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Stephen King e i libri natalizi

with 2 comments

Come al solito, quando si tratta di fare regali, penso ai libri:

Stephen King, 22/11/63

Stephen King

Giacomo Gardumi, La notte eterna del coniglio

Giacomo Gardumi

Vivian Maier, Street Photographer

Vivian Maier

Marco Albino Ferrari, Racconti di pareti e scalatori

Marco Albino Ferrari

Walter Bonatti, Montagne di una vita

Walter Bonatti

Alda Merini, Delirio Amoroso

Alda Merini

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Stephen King, 22/11/63

Prima di regalarne una copia per Natale, ne avevo comprata una per me (solo nel caso di Stephen King compro le edizioni rilegate dei romanzi, un brutto vizio).

Ho finito di leggere questo libro il 18 dicembre 2011 e la sensazione finale era dolorosa.

Non sempre i finali di King sono azzeccati, ma quando ti lasciano quell’amaro in bocca che sa lasciarti lui (come in It e altri), allora si tratta di un gran libro. Ci vorrà tempo per trovargli una collocazione precisa nella sua bibliografia, non va ad intaccare i 4/5 capolavori forse irripetibili che ha scritto, ma ci va molto vicino.

Il tema del viaggio nel tempo è sempre affascinante e, tralasciando giustamente ogni noiosa spiegazione sul perchè e sul come sia possibile farlo, si addentra nei risvolti psicologici dell’uomo che si trova a manipolare schemi fuori dalla propria portata e ne vede i riflessi sulla propria vita, al livello più intimo: a leggere la trama sul retro sembra tutt’altro, quindi non leggetela, io l’ho fatto solo quando ho terminato la lettura, mentre mi giravo e rigiravo il libro fra le mani e pensavo.

Bello chiudere un libro e passare qualche minuto a riflettere su ciò che si è letto, no?

Non dirò altro sulla trama, è sufficiente. Leggetelo.

___

Interessante l’articolo di Wu Ming 1, che da qualche anno cura le traduzioni di King (chissà che fine ha fatto Tullio Dobner), a proposito del romanzo.

(Meglio che proseguiate con la lettura dell’articolo solo dopo aver terminato il libro!)

[WM1:] Tra pochi giorni, l’8 novembre, uscirà in simultanea mondiale il nuovo romanzo di Stephen King, 22/11/63.
In Italia l’ho tradotto io. Ci ho lavorato sopra molti mesi. Ho accettato una sfida e sono uscito dalla mia “zona di comfort”. Leggendolo, non vi sarà difficile capire cosa intendo. E’ un libro che mi ha gettato raudi tra i piedi, e mi ha posto svariati problemi (e non parlo dello stile). Problemi che non potevo scrollarmi di dosso alzando le spalle, dicendo: non mi riguardano. Perché me li ero scelti. E’ importante, per uno scrittore, uscire dalla propria “zona di comfort”.

22/11/63 è forse il romanzo più “filosofico” di King, e potrei anche togliere le virgolette. Stimola continuamente riflessioni sul tempo, sul corso della storia, su linearità e cicli, sul ricominciare da capo, sul nostro agire ed essere agiti, sul nostro essere soggetti costituiti che si pensano costituenti… e viceversa, in una scorribanda schizofrenogena, tra teoria delle stringhe e allegorie profonde.

Non vorrai dirmi che tu
sei tu o che io sono io.
Siamo passati come passano gli anni.
Altro di noi non c’è qui che lo specimen
anzi l’imago perpetuantesi
a vuoto –
e acque che ci contemplano e vetrate,
ci pensano al futuro: capofitti nel poi,
postille sempre più fioche
multipli vaghi di noi quali saremo stati.
(Vittorio Sereni, «Altro posto di lavoro», 1975)

22/11/63 è il romanzo più intenzionalmente politico di King. Ma forse lo è di più quando crede di esserlo di meno, e viceversa. Per ora, non posso spiegarmi meglio senza rovinare la lettura.

22/11/63, questo posso dirvelo subito, ha un finale bellissimo.
Ma insomma, di che parla, ‘sto romanzo?
Qui sotto, il testo di un immaginario risvolto di copertina. Soltanto un esercizio di stile: sul vero risvolto c’è scritto altro.

«Se mai hai voluto cambiare il mondo, Jake, questa è la tua occasione. Salva Kennedy. Salva suo fratello. Salva Martin Luther King. Ferma le rivolte razziali. E forse fermerai anche la guerra in Vietnam.»
Non importa quante volte scendi nella “buca del coniglio”: sbucherai sempre nel piazzale di una fabbrica tessile di Lisbon Falls, Maine, ore 11:58 del 9 settembre 1958. E non importa se resti in quel passato per giorni, mesi o anni: al tuo ritorno, saranno sempre trascorsi due minuti.

La “buca del coniglio” è nella dispensa della tavola calda di Al Templeton. Puoi usarla per farti un giro… o per salvare il mondo. Potresti scongiurare una guerra civile, nientemeno: quella strisciante che dilaniò gli USA dopo l’uccisione di John F. Kennedy a Dallas, 22 novembre 1963. Escalation in Vietnam, omicidi politici, rivolte urbane, brutalità poliziesca, scandalo Watergate… Puoi impedire tutto questo, fermare la reazione a catena, se sei disposto a donare cinque anni di vita. E a lottare ogni giorno contro il passato. Perché è inflessibile: non vuole essere cambiato. Accetterai la missione?
Be’, dipende da come andrà un «esperimento»… in una città chiamata Derry.

Un quarto di secolo dopo It, monumentale opera sul passato che ritorna, e un decennio dopo Cuori in Atlantide, popolato dai fantasmi degli anni Sessanta, Stephen King ci sorprende ingaggiando un match con la Storia e regalandoci un ambizioso romanzo-fiume. O meglio, un romanzo-spartiacque nel quale il passato richiama il presente: l’America di Barack Obama, dei Tea Party, di nuove tensioni politiche e sociali.

Written by filippo

3 January 2012 at 6:33 pm

Posted in Arte, Libri, Vita personale

2 Responses

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  1. adoro King…..di solito ha dei bellissimi inizi, poi, specialmente nei romanzi troppo lunghi c’è un pò di stallo….con dei finali che solitamente ti lascian sbigottito….

    Mi....semplicemente

    3 January 2012 at 7:55 pm

  2. :)

    filippo

    4 January 2012 at 9:10 am


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