Allenamento con Robert du Preez

Allenamento con Robert du Preez, foto 1

Allenamento con Robert du Preez, foto 2

Allenamento con Robert du Preez, foto 3

Allenamento con Robert du Preez, foto 4

Allenamento con Robert du Preez, foto 5

Allenamento con Robert du Preez, foto 6

Allenamento con Robert du Preez, foto 7

Allenamento con Robert du Preez, foto 8

Allenamento con Robert du Preez, foto 9

Allenamento con Robert du Preez, foto 10

Allenamento con Robert du Preez, foto 11

Allenamento con Robert du Preez, foto 12

Allenamento con Robert du Preez, foto 13

Allenamento con Robert du Preez, foto 14

Allenamento con Robert du Preez, foto 15

Allenamento con Robert du Preez, foto 16

Allenamento con Robert du Preez, foto 17

Allenamento con Robert du Preez, foto 18

Allenamento con Robert du Preez, foto 19

Allenamento con Robert du Preez, foto 20

Allenamento con Robert du Preez, foto 21

Allenamento con Robert du Preez, foto 22

Allenamento con Robert du Preez, foto 23

Allenamento con Robert du Preez, foto 24

Allenamento con Robert du Preez, foto 25

Allenamento con Robert du Preez, foto 26

Allenamento con Robert du Preez, foto 27

Allenamento con Robert du Preez, foto 28
Robert du Preez incontra il Romagna RFC
Nella serata di martedì 28 agosto gli atleti del Romagna RFC hanno ricevuto una visita del tutto particolare: a condurre l’allenamento serale, infatti, è stato Robert du Preez, mediano di mischia sudafricano classe 1963, il quale vanta 7 caps con la nazionale Springbok e più di 150 presenze tra Bulls e Sharks, formazioni che attualmente sono impegnate nel campionato di Super 15 e nella Currie Cup. Verso la metà degli anni ottanta il campione sudafricano, agli albori della sua carriera, ha militato per tre stagioni nell’Imola Rugby, costruendo importanti legami che sono perdurati nel tempo. È proprio sulla base di questi legami che nel periodo estivo una piccola delegazione della Franchigia Romagna Rugby ha fatto visita a du Preez in Sud Africa, avendo la possibilità di entrare a stretto contatto con l’ambiente rugbistico di Durban ed in particolare della squadra degli Sharks.
I galletti hanno quindi approfittato dell’esperta guida di Robert du Preez, attualmente allenatore della squadra dei Rovers, il club più titolato nella provincia sudafricana del Natal, per svolgere una seduta di allenamento specificatamente centrata su temi tecnici e tattici. Il campione Springbok si è complimentato con la squadra per i risultati ottenuti ed ha inoltre espresso il suo in bocca al lupo per la prossima stagione. Il tecnico del Romagna RFC, Francesco Urbani, ha commentato con piena soddisfazione: “Sono molto felice dell’opportunità che Robert ci ha dato gestendo questo allenamento. Essere sul campo con un campione del suo calibro è senza alcun dubbio molto emozionante e penso che la squadra possa beneficiare molto dei consigli che ci ha dato.”.
La visita di Robert du Preez non è stata ad appannaggio esclusivo della formazione che il 7 ottobre esordirà in Serie A1: tutti i tecnici delle società collegate alla Franchigia Romagna Rugby, infatti, sono stati invitati a partecipare attivamente all’allenamento e in questo modo hanno potuto assaporare da vicino il lavoro che l’ex-Springbok ha proposto sul campo da gioco.
Fonte: romagnarfc.it
___
L’ultimo giorno della ruota di Rimini

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 1

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 2

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 3

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 4

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 5

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 6

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 7

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 8

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 9

L’ultimo giorno della ruota di Rimini, foto 10
Ennio Morricone, La bellezza ci salverà
Sabato sono stato colto dalla sindrome di Stendhal ascoltando per la prima volta dal vivo un concerto di Ennio Morricone.
Terminata la fase fotografica, ho percorso l’esterno dell’area del concerto ed ho visto con sorpresa i riminesi e i turisti assiepati tutti attorno, qualcuno steso sui lettini dei bagni, qualcuno col binocolo, altri abbracciati, ascoltare in silenzio la soprano Susanna Rigacci in Once Upon a time in the west (link).
Ad accompagnare il Maestro l’inconfondibile voce del Soprano Susanna Rigacci, l’Orchestra Roma Sinfonietta e 120 coristi, di cui 65 del Coro Lirico Città di Rimini “Amintore Galli”, 40 della Corale Nostra Signora di Fatima e 15 del Coro Lirico Città Cesena Marietta Albon. La serata evento è realizzata con il patrocinio del Comune di Rimini e della Provincia e organizzata dalla Succi & Partners.
Il 15 settembre, per il mio compleanno, ripeterò l’esperienza all’Arena di Verona.
Qualche foto della serata:
Ennio Morricone a Rimini, foto 1
Ennio Morricone a Rimini, foto 2
Ennio Morricone a Rimini, foto 3 (Claudia Cardinale)
Ennio Morricone a Rimini, foto 4 (Gianni Succi)
Ennio Morricone a Rimini, foto 5
Ennio Morricone a Rimini, foto 6
Ennio Morricone a Rimini, foto 7
Ennio Morricone a Rimini, foto 8
Ennio Morricone a Rimini, foto 9
Ennio Morricone a Rimini, foto 10
Ennio Morricone a Rimini, foto 11
Ennio Morricone a Rimini, foto 12
Ennio Morricone a Rimini, foto 13
Ennio Morricone a Rimini, foto 14
Ennio Morricone a Rimini, foto 15
Ennio Morricone a Rimini, foto 16
Ennio Morricone a Rimini, foto 17
Ennio Morricone a Rimini, foto 18
Ennio Morricone a Rimini, foto 19
Ennio Morricone a Rimini, foto 20
Ennio Morricone a Rimini, foto 21
E’ morto Neil Armstrong

Neil Armstrong
E’ morto Neil Armstrong, il primo uomo a camminare sulla luna senza doping.
___
Scomparso a 82 anni l’astronauta più riservato e malinconico di Apollo 11
Faceva caldo come in questi giorni, il 20 luglio del 1969, quando un modulo spaziale con a bordo gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin atterrò sulla Luna. La televisione italiana trasmetteva in bianco e nero immagini confuse, complicate dai litigi tra il giornalista Tito Stagno e l’inviato della Rai a Cape Kennedy, Ruggero Orlando, sul minuto esatto dell’allunaggio. Sette ore dopo, il portellone del Lem si aprì, Armstrong discese la scaletta e toccò con il piede sinistro il suolo lunare, inviando alla Terra la frase più famosa che un essere umano abbia mai pronunciato: «È un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità».
Ora che Neil Armstrong è morto a 82 anni, per le complicazioni seguite a un intervento al cuore, molte delle cose che avremmo voluto sapere su quello straordinario viaggio e su quella altrettanto straordinaria frase, se ne sono andate con lui. Di tutti gli astronauti del programma Apollo, che inviò sei equipaggi sulla Luna dal 1969 al 1975, Armstrong è stato il più sfuggente, il più riservato e il più misterioso. L’uomo che ieri Obama ha definito «uno dei più grandi eroi americani» (più poetico Romney: «La Luna lo piange»), avrebbe potuto arricchirsi tenendo conferenze, concedendo interviste, accettando i posti che gli venivano offerti nel board delle più importanti multinazionali del pianeta, e invece scelse di percorrere il resto della sua vita con il più basso dei profili: qualche consulenza per la Nasa, un incarico all’università di Cincinnati come insegnante di Ingegneria Aerospaziale, altri incarichi assunti senza entusiasmo in agenzie di ricerca e tecnologia, e presto lasciati.
Dopo la Luna, Armstrong non volle più partecipare ad altre missioni spaziali, si ritirò in un cono d’ombra e lasciò ai suoi compagni i riflettori della celebrità. Michael Collins, che si era limitato a condurre il modulo orbitante che ruotava intorno alla Luna, prese la sua quota di notorietà. Ma la parte del leone la fece e la fa ancora Buzz Aldrin, il secondo uomo a scendere sulla Luna e il primo a parlarne senza freni. Le foto più belle scattate nella missione dell’Apollo 11 non ritraggono Amstrong, ma Aldrin, e l’immagine più straordinaria di tutte, quella in cui nel visore del casco di Buzz si vede il riflesso di Neil che lo fotografa, è diventata una icona dell’esplorazione spaziale. È stato Aldrin – che ieri, su Twitter, ha reso omaggio «all’amico Neil, il miglior pilota che abbia mai conosciuto» – a concedere una intervista dietro l’altra sulla missione lunare, arrivando a raccontare che un «oggetto volante non identificato» li aveva seguiti nella fase di avvicinamento alla Luna, e che non ne parlarono con la base di Houston perché temevano che la missione venisse annullata. Molti astronauti americani, rientrarti sulla Terra dopo avere compiuto il più straordinario viaggio che un uomo possa immaginare, non sono riusciti a reinserirsi nella società che avevano abbandonato per pochi giorni terrestri, diventati una eternità nel viaggio verso la Luna: alcuni si sono dati all’alcolismo, altri hanno passato il resto della loro vita fissando una parete, altri sono stati ricoverati in ospedali psichiatrici.
Può darsi che ad Armstrong sia capitato qualcosa del genere: dopo avere toccato il suolo lunare ed essere tornato indietro, non c’erano molte più cose che avessero un senso o un valore, sulla Terra. Non c’era niente di più importante che si potesse fare o sperare di raggiungere e non si poteva nemmeno parlare di quello che era stato, perché nessuno avrebbe davvero capito.
I suoi silenzi, il suo volto con la barba incolta di otto giorni che si affaccia dall’oblò della navicella appena recuperata nel Pacifico, a guardare dall’altra parte del cristallo il presidente Richard Nixon senza un sorriso, ne fanno un eroe triste e malinconico, l’uomo che avrebbe potuto avere qualunque cosa sulla Terra e che rinunciò a ogni cosa perché aveva già avuto tutto in un luogo molto più lontano.
Nel 1961, due anni prima di essere assassinato a Dallas, il presidente americano John Kennedy pronunciò un discorso al Congresso: «Credo che questo paese debba impegnarsi a realizzare l’obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Non c’è mai stato nessun progetto spaziale più impressionante per l’umanità; e nessuno è stato così difficile e costoso da realizzare… ».
In Florida, al museo della Nasa che si trova a poche centinaia di metri dalle rampe di lancio di Cape Canaveral, sono conservati i razzi Saturn e i moduli lunari del programma Apollo. Il contenuto di tecnologia che li guidava è inferiore a quello che gestisce lo smartphone che teniamo in tasca e ci sembra impossibile che quell’ammasso di tubi e ferraglia abbia potuto portare qualcuno sulla Luna. Andarci è stato difficile e costoso. Ma senza il coraggio degli uomini non sarebbe mai stato possibile.
Palio del Daino di Mondaino 2012
“I fuochi sono da quella parte!”
“Grazie signora!”
Un giro a Mondaino, per il Palio, lo si fa sempre.

Palio del Daino a Mondaino, foto 1

Palio del Daino a Mondaino, foto 2

Palio del Daino a Mondaino, foto 3

Palio del Daino a Mondaino, foto 4

Palio del Daino a Mondaino, foto 5

Palio del Daino a Mondaino, foto 6

Palio del Daino a Mondaino, foto 7

Palio del Daino a Mondaino, foto 8

Palio del Daino a Mondaino, foto 9
Qualche ritratto:

Palio del Daino a Mondaino, foto 10

Palio del Daino a Mondaino, foto 11

Palio del Daino a Mondaino, foto 12

Palio del Daino a Mondaino, foto 13

Palio del Daino a Mondaino, foto 14

Palio del Daino a Mondaino, foto 15

Palio del Daino a Mondaino, foto 16

Palio del Daino a Mondaino, foto 17

Palio del Daino a Mondaino, foto 18

Palio del Daino a Mondaino, foto 19

Palio del Daino a Mondaino, foto 20