I Fotografi e l’effetto Dunning-Kruger

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Capita spesso di leggere commenti e articoli, in genere di fotografi, che criticano altri fotografi.
Fotografi amatoriali che sminuiscono i professionisti.
Fotografi affermati che deridono gli aspiranti fotografi.
Fotografi dotati di spiccata sensibilità che criticano la banalità altrui.
Fotografi-artisti che sottovalutano i matrimonialisti.
Fotografi della domenica che spiegano gli errori di McCurry, senza sapere cosa gli è stato commissionato.
E così via.
Sembra quasi che essere fotografo, di qualsiasi tipo, faciliti il verificarsi dell’effetto Dunning-Kruger.
Cito da Wikipedia:
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L’effetto Dunning–Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando, a torto, le proprie abilità come superiori alla media. Questa distorsione viene attribuita all’incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori.
Il possesso di una reale competenza, al contrario, può produrre la distorsione inversa, con un’affievolita percezione della propria competenza e una diminuzione della fiducia in sé stessi, poiché individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio. David Dunning e Justin Kruger, della Cornell University, hanno tratto la conclusione che: “l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri”.
Sebbene una descrizione dell’effetto Dunning–Kruger sia stata proposta solo nel 1999, Dunning e Kruger stessi hanno osservato considerazioni simili in Charles Darwin (“L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”) e Bertrand Russell (“Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni”). Geraint Fuller, commentando l’articolo, nota che Shakespeare si esprime in modo analogo in Come vi piace (“Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”). Un riferimento biblico si trova nel Libro dei Proverbi (12:15), nel passo in cui si afferma: “La via dello stolto è diritta ai suoi occhi, ma chi ascolta i consigli è saggio.” Un detto popolare afferma: “Chi meno sa, presto fa.”
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Online è facile trovare versioni semplificate di quest’effetto, dove sembra soltanto la definizione di persone ignoranti che si sopravvalutano, ma ritengo che sia interessante anche l’effetto opposto, sui saggi (che a sua volta può provocare comportamenti arroganti, dovuti all’insicurezza).
Io stesso, da quando mi dedico alla fotografia, ho alternato momenti di esaltazione a periodi di sfiducia; credo sia fisiologico. Quel che non capisco è perché in campo fotografico sia così sentita la necessità di esternare e annunciare al mondo intero la propria esaltazione (o insicurezza), che spesso consiste nello sminuire gli altri, tramite un blog, un social network o altro.
P.S. Dunning e Kruger si sono anche aggiudicati il “prestigioso” premio Ig Nobel, grazie a questi studi :)
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House of Cards

Con colevole ritardo ho iniziato a guardare House of Cards; quattro giorni dopo l’ho finito.
Trovo che sia davvero ben realizzato sotto ogni aspetto, a partire ovviamente dagli attori e in particolare da Kevin Spacey.
Non si avvicina, per ora, al mio personale Olimpo dei telefilm, dove risiedono soltanto Breaking Bad e The Shield, ma comunque ha un buon piazzamento e confido che possa salire andando avanti con le stagioni.
Tre cose ritengo siano migliorabili:
Complessità degli intrecci
Fino a questo punto il telefilm è molto lineare e Jack Underwood sembra essere l’unico personaggio che trama alle spalle altrui (il che è improbabile, considerando l’ambiente in cui si svoge il tutto); gli intrecci sono sempre semplici da seguire, a volte anche troppo. Confido che sia una scelta, sia per partire piano nei confronti dello spettatore e sia per calare gradualmente il protagonista nella rete di intrecci, doppigiochi, ecc.
Vicende secondarie poco interessanti
Quando non c’è Underwood, le altre vicende sono poco interessanti; potrebbe essere una scelta per gestire il ritmo e non andare sempre sparati, ma in altri telefilm (es. Breaking Bad), riescono sia a farti interessare ai personaggi secondari e sia a gestire il ritmo della narrazione in modo eccellente.
Ammiccamenti troppo frequenti
Underwood ogni tanto si rivolge direttamente allo spettatore, a parole o con sguardi. Forse avviene troppo spesso.
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