Romagna RFC – Civitavecchia Rugby 15-26
Romagna RFC – Civitavecchia Rugby 15-26
Cesena, 22/02/2015
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Quali macchine fotografiche hanno usato i vincitori del World Press Photo?

Mads Nissen, a Danish staff photographer for the Danish daily newspaper Politiken and represented by Panos Pictures, won the World Press Photo of the Year 2014 contest with this image of Jon and Alex, a gay couple, during an intimate moment in St. Petersburg, Russia.
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Egon: Mai incrociare i flussi!
Peter: Perché?
Egon: Sarebbe male.
Peter: Faccio sempre confusione tra il bene e il male, che intendi per male?
Egon: Immagina che la vita come tu la conosci si fermi istantaneamente e ogni molecola del tuo corpo esploda alla velocità della luce.
Ray: Inversione protonica totale!
Peter: E quello è male… Ok, è un importante ragguaglio, grazie, Egon!
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L’autore del sito www.quesabesde.com, ispirandosi alla domanda “Che macchina hai usato?” (un classico in fotografia) ha incrociato i flussi, mischiando le meravigliose fotografie premiate al World Press Photo (uno dei premi più prestigiosi e di alta qualità, relativi al fotogiornalismo) e la domanda della persona che guarda il dito e non la luna. Della persona a cui racconti del tuo viaggio in India e ti domanda “Che volo hai preso?”.
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Ora che i flussi sono incrociati e che le molecole dei nostri corpi sono inaspettatamente inesplose, possiamo dare una sbirciatina…
Quali macchine fotografiche hanno usato i vincitori del World Press Photo?

Le macchine fotografiche divise per marca
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Le macchine fotografiche divise per modello
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Fonti: clickblog.it, quesabesde.com
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Il Ritorno a Casa, di Harold Pinter

Harold Pinter
Sabato 14 febbraio, presso il teatro Ermete Novelli di Rimini, ho avuto il piacere di realizzare le fotografie di scena per lo spettacolo “Il ritorno a casa”, di Harold Pinter, nella versione diretta da Peter Stein!
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Traduzione: Alessandra Serra
Con in ordine di apparizione: Paolo Graziosi, Alessandro Averone, Elia Schilton, Antonio Tintis, Andrea Nicolini e Arianna Scommegna.
Regia: Peter Stein
Produzione: Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Spoleto56 Festival dei 2Mondi
Premio Ubu 2014 “Miglior attrice o performer” a Arianna Scommegna
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Sin da quando ho visto la prima londinese, quasi 50 anni fa, ho desiderato mettere in scena Il ritorno a casa. È forse il lavoro più cupo di Pinter, che tratta dei profondi pericoli insiti nelle relazioni umane e soprattutto nel rapporto precario tra i sessi. La giungla nella quale si combatte è, naturalmente, la famiglia. I comportamenti formali, più o meno stabili, si tramutano in aggressività fatale e violenza sessuale quando uno dei fratelli con la sua nuova moglie ritorna dall’America. Tutte le ossessioni sessuali maschili in questa famiglia di serpenti si proiettano sull’unica donna presente. Nelle fantasie degli uomini, e nel loro comportamento, viene trasformata in puttana e non le rimane che la possibilità della vendetta, assumendo quel ruolo e soddisfacendo la loro bramosia più del previsto. Come sempre nei finali di Pinter tutto rimane aperto. L’immagine finale mostra la donna imponente, con gli uomini frignanti e anelanti ai suoi piedi e nessuno sulla scena e nell’uditorio saprà quello che può accadere.
È un lavoro esclusivamente per attori. L’iniziativa di questo allestimento è partita dai membri del cast de I Demoni che era abituato ad un lavoro di stretta interazione. Speriamo, quindi, con il nostro lavoro di poter essere all’altezza dell’opera.
– Peter Stein
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Di seguito alcuni articoli usciti sullo spettacolo:
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L’Istante Perfetto – Il mondo di Gregory Crewdson

L’Istante Perfetto – Il mondo di Gregory Crewdson (Gregory Crewdson: Brief Encounters)
di Ben Shapiro (2012) – Durata 79′
(In lingua originale con sottotitoli in italiano)
Venerdì 20, Sabato 21, Domenica 22 febbraio 2015 – ore 21.00
Presso la Sala Wenders del Supercinema Santarcangelo
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Una sola immagine perfetta. È la preda sfuggente di cui va a caccia Gregory Crewdson, artista newyorkese, che per quell’unico scatto allestisce interi set cinematografici dettagliati con maniacale precisione. Il suo tema sono gli ambienti e gli esterni della provincia americana, così apparentemente semplici e così densi di atmosfere e non detti. La sua estetica congiunge la capacità simbolica di David Lynch e il genio descrittivo di Hopper. Questo film lo segue nel suo lavoro, il complicato allestimento che dà vita alle sue fotografie ad altissima definizione in cui i dettagli si moltiplicano, gli spazi si dilatano, e la complessità del reale si congela in quell’unico scatto che racconta, da solo, la storia tutta intera. Mentre la vita, finalmente, precipita nel sogno.
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