazzacamini e molti altri ancora, tutti in abiti da lavoro.

Allo stesso modo, i ritratti dei grandi protagonisti del mondo della pittura, del cinema e della letteratura realizzati dal 1950 al 1970 – tra cui Pablo Picasso, Truman Capote, Marcel Duchamp, Marlene Dietrich –, esposti accanto a fotografie etnografiche degli abitanti della repubblica di Dahomey (anni ’60), delle tribù della Nuova Guinea e del Marocco (anni ’60 e ’70), sottolineano con forza la labilità dell’esistenza dagli esseri umani, siano essi ricchi o indigenti, celebri o sconosciuti.

All’interno di questo percorso, che promuove il dialogo e le connessioni tra le opere di diversi periodi e differenti soggetti, lo still life svolge un ruolo di primissimo piano: in mostra sono raccolte fotografie realizzate dalla fine degli anni ’70 all’inizio degli anni ’80 che presentano composizioni di mozziconi di sigarette, ceste di frutta, vanitas – assemblaggi di crani, ossa e altri oggetti – così come teschi di animali fotografati al museo di Storia Naturale a Praga nel 1986 per la serie “Cranium Architecture”.

Questo ampio panorama, in cui immagini poco conosciute affiancano pezzi iconici, offre una chiara testimonianza della particolare capacità di sintesi che caratterizza il lavoro di Irving Penn: nella sua visione, la modernità non si oppone necessariamente al passato, e il controllo assoluto di ogni fase della fotografia, dallo scatto alla stampa (alla quale dedica un’importanza e un’attenzione senza pari) permette di andare molto vicino alla verità delle cose e degli esseri viventi, in un continuo interrogarsi sul significato del tempo e su quello della vita e della sua fragilità.

Irving Penn, Resonance, Venezia

Irving Penn, Pablo Picasso

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Irving Penn è nato nel 1917 a Plainfield, New Jersey. Nel 1934 si iscrive alla Philadelphia Museum School of Industrial Art dove studia design con Alexey Brodovitch. Nel 1938 comincia la sua carriera professionale a New York come grafico – poi, dopo aver passato un anno in Messico a dipingere, torna a New York e inizia a lavorare per la rivista Vogue, dove Alexander Liberman è allora direttore artistico. Liberman incoraggia Penn a realizzare la sua prima fotografia a colori, uno still life che diventa la copertina di Vogue del 1 ottobre 1943, segnando l’inizio di una felice collaborazione con la rivista che durerà fino alla scomparsa del fotografo nel 2009. Oltre al lavoro nell’editoria e nella moda per Vogue, Penn lavora per altre riviste e per numerosi clienti negli Stati Uniti e all’estero.

Durante la sua carriera ha pubblicato vari libri di fotografie, tra cui: Moments Preserved (1960); Worlds in a Small Room (1974); Inventive Paris Clothes (1977); Flowers (1980); Passage (1991); Irving Penn Regards The Work of Issey Miyake (1999); Still Life (2001); Dancer (2001); Earthly Bodies (2002); A Notebook At Random (2004); Dahomey (2004); Irving Penn: Platinum Prints (2005); Small Trades (2009); e due pubblicazioni di disegni e dipinti.

Le fotografie di Penn fanno parte delle collezioni di alcuni fra i più grandi musei degli Stati Uniti e del mondo, come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Moderna Museet di Stoccolma, la National Gallery of Art a Washington, lo Smithsonian American Art Museum a Washington, il J. Paul Getty Museum a Los Angeles e il Museum of Modern Art a New York.

Quest’ultimo gli rende omaggio nel 1984 con una retrospettiva ospitata poi in dodici paesi diversi. Nel 1997 Irving Penn dona all’Art Institute di Chicago delle stampe e dei materiali di archivio. Nel mese di novembre dello stesso anno l’Art Institute inaugura una grande mostra presentata di seguito in cinque musei all’estero, tra cui l’Hermitage a San Pietroburgo, Russia.

Nel 2002 due mostre degli studi di nudi realizzati da Penn aprono contemporaneamente al pubblico a New York: “Earthly Bodies: Nudes from 1949-50” al Metropolitan Museum of Art e “Dancer: 1999 Nudes” al Whitney Museum of American Art, entrambe successivamente presentate in altre città americane e europee.

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Fonte: palazzograssi.it

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Written by filippo

9 settembre 2014 at 8:44 am

David Lynch, The Factory Photographs, Bologna

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David Lynch

David Lynch

DAVID LYNCH, THE FACTORY PHOTOGRAPHS
17 settembre – 31 dicembre 2014

MAST.GALLERY c/o Fondazione MAST
Via Speranza, 42 – Bologna
Martedì-Domenica, ore 10.00 – 19.00
(come arrivarci)

121 fotografie
3 cortometraggi: industrial soundscape, bug crawls, intervalometer: steps
e una installazione sonora : the air is on fire_ i (station)

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MAST  presenta in anteprima nazionale Factory Photographs di David Lynch.
Queste fotografie in bianco e nero testimoniano la fascinazione di Lynch per le fabbriche, la sua passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l’oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent’anni ha fotografato i monumenti decadenti dell’industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, cupole e torri, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell’aura emozionale caratteristica  di Lynch

Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles. È come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi.

L’inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film.

David Lynch, icona del cinema americano, è nato nel 1946 a Missoula, nel Montana, e vive a Los Angeles: è regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un “cult classic”. Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all’Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), Inland Empire (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990 -1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti.

Esposizione curata da Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con MAST e The Photographers’ Gallery.

Fanno parte della mostra alcuni cortometraggi di Lynch, che verranno proiettati a ciclo continuo: Industrial Soundscape, Bug Crawl, Intervelometer: Steps.

Le immagini di grandi dimensioni sono: Archival pigment prints
Le fotografie di piccole dimensioni sono: Archival silver-gelatin prints

David Lynch, The Factory Photographs

David Lynch, The Factory Photographs

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Lynch, la cui ultima visita in città risale al 2007 per il festival Netmage, dovrebbe tornare dal 28 settembre al 3 ottobre, quando cioè, ospite d’onore del Lucca Film Festival.

A Bologna Lynch farà visita al Mast e presenterà la sua mostra che si completa tra l’altro di un’installazione sonora e di una selezione dei suoi primi cortometraggi. Con l’occasione, la Cineteca gli dedica una retrospettiva dal 25 al 27 di questo mese da «Eraserhead» a «Cuore selvaggio», da «Strade perdute» a «Inland Empire», fino all’ultimo docufilm dedicato ai Duran Duran.

David Lynch, The Factory Photographs

David Lynch, The Factory Photographs

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Fonti: repubblica.it e mast.org

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Written by filippo

9 settembre 2014 at 8:05 am

Khatawat advertising 2014

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Le mie fotografie per la campagna pubblicitaria 2014 per l’ottavo anno del Centro Culturale Khatawat.

Lo scopo era rappresentare tutte le  aree (musica, danza, teatro, arti orientali e arti marziali), mentre collaborano per compiere un percorso evolutivo, dove tutti si mettono in gioco.

Articoli collegati: Saggio Khatawat 2014

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Written by filippo

27 agosto 2014 at 7:13 PM

Viaggio in Irlanda

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Dal 18 al 27 agosto ho attraversato il nord dell’isola irlandese, vedendo quindi le 6 contee dell’Irlanda del Nord e 4 contee dell’Irlanda (Cavan, Donegal, Meath e Louth).

L'itinerario del viaggio

L’itinerario del viaggio

Ireland travel, photo 2

Anche l’aeroporto ha degli scorci interessanti

Ireland travel, photo 3

Inizia la traversata

Ireland travel, photo 4

Nei B&B sempre presenti le coperte supermorbidose, per garantire un adeguato riposo, prima…

Ireland travel, photo 5

… dell’irish breakfast, di cui ci si innamora e disinnamora rapidamente.

Ireland travel, photo 6

Uno degli stupendi punti di vista sull’Oceano Atlantico

Ireland travel, photo 7

Elisa, la mia compagna di viaggio e non solo!

Ireland travel, photo 8

Castle Ward, noto in Game of Thrones come Winterfell

Ireland travel, photo 9

Arrivo nella contea di Antrim

Ireland travel, photo 10

Il castello di Belfast o the Castle Cat

Ireland travel, photo 11

Il risveglio va sempre ben assaporato

Ireland travel, photo 12

Colline verdi everywhere e ne vorresti ancora

Ireland travel, photo 13

Anche arcobaleni everywhere

Ireland travel, photo 14

l’incredibile Torr Head

Ireland travel, photo 15

L’inquietante Dark Hedges con i suoi colossali faggi, noto in Game of Thrones come Strada del Re

Ireland travel, photo 16

Avevamo prenotato un gattino (Ford Fiesta), ma al ritiro ci siamo ritrovati una tigre (Honda Civic)

Ireland travel, photo 17

Tramonto sul mare

Ireland travel, photo 18

Coincidenze

Ireland travel, photo 19

Giant’s Causway o Selciato del Gigante

Ireland travel, photo 20

Carrick-a-Rede, il paradiso di vento e vertigini

Ireland travel, photo 21

Un delizoso pub di Londonderry, dove consumare irish breakfast o lunch (non è raro che alla stessa ora qualcuno faccia colazione e qualcuno pranzi)

Ireland travel, photo 22

Londonderry, piccola, gradevole, interessante

Ireland travel, photo 23

Inishowen peninsula

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Dopo 2,5 km di camminata fra colline verdi, si giunge alla meravigliosa e isolata spiaggia di Tramore

Ireland travel, photo 25

Orme nell’Oceano

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Non solo mucche e pecore

Ireland travel, photo 27

Lago del Glenveagh Castle, mentre attendevo in fila di sbirciare il paesaggio dal balcone sul lago, ho guardato sotto ai miei piedi… quando tutti guardano in un punto, bisogna cercarne uno proprio; successo garantito.

Ireland travel, photo 28

Mi è venuto in mente Lovecraft

Ireland travel, photo 29

Woodhill House, se passate nei dintorni di Ardara, il soggiorno è d’obbligo; come diceva qualcuno su Tripadvisor, sembra di essere ospiti di un nobile inglese d’altri tempi.

Ireland travel, photo 30

La luce di Woodhill House

Ireland travel, photo 31

Non solo mucche, pecore e oche…

Ireland travel, photo 32

Le trovi anche ai lati della strada, ti osservano attentamente

Ireland travel, photo 33

Un’antica chiesetta senza scalpo

Ireland travel, photo 34

Slieve League, le scogliere più alte d’Europa, ma a colpirmi è la donzella che trasmette una qualche antica forma di disperazione

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Cadendo dalle scogliere…

Ireland travel, photo 37

Elisa, timoniera del viaggio

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Trim Castle, sede di alcune riprese di Braveheart (nonostante si ambientasse in Scozia)

Ireland travel, photo 39

House of Horrors, di prossima apertura a Temple Bar (Dublino)

Written by filippo

27 agosto 2014 at 7:02 PM

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Carmen Medea Cassandra

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“Plautus Festival 2014″, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Daniele Cipriani Entertainment presenta
Rossella Brescia e Vanessa Gravina in
CARMEN MEDEA CASSANDRA
Il processo

drammaturgia di Paolo Fallai
con Gennaro Di Biase e Amilcar Moret
musiche di George Bizet e Marco Schiavoni
con inserti di Escala, Thom Hanreoch, Elvis Presley, The Cinematic Orchestra e Amon Tobin

Coro e corpo di ballo: Compagnia DCE DanzItalia
Scene: Vito Zito
Costumi: Laura Antonelli e Elena Cicorella
Regia e coreografia: Luciano Cannito

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Trama

Il Processo è uno spettacolo intenso fatto di recitazione e danza.
E ha come protagoniste un’attrice e una ballerina: Vanessa Gravina e Rossella Brescia,
che ci spiegano chi sono le tre donne che interpretano.

Una storia di donne colpevoli. Comunque.
Carmen, Medea e Cassandra sono tre protagoniste della letteratura di tutti i tempi. Sappiamo che sono tre donne colpevoli, dall’infedeltà all’inutile capacità di “vedere” il futuro col cuore, al più terribile dei delitti. Sappiamo che poesia e musica non hanno saputo resistere alla tentazione di raccontarle. Sappiamo che sono state raccontate da uomini, con occhi, logica e leggi maschili.
Questo spettacolo non è un omaggio a queste protagoniste: vuole solo raccontarle con occhi femminili, restituire loro la parola in un “processo” che non è mai stato celebrato, come se ascoltarle non fosse necessario.
Per questo la scena si apre su due detenute in attesa di giudizio, non sappiamo per quale reato. Vediamo un ambiente claustrofobico, in cui combattono la paura e la speranza. Osserviamo quello che nella loro storia non si è visto, vediamo movimenti nascosti e ascoltiamo parole che non sono state dette.
Carmen, Medea e Cassandra non appartengono ad una leggenda senza tempo che le inchioda a stanchi rituali: sono dei classici perché vivono la nostra contemporaneità, con altri volti e altri nomi. Ma spesso, con identico destino, quello del silenzio e della condanna.
Per questo troviamo Carmen a Lampedusa, tra uno sbarco di migranti, i mercanti di carne umana e l’incerta debolezza di una autorità che non sa come opporsi a questa invasione disarmata.
Osserviamo Medea nel momento più drammatico: quello in cui si affronta l’indicibile, purtroppo quasi ogni giorno sulle pagine di cronaca. Durante un interrogatorio un giudice cerca di far confessare a Medea non tanto il delitto orribile ma le sue motivazioni. E’ la sciocca richiesta di spiegare un tabù inspiegabile.  Che viene rimosso, compresso in un angolo del suo animo dove nascondere l’urlo, e insieme annunciato come inevitabile. Ma quante sono le vittime di Medea prima che arrivi al sacrificio dei figli? Esistono quindi morti nobili e morti che si possono dimenticare?
Anche Cassandra, osservata in una Sicilia degli anni Cinquanta, è vittima di due colpe convergenti: l’amore puro e la legge maschile del potere.
Viene condannata perché rappresenta la minaccia di chi è capace di “guardare con il cuore” e quindi “vede” quello che gli occhi – da soli – non riescono a guardare. Ma Cassandra, pur nella sua sconfitta, rappresenta la superiorità del sentimento sul calcolo, dell’emozione sulla convenienza, dell’istinto sulla strategia. La capacità di osservare tutti gli Ulisse del mondo, così tronfi del potere delle loro armi e così ciechi da non vedere l’agguato mortale che li attende proprio dietro l’ultimo trionfo. Così banali da farsi addormentare da un televisore, novello cavallo di Troia.

Rossella Brescia e Vanessa Gravina – due artiste dal temperamento passionale e deciso – affiancate dal ballerino Amilcar Moret e dall’attore Gennaro Di Biase, sono le protagoniste di questo spettacolo ideato da Luciano Cannito, che ne firma la regia e la coreografia.
In esso il movimento e il testo non sono sacrificati l’uno all’altro, ma si pongono sullo stesso piano, vicendevolmente l’uno al servizio dell’altro, così che non ci si accorgerà se si stia ascoltando la danza oppure vedendo la parola.

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Written by filippo

17 agosto 2014 at 12:30 PM