Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Ilario Fioravanti

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Ilario Fioravanti (foto di Daniele Ferroni)

Ilario Fioravanti (foto di Daniele Ferroni)

Verso i sette anni misi assieme dei soldi e comprai due cose: una bicicletta e il dizionario Melzi, in due volumi, un repertorio ricco di immagini da dove mi divertivo ricopiare, a mano libera, le tavole illustrative dei personaggi e guardavo con attenzione le riproduzioni delle opere di Masaccio, Michelangelo, Leonardo e altri grandi maestri del passato; passavo gran parte del tempo a riempire dei foglietti – tantissimi – di disegni, tutto quello che trovavo lo disegnavo. Disegnare era una necessità che ancora oggi, a distanza di tanti anni, sento fortissima.

Il rapporto con l’immagine, con l’arte, fu precocissimo, ricordo che da ragazzino coi fratelli e la mamma, che era una ferrarese sposata con un cesenate, andavamo da Cesena, dove abitavamo, a trovare la nonna a Bondeno, a pochi chilometri da Ferrara, e, quando possibile, sfruttavamo le riduzioni ferroviarie legate all’ingresso delle grandi mostre ferraresi, erano gli anni Trenta. Fu l’occasione per vedere delle mostre straordinarie, e una in particolare mi rimase dentro, mi scioccò, una mostra fatta in una ricorrenza di un centenario ariostesco, sulla pittura ferrarese del Rinascimento. Lì ebbi modo di vedere il Compianto in terracotta colorata di Guido Mazzoni, una visione indimenticabile. Esposto in una delle sale del Palazzo dei Diamanti, in penombra, non immediatamente visibile, in una semioscurità che permetteva di scoprirlo solo un po’ alla volta, un crescendo di commozione che mi lasciò senza parole.

In seguito, per volontà dei miei genitori, e così fu anche per i miei fratelli, mi iscrissi a ragioneria e conseguii il diploma, ma i miei interessi erano sempre più rivolti all’arte, infatti, in quegli anni, compravo riviste come «Corrente di vita giovanile» di Ernesto Treccani, sulla quale comparivano, oltre ai disegni dello stesso Treccani, quelli di Migneco e Manzù, e «Primato – Arti e Lettere d’Italia» dove, fra gli altri, collaboravano Maccari, Morandi, Rosai, Mafai, Guttuso, Manzù, De Pisis, Carrà, Casorati e Tamburi.

Il disegno era sempre al primo posto, ma, in seguito al diploma, cominciai a lavorare come ragioniere presso l’ECA, vi rimasi circa due anni. Un periodo di grande sofferenza e insoddisfazione che stava minando anche la mia salute, fu così che ottenni il consenso dai miei genitori di continuare gli studi e prendere un diploma al Liceo Artistico di Bologna, da privatista, per poi iscrivermi alla facoltà di Architettura a Firenze. Una scelta che mi avrebbe permesso di continuare a disegnare e di coltivare la grande passione per la pittura, la scultura e l’incisione. Negli anni dell’università ebbi modo di ampliare le mie conoscenze e cominciai ad entrare in contatto con alcuni professori e architetti che mi permisero di visitare gli studi di alcuni scultori e pittori, così continuai ad approfondire la mia cultura artistica. Dopo la laurea, alla fine degli anni Quaranta, lavorai con l’architetto Saul Bravetti, grazie al quale cominciai, anche, una frequentazione con alcuni artisti che avevano lo studio a Roma, fra gli altri Pericle Fazzini con il quale instaurai un buon rapporto di amicizia. Fu una grande scuola, perché ebbi modo di vedere e approfondire le diverse tecniche artistiche dall’incisione, alla scultura, alla pittura che prima avevo esplorato prevalentemente da autodidatta.

Durante gli anni dell’università aprii, a Cesena, nel torrione della rocca, uno studio assieme a Giovanni Cappelli, che avevo conosciuto qualche tempo prima, quando venne a chiedermi se avessi potuto aiutarlo a prepararsi per l’esame di ammissione al Liceo Artistico di Bologna; aveva saputo che l’anno precedente vi avevo conseguito il diploma. A noi si aggiunse il giovanissimo Alberto Sughi e in seguito – ma oramai le mie presenze allo studio si stavano diradando a causa dell’impegno universitario – Luciano Caldari.

Mi distaccai precocemente da quel modo di fare pittura che si stava delineando fra le mura di quello studio, sentivo che la mia strada era un’altra, e cominciai a praticare – con maggiore interesse – le arti plastiche. Terminati gli studi mi dedicai alla professione di architetto senza, tuttavia, abbandonare il disegno che è sempre stato una costante della mia vita; gli stessi esecutivi dei miei progetti li eseguivo a mano libera, non riuscivo a costringerli in un incontro di linee rigide e impersonali. Nell’architettura trovavo un grande stimolo perché, in fondo, in essa vedevo la scultura per le forme degli edifici, la pittura per i giochi di colore e via di questo passo. Tutte le arti si possono ritrovare nell’architettura, a patto che l’architetto lavori col cuore, perché altrimenti si fa solo edilizia, e quella non vale nulla. Comunque negli anni Sessanta tornai a dedicare molto del mio tempo alla scultura, alla pittura e all’incisione e mi resi conto che l’avere continuato a disegnare, forsennatamente per tutti quegli anni, era stata la migliore scuola che avessi potuto ricevere. La padronanza delle diverse tecniche artistiche nasce dalla capacità di sintesi fra realtà e mondo interiore, e, in questo, il disegno mi fu utilissimo, il resto è solo pratica.

In quegli anni partecipai ad alcune mostre collettive e personali, e realizzai opere per luoghi pubblici, ma l’attività principale era legata alla professione di architetto e questo, in qualche modo, mi portò a vivere con maggiore intimità e riservatezza l’altro aspetto della mia creatività. Solo parenti e amici conoscevano abbastanza approfonditamente le mie opere. Fu solo nel 1990 che grazie all’interessamento di Giovanni Testori realizzai la mia prima mostra importante di scultura, a Milano. Fu lo stesso Testori a curarla, provai una soddisfazione enorme; finalmente le mie opere prendevano vita fuori dal mio studio. Poi Testori, si ammalò e i progetti futuri si dissolsero, perché in quel momento mi sembrava che solo Testori avesse colto nel profondo il senso della mia arte. In seguito partecipai ad altre mostre, ma sempre con minore entusiasmo, al punto che tornai a nascondere i miei lavori nella cerchia della mia quotidianità. Ma nel 1996 fui convinto, contro voglia, di organizzare una mia grande mostra personale alla Fondazione Tito Balestra di Longiano, ebbe un grande successo e lì rincontrai Vittorio Sgarbi, il quale, da allora, cominciò a dedicare una grande attenzione al mio lavoro.

Fonte: ilariofioravanti.it

Ilario Fioravanti - Ossesso, 1998

Ilario Fioravanti - Ossesso, 1998

Written by filippo

27 settembre 2009 at 9:19 am

Pubblicato su Arte

Karadell – Se questo è un uomo

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Il bel video musicale realizzato dai Karadell.

(ho avuto il piacere di “collaborare” alla realizzazione di questo video fornendo materiale fotografico… su un tema che mi ha sempre colpito fin da quando, da ragazzo, lessi il libro di Primo Levi e vidi il film di Spielberg “Schindler’s List”)

Written by filippo

27 settembre 2009 at 9:09 am

Pubblicato su Hobby vari, Songs, Vita personale

Eternal sunshine of the spotless mind

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Written by filippo

13 settembre 2009 at 9:39 am

Pubblicato su Cinema

Letizia Battaglia

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Letizia Battaglia
1935, Palermo. Vive e lavora a Palermo.

Fotoreporter coraggiosa e impegnata, giornalista appassionata, editrice e scrittrice ambientalista, consigliere e assessore comunale: Letizia Battaglia, fin dagli anni Settanta, ha rappresentato una figura di artista e intellettuale versatile e complessa. Le origini palermitane, nelle ferite più profonde del Sud Italia, hanno irrimediabilmente segnato la sua attività fotografica, portandola a documentare con sensibilità e passione il dolore quotidiano della vita pubblica della sua Sicilia. Nel corso degli anni, l’obiettivo di Letizia Battaglia si è spinto a immortalare la violenza degli omicidi mafiosi e la ferocia della miseria urbana, riscattate al contempo dalla dignità dei cittadini onesti. Dai suoi scatti in bianco e nero traspare uno straordinario impegno civile e documentario, un desiderio di giustizia e di libertà sociale che si traducono in una coraggiosa e continua sfida al potere violento della mafia.

Letizia Battaglia, per raggiungere la straordinaria immediatezza dei suoi scatti, rischia infatti la propria incolumità nell’avvicinarsi ai soggetti e nel ritrarre ambienti domestici sconvolti dalla crudezza delle esecuzioni mafiose. Un approccio artistico che va oltre la mera documentazione di un evento, ma diventa impegno civile reale e consolidato; Le sue fotografie rappresentano momenti fondamentali della storia, entrati a far parte della memoria del nostro Paese, facendosi addirittura prezioso documento processuale (sono suoi gli scatti acquisiti agli atti del processo Andreotti, che ritraggono il senatore a vita all’Hotel Zagarella in compagnia dei cugini Salvo, esattori mafiosi). Violenza e ferocia lasciano sempre trasparire la dignità di una popolazione ferita e inerme, mescolandosi in scatti di straordinaria potenza comunicativa. Paradossalmente meno conosciuta nel nostro Paese, Letizia Battaglia ha ottenuto negli ultimi anni un eccezionale riconoscimento all’estero, consacrato dall’assegnazione di numerosi premi. Tra questi, l’Eugene Smith nel 1985 (è la prima donna europea a riceverlo), il Mother Johnson Achievement for Life nel 1999, e recentemente il prestigioso Cornell Capa, assegnatole lo scorso maggio a New York. In programma per lei anche mostre ad Amsterdam e a Norimberga. Attualmente dirige la rivista Mezzocielo, fondata assieme ad altre donne, luogo di elaborazione e discussione di temi e argomenti cari al mondo femminile. Ulteriore conferma della sua sensibilità e del suo impegno nella difesa dei diritti umani di quelli delle donne e della giustizia.

[…]

“Background Story”
Letizia Battaglia, Enrique Metinides, Arnold Odermatt
11 settembre – 17 ottobre 2009

Fonte: cardiblackbox.com

Palermo, 1982. Vicino alla Chiesa di Santa Chiara. Il gioco del killer. Black and white photograph - Image 1 of 13

Palermo, 1982. Vicino alla Chiesa di Santa Chiara. Il gioco del killer. Black and white photograph - Image 1 of 13

Palermo, 1980. L'arresto del boss mafioso Leoluca Bagarella - Image 2 of 13

Palermo, 1980. L'arresto del boss mafioso Leoluca Bagarella - Image 2 of 13

Palermo, 1976. Vincenzo Battaglia, era uscito per comprare i cannoli. Lo hanno ucciso al buio, tra la spazzatura. Sua moglie aveva cercato invano di aiutarlo. Black and white photograph - Image 3 of 13

Palermo, 1976. Vincenzo Battaglia, era uscito per comprare i cannoli. Lo hanno ucciso al buio, tra la spazzatura. Sua moglie aveva cercato invano di aiutarlo. Black and white photograph - Image 3 of 13

Palermo, 1982.Nerina faceva la prostituta e si era messa anche a trafficare con la droga. La mafia l'ha uccisa perchè non aveva rispettato le sue regole. Black and white photograph - Image 4 of 13

Palermo, 1982. Nerina faceva la prostituta e si era messa anche a trafficare con la droga. La mafia l'ha uccisa perchè non aveva rispettato le sue regole. Black and white photograph - Image 4 of 13

Palermo, 1982. I due Cristi. Black and white photograph - Image 5 of 13

Palermo, 1982. I due Cristi. Black and white photograph - Image 5 of 13

Palermo, 1998. Il magistrato Roberto Scarpinato con la sua scorta, durante gli anni in cui fu Pubblico Ministero al processo contro l'ex primo ministro Giulio Andreotti. Giulio Andreotti, sette volte Primo Ministro, fu poi assolto per prescrizione di reato. Black and white photograph - Image 6 of 13

Palermo, 1998. Il magistrato Roberto Scarpinato con la sua scorta, durante gli anni in cui fu Pubblico Ministero al processo contro l'ex primo ministro Giulio Andreotti. Giulio Andreotti, sette volte Primo Ministro, fu poi assolto per prescrizione di reato. Black and white photograph - Image 6 of 13

Palermo, 1988. Omicidio targato Palermo. Black and white photograph - Image 7 of 13

Palermo, 1988. Omicidio targato Palermo. Black and white photograph - Image 7 of 13

Palermo.1980. Quartiere La Cala - La bambina con il pallone. Black and white photograph - Image 8 of 13

Palermo, 1980. Quartiere La Cala - La bambina con il pallone. Black and white photograph - Image 8 of 13

Palermo, 1979. Il giudice Cesare Terranova, Deputato comunista, membro della Commissione Parlamentare Antimafia, è stato appena ucciso in un agguato. Il maresciallo Lenin Mancuso, addetto alla sua sorveglianza, è morto poco dopo in ospedale. Black and white photograph - Image 9 of 13

Palermo, 1979. Il giudice Cesare Terranova, Deputato comunista, membro della Commissione Parlamentare Antimafia, è stato appena ucciso in un agguato. Il maresciallo Lenin Mancuso, addetto alla sua sorveglianza, è morto poco dopo in ospedale. Black and white photograph - Image 9 of 13

Palermo, 1976. Ucciso mentre andava in garage. Black and white photograph - Image 10 of 13

Palermo, 1976. Ucciso mentre andava in garage. Black and white photograph - Image 10 of 13

Capaci, 1980. Donna crede che el abbiano ucciso il figlio. Black and white photograph - Image 11 of 13

Capaci, 1980. Donna crede che le abbiano ucciso il figlio. Black and white photograph - Image 11 of 13

Palermo, 1976. Rubava il rame nei tombini dell'energia elettrica per sfamare i suoi figli. Black and white photograph - Image 12 of 13

Palermo, 1976. Rubava il rame nei tombini dell'energia elettrica per sfamare i suoi figli. Black and white photograph - Image 12 of 13

Palermo, 1992. Rosaria Schifani. Vedova dell'agente di scorta Vito, ucciso insieme al giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre suoi colleghi. Black and white photograph - Image 13 of 13

Palermo, 1992. Rosaria Schifani. Vedova dell'agente di scorta Vito, ucciso insieme al giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre suoi colleghi. Black and white photograph - Image 13 of 13

Written by filippo

13 settembre 2009 at 9:32 am

Pubblicato su Fotografie, Mostre e musei

Peter Granser – Alzheimer

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Un bel regalo che ho ricevuto.

Peter Granser - Alzheimer

Peter Granser - Alzheimer

http://www.granser.de

Written by filippo

13 settembre 2009 at 8:46 am

Pubblicato su Fotografie, Libri, Vita personale