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Ascanio Celestini, 10 DVD

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Ascanio Celestini

Ascanio Celestini

ASCANIO CELESTINI: IL SUO TEATRO IN UNA COLLANA INEDITA IN 10 DVD.
Ha fatto dell’impegno civile la sua cifra stilistica, portando in scena e in TV storie sconosciute e dolorose del nostro passato recente. In 10 DVD, 8 dedicati alle sue rappresentazioni teatrali e 2 alle sue partecipazioni a “Parla con me”, l’ironia, la poetica asciutta e coinvolgente, e l’inconfondibile capacità affabulatoria di uno degli artisti più eclettici del panorama culturale italiano. Dal 27 gennaio con Repubblica + L’Espresso

Piano dell’opera
Dal 27 gennaio, Scemo di guerra
Dal 3 febbraio, Radio clandestina
Dal 10 febbraio, Vita, morte e miracoli
Dal 24 febbraio, Pecora nera
Dal 2 marzo, Parole sante
Dal 9 marzo, Concerto. Canzoni impopolari
Dal 16 marzo, Fila indiana
Dal 23 marzo, Parla con me 1
Dal 30 marzo, Parla con me 2

Scemo di guerra
Mio padre raccontava una storia di guerra. Una storia di quando lui era ragazzino. L’ho sentita raccontare per trent’anni. È la storia del 4 giugno del 1944, il giorno della Liberazione di Roma. Per tanto tempo questa è stata per me l’unica storia concreta sulla guerra. Era concreta perché dopo tante volte che la ascoltavo avevo incominciato a immaginarmi i particolari più piccoli del suo racconto. Ogni volta che raccontava faceva digressioni, allungava o accorciava il discorso inserendo episodi nuovi o eliminando parti che in quel momento considerava poco importanti. Così quando ho incominciato a fare ricerca ho deciso di registrarlo e provare a lavorare sulle sue storie.

Una guerra mai vissuta che colpisce dritta al cuore, di Franco Quadri (la Repubblica, 18 ottobre 2004)
A stretto contatto con un gabbiotto metallico che a ogni spettacolo muta solo l’orientamento, Ascanio Celestini è una macchina inesorabile di parole, alle quali riesce a mantenere sempre la stessa freschezza, allo stesso modo in cui ci fa parere nuovo il meccanismo ripetitivo con cui le accosta. Nel suo ultimo bellissimo show, Scemo di guerra, sottotitolo “Roma 4 giugno 1944”, scatta puntuale una variante: è infatti la memoria del padre, e maestro, di Ascanio, mancato da poco, a ispirargli questo scombiccherato e perfetto racconto del giorno della Liberazione di Roma, tanto è vero che nel finale alcune frasi del testo ci ritornano con la sua voce registrata. Ma l’emozione personale Ascanio la serba per l’ultimo istante; prima, fatti storici come il bombardamento di San Lorenzo, il rastrellamento del Quadraro, l’arrivo degli americani vissuto come un miraggio, ci erano stati restituiti come li tramandava il padre che li aveva vissuti da bambino. L’attenzione veniva però catturata da piccoli dati personali come l’immagine del padre stesso che rischiava di venire ucciso per una cipolla o che formava una società per comprare un maiale, creando nel contempo una galleria d’immagini ritornanti. E il fluire dei ricordi s’infittiva di sbocchi nel fantastico, come la trovata delle mosche intelligenti e capaci di sopravvivere a tutti grazie alla loro scelta di nutrirsi solo di morti e di merda, risalendo fino alla Crocifissione o vagando in Polonia tra i deportati nei lager… La poesia come segreto per trasmettere la realtà.

Written by filippo

28 gennaio 2012 at 11:09 am

Pubblicato su Arte, Attualità, Cinema

Stephen King e i libri natalizi

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Come al solito, quando si tratta di fare regali, penso ai libri:

Stephen King, 22/11/63

Stephen King

Giacomo Gardumi, La notte eterna del coniglio

Giacomo Gardumi

Vivian Maier, Street Photographer

Vivian Maier

Marco Albino Ferrari, Racconti di pareti e scalatori

Marco Albino Ferrari

Walter Bonatti, Montagne di una vita

Walter Bonatti

Alda Merini, Delirio Amoroso

Alda Merini

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Stephen King, 22/11/63

Prima di regalarne una copia per Natale, ne avevo comprata una per me (solo nel caso di Stephen King compro le edizioni rilegate dei romanzi, un brutto vizio).

Ho finito di leggere questo libro il 18 dicembre 2011 e la sensazione finale era dolorosa.

Non sempre i finali di King sono azzeccati, ma quando ti lasciano quell’amaro in bocca che sa lasciarti lui (come in It e altri), allora si tratta di un gran libro. Ci vorrà tempo per trovargli una collocazione precisa nella sua bibliografia, non va ad intaccare i 4/5 capolavori forse irripetibili che ha scritto, ma ci va molto vicino.

Il tema del viaggio nel tempo è sempre affascinante e, tralasciando giustamente ogni noiosa spiegazione sul perchè e sul come sia possibile farlo, si addentra nei risvolti psicologici dell’uomo che si trova a manipolare schemi fuori dalla propria portata e ne vede i riflessi sulla propria vita, al livello più intimo: a leggere la trama sul retro sembra tutt’altro, quindi non leggetela, io l’ho fatto solo quando ho terminato la lettura, mentre mi giravo e rigiravo il libro fra le mani e pensavo.

Bello chiudere un libro e passare qualche minuto a riflettere su ciò che si è letto, no?

Non dirò altro sulla trama, è sufficiente. Leggetelo.

___

Interessante l’articolo di Wu Ming 1, che da qualche anno cura le traduzioni di King (chissà che fine ha fatto Tullio Dobner), a proposito del romanzo.

(Meglio che proseguiate con la lettura dell’articolo solo dopo aver terminato il libro!)

[WM1:] Tra pochi giorni, l’8 novembre, uscirà in simultanea mondiale il nuovo romanzo di Stephen King, 22/11/63.
In Italia l’ho tradotto io. Ci ho lavorato sopra molti mesi. Ho accettato una sfida e sono uscito dalla mia “zona di comfort”. Leggendolo, non vi sarà difficile capire cosa intendo. E’ un libro che mi ha gettato raudi tra i piedi, e mi ha posto svariati problemi (e non parlo dello stile). Problemi che non potevo scrollarmi di dosso alzando le spalle, dicendo: non mi riguardano. Perché me li ero scelti. E’ importante, per uno scrittore, uscire dalla propria “zona di comfort”.

22/11/63 è forse il romanzo più “filosofico” di King, e potrei anche togliere le virgolette. Stimola continuamente riflessioni sul tempo, sul corso della storia, su linearità e cicli, sul ricominciare da capo, sul nostro agire ed essere agiti, sul nostro essere soggetti costituiti che si pensano costituenti… e viceversa, in una scorribanda schizofrenogena, tra teoria delle stringhe e allegorie profonde.

Non vorrai dirmi che tu
sei tu o che io sono io.
Siamo passati come passano gli anni.
Altro di noi non c’è qui che lo specimen
anzi l’imago perpetuantesi
a vuoto –
e acque che ci contemplano e vetrate,
ci pensano al futuro: capofitti nel poi,
postille sempre più fioche
multipli vaghi di noi quali saremo stati.
(Vittorio Sereni, «Altro posto di lavoro», 1975)

22/11/63 è il romanzo più intenzionalmente politico di King. Ma forse lo è di più quando crede di esserlo di meno, e viceversa. Per ora, non posso spiegarmi meglio senza rovinare la lettura.

22/11/63, questo posso dirvelo subito, ha un finale bellissimo.
Ma insomma, di che parla, ‘sto romanzo?
Qui sotto, il testo di un immaginario risvolto di copertina. Soltanto un esercizio di stile: sul vero risvolto c’è scritto altro.

«Se mai hai voluto cambiare il mondo, Jake, questa è la tua occasione. Salva Kennedy. Salva suo fratello. Salva Martin Luther King. Ferma le rivolte razziali. E forse fermerai anche la guerra in Vietnam.»
Non importa quante volte scendi nella “buca del coniglio”: sbucherai sempre nel piazzale di una fabbrica tessile di Lisbon Falls, Maine, ore 11:58 del 9 settembre 1958. E non importa se resti in quel passato per giorni, mesi o anni: al tuo ritorno, saranno sempre trascorsi due minuti.

La “buca del coniglio” è nella dispensa della tavola calda di Al Templeton. Puoi usarla per farti un giro… o per salvare il mondo. Potresti scongiurare una guerra civile, nientemeno: quella strisciante che dilaniò gli USA dopo l’uccisione di John F. Kennedy a Dallas, 22 novembre 1963. Escalation in Vietnam, omicidi politici, rivolte urbane, brutalità poliziesca, scandalo Watergate… Puoi impedire tutto questo, fermare la reazione a catena, se sei disposto a donare cinque anni di vita. E a lottare ogni giorno contro il passato. Perché è inflessibile: non vuole essere cambiato. Accetterai la missione?
Be’, dipende da come andrà un «esperimento»… in una città chiamata Derry.

Un quarto di secolo dopo It, monumentale opera sul passato che ritorna, e un decennio dopo Cuori in Atlantide, popolato dai fantasmi degli anni Sessanta, Stephen King ci sorprende ingaggiando un match con la Storia e regalandoci un ambizioso romanzo-fiume. O meglio, un romanzo-spartiacque nel quale il passato richiama il presente: l’America di Barack Obama, dei Tea Party, di nuove tensioni politiche e sociali.

Written by filippo

3 gennaio 2012 at 6:33 PM

Pubblicato su Arte, Libri, Vita personale

La resistibile ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht (spettacolo)

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Le foto della prima parte (backstage) sono qui.

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 1

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 1

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 2

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 2

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 3

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 3

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 4

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 4

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 5

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 5

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 6

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 6

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 7

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 7

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 8

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 8

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 9

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 9

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 10

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 10

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 11

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 11

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 12

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 12

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 13

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 13

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 14

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 14

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 15

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 15

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 16

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 16

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 17

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 17

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 18

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 18

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 19

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 19

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 20

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 20

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 21

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 21

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 22

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 22

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 23

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 23

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 24

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 24

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 25

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 25

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 26

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 26

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 27

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 27

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 28

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 28

Le foto della prima parte (backstage) sono qui.

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Opera teatrale: La resistibile ascesa di Arturo Ui
Autore: Bertolt Brecht
Titolo originale: Der aufhaltsame Aufstieg des Arturo Ui
Lingua originale: Tedesco
Composto nel: 1941
Prima assoluta: 1958

Musiche originali: Hans-Dieter Hosalla
Traduzione: Mario Carpitella
Con: Umberto Orsini e (in ordine alfabetico) Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis
Regia: Claudio Longhi
Dramaturg: Luca Micheletti
Scene: Antal Csaba
Costumi: Gianluca Sbicca
Luci: Paolo Pollo Rodighiero
Assistente alla regia: Giacomo Pedini

Video:

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“Buffa” e mordace parabola satirica sulla corruzione del potere, La resistibile ascesa di Arturo Ui racconta la cronaca nera della Berlino degli anni Trenta invasa dalle squadracce naziste, trasferita per invenzione dell’autore in una coeva Chicago in cui l’industria magnatizia del commercio dei cavolfiori prospera all’ombra sinistra del gangster Arturo Ui, satirico “alias” di Adolf Hitler. Scritta tra il 1940 e il ’41 dall’esilio finlandese, Brecht definirà in seguito l’opera una «farsa storica», dato il piglio ironico, salace ed «epico» al contempo con cui essa ricostruisce la tragicomica epopea di un trust scalcagnato in una città corrotta, ammiccante alla situazione economico-politica in dissesto nella Germania dello stesso periodo.
Con Umberto Orsini assoluto protagonista nel ruolo del titolo, affiancato da una troupe giovane e affiatata, lo spettacolo intende assecondare pienamente l’ispirazione grottesca del copione, conferendo all’apologo una dimensione “circense”, dove l’incisiva brevità dei singoli “numeri”, l’equilibristica retorica della sopraffazione mafiosa, la serie rocambolesca dei fatti di cronaca narrati e messi alla berlina attraverso la lucida comicità di cui Brecht si serve come arma storico-critica, traducono la parabola in una “rivista” briosa e nitida, caustica ed elegante sul tragico nonsenso del nostro passato.

Inoltre, l’evocazione, legittimata dallo stesso autore, d’un modello d’indiscutibile peso come il chronicle play shakespeariano alla Riccardo III, riferimento classico presente nella riscrittura “comico-realistica” di Brecht come ideale pendant per un confronto parodico, è utile per la definizione del repertorio in cui l’autore prevede che la propria pièce vada inserita: quello del «grotesque» – o del «burlesque» – in fervido, smaliziato, necessario e consapevole dialogo appunto con i classici; un genere, questo, che Brecht conosce bene e interpreta magistralmente fin dai tempi dell’Opera da tre soldi, geniale parodia d’un burlesque vero e proprio, The Beggar’s Opera di John Gay, a sua volta parodia del
melodramma italiano.

In questo fantasioso gioco di specchi non deve mancare l’esaltazione di un aspetto particolare dell’opera e dell’autore, spesso misconosciuto, ossia la vocazione, ardita e buffa insieme, al “surreale” cui il copione, seppure steso con piglio materialista e apodittico, comunque non sfugge. Arturo Ui è infatti anche una versione fantasmagorica, moralistica senza miopie e brillante senza compiacimenti, dell’antico adagio della legge del più forte e del più astuto, quello continuamente riscritto in modi diversi ma analoghi dai commediografi di ogni epoca, da Plauto in poi; così, un po’ come nel nostro Candelaio, rutilante fantasia sul mondo delle ribalderie protobarocche, in Arturo Ui non mancano né i momenti puramente carnascialeschi né i cantucci chiaramente destinati alla riflessione «straniata», utili “controcampi” da cui guardare ai fatti grotteschi rappresentati sulla scena e chiarirsi le idee, prima di continuare, più consapevoli, a ridere.

Written by filippo

28 novembre 2011 at 3:33 PM

Pubblicato su Arte, Fotografie

Pina 3D di Wim Wenders

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Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 1

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 1

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 2

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 2

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 3

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 3

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 4

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 4

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 5

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 5

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 6

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 6

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 7

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 7

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 8

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 8

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 9

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 9

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 10

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 10

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 11

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 11

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 12

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 12

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 13

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 13

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 14

Pina 3D di Wim Wenders (film su Pina Bausch) foto 14

Il trailer:

Wenders racconta Pina:

Nel 1985 Wim Wenders vede per la prima volta “Café Müller”, nel quale la coreografa tedesca capofila del teatrodanza, Pina Bausch, danza per 40 minuti insieme ai suoi ballerini sulla musica di Henry Purcell. Ne nasce un’amicizia lunga vent’anni e il progetto di un film insieme, che comincia a concretizzarsi nel 2008, con la scelta del repertorio da filmare (‘Café Müller’, ‘Le Sacre du Printemps’, ‘Vollmond’ and ‘Kontakthof’) ma s’interrompe un anno dopo, con la morte di cancro della stessa Bausch. La familiarizzazione con la tecnica del 3D fornisce a Wenders la spinta per girare il film, il tassello mancante per completare l’opera.

Tanti erano già gli indizi, infatti, di un incontro naturale e proficuo tra il cinema di lui e il lavoro di lei: dalla genesi del Tanztheater negli anni Settanta, dentro un momento di forte messa in discussione della cultura precedente, di reinvenzione necessaria e di assoluta libertà creativa; e l’ispirazione neorealista ma profondamente psicologica, per cui i gesti nascevano dal contributo personale dei ballerini, interrogati sul loro vissuto e chiamati a scrivere una lingua nuova con il corpo, la parola, l’abito “civile” anziché il costume di scena, la nudità. E poi, ancora, il viaggio goethiano alla scoperta dei luoghi del mondo e la fortissima connotazione pittorica degli allestimenti creati da Pina Bausch: di tutti, l’incontro probabilmente più ravvicinato con la ricerca di Wenders.

In Pina e per Pina, il regista tedesco ritrova dunque la materia che sa impastare, l’emozione e l’energia che mancavano da tempo al suo cinema (fatta salva l’ispirata eccezione di Non bussare alla mia porta). Portando i componenti dell’ensemble di Wuppertal in locations industriali o naturali (che evocano i migliori scatti del Wenders fotografo) dà nuova vita ai passi di danza, per contrasto o più spesso in ragione di una tensione condivisa, che invoca e provoca il limite, delle forze umane e naturali, e spazza via dal progetto ogni aura mortifera o agiografica.

Completano il film le interviste alle persone che hanno ballato con Pina, uomini e donne, nuove leve e suoi coetanei, provenienti da tutto il mondo. Wenders li riprende in silenzio e associa la voce in over, come a voler estrapolare i loro pensieri, in un movimento circolare che rincorre la loro sete di carpire ciò che la maestra, tanto amata e temuta, pensava di loro o sentiva danzando, dietro un silenzio che difficilmente interrompeva, se non per ammonire: “continuate a cercare”. Lei, che un suo stretto collaboratore ricorda con l’immagine della sua casa, come un grande attico pieno di cose, si nutriva dei gesti e delle anime dei suoi danzatori, restituendo loro un’immagine di rara forza, che cozzava col suo corpo scheletrico e il volto esangue. Wenders stesso sembra essersi cibato di quella forza, averne ingurgitato un boccone che gli è entrato in circolo e ce lo ha restituito più “in vena” che mai.

fonte: mymovies.it

Written by filippo

28 novembre 2011 at 9:31 am

Pubblicato su Arte, Cinema, Fotografie

La resistibile ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht (backstage)

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Le foto della seconda parte (spettacolo) sono qui.

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 1

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 1

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 2

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 2

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 3

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 3

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 4

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 4

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 5

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 5

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 6

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 6

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 7

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 7

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 8

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 8

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 9

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 9

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 10

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 10

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 11

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 11

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 12

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 12

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 13

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 13

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 14

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 14

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 15

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 15

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 16

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 16

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 17

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 17

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 18

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 18

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 19

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 19

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 20

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 20

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 21

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 21

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, di Bertolt Brecht, con Umberto Orsini, foto 22

La Resistibile Ascesa di Arturo Ui, foto 22

Le foto della seconda parte (spettacolo) sono qui.

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Opera teatrale: La resistibile ascesa di Arturo Ui
Autore: Bertolt Brecht
Titolo originale: Der aufhaltsame Aufstieg des Arturo Ui
Lingua originale: Tedesco
Composto nel: 1941
Prima assoluta: 1958

Musiche originali: Hans-Dieter Hosalla
Traduzione: Mario Carpitella
Con: Umberto Orsini e (in ordine alfabetico) Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis
Regia: Claudio Longhi
Dramaturg: Luca Micheletti
Scene: Antal Csaba
Costumi: Gianluca Sbicca
Luci: Paolo Pollo Rodighiero
Assistente alla regia: Giacomo Pedini

Video:

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“Buffa” e mordace parabola satirica sulla corruzione del potere, La resistibile ascesa di Arturo Ui racconta la cronaca nera della Berlino degli anni Trenta invasa dalle squadracce naziste, trasferita per invenzione dell’autore in una coeva Chicago in cui l’industria magnatizia del commercio dei cavolfiori prospera all’ombra sinistra del gangster Arturo Ui, satirico “alias” di Adolf Hitler. Scritta tra il 1940 e il ’41 dall’esilio finlandese, Brecht definirà in seguito l’opera una «farsa storica», dato il piglio ironico, salace ed «epico» al contempo con cui essa ricostruisce la tragicomica epopea di un trust scalcagnato in una città corrotta, ammiccante alla situazione economico-politica in dissesto nella Germania dello stesso periodo.
Con Umberto Orsini assoluto protagonista nel ruolo del titolo, affiancato da una troupe giovane e affiatata, lo spettacolo intende assecondare pienamente l’ispirazione grottesca del copione, conferendo all’apologo una dimensione “circense”, dove l’incisiva brevità dei singoli “numeri”, l’equilibristica retorica della sopraffazione mafiosa, la serie rocambolesca dei fatti di cronaca narrati e messi alla berlina attraverso la lucida comicità di cui Brecht si serve come arma storico-critica, traducono la parabola in una “rivista” briosa e nitida, caustica ed elegante sul tragico nonsenso del nostro passato.

Inoltre, l’evocazione, legittimata dallo stesso autore, d’un modello d’indiscutibile peso come il chronicle play shakespeariano alla Riccardo III, riferimento classico presente nella riscrittura “comico-realistica” di Brecht come ideale pendant per un confronto parodico, è utile per la definizione del repertorio in cui l’autore prevede che la propria pièce vada inserita: quello del «grotesque» – o del «burlesque» – in fervido, smaliziato, necessario e consapevole dialogo appunto con i classici; un genere, questo, che Brecht conosce bene e interpreta magistralmente fin dai tempi dell’Opera da tre soldi, geniale parodia d’un burlesque vero e proprio, The Beggar’s Opera di John Gay, a sua volta parodia del
melodramma italiano.

In questo fantasioso gioco di specchi non deve mancare l’esaltazione di un aspetto particolare dell’opera e dell’autore, spesso misconosciuto, ossia la vocazione, ardita e buffa insieme, al “surreale” cui il copione, seppure steso con piglio materialista e apodittico, comunque non sfugge. Arturo Ui è infatti anche una versione fantasmagorica, moralistica senza miopie e brillante senza compiacimenti, dell’antico adagio della legge del più forte e del più astuto, quello continuamente riscritto in modi diversi ma analoghi dai commediografi di ogni epoca, da Plauto in poi; così, un po’ come nel nostro Candelaio, rutilante fantasia sul mondo delle ribalderie protobarocche, in Arturo Ui non mancano né i momenti puramente carnascialeschi né i cantucci chiaramente destinati alla riflessione «straniata», utili “controcampi” da cui guardare ai fatti grotteschi rappresentati sulla scena e chiarirsi le idee, prima di continuare, più consapevoli, a ridere.

Written by filippo

27 novembre 2011 at 12:43 PM

Pubblicato su Arte, Fotografie