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Posts Tagged ‘Sebastiano Lo Monaco

Iliade, da Omero a Omero, con Sebastiano Lo Monaco

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Plautus Festival, Sarsina, 30/07/2017

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 1

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 1

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 2

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 2

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 3

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 3

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 4

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 4

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 5

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 5

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 6

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 6

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 7

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 7

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 8

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 8

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 9

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 9

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 10

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 10

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 11

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 11

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 12

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 12

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 13

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 13

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 14

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 14

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 15

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 15

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 16

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 16

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 17

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 17

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 18

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 18

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 19

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 19

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 20

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 20

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 21

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 21

Sebastiano Lo Monaco, Iliade - Da Omero a Omero, foto 22

Sebastiano Lo Monaco, Iliade – Da Omero a Omero, foto 22

 

Associazione Sicilia Teatro presenta

Sebastiano Lo Monaco in
ILIADE. Da Omero a Omero

Testo originale e montaggio di: Monica Centanni
Ensemble musicale: Quartetto Aretuseo
Laptop: Dario Arcidiacono
Musiche: Dario Arcidiacono
Regia: Sebastiano Lo Monaco

 

Sebastiano Lo Monaco, uno dei più versatili interpreti della tradizione teatrale italiana accetta la sfida di tradurre in scena il poema epico fondante della cultura occidentale e diventa il cantore che cuce in una nuova rapsodia i brani degli antichi racconti.
L’originalità di questo spettacolo, che lo distingue nettamente dalle abituali trasposizioni sceniche del poema, sta nella complessità drammaturgica e nel conseguente ruolo assunto dall’attore così come nella interazione del linguaggio teatrale con quello musicale.
Il montaggio testuale, operato dalla grecista Monica Centanni, fa proprie le ricerche filologiche sulla composizione del poema e sul suo strutturarsi nel tempo attraverso le tradizioni orali. L’attore è dunque l’aedo che scompone e riannoda i fili della narrazione, utilizzando materiali diversi, dagli episodi omerici ai brani tratti dalle opere teatrali che i grandi poeti tragici rielaborarono dal mito di Troia.
La voce del cantore è supportata da un tessuto musicale che a volte si fa personaggio, dialogano con l’interprete l’ensamble musicale Quartetto Aretuseo (che può variare dal quartetto d’archi alla grande orchestra) e le musiche elettroniche “live” di Dario Arcidiacono.
Questa Iliade ricapitola la storia della spedizione achea contro la rocca di Priamo dall’inizio alla fine: dagli amori di Elena e Paride, fino all’inganno del cavallo, la conquista e l’incendio della città, la spartizione delle donne dei vinti, le principesse troiane fatte schiave dai vincitori.
Storie di eroi – Achille, Ettore, Ulisse – che nell’impresa mettono alla prova il limite e la qualità del loro singolare valore e intanto, insieme, disegnano la variegata costellazione dei valori su cui si fonda, nel bene e nel male, la civiltà occidentale: amicizia, coraggio, lealtà, carattere, astuzia, passione, ragione.
Storie di dei – Atena, Poseidone, Ares, Afrodite – che si schierano in battaglia al fianco degli uomini per dar prova non solo del loro potere, ma della loro stessa esistenza.

Nota al testo
L’Iliade è tradizionalmente il poema della Guerra.
Cantato in esametri, è caratterizzato dal gioco combinato delle formule e dei motivi tematici che costituiscono il repertorio tradizionale degli aedi e mostra in più punti (fra l’altro in non rare incongruenze interne) il segno della composizione orale e della successiva redazione scritta che ne determinò la forma attuale: il rapporto tra tali fasi è l’oggetto principale della cosiddetta “questione omerica”.
Se nel poema emergono indubbie linee di continuità e con esse i ritratti a tutto tondo di personaggi che costituiscono evidentemente i punti forti della storia (in particolare Achille ed Ettore), è difficile negare l’autonomia di molti episodi che costituiscono quasi dei poemi nel poema.
Al contempo, rimandi interni ed echi a distanza restituiscono l’immagine di un testo monumentale compatto e intimamente coerente, al di là delle occasionali smagliature.
Per la sua struttura narrativa e per alcuni tratti, sia di ordine linguistico sia di ordine tematico, l’Iliade è considerato dagli studiosi (e già dagli antichi) come un poema che precede l’Odissea, benché non manchi chi ha pensato piuttosto a una genesi contemporanea – nel corso di una lunghissima gestazione orale – dei due poemi.
A proposito del carattere bellicistico attribuito all’Iliade, studi recenti hanno mostrato come la vicenda di Achille, Patroclo, Ettore e Priamo miri piuttosto ad una segreta messa in discussione dell’ideologia guerresca che pure costituisce un valore indiscusso dell’ideologia arcaica.
Della fortuna dell’Iliade è appena il caso di dire: se accanto all’Odissea essa costituì per secoli il testo base della stessa scolarizzazione elementare greca, nonché un modello di autorità indiscusso per poeti afferenti ad ogni genere letterario, anche nel mondo latino conobbe un grande successo e diverse traduzioni a partire dal I secolo a.C., divenendo un esempio inevitabile per la poesia epica (per esempio Virgilio) e non solo.
Caduta nell’oblio per tutto il corso del Medioevo e tacciata di rudezza e primitivismo a partire dal Rinascimento, con i romantici tornò ad essere il poema epico per  eccellenza, mentre l’affinarsi dei metodi critici – fra Ottocento e Novecento – ha aperto la “questione omerica” facendone uno dei capitoli più appassionanti della ricerca filologica contemporanea.

Sebastiano Lo Monaco
si è diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica prima di diventare nel 1989 ‘capocomico’.
La sua carriera ha attraversato i più prestigiosi palcoscenici nazionali, ha diviso la scena con artisti come Enrico Maria Salerno, Salvo Randone, Adriana
Asti, Annamaria Guarnieri.
Con il gruppo teatrale da lui fondato ha fatto lunghissime tournèe con Paola Borboni, Alida Valli, Giustino Durano lavorando in collaborazione con registi come
Giuseppe Patroni Griffi, Roberto Guicciardini e Mauro Bolognini.
Tra i molti testi interpretati da Lo Monaco figurano: Enrico IV, Così è se vi pare, Il berretto a sonagli, Questa sera si recita a soggetto, Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, Cirano di Bergerac di Edmond Rostand, Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, Otello di William Shakespeare.
Nel 2004 ha recitato nel ruolo di Edipo nell’Edipo Re di Sofocle al Teatro Greco di Siracusa, nel 2006 nel ruolo di Prometeo nel Prometeo Incatenato di Eschilo al Teatro Olimpico di Vicenza ed è stato ancora protagonista nel 2007 al Teatro Greco di Siracusa nel ruolo di Eracle nell’Eracle di Euripide.

Dario Arcidiacono
è nato in Sicilia nel 1962.
Si è dedicato molto presto alla composizione di musiche di scena, nonché alla consulenza musicale.
Ha curato le musiche di numerosi testi teatrali, toccando autori come Eschilo, Euripide, Racine, Moliere, Goldoni, Goethe, Pirandello, Jonesco, Fo, Sanguineti, collaborando con registi come Puggelli, Guicciardini, Francesco Randazzo, Giuseppe Dipasquale.
Per il cinema ha composto parte delle musiche del film Riparo di Marco Puccioni, presentato al Festival di Berlino nel 2007.
Ha composto le musiche del film mediometraggio Fedra,per la regia di Salvo Bitonti, con Mita Medici. Il film, presentato al Sicilian Film Festival di Miami nel maggio 2007, ha vinto un Award per la migliore colonna sonora originale. Compone anche per programmi televisivi RAI.
Come musicista, è attratto dalla forza mitologica ed emotiva dei ‘suoni’ del mondo, per esplorare l’immensa ragnatela sonora in cui noi tutti, esseri contemporanei, siamo avviluppati.

Monica Centanni
Filologo classico di formazione, e studiosa della Tradizione Classica, Monica Centanni impegna le sue ricerche allo studio del teatro antico (drammaturgia, strutture, funzione politica della tragedia greca; riprese del dramma classico nel Novecento); di civiltà tardo antica (il romanzo ellenistico e il passaggio tra paganesimo e cristianesimo); di storia della tradizione classica nella cultura artistica e letteraria, dall’antico al contemporaneo.
Su questi temi è autore di studi e monografie e ha curato mostre ed eventi teatrali.
Insegna Iconologia e tradizione classica, Fonti greche e latine, Drammaturgia e origini del teatro all’Università Iuav di Venezia, ed è Visiting Professor presso l’Università di Catania per il corso magistrale di Filologia Classica.
Dal 2006 è il direttore del Centro studi classicA │Iuav (Centro Studi Architettura, Civiltà e Tradizione del Classico).
Dirige “La Rivista di Engramma. La tradizione classica nella memoria occidentale” (premiata con “E-Contents Italian Award” 2007).
Attualmente è:
– membro e rappresentante per l’Italia di Arc-Net, “The European Network of Research and Documentation of Performances of Ancient Greek Drama ”
– membro del consiglio dell’Associazione Internazionale di Studi rinascimentali “Artes Renascentes”, collegato con SILBA (Société Internationale Leon Battista Alberti)
– membro del Comitato Scientifico della rivista “Arabeschi. Rivista Internazionale di Studi su letteratura e Visualità”.
Ha pubblicato diversi volumi, monografie, saggi e articoli.
Fra le sue pubblicazioni: l’edizione di Eschilo. Le tragedie, nel Meridiano Mondadori (Milano 2003, premio Monselice 2005); L’originale assente. Introduzione allo studio della tradizione classica (Milano 2005); Il romanzo di Alessandro ([Torino 1991] Milano 2005); Nemica a Ulisse, Milano 2007; La nascita della politica: la Costituzione di Atene, Ca’ Foscarina, Venezia 2011; Fantasmi dell’antico. La tradizione classica nel Rinascimento, Rimini 2017.

Quartetto Aretuseo
Corrado Genovese – violino
Lorenzo Conti – violino
Matteo Blundo – viola
Stefania Cannata – violoncello
Costituito in seno all’Associazione Siracusana Amici della Musica, il Quartetto Aretuseo consta di un organico formato da musicisti siracusani con una solida esperienza cameristica, accomunati dall’intento di diffondere le più nobili tradizioni strumentali attraverso una rinnovata forma di comunanza musicale.
Le collaborazioni degli strumentisti, docenti presso scuole statali e musicali, hanno toccato artisti quali: S. Girschenko, S. Harada, F. Agostini, J. Creitz, A. Farulli, G. Pieranunzi, M. Dal Don, A. Ducros.
I quartettisti hanno inoltre collaborato con l’AVSI (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale) per iniziative concertistiche no-profit e hanno in attivo incisioni discografiche per Radio Vaticana, Dauphine-Italia, Mediaset e Universal.

 

Written by filippo

1 August 2017 at 8:15 am

Il berretto a sonagli

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Plautus Festival, Sarsina, 17/07/2016
Le foto del backstage sono visibili QUI.

Sicilia Teatro
in collaborazione con: Festival La Versiliana(Pietrasanta) e Teatro Luigi Pirandello (Agrigento)
presentano

Sebastiano Lo Monaco in
IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello

Scene: Keiko Shiraishi
Costumi: Cristina Da Rold
Musiche: Mario Incudine
Luci: Nevio Cavina
Regia: Sebastiano Lo Monaco

Attori:
Sebastiano Lo Monaco (Ciampa)
Maria Rosaria Carli (Beatrice Fiorica)
Viviana Larice (Assunta La Bella)
Clelia Piscitello (La Saracena)
Lina Bernardi (Fana)
Claudio Mazzenga (Fifì la Bella)
Rosario Petix (delegato Spanò)
Maria Laura Caselli (Nina, moglie di Ciampa)

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Il berretto a sonagli, backstage

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Plautus Festival, Sarsina, 17/07/2016
Le foto dello spettacolo sono visibili QUI.

Sicilia Teatro
in collaborazione con: Festival La Versiliana(Pietrasanta) e Teatro Luigi Pirandello (Agrigento)
presentano

Sebastiano Lo Monaco in
IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello

Scene: Keiko Shiraishi
Costumi: Cristina Da Rold
Musiche: Mario Incudine
Luci: Nevio Cavina
Regia: Sebastiano Lo Monaco

Attori:
Sebastiano Lo Monaco (Ciampa)
Maria Rosaria Carli (Beatrice Fiorica)
Viviana Larice (Assunta La Bella)
Clelia Piscitello (La Saracena)
Lina Bernardi (Fana)
Claudio Mazzenga (Fifì la Bella)
Rosario Petix (delegato Spanò)
Maria Laura Caselli (Nina, moglie di Ciampa)

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Ulisse, Il mio nome è Nessuno, rassegna stampa

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Alcune mie fotografie dell’Ulisse, Il mio nome è nessuno, tratto da Valerio Massimo Manfredi, con Sebastiano Lo Monaco che, fra le altre cose, aprirà la stagione del Teatro Nuovo di San Marino.
Il servizio fotografico è visibile qui: Il mio nome è Nessuno, Sebastiano Lo Monaco.

Piccola rassegna stampa:

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Written by filippo

10 November 2015 at 1:39 pm

Il Mio Nome è Nessuno – L’Ulisse, con Sebastiano Lo Monaco

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 1

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 1

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 2

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 2

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 3

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 3

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 4

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 4

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 5

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 5

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 6

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 6

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 7

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 7

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 8

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 8

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuni, L'Ulisse, foto 9

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 9

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 10

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 10

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 11

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 11

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 12

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 12

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 13

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 13

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 14

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 14

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 15

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 15

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 16

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 16

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 17

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 17

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuni, L'Ulisse, foto 18

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 18

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 19

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 19

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuni, L'Ulisse, foto 20

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 20

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 21

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 21

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 22

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 22

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 23

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 23

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 24

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 24

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 25

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 26

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 27

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 28

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 29

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 30

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 33

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 37

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 47

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 48

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 48

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Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 50

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 51

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 51

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 52

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 52

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 53

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 53

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L'Ulisse, foto 54

Sebastiano Lo Monaco, Il nome è Nessuno, L’Ulisse, foto 54

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Prima Nazionale

ASSOCIAZIONE SICILIATEATRO presenta

Sebastiano Lo Monaco in
IL MIO NOME E’ NESSUNO – L’ULISSE
di Valerio Massimo Manfredi

Adattamento e drammaturgia testo di Francesco Niccolini

e con
Maria Rosaria Carli (pastore, Athena, Penelope a vent’anni, Elena, voce di Patroclo, Penelope a quarant’anni)
Turi Moricca (Laerte, Achille, Telemaco)
Carlo Calderone (Aiace, Menelao, Antinoo)
e una orchestra di 14 sassofonisti in scena

Scene: Antonio Panzuto
Costumi: Cristina Da Rold
Musiche originali: Dario Arcidiacono – Davide Summaria
Disegno luci: Nevio Cavina

Regia: Alessio Pizzech

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TRAMA

Valerio Massimo Manfredi – scrittore, archeologo, topografo del mondo antico di fama internazionale – ha dedicato due romanzi a Ulisse: il primo racconta le gesta dell’eroe di Itaca dall’infanzia di Odysseo fino alla distruzione di Troia. Il secondo dalla partenza da Ilio dopo la fine tragica e vittoriosa della lunga guerra, fino all’arrivo a Itaca, dieci anni dopo, con la sanguinosa vendetta contro i principi che insidiano Penelope e occupano il suo palazzo.
È una materia così intensa, poetica, tragica e intrisa di sangue e dolore che invece di dar segni di invecchiamento, trova nuova linfa, dubbi e vigore nella prosa di Manfredi, che il regista Alessio Pizzech e il drammaturgo Francesco Niccolini (che già hanno lavorato insieme a Sebastiano Lo Monaco nel fortunatissimo “Dopo il silenzio”) hanno trasformato in materia teatrale: un lungo viaggio tra poesia, disperazione ed erotismo per attraversare la vita di un uomo, anche se quest’uomo ama farsi chiamare Nessuno.
Questo Ulisse non procede in linea retta: la sua strada è lunga e contorta, riparte dal suo ritorno a Itaca, dal primo incontro con Telemaco suo figlio. È a lui che racconterà – prima della grande vendetta – dieci anni di guerra e dieci di faticosissimo ritorno verso casa: come un reduce di guerra, l’ennesima guerra stupida inutile e aberrante del nostro mondo. Sebastiano Lo Monaco, con tutta la sua maestria e passione, dialoga con i molti fantasmi di questa storia, in particolare le donne e gli eroi che Odysseo ha incontrato sulla sua faticosissima strada. Perché molte sono le donne che ne hanno turbato la vita: Elena per prima, quindi Penelope, e poi Circe, Calypso, Nausicaa, Athena. Così come molti sono gli uomini che mai potrà dimenticare, uomini valorosi e disperati, consapevoli del loro destino di morte: Menelao, Aiace e, su tutti, Achille con l’amato Patroclo.
Il risultato sarà una lunga, intensissima narrazione con una voce principe, quella di Sebastiano Lo Monaco, e intorno tutti quei demoni – divinità, mostri, nemici, eroi, vivi e morti, più tutti i ricordi – che ne hanno costellato il viaggio sterminato, descrivendone il destino immortale.
Una sinfonia dunque, un canto ricco di poesia, che – pur nel rispetto della tradizione aedica – troverà una forma drammaturgica originale, sorprendente, perché non sarà il furbo Ulisse senza limiti ad apparire allo spettatore, ma un uomo ancora più moderno, sopravvissuto a una guerra dove ha conosciuto la paura e l’orrore, provato da dieci anni di morte e naufragi, mancati ritorni e misteriosi sussurri del desiderio.
È evidente che in un contesto del genere, per Sebastiano Lo Monaco, nato a Floridia (Siracusa), è stato come rispondere a un richiamo: cresciuto e formatosi tra classicità ellenica e romana, perdutamente innamorato di Omero e dell’epica classica, si trova nella condizione ideale per affrontare Ulisse e il poema della sua vita, costruendo un grande culto per il pubblico del teatro e – al tempo stesso – un eccellente strumento di divulgazione e conoscenza per il pubblico giovane e delle scuole superiori.

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PASSO DOPO PASSO
note di drammaturgia di Francesco Niccolini

Il primo passo è stata una confessione. Prima di tutto perché mi serviva un motivo per far scaturire il racconto, per mettere il mio Ulisse/Lo Monaco nella necessità di raccontare. E poi per sottrarmi al rischio di celebrare un eroe e, peggio ancora, cedere alla retorica, alzando la voce e il tono. La cosa che più mi ha affascinato nei due romanzi di Valerio Massimo Manfredi è la dimensione dubbiosa e riflessiva del suo Ulisse: un uomo che attraversa vent’anni di violenze e impedimenti senza sentirsi il migliore né perseguitato più di qualunque altro uomo, sottoposto alla barbarie delle leggi degli dei e del fato. Anzi, in un certo senso è un privilegiato: vivo per miracolo, scaltro, intelligente, pronto a tutto, e al tempo stesso consapevole del suo disgusto, della sua vigliaccheria e delle sue improvvise paure. E fortunato: perché tra i sommersi e i salvati, lui rientra fra i secondi, con tutti i vantaggi (e i sensi di colpa) che ne conseguono.
Il secondo passo sono stati i fantasmi: sì, perché in questo lungo racconto (modulabile in mille modi, io ne ho solo scelto uno) non ci sono coprotagonisti, ma una infinità di fantasmi, visioni, ricordi e rimpianti. Persone cadute in battaglia, amate o tradite. Le facce si confondono, spesso sono identiche, addirittura le stesse: cambiano solo i travestimenti. Non sono in carne e ossa, ma fanno male, lancinanti come tutte le assenze e le persone perdute. O mai possedute.
Il terzo passo le armature, perché questo è un cimitero di armature. Perché siamo sul campo di battaglia davanti alle porte della città di Troia, e al tempo stesso sulla spiaggia di Itaca dopo l’ultimo naufragio che ha riportato Ulisse a casa, vent’anni dopo. Ma quella spiaggia dalle onde cristallizzate, sta per diventare la sanguinaria scena del massacro di corte, nella quale i principi usurpatori verranno sterminati. Pochi attori dunque, e molti personaggi: tanti quante le carcasse che su questa superba scena trovano posto.
Il quarto passo non poteva che essere, a questo punto. un teatrino dei pupi. Anzi, non un teatrino, ma qualcosa grande come il mondo: un super teatro dei pupi, dove Sebastiano Lo Monaco possa cantare la storia di Ulisse e gli attori, penetrando i corpi/armatura di tutti i fantasmi della sua vita, fargli da coro. Si gioca, si combatte, ci si spacca a metà, si cade, si muore. Si chiudono gli occhi. Fino a quando si vestirà la nuova armatura.
Mettere i miei pensieri e queste visioni a disposizione di Alessio Pizzech e nutrirle dei suoi pensieri e delle sue visioni è stato uno degli atti più naturali e fertili che mi siano capitati in questi anni di scrittura e ricerca: tutti e tre insieme, Sebastiano Alessio e io, pezzo dopo pezzo, abbiamo generato un mondo, un meraviglioso teatrino popolare con banda (fra tutte le idee di Alessio questa mi sembra folgorante e perfetta malinconica sintesi di questo mondo), dove la gioiosa e terribile morte dei pupi torna a trovare un senso con tanta emozione e poesia: lo confesso, solo lì mi sento felice.
Un ringraziamento speciale a Valerio Massimo Manfredi che, con grande fiducia e totale rispetto, mi ha permesso di utilizzare i suoi romanzi: raramente ho trovato tanta serenissima generosità.

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PENSANDO ALLO SPETTACOLO
a cura di Alessio Pizzech

Pensando a questo nuovo spettacolo molteplici sono le immagini che mi coinvolgono come regista perché tanti sono gli stimoli che una materia così viva e carica di sensi e significati mi trasmette.
Voglio quindi enucleare alcuni punti di lavoro che mi sono utili per immaginare cosa sarà questo spettacolo.
Innanzitutto: il racconto popolare di una storia che attraversa i tempi e ci parla dell’insensatezza della guerra e delle sue follie. Un uomo, reduce da una guerra senza fine approda nella sua terra. Anzi, “ritorna”. Il mito del Nostos agisce ancora, a distanza di millenni e lui, disorientato, senza più punti di riferimento, con la testa piena di immagini di sangue e orrore sente il bisogno, l’urgenza di raccontare ciò che ha vissuto, per trovare il senso di una scelta di violenza che non è stata sua. Qualcuno (gli Dei, il destino?) ha scelto per lui; da uomo di pace si è tramutato in uomo d’armi, e questa passaggio lo ha snaturato. Il reduce torna quindi, e lo fa anche per cercare le ragioni di tanta crudeltà.
Ulisse ha capito che la guerra non è una risposta, ma un labirinto in cui si è perso; il ritorno a casa lo spinge a ritrovarsi. Le immagini e i personaggi di questa storia si susseguono nelle sue parole come fantasmi, e i vari incontri che egli ha fatto, prendono forma.
Un teatro di Pupi, di Armature (ho chiesto in questo la preziosa collaborazione di un grande artista/scenografo come Antonio Panzuto) che scendono dall’alto di una graticcia teatrale posata sulla spiaggia, prendono forma con un carattere quasi di rappresentazione popolare, antica, ancestrale. Il teatro si fa racconto epico con questo cimitero fantastico di feticci, di oggetti, di teste e corpi meccanici che sono ombre di anime sepolte nella memoria del protagonista.
Gli altri interpreti sono coloro che come un coro greco, muovono questa macchina teatrale attorno a Ulisse e sono loro che danno voce e pensiero a queste icone/personaggi della storia. Il protagonista si trova in mezzo, stupito e inconsapevolmente regista di questo mondo, che affonda le radici in una sorta di rappresentazione antica come l’uomo.
La banda di un vecchio paese siciliano accompagna e celebra questo racconto con il suo suono, con il suo rumoreggiare; celebra la festa religiosa del Teatro. Sono quattordici sassofoni, quattordici voci umane che contrappuntano il racconto, quattordici uomini di una banda adagiata forse in uno spazio di aperta campagna o in mezzo alle onde del mare ; quattordici uomini che vanno alla guerra, quattordici uomini che salutano il ritorno, quattordici uomini che celebrano la morte, vittorie e sconfitte, apparizioni e ritorni delle figure di questo teatro antico.
Ulisse diventa pop, diventa colui che si fa portatore di un racconto e l’attore torna ad essere aedo, portatore di una storia che insegna che si fa maestra di vita; in questo senso l’antico, il contemporaneo si sposano sul palcoscenico per interagire in una dimensione che è sospesa e che rivela la magia di un teatro che si rende magnificamente semplice, comunicativo e portatore di una riflessione su quanto siamo capaci di negare di noi stessi, di quanto siamo capaci di perderci presi dall’insensatezza della violenza.
Ulisse ci dice che tornati da quell’inferno non si è più Se Stessi e che il rumore delle armi ci lascia un silenzio assordante. L’immagine del sangue e di un corpo ferito resteranno sempre nella memoria di chi ha attraversato l’orrore.
Ma nel nostro racconto il teatro si fa atto di speranza, di creazione; nel teatro finalmente i morti sono Eroi in quanto hanno un nome, portano con sé un destino che Ulisse celebra con la sua rappresentazione. Il teatro dà nome alle cose, alle anime. La storia diventa materia di trasmissione e il mito diventa strumento di insegnamento e monito per il futuro.
Affrontare così la straordinaria e immane vicenda di Ulisse, in un modo così popolare e così immediato credo sia una possibile risposta per un Teatro d’Arte.

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