Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

leave a comment »

Domenica 15 giugno 2015 ho avuto il piacere di documentare fotograficamente, allo Stadio Benelli di Ravenna, l’atto finale della stagione del Ravenna Football Club, che è sceso in campo per il ritorno della finale play off con il Ghivizzano. All’andata il Ravenna FC si erano imposto col risultato di 1-2.
La partita è termina 2-0 per il Ravenna FC, che ha così compiuto l’ultimo passo per raggiungere la Serie D!

Qualche foto della giornata:

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

Il Ravenna Calcio vince il Campionato

___

Written by filippo

15 giugno 2015 at 11:47 PM

L’Ira Funesta su Marie Claire Korea

leave a comment »

L’Ira Funesta su Marie Claire Korea

Nel numero di giugno 2015 di Marie Claire Korea, è stato pubblicato il mio progetto fotografico “L’Ira Funesta” sulla Camera della Rabbia, all’interno della sezione World Report.

Oltre alle fotografie, sono presenti una intervista che ho fatto a Cristian Castagnoli, imprenditore e proprietario della Camera della Rabbia e un testo dello psicologo e psicoterapeuta Gianluca Farfaneti sulla Camera della Rabbia, scritto in occasione della mia mostra fotografica a Palazzo Dolcini.

L’articolo è anche sul sito ufficiale: marieclairekorea.com

___

L’Ira Funesta su Marie Claire Korea

L’Ira Funesta su Marie Claire Korea

L’Ira Funesta su Marie Claire Korea

___

Il progetto “L’Ira Funesta” è uscito anche sulle seguenti riviste e televisioni:

Lenta.ru

Lenta.ru

L'Ira Funesta è sul Washington Post

The Washington Post

Io Donna / Corriere della Sera

Io Donna / Corriere della Sera

Interview for La7 Television

La7 Television

Marie Claire Korea

Marie Claire Korea

Interview: Marie Claire Indonesia

Marie Claire Indonesia

Fotoit

Fotoit

Witness Journal

Witness Journal

______________________

Written by filippo

15 giugno 2015 at 8:34 am

Le 10 innovazioni italiane nello spazio con Samantha Cristoforetti

with one comment

Samantha Cristoforetti

Ieri è rientrata dallo spazio Samantha Cristoforetti ed ho potuto assistere all’ennesimo spettacolo italiano: “legioni di imbecilli”, di troll, di maschilisti, di ignoranti hanno dovuto esprimere la loro opinione su una missione nello spazio – condotta da astronauti con una preparazione fisica, culturale e mentale che pochi altri lavori richiedono -, semplicemente giudicando esteticamente Samantha, criticando il suo “non fare un cazzo” nello spazio perchè hanno assorbito soltanto un paio di notizie sul fare il caffè nello spazio o su come si fanno le pulizie nella Stazione spaziale internazionale e non hanno nemmeno sprecato il tempo di una googlata per informarsi.

Mi consolo col fatto che alcuni personaggi che sfruttano la cosa per provocare e attirare commenti, battutine, indignazione spicciola e “mi piace”, come una certa Lucarelli, sono state ripagate con decine di vaffanculi digitali al minuto.

Riporto di seguito un articolo interessante, destinato a chi ama informarsi prima di dare un parere:

___

Samantha Cristoforetti è volata nello spazio portando con sé dieci innovazioni italiane. L’astronauta nata a Milano 37 anni fa, cresciuta a Malè (Trento), laureatasi in ingegneria meccanica a Monaco di Baviera e capitano dell’Aeronautica Militare, è stata la prima, poche ore fa, a entrare sulla Stazione spaziale internazionale (Iss), dove trascorrerà quasi sei mesi alle prese con moltissimi compiti: almeno 200 esperimenti in corso, che seguirà con agli altri cinque astronauti a bordo.

Tra questi ci sono anche dieci esperimenti Made in Italy che contribuiranno a migliorare la vita degli astronauti ma anche la ricerca scientifica sulla Terra. “Ci si potrebbe chiedere perché andiamo nello spazio per fare ricerca scientifica quando la possiamo fare a Terra” ha detto recentemente Cristoforetti, prima donna italiana astronauta a partecipare a una missione. “Il punto è che il fatto di essere in orbita ci permette di eliminare gli effetti della gravità”. E questa è un’occasione unica per la scienza.

I progetti di ricerca scientifica e dimostrazione tecnologica sono stati ideati da Università, centri di ricerca, aziende e pmi italiane, e selezionati dall’Asi (Agenzia spaziale italiana) con i Bandi nazionali di Volo Umano e la Call per progetti di partenariato pubblico-privato per la utilizzazione della Iss. Eccoli.

___

DRAIN BRAIN – Esperimento coordinato dal medico Paolo Zamboni, responsabile del Centro per le malattie vascolari dell’università degli studi di Ferrara e della ricerca sulla Ccsvi nella sclerosi multipla. Punta a verificare l’ipotesi secondo la quale una delle cause della sclerosi multipla potrebbe essere il restringimento dei vasi sanguigni di testa e collo. L’esperimento si pone come obiettivo quello di studiare il riflusso del sangue dal cervello in microgravità e, in ultimo, di contrastare alcune malattie neurovegetative. I meccanismi di riflusso venoso dal cranio sono fra i maggiori fattori che regolano la fisiologia del cervello, ma non è noto come questi funzionino in microgravità. Attraverso l’utilizzo di un pletismografo a estensione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale si potrà studiare il meccanismo del riflusso in microgravità e contribuire alla comprensione dei fenomeni di adattamento fisiologico. In particolare il pletismografo è un’unità elettronica portatile a estensione disponibile in diverse lunghezze per adattarsi alle dimensioni di collo, gambe e braccia, con un’unità di memoria. I pletismografi vengono indossati dall’astronauta nello spazio e i dati vengono quindi memorizzati e trasferiti a un laptop per la trasmissione a terra.

CYTOSPACE (Cell Shape and Expression) –  Il modo in cui le cellule si sviluppano in assenza di peso è il focus dell’esperimento Cytospace, realizzato dall’Università Sapienza di Roma e da Kayser Italia. Cytospace si propone di capire come la forza di gravità influisce sul citoscheletro cellulare cambiandone la forma. In altre parole, valutare l’effetto della microgravità sull’attività dei geni: in particolare come convertono le informazioni in essi contenute nel processo per produrre proteine. Cellule campione saranno coltivate e alimentate con idonei nutrimenti chimici a bordo della Iss. Riportati a Terra, saranno analizzati e i risultati interpretati al Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare dell’Università Sapienza di Roma: si spera di ricavare informazioni per nuove terapie per le patologie in cui il citoscheletro e la forma cellulare sono coinvolti, dall’osteoporosi al cancro.

VIABLE ISS –  È l’esperimento di microbiologia proposto dal dipartimento di Agrobiologia e Agrochimica dell’Università della Tuscia di Viterbo, che ha come obiettivo scientifico lo studio della formazione e dello sviluppo di biofilm su alcuni materiali comunemente impiegati in ambito spaziale, sia in condizioni standard, sia previo trattamento con prodotti antimicrobici. In parole povere Viable Iss monitorerà la presenza di funghi e batteri negli ambienti della Stazione.

BONE-MUSCLE CHECK – Ha il compito di “validare un sistema semplice e innovativo per quantificare lo stato di debilitazione ossea tramite un prelievo salivare”. È realizzato dall’Università di Salerno. L’esperimento prevede la raccolta e il congelamento ad intervalli temporali prefissati di campioni di urina e saliva che saranno poi analizzati con la supervisione di scienziati dell’Università di Salerno per il monitoraggio delle condizioni del metabolismo osseo e muscolare degli astronauti. La dimostrazione della affidabilità di analisi di laboratorio sulla saliva potrebbe essere utile sulla Terra in tutti quei casi in cui i prelievi di sangue sono difficili o impossibili (età pediatrica, necessità di ripetizione più volte al giorno per più giorni consecutivi, ecc.) e per sviluppare apparecchiature biomediche per analisi automatizzate su saliva.

ORTHOSTATIC TOLERANCE – L’astronauta italiana eseguirà un programma di allenamento personalizzato tramite attrezzature già presenti a bordo della Iss. Prima del volo e dopo il rientro a terra sarà effettuato un test di tolleranza ortostatica (passaggio dalla posizione supina alla posizione eretta) con monitoraggio della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa per capire come si altera una parte del sistema nervoso che coordina l’apparato cardiocircolatorio. L’intolleranza ortostatica è il sintomo più frequente che si manifesta dopo i voli spaziali. Le informazioni acquisite, elaborate dagli esperti dell’IRCCS San Raffaele Pisana Roma, serviranno per progettare nuove tecniche di addestramento degli astronauti per future missioni di lunga durata. Le ricadute pratiche sono applicazioni cliniche per prevenire disturbi legati all’inattività, o per il recupero e la riabilitazione di soggetti affetti da patologie dell’apparato motorio e con scompenso cardiaco o l’atrofia dei muscoli, specialmente in pazienti anziani costretti a letto.

NANOPARTICLES AND OSTEOPOROSIS (NATO) — L’esperimento valuterà l’efficacia di particolari nanoparticelle su cellule staminali mesenchimali adulte umane, isolate da midollo osseo, per contrastare l’osteoporosi indotta da microgravità durante il volo spaziale. Anche in questo caso saranno analizzate colture di cellule cresciute sulla stazione spaziale. Servirà non solo per le prevenire la riduzione di massa minerale ossea indotta dalla permanenza sulle stazioni spaziali, ma anche per indagare le problematiche ossee legate all’invecchiamento delle persone sulla terra. L’esperimento è stato ideato dall’Università di Pavia.

BLIND AND IMAGINED (SLINK) – Studiare l’adattamento del cervello allo spazio è l’obiettivo di  questo esperimento sotto la responsabilità del Politecnico di Milano e l’IRCCS Santa Lucia di Roma: un sensore optoelettronico rileva i movimenti e acquisisce i dati mentre l’astronauta fa finta di lanciare una palla orizzontalmente con vari livelli di forza, 48 ripetizioni. Servirà a capire i meccanismi senso-motori che gli astronauti sviluppano in ambiente di microgravità e identificare quali contromisure apportare nelle missioni spaziali di lunga durata (per esempio l’invio di uomini su Marte) per salvaguardare l’apparato muscoloscheletrico dei cosmonauti.

WEARABLE MONITORING – Basato su una maglietta equipaggiata con sensori in grado di misurare il ritmo del cuore e del respiro durante il sonno, è un’unità elettronica portatile per raccogliere i dati. Dovrebbe contribuire a scoprire nuove strade per migliorare la qualità del sonno. Responsabile del progetto è la Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus. Scopo: approfondire la conoscenza sui meccanismi fisiologici che determinano una ridotta qualità del sonno nello spazio. L’astronauta indosserà, prima di dormire, una maglietta con sensori tessili per la rilevazione dell’elettrocardiogramma e del respiro e la misura delle vibrazioni cardiache più un termometro esterno per la temperatura cutanea. Il sistema registrerà i parametri biologici dell’astronauta durante tutto il periodo di sonno e al risveglio i dati memorizzati verranno trasferiti ad un laptop per la trasmissione a terra delle analisi. Grazie alla sua estrema semplicità d’uso, la maglia sensorializzata servirà per sperimentare un sistema facile da utilizzare sulla terra per la diagnosi remota dei disturbi del sonno direttamente dal domicilio del paziente, nell’ambito di servizi di telemedicina.

POP 3D – Costruita da Altran e Thales Alenia Space, è la via italiana alla stampa tridimensionale in orbita. Si tratta di un dimostratore per un processo di produzione automatizzato per la realizzazione di oggetti a tre dimensioni in assenza di peso. L’obiettivo di questa sperimentazione è consentire in futuro la fabbricazione in orbita di pezzi di ricambio per i veicoli spaziali. La Cristoforetti userà un kit per la produzione automatizzata di un piccolo oggetto di plastica tramite stampante 3D e una videocamera filmerà la creazione dell’oggetto attraverso una finestra trasparente della stampante stessa, consentendo il monitoraggio visivo da terra.

ISSPRESSO – Una macchina a capsule multifunzione in grado di erogare bevande calde, tra le quali il tipico caffè espresso italiano, anche nelle difficili condizioni imposte dallo spazio, in assenza di gravità e secondo leggi di fluidodinamica completamente diverse da quelle che vigono sul nostro pianeta. La macchina, che si chiama appunto Isspresso e dovrebbe essere operativa all’interno della Iss a partire dal prossimo aprile, è stata costruita in Italia dalla collaborazione fra l’azienda ingegneristica torinese Argotec, Lavazza e Finmeccanica-Selex Es. Per assemblare questo pezzetto di bar da far funzionare in orbita gli scienziati sono dovuti ricorrere a tecnologie e studi presi a prestito dal mondo delle trivellazioni petrolifere e dei fluidi per portare l’acqua alla giusta pressione e all’adeguata temperatura. Risultato: un apparecchio che pesa 20 kg all’interno del quale, per esempio, il tubo per l’acqua è realizzato in acciaio (anziché la solita plastica) e resiste a pressioni di più di 400 bar. Isspresso prepara anche tè, tisane e brodi in grado di reidratare gli alimenti degli astronauti.

___

Fonte: economyup.it

David LaChapelle. Dopo il Diluvio

leave a comment »

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

David LaChapelle. Dopo il Diluvio – Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio
30 aprile – 13 settembre 2015
Palazzo delle Esposizioni – Roma
Curatore Gianni Mercurio

Coproduzione: Azienda Speciale Palaexpo, Madeinart, David LaChapelle Studio
Foto: Museum, 2007, Chromogenic Print © David LaChapelle

___

Al Palazzo delle Esposizioni torna dopo oltre quindici anni il grande artista fotografo americano David LaChapelle con una delle più importanti e vaste retrospettive a lui dedicate. Sono infatti esposte circa 100 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e  molte di grande formato.

Roma è stata una città fondamentale nella carriera artistica di LaChapelle. Nel 2006 infatti, durante un soggiorno nella Capitale, David LaChapelle ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilità artistica è scossa dalla bellezza e dalla potenza dell’arte romana che danno il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione. Fino ad allora LaChapelle ha preferito che le sue foto viaggiassero sulle pagine di riviste di moda e di cataloghi senza testi.

L’obiettivo non è mai stato fermarsi alla mera illustrazione, ma raggiungere un pubblico quanto più vasto possibile – è questo il suo modo di essere un artista pop – e portare la lettura dell’opera sul piano dello shock emotivo.

LaChapelle ha spinto la sua estetica fino al limite, ma nel 2006 se n’è andato di scena. Ha voltato le spalle alla mondanità per ritirarsi a vivere in un’isola selvaggia, nel mezzo del Pacifico: “Avevo detto quello che volevo dire”.

La mostra è concentrata perciò sui lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006, anno di produzione della monumentale serie intitolata “The Deluge”, che segna un punto di svolta profonda nel lavoro di David LaChapelle. Con la realizzazione di “The Deluge”, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.

Dopo The Deluge, la produzione del fotografo americano si volge verso altre direzioni estetiche e concettuali. Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti (unica eccezione è The Electric Chair del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol) hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono. Le serie Car Crash, Negative Currencies, Hearth Laughs in Flowers, Gas Stations, Land Scape, fino alla più recente Aristocracy, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte.

Per permettere al pubblico di conoscere le “origini” del lavoro di LaChapelle degli anni precedenti a The Deluge, è esposta anche una selezione di opere che comprende ritratti di celebrità del mondo della musica, della moda e del cinema, scene con tocchi surrealisti basati su temi religiosi, citazioni di grandi opere della storia dell’arte e del cinema; una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, con cui il fotografo americano ha raggiunto la propria riconoscibile cifra estetica e ha influenzato molti artisti delle generazioni successive.

Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, e esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay, Paris; the Brooklyn Museum, New York; the Museum of Contemporary Art, Taipei; the Tel Aviv Museum of Art; the Los Angeles County Museum of Art (LACMA); The National Portrait Gallery, London; and the Fotographfiska Museet, Stockholm, Sweden. The National Portrait Gallery in Washington, DC.

L’esposizione ospita anche una rassegna di filmati che attraverso i back stage dei suoi set fotografici, ci illustrano il complesso processo di realizzazione e produzione dei suoi lavori.

___

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

David LaChapelle. Dopo il Diluvio - Palazzo delle Esposizioni, Roma

___

Fonte: palazzoesposizioni.it

Written by filippo

11 giugno 2015 at 6:16 am

Decennale del Centro Italiano della Fotografia d’Autore

leave a comment »

Decennale del Centro Italiano della Fotografia d’Autore

 

Sabato 13 Giugno 2015
Decennale del Centro Italiano della Fotografia d’Autore
Via delle Monache, 2 – Bibbiena (Arezzo)

Alle ore 18.00 ci sarà l’inaugurazione della mostra “La poetica ironia”, di Giovanni Gastel.
Seguirà la festa per il Decennale del Centro Italiano della Fotografia d’Autore.

___

In occasione del decennale, il Centro Italiano della Fotografia d’Autore propone un ricco programma di iniziative culturali. Oltre alla mostra “La poetica ironia” di Giovanni Gastel, che sarà inaugurata il 13 Giugno presso la sede del CIFA alle ore 18.00, sarà organizzata anche la mostra “La ricotta di PIER PAOLO PASOLINI” di Paul Ronald, uno dei più apprezzati fotografi di scena del cinema italiano che ha lavorato con quasi tutti i maggiori registi. La mostra è un omaggio, oltre che al famoso fotografo di scena deceduto nel gennaio 2015, a Pier Paolo Pasolini a 40 anni dalla sua tragica scomparsa. Curata da Antonio Maraldi, direttore del Centro Cinema Città di Cesena, propone in prima mondiale 45 fotografie tratte dai negativi scattati durante le riprese de La Ricotta, episodio con regia di Pasolini del film Ro.Go.Pa.G. del 1963. L’inaugurazione della mostra sarà domenica 14 Giugno alle 11.00 presso l ‘Ex Lanificio Berti di Pratovecchio (AR) in Via Fiorentina 15. Questa mostra rimarrà aperta fino al 6 Settembre. E infine da non dimenticare la grande estrazione che mette in palio fotografie di moltissimi Autori che hanno esposto presso il CIFA in questi 10 anni. L’estrazione dei biglietti sarà effettuata il giorno 13 Giugno alle 20.30 nel cortile del CIFA.

___
“La poetica Ironia”, di Giovanni Gastel

A dieci anni dalla sua apertura, il Centro Italiano della Fotografia d’Autore propone un’importante mostra di Giovanni Gastel, uno dei fotografi che ha dato un’impronta significativa alla fotografia pubblicitaria e di moda, contribuendo con la sua inventiva al successo del prêt-à-porter italiano.
La mostra dal titolo “La poetica ironia di Giovanni Gastel” è curata da Giovanna Calvenzi e Claudio Pastrone e presenta, in oltre 150 polaroid 20×25 cm, un panorama significativo del lavoro del grande fotografo pubblicitario e di moda e del suo stile inconfondibile, caratterizzato da una poetica ironia, da una composizione equilibrata che nasce dalla sua passione per l’arte e da un costante riferimento ad un’ideale di eleganza, che l’Autore ha respirato sin dall’infanzia.
A differenza della maggior parte dei fotografi, non usa la macchina fotografica per riprendere il mondo esterno: osserva e ricostruisce in studio. La sua fotografia è più vicina al teatro che al cinema. La scelta delle fotografie in mostra e pubblicate nel volume che la accompagna e la loro sequenzialità non segue criteri temporali o antologici ma vuole mettere in evidenza la pluralità della sua visione.
L’evento assume anche lo speciale significato di gemellaggio tra i fotografi professionisti e gli appassionati di fotografia, essendo Giovanni Gastel Presidente dell’Associazione Fotografi Italiani Professionisti (AFIP).
Accompagna la mostra un volume della collana FIAF Grandi Autori della fotografia Contemporanea, che oltre a raccogliere un’ottantina di immagini del fotografo milanese, offre ai lettori una piacevole testimonianza autobiografica dello stesso Giovanni Gastel curata da Giovanna Calvenzi.
La mostra sarà inaugurata alla presenza dell’Autore il 13 Giugno alle 18.00 presso la sede del Centro Italiano della Fotografia d’Autore e rimarrà aperta al pubblico fino al 6 Settembre.

___

Giovanni Gastel
di Claudio Pastrone

Giovanni sarebbe voluto diventare poeta. Con ironia ci racconta che a fargli cambiare strada è stato la disistima della sua fidanzata di allora per quel che scriveva. Ma se poeti si è, si continua a esserlo per tutta la vita, e lo dimostrano non solo i due volumi di poesie che ha pubblicato, ma le sue stesse scelte professionali ed esistenziali. Giovanni racconta che gli inizi della professione sono stati durissimi. Che ha raggiunto il successo lavorando senza sosta fino al momento in cui ha saputo conquistare la fiducia di persone importanti nel campo della moda. Ci dice anche che la ruota della fortuna può sempre volgere al peggio e che solo chi sa reagire alle avversità riesce a ritrovarsi. Giovanni, parlando di sé, ci insegna a riflettere su noi stessi. Dice che per essere un vero fotografo bisogna “essere” nelle proprie immagini, occorre trovarsi un aggettivo: nel suo caso, “elegante”. Poi bisogna essere disposti a cambiarlo, se occorre. Bisogna avere la capacità di cambiare il proprio modo di essere e di fotografare, di saper osservare i cambiamenti del mondo e in noi stessi. E di decidere al fine che la parola giusta da accostare a ”fotografo” è “autore”. Giovanni mette in scena la sua fotografia. A differenza della maggior parte dei fotografi, non usa la macchina fotografica per riprendere il mondo esterno: osserva e ricostruisce in studio. La sua fotografia è più vicina al teatro che al cinema. Nella sua maturità di autore ha creato un mondo fatto di eleganza e gentilezza che condiziona anche le persone che entrano nel suo studio per essere ritratte. Gastel è una persona di grande intelligenza che ha fatto dell’inventiva e della sperimentazione la sua cifra professionale.

Biografia

Giovanni Gastel nasce a Milano il 27 dicembre 1955, da Giuseppe Gastel e da Ida Visconti di Modrone, l’ultimo di sette figli. Negli anni Settanta, avviene il suo primo contatto con la fotografia. Da quel momento, ha inizio un lungo periodo di apprendistato mentre un’occasione importante gli viene offerta nel 1975-76, quando inizia a lavorare per la casa d’aste Christie’s. La svolta avviene nel 1981 quando incontra Carla Ghiglieri, che diventa il suo agente e lo avvicina al mondo della moda. Dopo la comparsa dei suoi primi still-life sulla rivista Annabella, nel 1982, inizia a collaborare con Vogue Italia e poi, grazie all’incontro con Flavio Lucchini, direttore di Edimoda, e Gisella Borioli, alle riviste Mondo Uomo e Donna. Il suo impegno attivo nel mondo della fotografia lo avvicina anche all’Associazione Fotografi Italiani Professionisti, di cui è stato presidente dal 1996 al 1998. La consacrazione artistica avviene nel 1997, quando la Triennale di Milano gli dedica una mostra personale, curata dallo storico d’arte contemporanea, Germano Celant. Il successo professionale si consolida nel decennio successivo, tanto che il suo nome appare nelle riviste specializzate insieme a quello di fotografi italiani quali Oliviero Toscani, Giampaolo Barbieri, Ferdinando Scianna, o affiancato a quello di Helmut Newton, Richard Avendon, Annie Lebowitz, Mario Testino e Jurgen Teller. Nel 2002, nell’ambito della manifestazione La Kore Oscar della Moda, ha ricevuto l’Oscar per la fotografia. Attualmente è Presidente dell’Associazione Fotografi Italiani Professionisti e membro permanente del Museo Polaroid di Chicago.

___

“La ricotta” di Pasolini, foto di Paul Ronald
di Antonio Maraldi

Scorrendo la lunga filmografia di Paul Ronald, ci sono nomi di registi che si ripetono (a cominciare naturalmente da Visconti) e altri incontrati una sola volta. Quello di Pier Paolo Pasolini è tra questi. Nelle lunghe chiacchierate, quando gliene chiedevo il motivo, Paul ribadiva che con Pasolini non c’erano stati problemi, che era una persona correttissima ma che sul set de La ricotta (episodio del collettivo Rogopag, composto anche dai segmenti diretti da Rossellini, Godard e Gregoretti; da cui il titolo del film) non si era trovato a proprio agio, tanto da abbandonare la lavorazione dopo un paio di giorni. Lui, borghese e laico di vedute liberali e non certamente un moralista, in quel clima che definiva quasi blasfemo, si era trovato a disagio. Va detto che le riprese a cui aveva assistito potevano certo dare quell’impressione, con quei protagonisti e comparse provenienti dal sottoproletariato, che nelle pause inscenavano strip tease o balli scatenati (come testimoniano le foto), a poca distanza dalle croci poi utilizzate durante le riprese. Mentre il risultato finale, a montaggio terminato, fa de La ricotta un’opera tra le più alte dell’intero percorso cinematografico pasoliniano. Ronald comunque ha documentato da par suo quella lavorazione, sia negli esterni, nella periferia romana, che in studio per la ricostruzione dei dipinti di Pontormo e Rosso Fiorentino. Una parte di quegli scatti (compreso il colore) li aveva consegnati alla produzione e una parte li aveva conservati. Curiosamente, lui che non teneva per sè nulla – o quasi – dei suoi lavori, aveva deciso di trattenerli. Si tratta di un centinaio di negativi, sia 6×6 che 35 mm., che Ronald non considerava scarti ma di riserva. Lui, abitualmente e a differenza di qualche collega, non scattava moltissimo, certo del suo lavoro. Quel centinaio di negativi Paul me l’ha donato, durante una delle ultime volte che sono stato a trovarlo nella sua casa nei pressi di Wassy, nel Nord della Francia. Da una selezione di quei negativi, mai sviluppati in precedenza, è nata questa mostra pensata sia per celebrare uno dei maggiori fotografi di scena del cinema italiano, scomparso nel gennaio di quest’anno, che per ricordare Pier Paolo Pasolini a quarant’anni dalla tragica morte.

Biografia

Paul Pellet Ronald nasce a Hyères, nel sud della Francia, il 17 ottobre 1924 da una famiglia di piccoli commercianti. Dopo il liceo si iscrive alla scuola nautica ma a causa della guerra si trasferisce a Nizza, dove comincia a frequentare l’ambiente del cinema. Qui conosce G.R. Aldo, fotografo italiano che lavorava con successo in Francia e che in seguito diventerà uno dei maggiori direttori della fotografia del cinema italiano. è Aldo, al quale fa da assistente per L’eternel retour (1943) di Delannoy, che lo avvia alla professione di fotografo di scena. Dopo due anni come fotografo di guerra con gli alleati, Paul Ronald è secondo fotografo di Aldo per La belle e la bete (1946) di Jean Cocteau. In seguito, come fotografo di scena, lavora sui set di Turbine d’amore (1946) di Lecombe e di Risorgere per amare (1947) di Delannoy. L’anno dopo viene chiamato in Italia da Aldo, come fotografo e consulente per la pellicola, per prendere parte alle riprese de La terra trema (1948) di Luchino Visconti. Nel 1949 è nuovamente coinvolto da Aldo nella lavorazione di Il cielo sulla palude di Augusto Genina. Decide allora di stabilirsi definitivamente in Italia, assieme alla moglie Huguette (1924-1991), anch’essa attiva fotografa di scena. Ben presto Ronald si afferma come uno dei più apprezzati fotografi di scena del cinema italiano e lavora con quasi tutti i maggiori registi. Quasi un centinaio i film seguiti nel corso della sua lunga carriera. Documenta tutti i film di Visconti fino a Il lavoro, episodio di Boccaccio ‘70 (per Bellissima è anche direttore della fotografia) e anche quasi tutte le sue messe in scena teatrali. Lavora, tra gli altri, con Blasetti (La fortuna di essere donna), Cavani (Interno berlinese, Francesco), Fellini (Le tentazioni del dottor Antonio di Boccaccio ‘70, Otto e mezzo), Ferreri (Harem, Chiedo asilo), Lattuada (Guendalina, Fraulein Docktor), Pietrangeli (Nata di marzo), Risi (Fantasma d’amore, Primo amore, Sono fotogenico, Caro papà) e Scola (C’eravamo tanto amati, La terrazza, Passione d’amore, Il mondo nuovo, Maccheroni). Diversi i lavori anche sui set internazionali: Il tesoro dell’Africa e La Bibbia di Huston, Il re ed io di Lang, Waterloo di Bondarciuk, Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? di Wilder, Popeye di Altman. Ha pubblicato vari libri tra cui l’ormai classico Rome, Ville des Villes e I carabinieri (commissionatogli dall’Arma in occasione del 150° anniversario della fondazione). L’ultimo film seguito è stato Storia di una capinera (1994) di Franco Zeffirelli, regista con il quale ha spesso collaborato. Paul Ronald, dopo la morte della moglie, è tornato in Francia ha vissuto nei pressi di Wassy, in Haute Marne, fino al 2012 quando, in seguito al peggiorare delle condizioni di salute, si è trasferito presso la sorella nelle vicinaze di Gad, nel sud della Francia, dove è morto il 13 gennaio 2015.

___