Filippo Venturi Photography | Blog

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Internazionale parla di Made in Korea

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Oggi sul sito di Internazionale è uscito un articolo sul mio lavoroMade in Korea“.
Sono molto felice di essere finito su una delle riviste che ritengo più interessanti :)

Il progetto è al momento in mostra al Foro Boario di Modena, fino al 10 gennaio 2016, trovate tutte le infomazioni qui: Made in Korea in mostra al Foro Boario di Modena

E’ anche disponibile in versione ebook, tutte le informazioni qui: Made in Korea, ebook.

Trovarmi inoltre accostato, per caso, al grande Gabriele Basilico mi ha provocato un sorriso ebete :D

Internazionale parla di Made in Korea

Internazionale parla di Made in Korea

Internazionale parla di Made in Korea

Internazionale parla di Made in Korea

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Written by filippo

29 dicembre 2015 at 2:59 PM

Le mie fotografie della Corea del Sud sono su Jesus Magazine

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Le mie fotografie per l’articolo sul cattolicesimo in Corea del Sud di Jesus Magazine.
Tre provengono dal mio lavoro “Made in Korea”, le altre sette sono inedite.
Grazie alla photoeditor Giovanna Calvenzi!

 

Jesus Magazine, #1

Jesus Magazine, #2

Jesus Magazine, #3

Jesus Magazine, #4

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Written by filippo

3 dicembre 2015 at 1:09 PM

Mostra fotografica e Finale Portfolio Italia

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Mostra fotografica e Finale Portfolio Italia

Sabato 28 novembre sarò a Bibbiena, all’inaugurazione della mostra dei 20 lavori finalisti del Portfolio Italia (fra cui il mio “Made in Korea”) al Centro Italiano della Fotografia d’Autore e, successivamente, per la finale dove sarà premiato il vincitore di quest’anno! Se siete nei paraggi, ci vediamo lì :)

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Inaugurazione Sabato 28 Novembre
UN ANNO DI PORTFOLIO

Mostra fotografica dei 20 portfolio finalisti del Portfolio Italia
CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore
Via delle Monache, 2 – Bibbiena (Arezzo)___

Programma dell’evento:
ore 10.00 – Apertura Mostra Fotografica Un anno di Portfolio, al Centro Italiano della Fotografia d’Autore.
ore 18.00 – Cerimonia di Premiazione Portfolio Italia 2015 – Gran Premio Apromastore – Pentax, al Teatro Dovizi.
ore 19.30 – Apericena offerta a tutti gli intervenuti.

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Si inaugura sabato 28 novembre 2015 la mostra “Un anno di Portfolio”, dedicata ai vincitori dell’ultima edizione di PORTFOLIO ITALIA, giunto alla sua dodicesima edizione; dodici edizioni per una manifestazione in costante crescita. Uno degli appuntamenti fotografici più importanti del nostro Paese, una rassegna che ha ormai raggiunto un’innegabile vasta popolarità.

Hanno aderito a questa edizione di “Portfolio Italia” dieci fra le più importanti Manifestazioni fotografiche italiane. La mostra, che raccoglie i 20 portfolio, frutto delle selezioni operate dalle commissioni di Lettori che si sono alternate durante tutto l’arco del 2015 sugli scenari delle Manifestazioni, sarà aperta dalle ore 10.00.

Gli Autori dei lavori esposti sono: Stefano Isidoro Radoani, Andrea Baglioni, Giuseppe Torcasio, Alessandro Mallamaci, Filippo Venturi, Paride Bucco, Emanuela Laurenti, Valeria Dimaggio, Matteo Signanini, Stefano Miliffi, Giovanna Catalano, Ilaria Abbiento, Daniele Pasci, Gianluca Abblasio, Nazzareno Berton, Sergio Carlesso, Michela Benaglia, Luigi Poiaghi, Lorenzo Zoppolato e Agnese Morganti.

La sera alle ore 18.00 presso il Teatro Dovizi durante il Galà di chiusura della Manifestazione saranno resi noti i tre portfolio Finalisti del Circuito e successivamente sarà proclamato il portfolio vincitore dell’edizione 2015.

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Portfolio Italia è organizzato dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, in collaborazione con:
FabbricaImmagini di Rosignano Marittimo
Circolo Fotografico Erregibi Sezione Fotografia, di Sassoferrato
Circolo Fotografico Il Castello, di Taranto
Associazione Carpe Diem, di Sestri Levante
Associazione Culturale Corigliano per la Fotografia, di Corigliano Calabro
Circolo Fotocine Garfagnana, di Castelnuovo di Garfagnana
Circolo Fincantieri-Wärtsilä, di Trieste
Associazione Fotografica Cultura e Immagine, di Savignano sul Rubicone
Club Fotografico AVIS Bibbiena, di Bibbiena

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Mostra fotografica e Finale Portfolio Italia

Made in Korea, recensito su The Mammoth’s Reflex

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Made in Korea recensito su The Mammoth’s Reflex

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Il mio ebook Made in Korea è recensito su The Mammoth’s Reflex da Claudia Stritof :)
L’articolo originale è visibile a questo indirizzo: Made in Korea. Ecco il libro di Filippo Venturi.

The Mammoth’s Reflex è una piattaforma di contenuti dedicati al mondo della fotografia, costruita con la collaborazione di giornalisti, fotografi, blogger e appassionati che contribuiscono al progetto inviando contenuti su mostre, festival, progetti fotografici, libri, incontri, spunti di conversazione e materiali artistici.

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Made in Korea, recensito su The Mammoth’s Reflex

Come un antropologo sul campo il fotografo Filippo Venturi con il libro Made in Korea (Emuse editore) fa il resoconto visivo di quello che è stato il suo lungo viaggio intrapreso meno di un anno fa nella Corea del Sud, partendo dalla capitale Seoul per poi scendere fino a Busan.
Un libro che mette in luce le contraddizioni interne di un paese che fino a cinquanta anni fa è stato afflitto da carestie e «oppresso da dominazioni straniere e dittatori», ma che oggi è diventato uno dei paesi economicamente più avanzati al mondo grazie al considerevole sviluppo tecnologico.
Contraddizioni che riemergono con forza negli scatti di Filippo Venturi in cui una ragazza osserva con attenzione un cartellone pubblicitario di una clinica di bellezza, dei ragazzi ben vestiti dormono con la testa appoggiata su dei tavoli di un pub, mentre un gruppo di persone, senza mai distogliere lo sguardo dal proprio smartphone, siede in un centro commerciale di fronte alla riproduzione della fontana di Trevi.

Il libro di Venturi è uno spaccato su un mondo in perenne evoluzione, in bilico tra natura e artificio, alla ricerca di un sogno che spesso assume i connotati di un vero e proprio incubo, dove lo stereotipo dilaga e la ricerca del nuovo e del bello diventa canone da dover rispettare rigorosamente per poter far parte a tutti gli effetti del sistema sociale, in cui i primi a farne le spese sono proprio i coreani.

In poco tempo la Corea è diventato un paese all’avanguardia in campo tecnologico se si pensa alle grandi multinazionali come Hyundai, LG e la Samsung, “il più importante gruppo industriale del paese e un colosso che da solo genera un quinto del PIL coreano“, i ritmi di crescita economici sono forsennati e altrettanto quelli dei suoi abitanti che vengono spronati a studiare a ritmi serrati fin da piccoli perché “una persona senza istruzione è come una bestia che indossa abiti”. L’incremento delle ore di studio è proporzionale alla crescita dei ragazzi e un popolare detto, riferito specialmente agli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, afferma “se dormi tre ore al giorno potrai riuscire a entrare in una delle SKY [Seoul National University, Korea University e Yonsei University], se dormi quattro ore al giorno potrai riuscire ad entrare in un’università, se dormi cinque ore al giorno scordati l’università”.
All’eccellenza intellettuale si lega la cura per il corpo, ed ecco che la città mette a disposizione dei suoi abitanti attrezzature sportive negli spazi pubblici e se questo non dovesse bastare per rientrare nei giusti canoni, che spesso si richiamano a quelli occidentali, ci pensa la chirurgia estetica, quasi un’ossessione per i coreani, tanto che piccoli interventi chirurgici vengono regalati dai genitori per la promozione all’università dei propri figli.
Made in Korea è un’indagine realizzata con attenzione e analisi critica dal fotografo Filippo Venturi, e in quanto tale apre un ampio ventaglio di interrogativi riguardo agli effetti che questa “rincorsa alla modernità, al progresso tecnologico e industriale, mediante una smisurata competizione, nella ricerca della perfezione estetica, scolastica” e professionale ha portato con sé, tra questi la dipendenza da internet e dalla tecnologia, tanto che il parlamento ha varato una legge per impedire agli “adolescenti al di sotto dei 16 anni di giocare ai videogame online da mezzanotte alle sei del mattino”, a cui si aggiunge la dipendenza da alcol e un elevato tasso di suicidi, che coinvolge specialmente gli studenti.

Quello di Filippo Venturi è un racconto fatto di immagini vivide e dirette, che mette in luce usi e costumi di un paese alla ricerca di sé stesso, perché come afferma Confucio “solo i più saggi o i più stupidi degli uomini non cambiano mai“, ma sta agli uomini stessi decidere quale strada e indirizzo dare ai propri cambiamenti, ben vengano i primati ma se questi non sono ottenuti a costo della perdita dell’identità e della propria natura, poiché “la nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, bensì nel rialzarci ogni volta che cadiamo”.

Il libro Made in Korea, è edito da emuse, e all’interno sono contenuti due interessanti saggi critici scritti da Silvia Camporesi e Davide Grossi.

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Written by filippo

6 novembre 2015 at 11:03 am

Intervista per Mag’zine

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Made in Korea

Made in Korea

Made in Korea

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Su Mag’zine Issue #4, in uscita a breve, ci sarà anche una mia intervista, che riporto di seguito, e molto altro!

Mag’zine, a metà fra un magazine e una fanzine, si pone come obiettivo la ricerca di giovani fotografi per farne la loro conoscenza e condivisione delle esperienze per una crescita collettiva.
E’ disponibile a questo indirizzo: Collettivo Magma Foto

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Cosa rappresenta per te la fotografia?
La fotografia è uno splendido linguaggio in cui mi sono imbattuto fortuitamente nel 2007.
Nel 2008 scelsi di fare tutto il possibile, studiando, osservando e praticando, per comprendere meglio il mondo vasto e ignoto che si era aperto davanti a me e che fino a quel momento coglievo soltanto nel suo aspetto più banale e luccicante.
Grazie anche ai maestri con cui mi sono rapportato, ho cercato di perfezionare la mia conoscenza del linguaggio e di imparare a narrare con un mio stile i temi e le storie che mi interessano; la semplice conoscenza del linguaggio non è sufficiente.
Si può conoscere perfettamente l’italiano, ma non essere un bravo poeta o romanziere. Vedo molte assonanze fra lo scrivere e il realizzare un lavoro fotografico, fra il leggere e l’osservare.
Fra i vari linguaggi e le varie arti, è uno dei più semplici da praticare e, anche per questo, uno dei più complessi da maneggiare con sapienza. È anche uno dei più potenti, perché alcune fotografie sanno rimanere impresse nella nostra mente e condizionarci nella percezione del mondo e di ciò che vedremo successivamente.
Rimanendo nel paragone letterario, la stessa potenza si verifica meno frequentemente nella letteratura, a tal proposito mi viene in mente il bel racconto Amnesia in litteris, di Patrick Süskind, dove il protagonista si trova a leggere con entusiasmo un bel libro, fino al punto di sottolinearne delle parti, per poi accorgersi con disperazione che ci sono già delle sottolineature, le stesse che aveva fatto in un passato dimenticato, in cui si era già promesso di fissare nella mente quelle splendide parole.

Il tuo progetto Made in Korea ha ottenuto vari riconoscimenti, parlaci di come è nato questo progetto.
Nel 2014 ho realizzato a Forlì, dove vivo, il progetto L’Ira Funesta. Terminato questo lavoro ho sentito il bisogno di allontanarmi da casa per avvicinarmi a una cultura e società completamente diversa dalla mia. Era un modo per mettermi nuovamente alla prova e cercare di realizzare un lavoro più maturo rispetto ai precedenti e, al tempo stesso, arricchirmi personalmente.
La scelta della Corea del Sud risale circa a 1 anno prima della partenza effettiva. L’Estremo Oriente mi ha sempre affascinato e incuriosito per le sue peculiarità a volte così distanti dal mondo occidentale. Questo paese in particolare, poi, estremizza alcuni fenomeni e problematiche comuni a paesi come Giappone, Cina e altri.
Il lavoro si è concluso a giugno 2015. Da allora mi sta dando parecchie soddisfazioni, sta ricevendo consensi e riconoscimenti, tra cui il primo premio al Portfolio dello Strega di Sassoferrato che fa parte del Portfolio Italia e il premio Crediamo ai tuoi occhi del Centro Italiano Fotografia d’Autore.

C’è una foto del progetto Nero Orgoglio che ci ha colpito e arriva come un pugno allo stomaco, ed è quella della madre con i suoi figli, di cui uno fa il saluto fascista. Hai intuito fin da subito che era la foto simbolo di quell’evento?
Era la prima volta che andavo a un raduno di nostalgici fascisti, per la precisione si teneva a Predappio, per la commemorazione dei 70 anni dalla morte di Benito Mussolini.
Fin da subito mi ero focalizzato sui ritratti ai partecipanti. Dopo un po’ mi sono accorto che c’erano anche diverse famiglie con bambini appresso (i nostalgici di domani), per l’occasione vestiti di nero e con addosso simboli fascisti, a cui veniva chiesto di esibirsi in saluti e gesti tipici. A quel punto la mia attenzione è andata unicamente a quell’aspetto, ho realizzato diverse fotografie, fino a quella in questione.
Ancora prima di scattarla ho intuito che sarebbe potuta essere quella che avrebbe colpito e fatto riflettere di più l’osservatore. Trovo interessante quella fotografia per vari motivi ma il più forte è nei 3 sguardi, che svelano ognuno la realtà dietro la recita.

Un tuo progetto a cui sei più legato e perché?
Sono molto legato a In Oblivion, fatto a New York nel 2012. È il mio primo progetto e rappresenta il momento in cui penso di aver superato un grosso esame personale su ciò che sarei potuto essere in fotografia e non solo.
In quei giorni ho raggiunto un grado di risolutezza che non pensavo di avere e che poi ho replicato negli altri progetti, fotografici e non. Convivevo mentalmente con alcuni seri problemi familiari, con la diffidenza che percepivo in alcune persone, per le quali la fotografia era solo un gioco, mentre per altre era un lavoro troppo grande per me.
È una delle esperienze più utili che mi sia capitata, per conoscermi e per migliorarmi.

Progetti per il futuro
Ne ho diversi in mente, sia in campo fotografico che video, ma quello che oggi mi ossessiona di più riguarda la Corea del Nord, che andrebbe a ultimare il mio lavoro “Made in Korea”.
L’asticella è più alta, le condizioni per lavorare sono difficili se non proibitive, già solo entrare nel paese non è semplice… ma nonostante questo spero di riuscire a realizzarlo.

Come vedi la fotografia oggi e il suo futuro
La fotografia è morta!
Direbbe qualcuno. E non sarebbe la prima volta.
Io invece sono convinto che sia viva e vegeta e in continua evoluzione.
Il digitale non ha ancora terminato la propria rivoluzione, nemmeno possiamo immaginare dove ci porterà. Il digitale assottiglierà sempre di più la differenza fra illustratori, game designer, fotografi, videomaker e così via.
A quel punto, sarà sempre più importante per il fotogiornalismo essere fedele a certi principi per mantenersi legato alla realtà, mentre molta fotografia assomiglierà alla fiction (filtri, automatismi, rendering, ecc. saranno sempre più a portata di mano e invasivi).
Già ora la fotografia di massa, con gli smartphone, si sta allontanando dalla realtà.

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Written by filippo

18 ottobre 2015 at 1:12 PM