Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Archive for the ‘Fotografie’ Category

Cassandra

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 1

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 2

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 3

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 4

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 5

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 6

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 7

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 8

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 9

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 10

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 11

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 12

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 13

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 14

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 15

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 16

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 17

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 18

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 19

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 20

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 21

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 22

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 23

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 24

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 25

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 26

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 27

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 28

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 29

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 30

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Cassandra, Elisabetta Pozzi, Arena Plautina di Sarsina, foto 31

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Plautus Festival 2012, presso l’Arena Plautina di Sarsina

MDA Produzioni Danza – Mistras, in coproduzione con Teatri di Pietra e in collaborazione con Fonderia 900 presentano

Elisabetta Pozzi in
CASSANDRA

Opera per danza teatro e musica, da Eschilo, Euripide, Seneca, Jean Baudrillard e il contributo di Massimo Fini

Drammaturgia: Elisabetta Pozzi e Aurelio Gatti
con Hal Yamanouchi, Carlotta Bruni, Rosa Merlino
Coreografia: Aurelio Gatti
Musiche originali: Daniele D’Angelo
Costumi: Livia Fulvio
Luci: Stefano Stacchini
Realizzazione scene: Capannone Molière

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Un nuovo lavoro dedicato a Cassandra: una tra le più fragili eroine classiche.
Elisabetta Pozzi è la protagonista di una drammaturgia che esprime, attraverso il mito di Cassandra, la consapevolezza “solitaria” del percepire l’imminente, quasi un’empatia universale, in cui la tragedia non è quello che avviene, ma l’“importanza” a comunicarlo.
Una messa in scena che prosegue l’esperienza di “Sorelle di Sangue – Crisotemi” e che si caratterizza per l’uso di diversi codici espressivi – la musica, la danza e la parola – per restituire una lirica del tragico, scarna ed essenziale, la cui contemporaneità “passa” attraverso l’interprete che si fa significato del presente.
Lo spettacolo è costruito su una drammaturgia da me curata insieme ad Elisabetta Pozzi (che cura anche la parte coreografica), su una scrittura ispirata ad Eschilo, Euripide, ma anche Christa Wolf, Wislawa Szymborska, Pasolini, Baudrillard e con contributi originali di Massimo Fini.
Le musiche e gli ambienti sonori di Daniele D’Angelo.
Aurelio Gatti

La figura di Cassandra mi ha sempre affascinato e nello stesso tempo turbato. Profetessa non creduta… mi suggerisce la visione di un personaggio estremamente vivo che può arrivare ai giorni nostri per raccontarci qualcosa che ci riguarda molto da vicino.
La consapevolezza (ora come allora) degli errori commessi nel passato dai Padri, la porta ad essere talmente cosciente e lucida sul futuro, da avvertire l’inadeguatezza del vivere il presente all’ombra della distruzione.
Questa nuova Cassandra è una donna contemporanea che attraverso un viatico “straordinario” ripercorre la veggenza inevitabile della conoscenza attraverso il mito e, nel racconto di questi, si fa ella stessa Cassandra, ritrovando le sue parole che pian piano diventano parole di oggi, il racconto di un mondo in cui la proliferazione di una tecnologia spesso distruttiva annulla il futuro, elimina ogni visione e prospettiva.
Elisabetta Pozzi

L’incontro con Elisabetta Pozzi è stato del tutto casuale.
Nel 2009 l’avevo vista al teatro greco di Siracusa in una straordinaria interpretazione di Medea.
Ne avevo scritto, incidentalmente, in un articolo per il Fatto Quotidiano che trattava di tutt’altro.
Dopo qualche giorno squilla il telefono di casa mia a Milano: “Sono Elisabetta Pozzi. Ma sono proprio io quell’Elisabetta di cui lei parla sul Fatto?”. “Certo, signora” risposi. “Io la stimo moltissimo”. Mi colpì il suo understatement, che non è falsa modestia.
Del resto Betta, nella vita quotidiana, non “se la da”, non fa la diva, non si attacca alle tende alla Eleonora Duse, è una ragazza (mi viene da chiamarla così) normalissima anche se emotivamente molto intensa. Decidemmo di incontrarci, insieme al marito, il musicista Daniele D’Angelo. Se io ero affascinato dall’attrice, lei, che ha una curiosità onnivora, era stata presa dalle tesi antimodernistiche di alcuni miei libri dove sostengo che, dopo la Rivoluzione Industriale, per sfuggire ad un mondo fatto di fatiche durissime, ne abbiamo creato, col pericoloso ottimismo di Candide, un altro peggiore, esistenzialmente invivibile, stressante, angoscioso, depressivo e inoltre “profetizzo” che un sistema basato sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica ma non in natura, è destinato fatalmente ad implodere su se stesso nel momento in cui non potrà più crescere.
Nacque quindi, in lei, l’idea di “Cassandra”, una profetessa del mito che si fa gradualmente nel corso della piece, una veggente di oggi.
Dopo le prove che abbiamo fatto alle “Fonderie ‘900 di Roma”, con un caldo infernale, sono andato a vedere lo spettacolo a Velleia, un sito archeologico romano sopra le colline di Piacenza. Poiché nella seconda parte la Pozzi utilizza molti brani dei miei testi, ripresi quasi letteralmente, salvo qualche variazione per esigenze di spettacolo, è stata per me un’emozione violentissima sentire le mie parole assumere, nell’espressività di una grande attrice, una potenza che, sulla fredda carta, non avevano.
E questa è la grande essenza del teatro.
Si dice che il teatro è in crisi. Ed è vero.
Non per nulla ci si occupa del “Teatro Valle” da mesi. Ma, benché io sia conosciuto come il cantore del pessimismo universale, in questo caso sono fiducioso. Per due ragioni.
La prima è che la gente si è stancata degli spettacoli serali, riproducibili all’infinito, come sono quelli della televisione e anche del cinema, dove il ruolo dello spettatore è puramente passivo. Non è uno slogan dire che il teatro è invece interattivo.
Il pubblico della seconda al “Puccini” di Firenze non è lo stesso della prima, quello dello “Storchi” di Modena è diverso da quello della pur vicinissima Bologna. E la performance degli attori dipende molto dall’incontro con la sensibilità dello spettatore. Insomma “l’evento” – per usare questa inflazionatissima e abusata parola – è sempre diverso.
La seconda ragione è che il teatro è, insieme alla musica, alla poesia ed alla pittura, la più antica forma di espressione e di comunicazione umana, e di tutte la più complessa. E, al limite, lo si può fare con elementi essenziali: un corpo e uno spazio. Passerà il cinema, passerà la Tv, passerà anche internet insieme alla tecnologia, ma il teatro lo si potrà fare sempre. Finchè esisterà l’uomo.
Massimo Fini

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Written by filippo

5 agosto 2012 at 11:12 am

Clizia, di Niccolò Machiavelli

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 1

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 2

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 3

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 4

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 5

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 6

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 7

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 8

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 9

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 30

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 33

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 34

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 35

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 39

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Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 40

Clizia, di Niccolò Machiavelli, foto 40

Plautus Festival 2012, presso l’Arena Plautina di Sarsina

Ass. Culturale TEATROPER presenta
Giuseppe Pambieri,  Lia Tanzi e Barbara Bovoli in
CLIZIA di Niccolò Machiavelli
con Lorenzo Alessandri, Fabrizio Apolloni, Germia Longobardo
e con la partecipazione straordinaria di Gianna Coletti
Scene di Mario Amodio
Costumi di Saverio Galano
Musiche originali di Angelo Valori
Regia di Giacomo Zito

NICOMACO, avvocato – GIUSEPPE PAMBIERI
SOFRONIA, sua moglie – LIA TANZI
CLEANDRO, loro figlio – GEREMIA LONGOBARDO
DORIA, governante di Sofronia – BARBARA BOVOLI
MIRRINA, amica di Sofronia – GIANNA COLETTI
PIRRO, segretario di Nicomaco – LORENZO ALESSANDRI
EUSTACHIO, impiegato di Nicomaco – FABRIZIO APOLLONI

La trama
Un uomo ormai maturo, Nicomaco, perde la testa per una giovane bellissima donna, da lui e dalla moglie adottata fin da bambina. Contro le consuetudini sociali e in barba alla sua età, l’uomo tenta ogni sotterfugio e ogni stratagemma per soddisfare il suo desiderio di giacere con lei e possederla, contro ogni buon senso, come se il suo sogno e la realtà oggettiva potessero avere un possibile punto d’incontro.
Anche il figlio di Nicomaco, Cleandro, ne è innamorato, ma non può sposarla perché, sorellastra, orfana e senza dote, la ragazza non sarebbe l’opportuna consorte. Entrambi dunque inducono i propri servitori, Pirro ed Eustachio, a chiedere la mano della fanciulla, per poterne poi essi stessi disporre.
Sofronia, moglie del vecchio, che ha subodorato le intenzioni del marito, prende le parti del figlio.
In ragione di un sorteggio, la fanciulla viene tuttavia data in sposa al servo di Nicomaco.
Ma, al posto della giovane, al talamo d’amore si presenta, travestito da donna, il servo del figlio che, approfittando dell’oscurità della stanza, maltratterà e picchierà Nicomaco.
Il vecchio, a questo punto, è costretto a chiedere scusa alla moglie, mentre la fanciulla, riconosciuta come rampolla di nobili natali, potrà sposare suo figlio.

Note di regia

In dreams begin responsabilities!
(Le responsabilità cominciano dai sogni)
Delmore Schwartz

Clizia, oggetto di inappagabile desiderio, è la metafora di un sogno, di una chimera. Le responsabilità cominciano dai sogni, perché i sogni sono il luogo primo dove le regole e l’ordine vengono sfidati e infranti dalla furia dei nostri desideri più profondi e inconfessabili, e quando sogno e desiderio dell’individuo esondano sulla realtà e si confondono con essa, uno degli antidoti più efficaci ad un processo che è di per sé produttore inarrestabile di tragedia, è proprio la commedia, la denuncia attraverso ciò che di comico c’è in un comportamento egoistico e asociale, ciecamente asservito ad una pulsione istintiva.
Quindi ridere è la manifestazione pacifica – individuale e collettiva – del castigo sociale nei confronti di chi è stato stregato da un sogno, e l’assurdità comica è della stessa natura di quella dei sogni, come dice Bergson.
Clizia, a partire dal testo di Machiavelli, è uno spettacolo che ci riporta alla contemporaneità sia nel linguaggio (portando alle estreme conseguenze comiche la relazione tra i personaggi, smascherando le loro irrefrenabili pulsioni, attraverso la moltiplicazione delle finzioni, dei travestimenti, dei vizi di una società civile in decadenza), che nell’immagine, con l’evocazione di una zattera di folli naufraghi sperduti, alla deriva in una nebbiosa palude.
La messinscena, ricca di suggestioni visive e contributi musicali originali, trasforma il semplice dipanarsi dell’azione scenica in un rituale travolgente, comico e onirico allo stesso tempo, scandaloso come un’orgia, spregiudicato come una festa carnevalesca, visionario come un film di Kubrick.
Clizia non è solo un intrigo perfetto, con richiami che rimandano fin troppo banalmente all’attualità, ma è il travestimento di un esorcismo contro il tempo. Un grande pendolo (come un patibolo?), dètta inesorabile il suo scorrere: è un conto alla rovescia la vita.
E l’illusione giovanile di essere eterni, con il traguardo oltre l’orizzonte, cede il posto alla subliminale ma serpeggiante sensazione che la fine si avvicina, e i giorni cominciano sempre più rapidamente a precipitare uno sull’altro. Ma bisogna pur che il corpo esulti. E c’è chi per questo perde la testa.
È una partita a cronometro, dove il baro viene burlato dal suo antagonista, e non si accorge che la partita è truccata, e quando è ormai caduto nella trappola e si accorge che tutti ridono di lui, è troppo tardi: Game over.

Giacomo Zito

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Written by filippo

29 luglio 2012 at 6:40 PM

Osvaldo Piraccini

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Nell’ottobre 2011 ho avuto l’onore di visitare la casa-studio del maestro Osvaldo Piraccini.

Osvaldo Piraccini, foto 1

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Written by filippo

26 luglio 2012 at 11:46 PM

Brooklyn Buzz

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by Alessandro Cosmelli e Gaia Light

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Written by filippo

20 luglio 2012 at 10:56 am

William Eggleston’s Guide

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Written by filippo

19 luglio 2012 at 1:50 PM