Filippo Venturi Photography | Blog

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Diario di Viaggio in Irlanda 2019

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GIORNO 1 – Il primo volo di Ulisse

Avendo un volo notturno, la speranza era che avrebbe dormito buona parte delle 2 ore e 45 minuti di viaggio. Era, appunto.
Nei vari tentativi di accontentare la sua smania di muoversi e curiosare c’è stato il farlo camminare lungo il corridoio dell’aereo, ma dopo pochi secondi la passeggiata è diventata una rincorsa dove io vestivo i panni di Willy il Coyote.
Fra schiamazzi e gemiti di Ulisse, “ingiustamente” legato alla cintura di sicurezza, ogni tanto notavo la signora alla mia sinistra gettare occhiate disperate verso le file posteriori, in cerca di un sedile libero.
Nei momenti in cui Ulisse osservava dal finestrino si percepiva il suo desiderio di smontare le ali per esaminarle al millimetro. Magari per verificare “l’Effetto Venturi” (esiste davvero, per qualche bizzarro motivo me lo ricordo dai tempi della scuola).
Alla fine ha ceduto alla stanchezza, negli ultimi 10 minuti di volo, addormentandosi addosso a me e, grazie a questo momento di tenerezza, a farsi perdonare tutti i guai precedenti.
Già in Puglia qualche settimana fa e pure nella giornata di oggi, mi sono riconosciuto in quelle famiglie che osservavo da giovanissimo, un po’ sgangherate e un po’ imbarazzanti, per via delle difficoltà nello star dietro a tutto e dei bambini che testavano la pazienza dei genitori.
Che ti facevano pensare: “Io? Non sarò mai cosi!”.
Oggi però so che ne vale la pena.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 1

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 1

GIORNO 2 – Il verde di Irlanda

Appena sveglio, Ulisse ha finalmente potuto vedere per la prima volta il verde irlandese (l’arrivo in piena notte l’aveva impedito), soffermandosi a osservarlo ed emettendo piccoli gemiti euforici al passare di cani e altri animali.
Non so perché Elisa ha prenotato la stanza in un albergo per ricchi e attempati golfisti, devo però riconoscere che la luce e la vista della sala colazioni era notevole, molto rilassante.
Siamo andati a sud, nella Contea di Wicklow, facendo varie tappe ed escursioni, attraversando il Sally Gap e visitando il celebre sito monastico di Glendalough, luoghi che per atmosfere e colori rappresentano perfettamente l’Irlanda che amiamo (io ed Elisa siamo stati già in Irlanda prima di conoscerci e poi, assieme, in Irlanda del Nord e pure in Scozia, anche qui in cerca di zone selvagge, castelli, scogliere e pub).
In serata siamo arrivati a Kilkenny, passeggiando fra le sue vie medievali prima di tuffarci in una pinta di Guinness.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 2

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 2

GIORNO 3 – Corse, castelli e tori incazzosi

Anche questa mattina è stata dura staccare Ulisse dalla finestra del nostro B&B.
La giornata è iniziata con la visita a Kilkenny, entrando nel castello, passeggiando lungo il “medieval mile”, perdendosi nei viottoli e finendo dentro le riprese dell’Harry Potter irlandese (o qualcosa di simile).
Elisa mi dice di attendere con Ulisse perché deve fare una foto. Attendo. Poi scopro che anche noi eravamo parte della foto. Insomma sembro in posa ma non lo sono.
Una foto è di ieri, me l’ero dimenticata ma mi piaceva e l’ho messa oggi, quella dove Elisa e Ulisse mangiano in un bosco, tipo Hobbit.
Nel nostro girovagare finiamo alla Rock of Cashel che, per forma e ubicazione, esibisce una imponenza notevole sul visitatore in arrivo.
Ulisse corre nel giardino a perdifiato, fermandosi solo per indicarci i tanti corvi in volo. Cerco un posto da cui riprendere e incorniciare il castello, ma finisco nel territorio di un toro incazzoso. Scatto al volo e non attendo di scoprire se hanno imparato a scavalcare i muri.
Alla sera arriviamo a Kinsale, sul mare, ceniamo da Dino’s, il re del fish and chips.
Nella passeggiata post-cena scopriamo che si tratta di un paese delizioso, ma l’illuminazione notturna è trascurata, un po’ come in tutto il paese. A domani!

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 3

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 3

GIORNO 4 – Manine, bauli e Wild Atlantic Way

Il B&B aveva un tavolino abbastanza alto da battezzarlo “piano anti-Ulisse”, dove appoggiare gli oggetti che per un motivo o per un altro dovevano essere salvaguardati.
In mattinata abbiamo visitato per bene Kinsale, un paesino sul mare che avevamo sottovalutato, ma che di giorno ci ha sorpreso per le sue vie e i suoi colori, al punto di sembrare il set di un film.
A Kinsale inizia la Wild Atlantic Way, che nei prossimi giorni percorreremo fin su nel Donegal.
Il momento clou della giornata è stato l’attraversamento del Ring of Bara e dell’Healy Pass, dove abbiamo trovato quel senso di selvaggio e isolamento che ci ha spinto a organizzare questo viaggio e che ricercheremo nei prossimi giorni.
Stiamo fotografando molto, preferendo però non pubblicare le fotografie più intime. Al rientro in Italia però le stamperemo tutte.
Ovviamente Ulisse non ricorderà nulla di questi viaggi, è troppo piccolo, ma la speranza è che possano seminare e nutrire in lui la curiosità di scoprire, la voglia di viaggiare e il rispetto verso culture diverse.
Mi procurerò un bauletto dove conserverò i miei lavori fotografici, i diari fotografici e scritti dei viaggi di famiglia e tutti quegli oggetti che potranno un giorno raccontargli o ricordargli chi siamo io ed Elisa, quali passioni ci hanno guidato nella vita e quanto lui sia importante per noi.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 4

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 4

GIORNO 5 – Può piovere per sempre

Oggi vento e pioggia hanno sferzato il Ring of Kerry tutto il giorno, con brevi pause illusorie.
Le Kerry Cliffs hanno segnato il punto di massima sorpresa. Se la pioggia aveva concesso una breve tregua, il vento ha esibito i propri muscoli, estremizzato il senso di vertigine che si aveva nello sporgersi a vedere il mare infrangere sugli scogli 300 metri più in basso.
Da questo punto erano osservabili le Skelling Island, diventate famose perché nell’isola più grande (Skelling Michael) hanno girato il finale di Star Wars VIII.
Considerando le condizioni estreme di quella landa, potevamo quasi udire l’eco delle imprecazioni di Luke Skywalker dopo esservi recato a fare l’eremita.
Ulisse ha iniziato la giornata riprendendo i suoi test di gioco a nascondino nel B&B. Più tardi ha corso su una spiaggia, giocando a non farsi prendere dalle onde sulla battigia. Ha osservato il paesaggio irlandese con la malinconia tipica di chi guarda attraverso un vetro bagnato dalla pioggia, concedendosi qualche pisolino ristoratore. Alla sera ha studiato bene il menù di un pub prima di optare per le polpette.
Domani continueremo la nostra salita a nord.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 5

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 5

GIORNO 6 – Battigia, bimbi volanti e laghi glaciali

Oggi abbiamo visitato la penisola di Dingle, la più settentrionale delle cinque penisole che formano la “mano d’Irlanda”.
I numerosi punti di osservazione, le spiagge, i laghi glaciali e i ruderi di chiese e castelli hanno appagato il nostro desiderio di Irlanda.
La presenza di turisti è stata maggiore rispetto ai giorni passati, privandoci quindi della contemplazione solitaria del paesaggio.
Ulisse ci ha confermato che ama la battigia delle fredde spiagge atlantiche, oggi peró non fuggiva più le onde, anzi, ci si sarebbe tuffato dentro (se non trattenuto) con la sua tutina e l’impermeabile verde, emulando alcuni ragazzini che entravano in acqua indossando però la muta subacquea.
Per lui tutto ciò che ha meno di 8 anni è un possibile compagno di giochi e va imitato se fa qualcosa di nuovo.
Ulisse è molto fisico. Mi abbraccia le gambe se lo sgrido oppure se fa il timido di fronte ad uno sconosciuto. Le volte che non vuole stare nel suo lettino, finisce col dormire appiccicato a me oppure a Elisa. A volte me lo ritrovo col viso accanto al mio, a volte si incastona fra il mio braccio e il busto e altre volte tenta di addormentarsi sopra la mia schiena.
Ora ha scoperto la disciplina sportiva del salto sul papà.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 6

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 6

GIORNO 7 – Fantasmi, vascelli e pozzanghere

Quando ero piccolo lessi una raccolta intitolata “Fantasmi irlandesi”, con racconti di scrittori del calibro di Stoker, Le Fanu e O’Brien.
Forse la ricordate, era un libricino della Newton “100 pagine a 1000 lire”, con in copertina una figura in piedi, avvolta in un lenzuolo e con un lume fra le mani.
Quella lettura mi colpì come solo certi buoni racconti sanno fare con la mente di un quattordicenne curioso e alla ricerca di paure da sfidare.
L’Irlanda è un luogo che ha sempre ispirato storie e leggende sovrannaturali, si presta facilmente grazie alle sue brughiere nebbiose e gelide, alle nubi rapide che in pochi istanti possono far piombare l’oscurità nel più sereno dei boschi e al fango che appesantisce il passo e rende facili prede.
Tutto questo mi è venuto in mente stamattina, entrando in bagno e vedendo Ulisse che, nuovamente, giocava a nascondino dietro la tenda della doccia.
Dopo la colazione abbiamo lasciato il B&B con la pioggia ad accoglierci sull’uscio.
Nel nostro esplorare la Contea di Clare, ci siamo imbattuti nell’abbazia omonima, oggi abbandonata e sorvegliata da mucche timorose e con lo sguardo docile.
Più tardi abbiamo fatto tappa al Vandeleur Walled Garden a Kilrush, per consentire a Ulisse di sgranchirsi le ossa, cioè correre a perdifiato in lungo e in largo, saltando dentro tutte le pozzanghere sul suo tragitto e attraversando anche il labirinto di siepi.
Una volta cambiato, s’è concesso una calda e asciutta dormita in macchina.
Tornati sulla costa, abbiamo visitato Spanish Point, un paesino con una maestosa spiaggia frequentata da surfisti, che prende il nome dalla sonora sconfitta della Invincible Armada (la celebre flotta spagnola di fine 1500) nello scontro con gli inglesi e che, in questo punto, subì il colpo di grazia a causa di una possente tempesta che sancì il fallimento della spedizione spagnola.
In serata siamo giunti alle Cliff of Moher, le scogliere più famose d’Irlanda, rimandando però la visita al giorno seguente così da dedicargli il tempo e l’attenzione che meritano.
Il nostro nuovo B&B si trova a Doolin, un paesino minuscolo all’interno di un territorio così selvaggio e umido, a pochi passi dall’oceano, che mi domando come possa sopravvivere all’inverno.
Appena fuori la nostra camera c’è un accogliente salottino con una finestra da cui osservare rassicurati la pioggia e il freddo che si rincorrono nella brughiera.
All’alba del giorno seguente ci ho trascorso un paio d’ore, contemplando il paesaggio, sbrigando qualche faccenda fotografica, rispondendo a email e scrivendo le righe che avete letto fin qui.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 7

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 7

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 7

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 7

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 7

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 7

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 7

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 7

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 7

GIORNO 8 – Moher, Burren e Dunguaire

Lasciato il B&B di Doolin, abbiamo fatto tappa alle Scogliere di Moher (Aillte an Mhothair, in gaelico, che significa “scogliere della rovina”), una delle mete turistiche più celebri d’Irlanda che, nel punto più alto, raggiunge i 217 metri d’altezza sull’oceano Atlantico!
Ovviamente l’idea di non visitarle il giorno precedente, per mancanza di tempo, e di dedicargli la mattina di oggi non aveva previsto la pioggia incessante e il vento gelido oceanico che hanno martellato i visitatori tutto il tempo.
Con Ulisse addormentato nel calduccio della macchina, io ed Elisa ci siamo alternati a visitare le scogliere che, con queste condizioni atmosferiche, ci hanno ben ricordato che con la natura non si scherza e forse proprio questa è la lezione pratica più importante che potessimo avere in quel luogo.
Per riprenderci dalle ore di pioggia e vento, abbiamo fatto sosta in un pub, riscaldandoci con la zuppa del giorno e risollevandoci il morale con la Guinness.
Ulisse, esperto nel fare danni imprevedibili, ha gettato una bustina di ketchup nella birra… ma, essendo appunto una Guinness, non ci saremmo fatti problemi a finirla pure se ci avesse gettato un calzino.
Dopo pranzo siamo ripartiti in direzione nord, entrando finalmente nel maestoso Burren, una distesa rocciosa e calcarea che diverse persone descrivono come somigliante alla superficie lunare.
L’ultima tappa di oggi è stato il castello di Dunguaire, che a livello di dimensioni risulta di poco conto, soprattutto se confrontato con la Rock of Cashel, ma la sua ubicazione, in mezzo ad un lago melmoso, lo rende affascinante. L’ultima fotografia di oggi mostra Ulisse nell’istante in cui diventa invisibile.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 8

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 8

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 8

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 8

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 8

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 8

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 8

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 8

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 8

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 8

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 8

GIORNO 9 – Cani e cavalli in Connemara

Ulisse ha apprezzato molto il nostro ultimo B&B grazie alla grande vetrata che rendeva luminoso il salotto e soprattutto al cane che è passato a salutarci e che ha avuto la priorità rispetto l’asciugatura dei capelli dopo il bagnetto.
Il programma di oggi consisteva nell’ingresso nella Contea di Galway per attraversare il Connemara, una regione selvaggia e che affascina i tanti visitatori che vi passano.
Non bastasse l’aspetto paesaggistico, è pieno di cavalli e non solo mucche e pecore come nelle aree fin qui visitate.
A Roundstone abbiamo fatto sosta in un pub per goderci una zuppa calda e del pesce in compagnia di una cesenate che ha base li, anche lei profonda amante dell’Irlanda :)
Per consentire a Ulisse di correre abbiamo passato un’oretta nel parco del paese, dotato di altalene, scivoli e altri bimbi italiani.
Continuando a percorrere la strada costiera abbiamo osservato e camminato su spiagge maestose e terreni brulli interrotti da piccoli laghi con acque scure e minacciose.
Alla sera siamo arrivati a Cliften, dove abbiamo scaricato i bagagli all’Abbey Glen Castle Hotel (un castello vero e proprio, anche se risalente al 1800) e siamo tornati in paese per due fish ‘n chips, Guinness e Bulmers, in un pub tipico, con musica dal vivo. Il massimo che si possa desiderare dopo un giorno di viaggio.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 9

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 9

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 9

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 9

GIORNO 10 – Sky Road e Kylemore Abbey

Al mattino ci siamo concessi un giro in macchina in relax lungo la Sky Road che, col cielo sereno che abbiamo trovato, è una esperienza da provare.
Assaporando ogni curva morbida, osservando i muretti in pietra scura che tagliano i verdi campi e scorgendo a valle grandi laghi e isolotti ricoperti a volte di vegetazione e a volte di rocce avvolte nel muschio, abbiamo trascorso la prima ora di viaggio.
La destinazione principale di oggi, attraverso l’incantevole Connemara, era la Kylemore Abbey, anche perché avevamo intenzione di far correre Ulisse per tutto il tempo che voleva nei grandi giardini e spazi verdi all’interno dell’abbazia.
Il biglietto è costato 14 euro ad adulto, il più alto del nostro viaggio, ma ne è valsa la pena.
Nelle due ore trascorse alla Kylemore Abbey abbiamo visitato il Walled Garden: troppo fighetto per me e troppo ordinato per i gusti di Ulisse; il parco esterno al giardino, risultato più autentico e affascinante; l’abbazia e la chiesetta neo-gotica, all’interno delle quali è stato possibile scoprire la storia romantica e amara del finanziere e parlamentare inglese Mitchell Henry e della moglie Margaret Vaughan.
In serata siamo giunti nel nostro B&B disperso nei boschi irlandesi, godendoci pure un blocco della polizia dove che mi hanno chiesto la patente e l’hanno controllata in 5 nanosecondi, probabilmente una finta perché sui turisti non riescono a fare controlli in tempi rapidi e/o perché preferiscono non complicargli il viaggio.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 10

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 10

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 10

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GIORNO 11 – Downpatrick Head e la Regina dei Pirati

Oggi abbiamo ripreso la salita a nord, attraversando la maestosa Dolough Valley, dove abbiamo incontrato delle cicliste temerarie e alcuni cartelli che raccontavano la grande carestia che ha colpito l’Irlanda a metà del 1800 e che vide centinaia di persone morire nell’attraversare questa valle in cerca di cibo.
Nella Contea di Mayo abbiamo camminato sul promontorio sferzato dai venti di Downpatrick Head: una delle aree più spettacolari d’Irlanda, dove crepacci, scogliere e voragini improvvise sono sprovviste di protezioni e l’unica misura di sicurezza è il buon senso dei visitatori.
L’attrazione principale qui è il Dun Briste (in gaelico, il “forte rotto”), un pezzo di scogliera rimasto isolato in mezzo al mare.
Leggenda vuole che in questo sperone di roccia si fosse rifugiato, quando ancora era tutt’uno col resto della costa, un re pagano di nome Crom Dubh che rifiutava la conversione al cristianesimo ad opera di san Patrizio. Dopo vani tentativi il santo patrono d’Irlanda avrebbe toccato terra col bastone facendo crollare parte del promontorio e lasciando a morire da solo sul Dun Briste il re disobbediente.
La tappa successiva è stata una fiabesca torretta, residuo del Rockfleet Castle, a cui è legata l’avvincente storia di Grace O’Malley.
Nata intorno al 1530, in un’epoca in cui era naturale che la donna dovesse sottostare alla volontà altrui per esaudirne le aspettative e quando il corpo di una donna le apparteneva fintanto che la libido altrui non lo esigeva, Grace decise di deludere alla grande le regole e prassi che pesavano su di lei. La ricerca della propria felicità e realizzazione non sarebbe stata compatibile col mondo che la circondava e allora tanto valeva rovesciarlo.
Certo, essere la figlia di Owen Dubhdarra O’Malley, capo del Clan degli O’Malley, le diede carte buone nella vita, ma bisogna poi sapersele giocare.
La storia e la leggenda irlandese qui si fondono: si dice che da giovane Grace volle partire con il padre per un’operazione commerciale in Spagna, ma, quando lui le disse che non poteva perché i suoi lunghi capelli si sarebbero impigliati alle corde della nave, lei se li tagliò, costringendolo a prenderla con sé.
Nella vita si orientò con la stella polare nella navigazione e con un orgoglio spudorato nei rapporti umani.
Grace, nel tentativo di fare una visita di cortesia a Howth Castle, venne informata che al momento la famiglia era a cena e i cancelli del castello le furono chiusi in faccia. Per ritorsione, fece rapire il figlio ed erede del Barone, che venne rilasciato sotto la promessa di tenere i cancelli sempre aperti ai visitatori inaspettati, e di mettere un posto in più durante ogni pasto. Ancora oggi questo accordo viene mantenuto dalla famiglia dei St. Lawrence, proprietari di Howth Castle.
Negli anni seguenti incontrò Elisabetta I, quando ormai l’Irlanda era sotto il dominio inglese, ma questo non la privò della spavalderia di non riconoscerla come propria regina e di “sfidarla” infrangendo alcune regole durante l’incontro formale, compreso il presentarsi armata di coltello.
Grace O’Malley ha ispirato tanti libri e canzoni, venendo citata anche in film e telefilm, come simbolo di donna indipendente e avventurosa, soprannominata Regina dei Pirati.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 11

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 11

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 11

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 11

GIORNO 12 – Uomini, mare e Yeats

La giornata di oggi è stata all’insegna degli incontri con persone e soltanto nell’ultima parte ci siamo concessi un po’ di sana contemplazione solitaria dei grandi paesaggi irlandesi. Al mattino abbiamo fatto tappa al molo di Easkey dove ho notato una famiglia intera impegnata a tuffarsi ripetutamente in mare.
A primo impatto li ho trovati interessanti perché avevano le caratteristiche tipiche che mi aspetterei dagli irlandesi (o comunque da chi vive nel Regno Unito): capelli rossi, lentiggini, sguardi severi e ginocchia segnate da croste, poi mi ha affascinato la massiccia autoironia contrastata da improvvisi ordini perentori, come quello della madre che non accettava che la figlia non trovasse il coraggio di tuffarsi.
Alla fine li ho conosciuti e sono riuscito anche a scattare un rapido ritratto di famiglia, perché percepivo comunque di essere una interferenza in un contesto meraviglioso perché spontaneo.
Continuando lungo la costa nella Contea di Sligo, ci ha colpiti il Beach Bar in mezzo al nulla di una spiaggia, ma nonostante questo pieno di avventori. Ci siamo scaldati con due zuppe di verdure e rinvigoriti con due Guinness, mentre Ulisse faceva scorpacciata di yogurt greco e mirtilli freschi.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Strandhill, dove la spiaggia omonima è famosa per attirare tanti surfisti. Mi sarebbe piaciuto fare qualche ritratto ma non c’è stato il tempo, stare dietro a Ulisse è un lavoro a tempo pieno, così abbiamo fatto lunghe passeggiate sulla sabbia per poi concederci un gelato nel paese, pieno di visitatori essendo domenica.
Più tardi ci siamo diretti verso Sligo, passando attraverso il Benbulben e il Knocknarea, due alture molto particolari che ricordano certe forme del Grand Canyon americano, pur essendo ricoperte di vegetazione, ma che risaltano essendo nel bel mezzo di una pianura sul mare.
Si tratta di un giro di mezz’ora in auto eppure in pochi istanti ci siamo ritrovati lontani dalla civiltà e immersi in un paesaggio inquietante quanto affascinante, con boschi morenti e la pianura che si inclinava di quasi novanta gradi per raggiungere la cima delle due alture.

“[…] Sotto la vetta spoglia del Benbulben
nel cimitero di Drumcliff è sepolto Yeats.
Uno dei suoi antenati ne fu parroco
anni e anni fa; una chiesa si erge lì vicino;
presso la strada v’è un’antica croce.
E niente marmo, niente frasi convenzionali;
sul calcare scavato in quello stesso luogo queste parole sono state incise per sua volontà:
Getta uno sguardo freddo
Sulla vita e sulla morte.
Cavaliere, prosegui il tuo cammino!”

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 12

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 12

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 12

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Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 12

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 12

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 12

GIORNO 13 – Alture, cimiteri e vacche illuminate

La giornata di oggi è stata caratterizzata dalle sensazioni e intuizioni di qualcosa che va oltre la propria percezione.
Non credo a queste cose, non ascolto le religioni, non temo i fantasmi, non mi preoccupo se siamo in 13 a tavola e rido se qualcuno minaccia un malocchio, ma ogni tanto mi piace lasciarmi andare e mettere in stand by questo mio aspetto.
Stamattina è successo.
Abbiamo nuovamente girato attorno al Benbulben, l’altura che si trova nei pressi di Sligo, per ammirarne la forma singolare, le cicatrici dovute ai tanti fiumi istantanei che nascono con la pioggia a causa del l’inclinazione vertiginosa delle pareti, la foschia che ne avvolge sempre la parte superiore e per un attimo abbiamo pensato quanto sarebbe facile, specialmente per chi fosse vissuto secoli o millenni fa, vedere in quella forma qualcosa di divino, domandarsi quali esseri vivano lassù, perennemente nascosti dalle nubi, e come assecondarne la volontà: modificando le coltivazioni o addirittura pensando a sacrifici.
Finito il giro ipnotico, siamo tornati alla realtà e al bisogno di una tazza di caffè.
Il nostro viaggio sta volgendo al termine e quindi abbiamo abbandonato la Wild Atlantic Way per avvicinarci a Dublino.
Le ore alla guida sono trascorse con la malinconia di chi rivive internamente e metabolizza la bellezza di un viaggio e la straordinaria esperienza che ha vissuto e la loro conclusione.
Prima di arrivare ad Athlone, dove passeremo la notte, abbiamo fatto una sosta all’Abbeyshrule Cistercian Abbey e al cimitero adiacente per far passeggiare uno scalpitante Ulisse (in Irlanda e non solo è normale passeggiare o sedersi sull’erba nei cimiteri, che sono quindi vissuti e rispettati dai vivi; non sono luoghi esiliati e ai margini della società dove nessuno vorrebbe finire).
Qui è successo qualcosa.
Giunti all’angolo nord del cimitero, erano ben visibili i ruderi dell’imponente abbazia e delle mucche che sembravano meno timide del solito e che, a differenza di quanto detto scherzosamente giorni fa, sembravano veramente le custodi di qualcosa di profondo, non dimenticato, ma appartenente ad una diversa cultura e credenza, verso cui puoi portare solo un rispetto e silenziare la tua incapacità si comprendere.
Prima di andare via le nubi si sono aperte e i raggi del sole hanno reso ancora più surreale l’atmosfera del luogo.
A quel punto, per proteggere la mia diffidenza e terminare quella suggestione, sono tornato al volante.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 13

Diario di Viaggio in Irlanda – Giorno 13

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GIORNO 14 – Sterco fumante, barche a remi e Coca Cola

Oggi è stato l’ultimo giorno in Irlanda. Avendo il volo alla sera e dovendo raggiungere Dublino con un paio di ore alla guida, la giornata ha concesso poche divagazioni.
La principale ha riguardato la foresta di St. John e Rindoon, un villaggio abbandonato risalente al 1200, con tanto di castello, nella Contea di Roscommon. Per raggiungerlo sarebbe bastata una passeggiata di un paio di chilometri in mezzo ai verdi prati, agli affascinanti muretti in pietra… e a quintali di sterco di vacca.
Non fosse bastata la pioggerellina che con i suoi tanti aghi ha punzecchiato i nostri volti tutto il tempo, ci siamo trovati a fare lo slalom fra mastodontiche cagate fumanti di mucche che, a breve distanza, ci osservavano con sguardo sornione.
Ad un certo punto ci siamo arresi al fango e alle intemperie, tornando alla macchina.
All’aeroporto ci siamo “goduti” le due ore di ritardo del volo, che almeno ci hanno permesso di far camminare Ulisse (e di fargli scoprire che la Signorina Coca Cola non è affatto male), fino a stancarlo e riuscendo così a farlo dormire quasi per tutta la durata del volo aereo verso Bologna.
Il viaggio si era concluso già ieri, in realtà, comprese le profonde e malinconiche riflessioni del caso. Oggi è stata una giornata puramente di viaggio noioso e dettata dal desiderio di tornare alla routine, ordinare le borse e gettarsi a capofitto nei progetti, nelle proposte, negli shooting lasciati prima di partire e in altri che si sono aggiunti in questi giorni.

Diario di Viaggio in Irlanda - Giorno 14

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The Feeling of Power, Isaac Asimov

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Isaac Asimov

Isaac Asimov

Nove volte sette

Titolo originale: The Feeling of Power
Prima edizione: If, febbraio 1958
Traduzione di Carlo Fruttero

Jehan Shuman era abituato a trattare con gli uomini che da molti anni dirigevano lo sforzo bellico terrestre. Non era un militare, Shuman, ma a lui facevano capo tutti i laboratori di ricerche incaricati di progettare i cervelli elettronici e gli automi impiegati nel conflitto.
Di conseguenza, i generali gli prestavano ascolto. E lo stavano a sentire perfino i capi delle commissioni parlamentari.
C’erano due esemplari di entrambe queste specie nella saletta del Nuovo Pentagono. Il generale Weider aveva il volto bruciato dagli spazi e la bocca molto piccola, quasi sempre atteggiata in una smorfia. Il deputato Brant aveva guance tonde, lisce, e occhi chiari. Fumava tabacco denebiano con l’indifferenza di un uomo il cui patriottismo è notorio e che può quindi permettersi certe libertà.
Shuman, alto, elegante, e Programmatore di prima classe, li affrontò senza esitazione.
Disse: – Signori, questo è Myron Aub.
– Sarebbe lui l’individuo dotato di speciali capacità, che avete scoperto per caso? – disse il deputato Brant, senza scomporsi.
– Bene! – Con bonaria curiosità squadrò l’omettino calvo, con la testa a uovo.
L’ometto reagì intrecciando nervosamente le dita. Non era mai stato a contatto di persone così importanti in vita sua. Era un Tecnico d’infimo rango, già abbastanza avanti negli anni, che dopo aver fallito tutte le prove di selezione destinate a individuare i cervelli umani meglio dotati, s’era ormai rassegnato da anni a un lavoro oscuro e monotono. Ma poi il Grande Programmatore aveva scoperto il suo hobby e l’aveva trascinato qui.
Il generale Weider disse: – Questa atmosfera di mistero mi sembra puerile.
– Un minuto di pazienza – disse Shuman – e vedrà che cambierà idea. Si tratta di una cosa che non va assolutamente divulgata…
Aub! – Pronunziò il nome monosillabico come se fosse un comando militare, ma era un Primo Programmatore e parlava a un semplice Tecnico.
– Aub! Quanto fa nove volte sette?
Aub esitò un istante. I suoi occhi smorti ebbero un fioco lampo di ansietà. – Sessantatré – disse.
Il deputato Brant inarcò le sopracciglia. – È giusto?
– Controlli lei stesso, onorevole.
Il deputato trasse la sua calcolatrice tascabile, ne sfiorò con le dita due volte il bordo zigrinato, guardò il quadrante e la ripose in tasca. Disse: – E sarebbe questo il fenomeno che lei ci ha chiamato qui ad ammirare? Un illusionista?
– Molto di più, onorevole. Aub ha mandato a memoria alcune operazioni e sa calcolare sulla carta.
– Una calcolatrice di carta? – disse il generale. Sembrava deluso.
– No, generale – disse Shuman, paziente. – Non è una calcolatrice di carta.
Semplicemente un foglio di carta. Generale, vuol essere così gentile da proporre un numero qualsiasi?
– Diciassette – disse il generale.
– E lei, onorevole?
– Ventitré.
– Bene! Aub, moltiplichi questi due numeri e faccia vedere a questi signori in che modo esegue l’operazione.
– Sissignore – disse Aub, chinando il capo. Trasse un taccuino da una tasca della camicia e una sottile matita da pittore dall’altra. La sua fronte era tutta aggrottata mentre tracciava faticosamente sulla carta dei piccoli segni.
Il generale Weider lo interruppe in tono asciutto. – Mi faccia vedere.
Aub gli porse il taccuino e Weider commentò: – Be’, sembra il numero diciassette.
Il deputato Brant annuì e disse: – Proprio così, ma è chiaro che chiunque può copiare dei numeri da una calcolatrice. Io stesso, credo, sarei capace di disegnare un diciassette passabile, anche senza esercizio.
– Se i signori non hanno nulla in contrario, Aub potrebbe continuare – intervenne soavemente Shuman.
Aub continuò, la mano un po’ tremante. Infine disse a bassa voce: – La risposta è trecentonovantuno.
Il deputato Brant consultò una seconda volta la sua calcolatrice tascabile. – Perdio, è esatto. Come ha fatto a indovinare?
– Non ha indovinato, onorevole – disse Shuman. – Ha calcolato il risultato.
L’ha fatto su questo foglietto di carta.
– Storie – disse il generale con impazienza. – Una calcolatrice è una cosa e dei segni sulla carta un’altra.
– Spieghi lei, Aub – disse Shuman.
– Sissignore… Ecco, signori, io scrivo diciassette e subito sotto scrivo ventitré. Poi mi dico: sette volte tre…
Il deputato lo interruppe pacatamente. – Attento, Aub, il problema è diciassette volte ventitré.
– Sì, lo so, lo so – Sì affrettò a spiegare il piccolo Tecnico – ma io comincio col dire sette volte tre perché è così che funziona. Ora, sette volte tre fa ventuno.
– E come lo sa lei? – chiese il deputato.
– Me lo ricordo. Dà sempre ventuno sulla calcolatrice. L’ho controllato innumerevoli volte.
– Questo non significa che lo darà sempre, però – disse il deputato.
– Forse no – balbettò Aub. – Non sono un matematico. Ma vede, i miei risultati sono sempre esatti.
– Vada avanti.
– Sette volte tre fa ventuno, e io scrivo ventuno. Poi tre per uno fa tre, così io scrivo tre sotto il due di ventuno.
– Perché sotto il due? – chiese il deputato Brant, secco.
– Perché… – Aub lanciò un’occhiata implorante al suo superiore. – È difficile da spiegare.
Shuman intervenne: – Direi che per il momento convenga accettare per buono il suo metodo e lasciare i particolari ai matematici.
Brant si arrese.
Aub proseguì: – Tre più due fa cinque, e perciò il ventuno diventa un cinquantuno. Ora, lasciamo stare per un momento questo numero e cominciamo da capo. Si moltiplica sette per due, che ci dà quattordici, e uno per due che ci dà due. Li scriviamo così e la somma ci dà trentaquattro. Ora se mettiamo il trentaquattro sotto il cinquantuno in questo modo, sommandoli otteniamo trecentonovantuno, che è il risultato finale.
Vi fu un istante di silenzio e il generale Weider disse: – Non ci credo. È una bellissima filastrocca e tutto questo giochetto di numeri sommati e moltiplicati mi ha divertito molto, ma non ci credo. È troppo complicato per non essere una ciarlatanata.
– Oh, no, signore – disse Aub, tutto sudato. – Sembra complicato perché lei non è abituato al meccanismo. Ma in realtà le regole sono semplicissime e funzionano con qualsiasi numero.
– Qualsiasi numero, eh? – disse il generale. – Allora vediamo.
– Trasse di tasca la sua calcolatrice (un severo modello militare) e la toccò a caso. – Scriva sul suo taccuino cinque sette tre e otto. Cioè cinquemilasettecentotrentotto.
– Sissignore – disse Aub staccando un nuovo foglio di carta.
– Ora – toccò di nuovo a caso la calcolatrice – sette due tre e nove.
Settemiladuecentotrentanove.
– Sissignore.
– E adesso moltiplichi questi due numeri.
– Ci vorrà un po’ di tempo – balbettò Aub.
– Non abbiamo fretta – disse il generale.
– Cominci pure Aub – disse Shuman, tagliente.
Aub cominciò a lavorare tutto chino. Staccò un secondo foglio di carta, poi un terzo. Finalmente il generale trasse di tasca l’orologio e lo considerò con impazienza. – Allora, ha finito coi suoi esercizi di magia?
– Ci sono quasi arrivato, signore… Ecco il prodotto, signore. Quarantun milioni, cinquecentotrentasettemilatrecentottantadue. – Mostrò la cifra scarabocchiata in fondo all’ultimo foglio.
Il generale Weider sorrise condiscendente. Premette il pulsante di moltiplicazione sulla sua calcolatrice e attese che il ronzio dei meccanismi tacesse. Poi guardò il quadrante della minuscola macchina e disse con voce rauca dallo stupore: – Grande Galassia, l’ha azzeccato in pieno.

Il Presidente della Federazione Terrestre stentava ormai a mascherare, in pubblico, la tensione che lo rodeva e, in privato già permetteva che un’ombra di malinconia velasse i suoi lineamenti delicati, di uomo sensibilissimo. La guerra denebiana, dopo l’entusiasmo e l’unanime slancio dei primi anni, s’era rattrappita a un gioco inane di manovre e contromanovre. Sulla Terra lo scontento cresceva ogni giorno e cresceva forse anche su Deneb.
E ora il deputato Brant, capo dell’importantissima Commissione Parlamentare sull’Organizzazione della Difesa, stava allegramente e placidamente dissipando la sua mezz’ora di colloquio in chiacchiere inutili.
– Calcolare senza una calcolatrice – osservò il presidente con impazienza – È una contraddizione in termini.
– Calcolare – disse il deputato – È soltanto un sistema per elaborare dei dati. Può farlo una macchina come può farlo il cervello umano. Permetta che le dia un esempio. – E, servendosi delle capacità da poco acquisite, prese a calcolare somme e prodotti finché il presidente suo malgrado sentì nascere un certo interesse.
– E funziona sempre?
– Infallibilmente, signor Presidente. Non sbaglia un colpo.
– È difficile da imparare?
– Mi ci è voluta una settimana per impadronirmi perfettamente del sistema. Ma immagino che lei…
– Effettivamente – disse il presidente, pensoso – È un giochetto molto interessante. Ma a che cosa serve?
– A che cosa serve un neonato, signor Presidente? Sul momento non serve a nulla, ma non vede che questo è il primo passo verso la liberazione dalle macchine? Consideri, signor Presidente – il deputato si alzò e la sua voce profonda prese automaticamente le cadenze dei discorsi parlamentari – che la guerra denebiana è una guerra di calcolatrici contro calcolatrici. Le calcolatrici nemiche formano uno scudo impenetrabile di contro-missili che fermano i nostri missili, e le nostre bloccano i loro nello stesso modo. Ogni volta che noi perfezioniamo le nostre calcolatrici, i Denebiani fanno lo stesso, e ormai da cinque anni si è creato un precario e inutile equilibrio di forze. Ora noi siamo in possesso di un metodo che ci permetterà di vincere le calcolatrici, di scavalcarle, di attraversarle. Potremo combinare la meccanica del calcolo automatico con il pensiero umano, avremo per così dire delle calcolatrici intelligenti; a miliardi. Non posso prevedere esattamente quali saranno le conseguenze; ma è chiaro che questa innovazione avrà una portata incalcolabile. E se Deneb ci arriva prima di noi, sarebbe una vera catastrofe.
Con aria preoccupata il presidente disse: – Che cosa dovrei fare secondo lei?
– Conceda il pieno appoggio del governo a un piano segreto per lo sviluppo del calcolo umano. Lo chiami Progetto 63, se vuole. Io rispondo della mia commissione, ma avrò bisogno del sostegno del governo.
– Ma fin dove può arrivare il calcolo umano?
– Non c’è limite. Secondo il Programmatore Shuman, che mi ha parlato per primo di questa scoperta…
– Sì, ho sentito parlare di lui.
– Bene, il dottor Shuman mi dice che in teoria tutto ciò che sa fare una calcolatrice lo può fare anche una mente umana. In sostanza la calcolatrice non fa altro che prendere un numero finito di dati ed eseguire con essi un numero finito di operazioni. La mente umana è perfettamente in grado di ripetere il procedimento.
Il presidente rifletté per qualche istante. Infine disse: – Se lo dice Shuman, non ho motivo di dubitarne… Sarà verissimo. Almeno in teoria. Ma in pratica com’è possibile sapere in che modo lavora una calcolatrice?
Brant sorrise affabilmente. – Le dirò, signor Presidente; gli ho fatto la stessa domanda. E sembra che un tempo le calcolatrici venissero progettate e disegnate direttamente dagli esseri umani. Si trattava naturalmente di macchine molto rudimentali, dato che ciò avveniva prima che si fosse affermato il principio, ben più razionale, di affidare alle stesse calcolatrici la progettazione di calcolatrici ancor più perfezionate.
– Sì, sì. Continui.
– Il Tecnico Aub aveva uno strano hobby: si divertiva a ricostruire queste macchine arcaiche e così facendo ebbe modo di studiare il loro funzionamento e scoprì che poteva imitarle. La moltiplicazione che ho eseguito poco fa è un’imitazione del funzionamento di una calcolatrice.
– Straordinario! – Il deputato tossì leggermente. – E c’è un’altra cosa che vorrei farle presente, signor Presidente… quanto più riusciremo a sviluppare e ad estendere questo nostro progetto, con le sue infinite applicazioni, tanto maggiore sarà la percentuale di investimenti federali che potremo distogliere dalla produzione e dalla manutenzione delle calcolatrici. Via via che il cervello umano si sostituisce alla macchina, una parte crescente delle nostre energie o delle nostre risorse può essere dedicata a impieghi pacifici e in tal modo il peso della guerra sull’uomo comune andrà decrescendo progressivamente. Ed è inutile dire quanto un fatto simile favorisca il partito al potere.
– Ah – disse il presidente. – Capisco ciò che lei intende. Bene, si accomodi, onorevole, si accomodi. Ho bisogno di riflettere sulla sua proposta… Ma intanto, mi faccia ancora vedere quel trucchetto della moltiplicazione.
Vediamo se riesco a capire come funziona.

Il Programmatore Shuman non tentò di affrettare le cose. Loesser era un conservatore, un uomo molto legato alla tradizione, e aveva per le calcolatrici la stessa passione che aveva animato suo padre e suo nonno prima di lui. Controllava tutta la rete di calcolatrici dell’Europa occidentale, e ottenere il suo pieno appoggio al Progetto 63 avrebbe rappresentato un passo avanti di notevole importanza.
Ma Loesser esitava ancora. Disse: – Non vedo troppo di buon occhio quest’idea di mettere in secondo piano le calcolatrici. La mente umana è capricciosa. Una calcolatrice ci dà infallibilmente la stessa soluzione allo stesso problema, ogni volta. Chi ci garantisce che la mente umana sappia fare altrettanto?
– La mente umana, Calcolatore Loesser, non fa che manipolare dei dati. E allora non ha importanza se ad eseguire l’operazione è la mente umana o la macchina. L’una e l’altra sono semplicemente degli strumenti, dei mezzi.
– D’accordo, d’accordo. Ho studiato a fondo la sua ingegnosa dimostrazione e mi rendo conto che la mente è in grado di ripetere esattamente i procedimenti della macchina. Ma mi sembra lo stesso una cosa campata in aria. Anche ammettendo la validità della teoria, che ragioni abbiamo per credere che la teoria si possa applicare in pratica?
– Ritengo che vi siano ragioni molto valide. Gli uomini non si sono sempre serviti delle calcolatrici. Gli abitanti delle caverne, con le loro triremi, le loro scuri di pietra e le loro ferrovie, non avevano calcolatrici.
– E probabilmente non calcolavano nulla.
– Lei sa bene che non è così. Perfino la costruzione di una strada ferrata o di una ziggurat richiedeva dei calcoli, sia pure elementari, e questi calcoli venivano evidentemente eseguiti senza macchine.
– Lei intende dire che gli antichi calcolavano col metodo che lei mi ha dimostrato?
– Probabilmente no. È un fatto che questo metodo (a proposito, noi l’abbiamo battezzato “grafitica”, dalla vecchia parola europea “grafo”, cioè “scrivere”) deriva direttamente dalle calcolatrici, e dunque non può essere anteriore.
Tuttavia i cavernicoli dovevano pur avere un loro metodo, no?
– Arti perdute! Se lei mi vuol parlare delle arti perdute…
– No, no, io non sono un fanatico delle arti perdute, anche se non posso escludere che ce ne siano state. Dopo tutto, l’uomo mangiava grano anche prima dell’idroponica, e se i primitivi mangiavano grano dovevano per forza coltivarlo nel suolo. Che altro sistema potevano avere?
– Non lo so, ma crederò nella coltura in terra quando vedrò del grano crescere direttamente dal suolo. E crederò che si possa ottenere il fuoco strofinando due schegge di pietra quando lo vedrò fare sotto i miei occhi.
Shuman divenne suadente. – Comunque sia, torniamo alla grafitica. Secondo me, va considerata un aspetto del generale processo di eterealizzazione. Il trasporto mediante veicoli più o meno ingombranti sta cedendo il posto al trasferimento diretto. I mezzi di comunicazione tradizionali diventano sempre più maneggevoli ed efficienti. Provi per esempio a confrontare la sua calcolatrice tascabile con gli enormi cervelli elettronici di mille anni fa.
Perché non dovremmo fare l’ultimo passo su questa via, ed eliminare completamente le calcolatrici? Andiamo, il Progetto 63 è già in corso di realizzazione; già si registrano notevoli progressi. Ma abbiamo bisogno del suo aiuto. Se il patriottismo non basta a farle prendere una decisione, consideri la prodigiosa avventura intellettuale che ci sta di fronte.
Loesser disse in tono scettico: – Che progressi? Che potete fare oltre la moltiplicazione? Potete integrare una funzione trascendentale? – Col tempo arriveremo anche a questo. Durante il mese scorso ho imparato ad eseguire le divisioni. Sono in grado di determinare con assoluta precisione quozienti interi e quozienti decimali.
– Quozienti decimali? Con quanti decimali?
Il Programmatore Shuman si sforzò di dare alla sua voce un tono indifferente.
– Non ci sono limiti.
Loesser lo guardò sbalordito. – Senza calcolatrice?
– Mi ponga lei stesso un problema.
– Provi a dividere ventisette per tredici. Con sei decimali.
Cinque minuti dopo Shuman disse: – Due virgola zero sette sei nove due tre.
Loesser controllò il risultato. – Ma è straordinario. Le moltiplicazioni non mi avevano impressionato gran che, perché, insomma, comportano solo dei numeri interi, e avevo l’impressione che potesse trattarsi di un trucco. Ma i decimali…
– E questo non è tutto. Stiamo lavorando in una direzione che fino a questo momento è ancora segretissima e che, a rigore, non dovrei rivelare a nessuno.
Comunque… Stiamo per aprire una breccia nel fronte della radice quadrata.
– La radice quadrata?
– La cosa comporta naturalmente alcuni passaggi difficilissimi e ancora non disponiamo di tutti gli elementi, ma il Tecnico Aub, l’uomo che ha inventato la nuova scienza e che è dotato di una intuizione stupefacente, in questo campo, afferma di aver quasi risolto il problema. Ed è soltanto un Tecnico. Un uomo come lei, un matematico espertissimo e con un’intelligenza superiore, non dovrebbe trovare nessuna difficoltà.
– Radici quadrate – mormorò affascinato Loesser.
– Anche cubiche. Allora, possiamo considerarla dei nostri?
Loesser gli tese di scatto la mano. – D’accordo.

Il generale Weider camminava avanti e indietro a un’estremità del lungo salone, rivolgendosi ai suoi ascoltatori con i modi di un insegnante severo che ha di fronte una classe indisciplinata. Al generale non faceva né caldo né freddo che il suo pubblico fosse composto dagli scienziati civili che dirigevano il Progetto 63. Egli era il supervisore, la massima autorità, e tale si considerava in ogni attimo della sua giornata.
Disse: – Le radici quadrate sono una bellissima cosa. Personalmente, non sono capace ad estrarle e neppure capisco le operazioni relative, ma sono certamente una bellissima cosa. Tuttavia, il governo non può permettere che il Progetto si perda appresso a quelli che alcuni di voi chiamano gli aspetti fondamentali del problema. Sarete liberi di giocare con la grafitica e adoperarla in tutti i modi che vorrete quando la guerra sarà finita; ma adesso abbiamo da risolvere dei problemi pratici della massima importanza.
In un angolo il Tecnico Aub ascoltava con dolorosa attenzione. Non era più, naturalmente, un Tecnico; lo avevano sollevato dalle sue vecchie funzioni, e destinato al progetto, con un titolo altisonante e un lauto stipendio. Ma le differenze sociali restavano, e gli scienziati d’alto rango non avevano mai accondisceso ad ammetterlo nelle loro file su un piede di parità. Né, per rendere giustizia ad Aub, egli lo desiderava. Con loro si sentiva a disagio come loro con lui.
Il generale diceva: – Il nostro obiettivo è semplice, signori; sostituire la calcolatrice. Un’astronave che può navigare nello spazio senza avere a bordo un cervello elettronico può essere costruita in un tempo inferiore di cinque volte, e con una spesa inferiore di dieci volte, a una nave munita di calcolatrice. Se potessimo eliminare le calcolatrici saremmo in condizione di costruire delle flotte cinque, dieci volte più numerose di quelle di Deneb. E al di là di questo primo grande passo, io intravedo qualcosa di ancor più rivoluzionario; un sogno, per ora; ma in futuro io vedo il missile guidato dall’uomo! Tra il pubblico si diffuse un lungo mormorio.
Il generale proseguì. – Attualmente, la nostra più grave “strozzatura” è data dal fatto che i missili dispongono di una intelligenza limitata. La calcolatrice che li guida può non superare certe dimensioni e un certo peso, ed è per questo che trovandosi in una situazione imprevista, di fronte a un nuovo tipo di sbarramento anti-missile, i nostri apparecchi danno risultati così mediocri. Pochissimi, come sapete, raggiungono gli obiettivi, e la guerra missilistica è ormai una continua elisione; infatti il nemico è fortunatamente nelle stesse condizioni nostre. Mentre un missile avente a bordo uno o due uomini, in grado di dirigere il volo mediante la grafitica, sarebbe molto più leggero, più mobile, più intelligente. Ci darebbe quel margine di superiorità che ci porterà alla vittoria. Inoltre, signori, le esigenze della guerra ci obbligano a tener presente anche un altro punto. Un uomo è uno strumento infinitamente più economico di una calcolatrice. I missili con equipaggio umano potrebbero essere lanciati in numero tale e in tali circostanze quali nessun generale sano di mente oserebbe mai prendere in considerazione se avesse a sua disposizione soltanto dei missili automatici…
Disse ancora molte altre cose, ma il Tecnico Aub aveva sentito abbastanza.
Nell’intimità della sua stanza, il Tecnico Aub passò molto tempo a correggere e ricorreggere la lettera che intendeva lasciare. Il testo definitivo, quando lo rilesse, suonava così:

Quando cominciai a studiare la scienza che oggi si chiama grafitica, la consideravo alla stregua di un passatempo privato. Non vedevo, in essa, altro che un divertimento stimolante, un esercizio mentale.
Quando il Progetto 63 venne istituito, io ritenevo che i miei superiori vedessero più lontano di me; che la grafitica potesse essere messa al servizio dell’umanità, potesse contribuire, per esempio, alla realizzazione di congegni veramente pratici per il trasporto individuale. Ma ora capisco che sarà usata solo per spargere morte e distruzione.
Non posso sopravvivere alla responsabilità di aver inventato la grafitica.

Lentamente, diresse verso se stesso un depolarizzatore delle proteine e, senza provare alcun dolore, cadde istantaneamente fulminato.

Erano tutti raccolti, sull’attenti, intorno alla tomba del piccolo Tecnico, mentre veniva reso omaggio alla grandezza della sua scoperta. Il Programmatore Shuman chinò solennemente il capo insieme agli altri, ma non era commosso. Il Tecnico aveva fatto la sua parte, e ormai non c’era più bisogno di lui. Certo, era stato lui a inventare la grafitica, ma ora che la nuova scienza aveva messo le ali, avrebbe continuato da sola, di trionfo in trionfo, fino al giorno in cui i missili avrebbero solcato gli spazi guidati dall’uomo. E oltre ancora.
Nove volte sette, pensò Shuman con profonda contentezza, fa sessantatré, e non ho bisogno che me lo venga a dire una calcolatrice. La calcolatrice ce l’ho nella testa.

E questo gli dava un senso di potenza davvero esaltante.

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Written by filippo

7 June 2013 at 10:36 pm

Racconto “Una vecchia storia”

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Fiera del Libro della Romagna

A sorpresa ho scoperto che il mio racconto “Una vecchia storia” è stato selezionato nel Concorso letterario indetto dalla Fiera del libro della Romagna in collaborazione con Scrivendo Volo e sarà pubblicato nell’antologia “Romagna scrive”.

La premiazione è prevista per domenica 14 aprile, alle ore 11.00, presso il Palazzo del Ridotto a Cesena.

In realtà non sono uno scrittore.

Ho prodotto solo alcuni racconti brevi nei primi anni 2000; già una volta avevo iscritto un racconto, “La mia stella”, ad un concorso ed ero arrivato fra i finalisti, nella categoria “Miglior personaggio maschile”, guadagnandomi la pubblicazione in un’antologia di racconti erotici (il primo e unico che mi sia capitato di scrivere, anche se non lo definirei erotico).

Non sarò mai uno scrittore, ma ogni tanto vedere questi riconoscimenti, pur non essendo il Premio Pulitzer, mi ruba 10 minuti nei quali penso a come sarebbe essere veramente uno scrittore.

Fonte

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Written by filippo

11 April 2013 at 11:20 am

Posted in Libri, Vita personale

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