Archive for the ‘Cinema’ Category
Jeff Bridges
Go tell that long tongue liar
Go and tell that midnight rider
Tell the rambler,
The gambler,
The back biter
Tell ‘em that God’s gonna cut ‘em down
Tell ‘em that God’s gonna cut ‘em down
Due dei prossimi film che sono curioso di vedere hanno per protagonista il drugo Lebowski, che sta invecchiando veramente bene e inizia a portarsi a casa anche qualche Oscar, meritato.
Il primo è Crazy Heart (2 oscar per il miglior attore protagonista, Jeff Bridges, e miglior canzone originale, per il brano “The Weary Kind” di Ryan Bingham), diretto dal regista statunitense Scott Cooper, basato sull’omonimo romanzo di Thomas Cobb, narra la crisi della vita privata e pubblica del cantante country alcolizzato Bad Blake.
Il secondo è Il Grinta (True Grit), remake del film con già protagonista John Wayne, narra la storia della giovane Mattie Ross, con in mente soltanto il desiderio di vendetta nei confronti della banda di fuorilegge che ha assaltato la sua fattoria e ucciso suo padre. Mettendo mano ai risparmi di famiglia andrà in citta, per cercare l’aiuto e l’ingaggio di un vecchio sceriffo.
Quest’ultimo film è diretto dai fratelli Joel e Ethan Coen (fra i miei registi preferiti), ha per protagonisti Jeff Bridges, Josh Brolin e Matt Damon e, sommando tutto questo ottengo una reazione migliore dell’aver visto una donna nuda (anche se Damon mi è indifferente).
C’è così tanto
Cosa pretendevate? Che dipingessi rose rosse nel secolo degli orrori?
Negli ultimi tempi mi sono riavvicinato al fotografo Antoine D’Agata (di cui prima o poi vorrei prendere i volumi Stigma e Insomnia), da tempo fra i miei preferiti. Questa volta, però, sono andato oltre e senza accorgermente mi sono imbattuto in Francis Bacon; finalmente lo “capisco” e lo apprezzo e mi è costato 29 euro il catalogo da Mondadori per studiarlo e approfondirlo in futuro.
Ad inizio dicembre ho letto l’autobiografia “Annie Leibovitz at work“, è molto scorrevole e pieno di aneddoti e curiosità su una delle fotografe più importanti, ma non dice tutto. Diciamo che anche io, se scrivessi un’autobiografia, sarei tentato di omettere alcuni aspetti, per non dire difetti, della mia persona.
In cerca di altre autobiografie, mi sono procurato “Helmut Newton Autobiografia“, ma per vari motivi ne ho rimandato la lettura a tempi migliori.
La Taschen mi ha fregato e ho ceduto alla tentazione di comprare il catalogone dedicato a Jeanloup Sieff in cambio di Euro 9,99.
Non conoscevo bene questo fotografo, ma sfogliando il catalogo mi hanno colpito diversi suoi scatti e, iniziando a leggerlo e osservandolo attentamente, ho scoperto di aver ingiustamente ignorato la sua esistenza per tutto questo tempo.
Nel frattempo ho scoperto le rubriche di 15 minuti di Flavio Caroli, ospite più o meno fisso a Che tempo che fa di Fabio Fazio, dedicate a Goya, Picasso, Degas, Toulouse-Lautrec e Matisse (sperando che ci siano altre puntate in futuro). Considerando la brevità dello spazio a disposizione, si rimane in superficie, non mi dispiacerebbe avere qualche puntata da 2 ore o più su ogni artista trattato.
Fra le riviste, ultimamente, ho trovato interessanti il n. 24 di Muse (winter 2010), il numero di novembre de L’Europeo (“Arte contemporanea. Addio New York”, con in copertina Andy Warhol) e Rolling Stone di gennaio (con in allegato il calendario di Oliviero Toscani “Pelle conciata al vegetale in Toscana Made in Italy”).
Varie:
Apprezzo molto i lavori di Paolo Pellegrin, altro fotografo a cui mi sono riavvicinato; ho trascurato un po’ la fotografia sportiva ultimamente, ma mi sono goduto le foto di Magnus Wennman; negli ultimi 2 mesi ho constatato che la Canon G12 mi soddisfa e finalmente ho un’estensione del mio corpo che mi consente di catturare momenti e di esprimermi, giocare e sperimentare, senza farmi rimpiangere le reflex che ho a casa. Laura mi ha regalato “Leggermente fuori fuoco” di Robert Capa per Natale e io mi sono autoregalato “La fotografia come opera d’arte” di Charlotte Cotton; qualcuno ha riconosciuto il grosso talento di Vivian Maier, un happy end finalmente; “Hereafter“, l’ultimo film di Clint Eastwood, mi ha colpito ma avrei voglia di rivederlo prima di recensirlo; avrei voglia anche di riguardarmi “π – Il teorema del delirio” di Darren Aronofsky, che mi è tornato in mente dopo aver visto il trailer di “Black swan“, film in uscita a marzo, sul quale nutro grosse aspettative; i cortometraggi di Jonathan Hodgson sono stupendi, a partire da “The man with the beautiful eyes“, sul magnifico testo di Charles Bukowski (il mio Dio).
Mentre ho scritto questo articolo Moby suonava “Memory Gospel“.
C’è così tanto da osservare, capire, metabolizzare, esprimere, vivere e condividere.
Basil Poledouris
Basilis Konstantine Poledouris (Kansas City (Missouri), 21 agosto 1945 – Los Angeles 8 novembre 2006) è stato un compositore statunitense, di origini greche. […] Il possesso di uno stile imponente e alquanto epico gli consente di produrre musica per un preciso genere di film dove l’azione è preminente. I maggiori esempi di questa produzione si possono trovare in Conan il barbaro del 1982, Conan il distruttore del 1984, Alba rossa del 1984, RoboCop del 1987, Caccia a Ottobre Rosso del 1990, Free Willy – Un amico da salvare del 1993, Starship troopers del 1997 e For love of the game 1999. La musica composta per Conan il Barbaro è considerata da molti una delle più belle colonne sonore filmiche mai scritte. […] (wikipedia)
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Dopo Ennio Morricone, faccio fatica ad elencare i miei compositori preferiti, ce ne sono almeno 4-5 che, a secondo dal momento e del contesto, si superano l’un l’altro. Poledouris, di certo, dal punto di vista epico è il mio preferito.
Già con queste 3 colonne sonore ha tutto il diritto di entrare fra i migliori.
La gara di canottaggio nel film The Social Network
Magnifica la famosa scena della gara fra canoe girata da David Fincher, nel film The Social Network.
Adoro il gioco con la profondità di campo, l’uso del tilt shift (che in genere non mi fa impazzire però), il trattamento dei colori, le inquadrature, il montaggio ed anche la musica scelta (la colonna sonora del film è stata curata da Trent Reznor, dei Nine Inch Nails).
Larry Clark, Kiss the past hello (Parigi)
Larry Clark, Kiss the past hello
Dall’ 08/10/2010 al 02/01/2011
Musée d’art moderne de la ville de Paris
Curatore generale: Fabrice Hergott
Curatore dell’esposizione: Sébastien Gokalp
Apertura:
Lunedì-Domenica, 10.00 – 18.00, Martedì aperto fino alle 22.00
Biglietto:
Intero: 5 €, Scontato: 3,50 €, Ridotto: 2.50 €
Ingresso vietato ai minorenni.
Cultura di strada e musica rock, droga, sesso, pistole e ricerca di se… sono parte integrante della confusione dirompente e violenta che caratterizza la generazione adolescente ritratta in modo ‘esplicito’ da Larry Clark nell’ultimo quarantennio. Dalla fotografia al cinema, da Kids (1995), Bully (2001) e Ken Park (2002), agli scatti senza veli e ipocrisie di Tulsa (1971) e Teenage Lust (1983), dagli Skateboarders di New York al ghetto latino di Los Angeles, Larry Clark ha inquadrato per anni quello che l’America conformista e perbenista non vuole guardare, e sembra avere il potere di “scandalizzare” il comune di Parigi. Ora questo patrimonio iconografico inestimabile “vietato ai minori”, che tiene gli occhi aperti e la coscienza sveglia sulla stagione della vita che sarebbe bene non dimenticare mai e guardare in faccia senza ipocrisie e scandalizzati perbenismi, si arricchisce di materiale ‘ancora’ inedito (forse questo è davvero scandaloso), tra scatti e il film realizzato in 16mm sulla vita dei tossicodipendenti a Tulsa nel 1968, in mostra con Kiss the past hello al Musée d’art moderne de la ville de Paris, fino al 2 Gennaio 2010.
Fonti: mam.paris.fr & clickblog.it











