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L’Ira Funesta in mostra a Forlì
“L’Ira Funesta”, di Filippo Venturi
Mostra fotografica e installazione multimediale
Inaugurazione sabato 5 marzo, ore 18
Chiostro di San Mercuriale, Piazza Saffi, Forlì
Dal 5 al 20 Marzo 2016, ingresso libero
Dal martedì al sabato ore 17-19, domenica ore 10-12
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Comunicato Stampa
S.M.ART – San Mercuriale Art
In occasione della ricorrenza dell’8 Marzo, il fotografo Filippo Venturi esporrà il progetto “L’Ira Funesta”.
La mostra sarà visitabile dal 5 al 20 Marzo 2016, presso il Chiostro di San Mercuriale
In occasione della ricorrenza dell’8 marzo, la giornata mondiale dedicata alle donne per ricordarne sia le conquiste, sia le discriminazioni e le violenze a cui sono ancora sottoposte in tutte le parti del mondo, l’Associazione Puntodonna di Forlì, l’Agenzia di comunicazione Essere Elite srl, in collaborazione con il Club UNESCO Forlì e Cultura Etica, con il patrocinio del Comune di Forlì, Assessorato alla Cultura e alle Pari Opportunità hanno deciso di organizzare un’esposizione di opere fotografiche sul tema della violenza.
Il Chiostro di San Mercuriale è la cornice scelta per ospitare dal 5 al 20 marzo 2016 la mostra “L’Ira Funesta”: un progetto fotografico davvero inconsueto realizzato da Filippo Venturi.
L’inaugurazione si terrà sabato 5 marzo alle ore 18.00 alla presenza del fotografo e della Dr.ssa Lorella Versari, psicologa e psicoterapeuta specializzata in Psicodramma e organizzatrice di laboratori di espressione corporea in varie scuole. La Dott.ssa Versari spiegherà le dinamiche dell’unità corpo-mente e la loro neurofisiologia. Saranno presenti anche alcuni protagonisti del servizio fotografico.
Nei giorni successivi all’inaugurazione la mostra è visitabile tutti i giorni dal martedì al sabato dalle ore 17.00 alle ore 19.00 e la domenica dalle ore 10 alle ore 12.
Nei venerdì, sabato e domenica di apertura saranno fruibili anche una serie di video realizzati da Filippo Venturi.
Filippo Venturi ha realizzato il progetto “L’Ira Funesta” per descrivere un luogo chiamato “Camera della Rabbia” situato a Forlì: il risultato è una serie di fotografie descrittive e una serie di ritratti degli utenti di questo luogo, in prevalenza donne, del pre e del post sfogo della rabbia. Oltre alle immagini, Filippo Venturi ha raccolto anche un’intervista con Cristian Castagnoli – proprietario della Camera della Rabbia – e con lo Psicologo e Psicoterapeuta Dott. Gianluca Farfaneti, per avere una opinione professionale in merito.
La Camera della Rabbia è un luogo adibito all’esternazione dell’ansia e dello stress, dove le persone possono trovare un nuovo tipo di libertà. 8 utenti su 10 sono donne. Solo chi vi entra conosce i motivi che l’hanno spinto fin lì. I gesti di sfogo compiuti dentro questa camera assumono un valore liberatorio, sono come un “reset”che consente alle persone di liberarsi simbolicamente e fisicamente di rabbie, rancori, scorie accumulati nel tempo, prima di re-iniziare la propria vita libere da questo fardello. Per altre persone è invece una necessità, mensile o anche settimanale, per sfogare e quindi eliminare sentimenti negativi.
Questo fenomeno ha una dimensione internazionale: nel 2013 ha aperto la Camera della Rabbia di Forlì (Italia) ma già prima nel 2011 ha aperto l’Anger Room di Dallas (USA) e nel 2012 ha aperto la Rage Room di Novi Sad (Serbia).
“L’Ira Funesta” ha suscitato l’interesse di molte riviste e televisioni, portando sotto i riflettori la particolarità di questo luogo, il fine che si prefigge e il fatto che siano soprattutto le donne a farvi ricorso, stimolando curiosità e aprendo diversi dibattiti in merito.
Il progetto è stato pubblicato su The Washington Post, Io Donna / Corriere della Sera, Marie Claire Korea, Marie Claire Indonesia, Witness Journal, i quotidiani locali, ed è stato anche il soggetto di un servizio televisivo di La7, nel quale è stato intervistato proprio Filippo Venturi.
L’iniziativa si inserisce nel programma che il Tavolo Permanente delle Associazioni contro la violenza alle donne organizzerà in occasione della giornata della donna, continuando a sviluppare i lavori intrapresi durante il 25 novembre, Giornata Internazionale ONU contro la violenza alla donna. L’obiettivo principale è ribadire, sotto l’unica bandiera della cittadinanza, la necessità di rispetto dei diritti e della integrità fisica, morale e psicologica di ogni persona.
La mostra è stata suggerita da Rosanna Parmeggiani, docente impegnata sul fronte della lotta agli stereotipi di genere, che da tempo collabora con il progetto “Io ci sono lascia il segno” assieme ad Antonella Ravaglia dell’agenzia Esserelite.
Ricordiamo che l’Abbazia, a partire da ottobre 2014, è entrata nel progetto Cultura Etica promosso dal Club Unesco di Forlì, con il fine di rendere questo luogo uno spazio catalizzatore della città e animarlo con varie attività di richiamo turistico, culturale, sociale, educativo, gastronomico, aperte ai forlivesi e non solo.
Ufficio stampa
Antonella Ravaglia
a.ravaglia@esserelite.com
tel. 0543 30480 – fax 0543 30418
Scarica il comunicato in versione WORD oppure PDF.
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Filippo Venturi
(www.filippoventuri.it)
Nato a Cesena nel 1980, è un fotografo e videomaker. Viene da una formazione di tipo informatico, ma nel 2008 ha iniziato a studiare fotografia e dal 2010 lavora nel settore. Si è specializzato in lavori commerciali, documentari, reportage e ritratto. I suoi lavori sono stati pubblicati su diversi quotidiani e magazine, come Internazionale, The Washington Post, Geo Magazine, Focus, Die Zeit, Marie Claire, Vanity Fair e Io Donna. Parallelamente all’attività commerciale, si dedica a progetti personali su temi e storie che ritiene interessanti e, fra questi, vi rientrano Made in Korea e L’Ira Funesta. Il suo ultimo progetto, Made in Korea, è stato esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena e presso la Fondazione Fotografia, Foro Boario di Modena. Ha ricevuto diversi riconoscimenti e, al momento, è finalista al concorso Sony World Photography Awards 2016 (la proclamazione dei vincitori avverrà in aprile).
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Aggiornamento del 05/03/2016: alcune foto dell’inaugurazione!
La Repubblica parla di Made in Korea
Oggi sul sito di La Repubblica è uscito un articolo sul mio lavoro “Made in Korea“!
Il progetto è al momento in mostra al Foro Boario di Modena, fino al 10 gennaio 2016, trovate tutte le infomazioni qui: Made in Korea in mostra al Foro Boario di Modena
E’ anche disponibile in versione ebook, tutte le informazioni qui: Made in Korea, ebook
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Internazionale parla di Made in Korea
Oggi sul sito di Internazionale è uscito un articolo sul mio lavoro “Made in Korea“.
Sono molto felice di essere finito su una delle riviste che ritengo più interessanti :)
Il progetto è al momento in mostra al Foro Boario di Modena, fino al 10 gennaio 2016, trovate tutte le infomazioni qui: Made in Korea in mostra al Foro Boario di Modena
E’ anche disponibile in versione ebook, tutte le informazioni qui: Made in Korea, ebook.
Trovarmi inoltre accostato, per caso, al grande Gabriele Basilico mi ha provocato un sorriso ebete :D
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La miglior fotografia del 1987 per il National Geographic
Quella sopra è la miglior fotografia del 1987, secondo il National Geographic.
Il cardiochirurgo Zbigniew Religa, spossato dopo un trapianto cardiaco durato 23 ore, controlla i segni vitali del paziente sul monitor. Nell’angolo a destra, uno dei suoi assistenti che dorme.
L’autore della fotografia è James Stanfield.
Nella foto sotto il paziente Tadeusz Żytkiewicz, 25 anni dopo, sopravvissuto al cardiochirurgo stesso.
Mostra Il Lavoro Immateriale
Il Lavoro Immateriale
Dialogo tra la Collezione Verzocchi e Il lavoro dell’artista contemporaneo attraverso le immagini di backstage per la realizzazione di DO.VE, itinerario d’arte del Museo Diffuso dell’Abbandono IN LOCO.
22 Novembre – 6 Dicembre 2015 (prorogata all’8 Dicembre!)
Palazzo Romagnoli, Via Albicini 12, Forlì
Collezioni d’Arte del Novecento
Inaugurazione Domenica 22 Novembre, presso Palazzo Romagnoli, ore 16.00
Alle 18.00 presentazione dei video di footage presso Galleria Marcolini in Via F. Marcolini 25/a, Forlì
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Fotografie e riprese video di: Matteo Perini, Filippo Venturi, Renè Ruisi (Associazione Sovraesposti);
Selezione di istantanee fotografiche di: Beatrice Biguzzi, Elisa Cimatti, Simone Enei, Anna Frabotta;
Appunti e materiale di studio di: Barbara Baroncini, Alice Cesari, Patrizia Giambi, Elena Hamerski, Matteo Lucca, Maurizio Mercuri, Stefano Ricci;
Progetto a cura di: Patrizia Giambi, Marco Servadei Morgagni in collaborazione con il Servizio Pinacoteca e Cultura del Comune di Forlì.
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La mostra “IL LAVORO IMMATERIALE” mette in dialogo alcune opere della Collezione Verzocchi e il materiale di backstage degli interventi site specific realizzati nel 2014-2015 da diversi artisti per il progetto IN LOCO, Museo Diffuso dell’Abbandono in Romagna, ideato dall’associazione Spazi Indecisi. Si tratta di una mostra che ruota intorno al tema del lavoro connesso all’opera d’arte, piuttosto che all’opera d’arte in sé come risultato.
L’interrelazione tra opere contemporanee e opere del patrimonio novecentesco conservato a Palazzo Romagnoli vuole porsi come occasione per riflettere più che sulla distanza formale tra risultati appartenenti a epoche diverse, il 1950 e il 2015, su due modi diversi di fare e concepire l’arte, messo in risalto appunto attraverso la lente del lavoro dell’artista. Da una parte il mestiere del pittore, dello scultore, del grafico, ancora ben radicati nella seconda metà del Novecento, che vengono presi come soggetto da alcuni autori presenti nella collezione Verzocchi, dall’altra quello dell’artista contemporaneo, che si avvale di tecniche e linguaggi “non tradizionali”, ed arriva alla produzione di opere dal carattere non sempre materiale.
L’opera d’arte oggi infatti è forse più spesso progetto che oggetto: anche quando non rinuncia alla sua oggettualità e alla sua fisicità è un prodotto che conserva sempre, più o meno esplicitamente, la traccia del proprio processo.
Per questo motivo a fianco delle opere della Collezione Verzocchi si è scelto di affiancare il materiale (fotografico, di ripresa, grafico e di appunto) delle fasi di realizzazione di un’opere d’arte contemporanea, prodotto da diverse figure, piuttosto che l’opera stessa.
L’obiettivo è di incentivare un’educazione ai linguaggi e alle operatività dell’arte contemporanea, attraverso una maggiore comprensione di ciò che sta dietro a opere complesse e caratterizzate da un livello di concretezza meno spiccato che in passato. Con questa mostra il Comune di Forlì prosegue un dialogo con i linguaggi dell’arte contemporanea, avvalendosi di progetti sperimentali pensati e sviluppati nel suo territorio, da risorse locali.
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