Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

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Articolo per ForliToday

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Oggi su ForliToday è uscito un bell’articolo, molto generoso, sul sottoscritto :)
L’articolo originale si può leggere qui.

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Filippo Venturi, ForliToday

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Written by filippo

2 Maggio 2016 at 3:17 PM

Pubblicato su Fotografie

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Intervista su Lazagne Magazine

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Filippo Venturi, Lazagne Magazine, #1

Su Lazagne Magazine #10, uscito oggi, c’è una mia intervista dove parlo di fotografia, ma anche di letteratura, in particolare di John Fante! Ci sono anche le immagini del mio lavoro “Made in Korea”, di cui una è in copertina :)

La rivista è visibile e acquistabile qui: Lazagne Art Magazine #10

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Lazagne Art Magazine #10
Ettore Siniscalchi / Ioana Moldovan / Lenz Fondazione / Filippo Venturi / Romina Bassu / Elena Pugliese/ Silvia Camporesi / Oscar Murillo / Giuditta R / Keisuke Hirose / Mauro Pipani

Filippo Venturi, Lazagne Magazine, #2

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Filippo Venturi, Lazagne Magazine, #3

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Filippo Venturi, Lazagne Magazine, #4

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Filippo Venturi, Lazagne Magazine, #5

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Filippo Venturi, Lazagne Magazine, #6

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Filippo Venturi, Lazagne Magazine, #7

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Filippo Venturi, Lazagne Magazine, #8

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Lazagne Magazine is a online publication created to promote the work of international artists: emerging and no but very tasty artists. Our task will be soaking these pages of names and curiosity by following our taste which is mostly consistent with an essential search of sensations. In the infinite stream of images that hit us every day and makes tense our critical thinking by forcing us to eat, almost unconsciously, “the usual soup”… we have thought to propose you, although not perfect, an healthy and hopefully tasty lasagna. Have a good vision and enjoy your meal!

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Written by filippo

16 febbraio 2016 at 9:15 am

Intervista per Mag’zine

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Made in Korea

Made in Korea

Made in Korea

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Su Mag’zine Issue #4, in uscita a breve, ci sarà anche una mia intervista, che riporto di seguito, e molto altro!

Mag’zine, a metà fra un magazine e una fanzine, si pone come obiettivo la ricerca di giovani fotografi per farne la loro conoscenza e condivisione delle esperienze per una crescita collettiva.
E’ disponibile a questo indirizzo: Collettivo Magma Foto

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Cosa rappresenta per te la fotografia?
La fotografia è uno splendido linguaggio in cui mi sono imbattuto fortuitamente nel 2007.
Nel 2008 scelsi di fare tutto il possibile, studiando, osservando e praticando, per comprendere meglio il mondo vasto e ignoto che si era aperto davanti a me e che fino a quel momento coglievo soltanto nel suo aspetto più banale e luccicante.
Grazie anche ai maestri con cui mi sono rapportato, ho cercato di perfezionare la mia conoscenza del linguaggio e di imparare a narrare con un mio stile i temi e le storie che mi interessano; la semplice conoscenza del linguaggio non è sufficiente.
Si può conoscere perfettamente l’italiano, ma non essere un bravo poeta o romanziere. Vedo molte assonanze fra lo scrivere e il realizzare un lavoro fotografico, fra il leggere e l’osservare.
Fra i vari linguaggi e le varie arti, è uno dei più semplici da praticare e, anche per questo, uno dei più complessi da maneggiare con sapienza. È anche uno dei più potenti, perché alcune fotografie sanno rimanere impresse nella nostra mente e condizionarci nella percezione del mondo e di ciò che vedremo successivamente.
Rimanendo nel paragone letterario, la stessa potenza si verifica meno frequentemente nella letteratura, a tal proposito mi viene in mente il bel racconto Amnesia in litteris, di Patrick Süskind, dove il protagonista si trova a leggere con entusiasmo un bel libro, fino al punto di sottolinearne delle parti, per poi accorgersi con disperazione che ci sono già delle sottolineature, le stesse che aveva fatto in un passato dimenticato, in cui si era già promesso di fissare nella mente quelle splendide parole.

Il tuo progetto Made in Korea ha ottenuto vari riconoscimenti, parlaci di come è nato questo progetto.
Nel 2014 ho realizzato a Forlì, dove vivo, il progetto L’Ira Funesta. Terminato questo lavoro ho sentito il bisogno di allontanarmi da casa per avvicinarmi a una cultura e società completamente diversa dalla mia. Era un modo per mettermi nuovamente alla prova e cercare di realizzare un lavoro più maturo rispetto ai precedenti e, al tempo stesso, arricchirmi personalmente.
La scelta della Corea del Sud risale circa a 1 anno prima della partenza effettiva. L’Estremo Oriente mi ha sempre affascinato e incuriosito per le sue peculiarità a volte così distanti dal mondo occidentale. Questo paese in particolare, poi, estremizza alcuni fenomeni e problematiche comuni a paesi come Giappone, Cina e altri.
Il lavoro si è concluso a giugno 2015. Da allora mi sta dando parecchie soddisfazioni, sta ricevendo consensi e riconoscimenti, tra cui il primo premio al Portfolio dello Strega di Sassoferrato che fa parte del Portfolio Italia e il premio Crediamo ai tuoi occhi del Centro Italiano Fotografia d’Autore.

C’è una foto del progetto Nero Orgoglio che ci ha colpito e arriva come un pugno allo stomaco, ed è quella della madre con i suoi figli, di cui uno fa il saluto fascista. Hai intuito fin da subito che era la foto simbolo di quell’evento?
Era la prima volta che andavo a un raduno di nostalgici fascisti, per la precisione si teneva a Predappio, per la commemorazione dei 70 anni dalla morte di Benito Mussolini.
Fin da subito mi ero focalizzato sui ritratti ai partecipanti. Dopo un po’ mi sono accorto che c’erano anche diverse famiglie con bambini appresso (i nostalgici di domani), per l’occasione vestiti di nero e con addosso simboli fascisti, a cui veniva chiesto di esibirsi in saluti e gesti tipici. A quel punto la mia attenzione è andata unicamente a quell’aspetto, ho realizzato diverse fotografie, fino a quella in questione.
Ancora prima di scattarla ho intuito che sarebbe potuta essere quella che avrebbe colpito e fatto riflettere di più l’osservatore. Trovo interessante quella fotografia per vari motivi ma il più forte è nei 3 sguardi, che svelano ognuno la realtà dietro la recita.

Un tuo progetto a cui sei più legato e perché?
Sono molto legato a In Oblivion, fatto a New York nel 2012. È il mio primo progetto e rappresenta il momento in cui penso di aver superato un grosso esame personale su ciò che sarei potuto essere in fotografia e non solo.
In quei giorni ho raggiunto un grado di risolutezza che non pensavo di avere e che poi ho replicato negli altri progetti, fotografici e non. Convivevo mentalmente con alcuni seri problemi familiari, con la diffidenza che percepivo in alcune persone, per le quali la fotografia era solo un gioco, mentre per altre era un lavoro troppo grande per me.
È una delle esperienze più utili che mi sia capitata, per conoscermi e per migliorarmi.

Progetti per il futuro
Ne ho diversi in mente, sia in campo fotografico che video, ma quello che oggi mi ossessiona di più riguarda la Corea del Nord, che andrebbe a ultimare il mio lavoro “Made in Korea”.
L’asticella è più alta, le condizioni per lavorare sono difficili se non proibitive, già solo entrare nel paese non è semplice… ma nonostante questo spero di riuscire a realizzarlo.

Come vedi la fotografia oggi e il suo futuro
La fotografia è morta!
Direbbe qualcuno. E non sarebbe la prima volta.
Io invece sono convinto che sia viva e vegeta e in continua evoluzione.
Il digitale non ha ancora terminato la propria rivoluzione, nemmeno possiamo immaginare dove ci porterà. Il digitale assottiglierà sempre di più la differenza fra illustratori, game designer, fotografi, videomaker e così via.
A quel punto, sarà sempre più importante per il fotogiornalismo essere fedele a certi principi per mantenersi legato alla realtà, mentre molta fotografia assomiglierà alla fiction (filtri, automatismi, rendering, ecc. saranno sempre più a portata di mano e invasivi).
Già ora la fotografia di massa, con gli smartphone, si sta allontanando dalla realtà.

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Written by filippo

18 ottobre 2015 at 1:12 PM

Interview for Marie Claire Indonesia

with 2 comments

Intervista per Marie Claire Indonesia

L’Ira Funesta su Marie Claire Indonesia

 

My project Dreadful Wrath on Marie Claire Indonesia

L’Ira Funesta su Marie Claire Indonesia

 

My project Dreadful Wrath on Marie Claire Indonesia

L’Ira Funesta su Marie Claire Indonesia

 

My project Dreadful Wrath on Marie Claire Indonesia

L’Ira Funesta su Marie Claire Indonesia

 

My project Dreadful Wrath on Marie Claire Indonesia

L’Ira Funesta su Marie Claire Indonesia

 

(English version of the interview below)

Nel numero di maggio 2015 di Marie Claire Indonesia, è stato pubblicato il mio progetto fotografico “L’Ira Funesta” sulla Camera della Rabbia, come opening story.

Oltre alle fotografie, sono presenti una intervista che ho fatto a Cristian Castagnoli, imprenditore e proprietario della Camera della Rabbia e un testo dello psicologo e psicoterapeuta Gianluca Farfaneti sulla Camera della Rabbia, scritto in occasione della mia mostra fotografica a Palazzo Dolcini.

Le redazione di Marie Claire ha voluto anche realizzare una breve intervista col sottoscritto, che riporto di seguito in italiano e in inglese :)

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1. Qual è la parte migliore del tuo lavoro?
Dopo aver terminato la pianificazione di un progetto, il passaggio all’azione.

2. Qual è la canzone che ascolti più spesso?
Al momento Yelawolf, Till It’s Gone.
In generale Ennio Morricone, The Ecstasy of gold.

3. Descrivi te stesso con 3 parole.
Risoluto, curioso, fantasioso.

4. Qual è il tuo libro preferito?
John Fante, La confraternita dell’uva.

5. Raccontaci cosa rende speciale il tuo essere fotografo.
Essere fotografo mi ha regalato tante cose speciali e non mi riferisco soltanto alle soddisfazioni professionali o ai premi. Mi ha reso più disinvolto caratterialmente, più curioso, più sensibile… mi permette di viaggiare e conoscere storie e persone.

6. Descrivici la tua idea di momento perfetto in fotografia.
Il momento perfetto è in realtà una combinazione perfetta fra il momento decisivo, la preparazione, la concentrazione e la consapevolezza. Il momento decisivo da solo spesso non è sufficiente.

7. Raccontaci uno dei tuoi momenti migliori come fotografo
Il momento in cui, nella fase in cui studiavo e sperimentato la fotografia, ho frequentato un workshop dove un’altra partecipante mi ha riconosciuto e fatto i complimenti. La mia prima fan, che oggi è la mia compagna.

8. Cinque parole per definirti come fotografo?
Determinato, preciso, istintivo, entusiasta, a volte impulsivo.

9. Se potessi scegliere un’altra carriera, quale sarebbe?
Mi sarebbe piaciuto essere uno scrittore. Un lavoro che avrebbe avuto molte cose in comune col fare il fotografo. Da giovanissimo ho anche scritto qualcosa di cui andavo fiero, ma non sarei diventato il nuovo Raymond Carver!

10. Ci racconti la storia di come sei diventato un fotografo professionista?
La mia storia su come sono diventato un fotografo è meno romantica o suggestiva di quelle che solitamente si sentono. Non avevo parenti appassionati di fotografia e nemmeno ho lavorato come assistente di un fotografo famoso. La prima fotocamera l’ho maneggiata a 28 anni. La prima fotocamera professionale a 30 anni, nel 2010.
Semplicemente nel 2007 scoprii Flickr, un social network dedicato alla fotografia, e dopo aver visto alcune belle fotografie mi sono chiesto “Potrei riuscirci anche io?”.
Senza esserne completamente consapevole, avevo bisogno di un linguaggio, di un mezzo per esprimermi e quel giorno decisi che poteva essere la fotografia. E così è iniziato il mio percorso. Ho studiato e sperimentato molto e soprattutto ho osservato gli altri, quelli bravi!
Nel 2010, quando ero consapevole della mia preparazione e delle mie capacità, ho iniziato a lavorare come fotografo.

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Interview with Italian photographer Filippo Venturi

1. Best part of your job?
When is time to act after planning.

2. Most frequetly played song?
At the moment, Yelawolf, Till It’s Gone.
Most played song ever: Ennio Morricone, The Ecstasy of Gold.

3. Describe yourself in three words?
Resolute, Inquiring, Imaginative

4. What is your favorite book?
John Fante, The Brotherhood of the Grape.

5. Tell us about the “magic” things about being a photographer?
As a photographer I’ve gained many things, not just professiobal achievements or awards. I’m more self-confident, more curious, more sensitive…. Being a photographer allows me to travel and to meet people.

6. Describe us about how you define a perfect moment that being captured in a camera?
The perfect moment is in fact a combination of the right time, preparation, concentration and self-awareness. Being there at the right time is usually not enough.

7. Mention us one of your best moments as a photographer?
The moment when, while I was studying and experimenting with photography, I attended a workshop where a participant recognized me and congratulated me on my work. My first “fan”, today my life-mate.

8. Five words that define you as a photographer?
Determined, precise, instinctive, enthusiast and sometimes impulsive.

9. If you had a chance to change your career, what would it be?
I would have loved being a writer. A job that has many things in common with photography.
When I was a teenager I even wrote something I was quite proud about, but I was never gonna be the new Raymond Carver!

10. Would you mind to tell us a short story about your journey before being a professional photographer?
The story about me becoming a professional photographer is less romantic or suggestive than many of the usual “tales”. I had no relatives mad about photography, and I’ve never worked as apprentice for a professional photographer. I took my first picture with a camera when I was 28 years old. And I started using a professional camera when I was 30, in 2010.
It’s quite simple; in 2007 I discovered Flickr, a social network about photography; I saw some beautiful pictures and I told to myself “Could I do that?”. And everything began just like that. I’ve studied, experimented a lot and, most of all, I looked at what other photographers did, the great ones!
In 2010, when I was confident about my preparation and my abilities, I started working as a photographer.

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Il progetto “L’Ira Funesta” è uscito anche sulle seguenti riviste e televisioni:

Lenta.ru

Lenta.ru

L'Ira Funesta è sul Washington Post

The Washington Post

Io Donna / Corriere della Sera

Io Donna / Corriere della Sera

Interview for La7 Television

La7 Television

Marie Claire Korea

Marie Claire Korea

Interview: Marie Claire Indonesia

Marie Claire Indonesia

Fotoit

Fotoit

Witness Journal

Witness Journal

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Written by filippo

6 giugno 2015 at 11:54 am

Il mio progetto L’Ira Funesta su La7

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Il mio progetto "L'Ira Funesta" su Fotoit

Il mio progetto “L’Ira Funesta” su Fotoit

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Con molto piacere, nei giorni scorsi, sono stato intervistato da La7 a proposito del mio progetto fotografico “L’Ira Funesta”!

L’intervista, che presumo sarà abbastanza breve una volta montata (nella realtà è durata circa 1 ora), farà parte di un servizio video dedicato alla Camera della Rabbia, soggetto del mio progetto, all’interno del programma televisivo “L’Aria che tira”, in onda sabato 18 aprile 2015, alle ore 11.00.

“L’Ira Funesta” sta riscuotendo un buon successo, apparendo già in diverse riviste :)

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Written by filippo

16 aprile 2015 at 3:12 PM