Primo Premio al Portfolio dello Strega 2017

Domenica 2 luglio ho presentato per la prima volta il mio lavoro “Korean Dream” (concluso circa 1 mese fa), in occasione della manifestazione “8° Festival della fotografia Face Photo News” di Sassoferrato.
Al termine dell’evento, nel momento della premiazione, ho avuto il piacere di ricevere il premio come vincitore assoluto del “8° Portfolio dello Strega”, facente parte del circuito Portfolio Italia della FIAF!
Questa la motivazione:
“E’ un progetto che indaga una nazione lontana e chiusa, oggi all’attenzione della politica internazionale. L’Autore ci introduce nei costumi e nei rituali di una società militarizzata con immagini attente ai particolari e perfettamente costruite. Il suo progetto si inserisce in una ricerca a lungo termine portata avanti già con altri lavori paralleli”
Devo pertanto ringraziare i lettori dei portfolio per il riconoscimento che mi hanno voluto assegnare, ma anche e soprattutto perché in questi ultimi anni mi hanno aiutato a maturare.
I lettori dei portfolio nonché membri della giuria erano:
Agus Massimo
Bay Orietta
Bicocchi Silvano
Capodacqua Alessandra
Cremaschi Valeria
Grossi Renza
Lampredi Francesca
Mazzoli Massimo
Paglionico Cristina
Tholozan Isabella

Testimonial per Fujifilm

Con estremo piacere ho accettato la proposta di essere Fotografo Testimonial per Fujifilm, nell’ambito del Progetto nazionale della FIAF, “La Famiglia in Italia” :)
Nei prossimi mesi svilupperò un progetto su questo splendido tema, utilizzando l’attrezzatura fotografica fornita dall’azienda giapponese.
Sono 10 i Fotografi Testimonial: oltre a me, ci saranno altri 9 fotografi italiani importanti (qui l’elenco), sparsi un po’ per tutto il paese, che svilupperanno altrettanti progetti sempre sul tema della Famiglia in Italia.
Ho notato, fra l’altro, di essere il più giovane :D
Il sito ufficiale del Progetto FIAF è il seguente: www.fiaf.net/lafamigliainitalia
Tematiche e Obbiettivi del Progetto
L’articolo 29 della Costituzione italiana afferma che “la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”, ma è ancora così? Le trasformazioni sociali di questi anni hanno messo in discussione sia l’esistenza di un’unica forma naturale di famiglia, che il matrimonio come suo istituto fondativo per eccellenza.
Dalle famiglie allargate fine alle coppie di fatto e le unioni civili, le nuove famiglie si presentano in maniera poliforme: cosa è dunque oggi famiglia?
Partendo da tale interrogativo, la ricognizione fotografica collettiva intende esplorare e rappresentare la famiglia italiana in tutte le sue declinazioni, tracciandone i nuovi confini.
L’autore potrà affrontare le tematiche del progetto partendo dalla propria esperienza personale, con uno sguardo intimo verso la realtà della propria condizione affettiva e dei propri legami, oppure aprirsi al racconto delle “famiglie degli altri”, senza alcuna preclusione linguistica, sia essa documentale che concettuale.
Senza voler indicare alcun orientamento specifico, se non incoraggiare la ricerca della molteplicità delle specificità familiari, e chiarendo che per famiglia italiana si intende la famiglia che vive stabilmente in Italia, indipendentemente dalle nazionalità di origine dei suoi componenti, possibili campi di indagine potranno riguardare tematiche classiche come la nascita della coppia, le modalità di convivenza, il rapporto con l’esterno e gli equilibri interni, i figli o la loro mancanza, il rapporto tra fratelli, i rapporti con i genitori e con gli anziani, le risorse condivise (la casa, i mezzi di spostamento, etc..), gli spazi privati della famiglia e del singolo, le affinità, i vincoli, i rapporti tra padre/madre e figli, il ruolo dei nonni e degli zii, insieme a tematiche relativamente nuove quali l’omosessualità e la riproduzione assistita, la discriminazione, il ricorso alle terapie di sostegno, le famiglie allargate, quelle monogenitoriali, le famiglie cosiddette “miste”, le comunità, le case famiglia e tutto quanto la sensibilità e la ricerca degli autori fotografici possa portare a scoprire nei mille universi dei nuclei famigliari contemporanei.

Workshop FabbricaLab a Forlì

Con enorme piacere ho condotto nelle ultime settimane un Workshop di fotografia a Forlì, iniziato il 23 maggio e che si concluderà venerdì 21 luglio con la Mostra fotografica dei progetti realizzati dai 15 studenti, determinati e curiosi, con cui ho avuto a che fare :)
La fotografia è un linguaggio potente, in grado di raccontare, ma anche di creare dialogo, fra studenti e docenti, ma anche fra studenti che fotografano una città, Forlì, mettendosi in contatto con gli abitanti, nel lavoro di ricerca, nel realizzare ritratti, rivalutando il contatto umano, ormai fin troppo surrogato dal virtuale.
Mostra Fotografica conclusiva del laboratorio di fotografia nell’ambito di FabbricaLab 2017 a cura dell’Ass. Tank Sviluppo Immagine
Tutor: Andrea Angelini, Michela Mazzoli, Cristina Paglionico, Filippo Venturi
Partecipanti: Natalia Boscaneanu, Sara Camporesi, Chiara Casali, Alessandra Foschi, Jessica Francesconi, Laura Fuzzi, Federica Mirra, Marco Moruzzi, Elisa Martina Piacente, Michela Ranieri, Yuliya Shykalyuk, Pamela Stortoni, Marina Tufano, Elena Vandi, Valentina Zoffoli
INAUGURAZIONE
Venerdì 21 Luglio, ore 21
Fabbrica delle Candele, Sala Rossa
Piazzetta Corbizzi, 1 – Forlì
WORKSHOP DI FOTOGRAFIA A FORLÌ
Nell’ambito del Progetto per attività laboratoriali rivolte a giovani presso la Fabbrica delle Candele
Argomenti trattati:
- Il linguaggio delle immagini, la fotografia ed il racconto fotografico.
- Immagini singole e portfolio fotografico.
- Analisi sui diversi approcci allo sviluppo di un progetto fotografico.
- Lettura delle immagini.
- La fotografia come ricerca territoriale.
- Esperienze fotografiche di ricerca sul territorio italiano, da “Viaggio in Italia” fino ai recenti progetti nazionali FIAF.
- Analisi sulle diverse tematiche dei grandi autori sul territorio italiano.
- Lettura collettiva di Portfoli fotografici.
- La fotografia di reportage; la preparazione e la realizzazione di un progetto o racconto fotografico.
- Il fotogiornalismo nell’epoca contemporanea.
- Uscita fotografica di gruppo per mettere in pratica le nozioni imparate.
- Realizzazione di un breve portfolio fotografico improntato su un tema prestabilito.
- Visione e lettura dei lavori svolti; confronto di gruppo.
- Realizzazione della mostra fotografica con le foto realizzate dagli iscritti nell’uscita fotografica.
E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, in mostra a Cesena!

E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze
E IL MARE CONCEDERÀ A OGNI UOMO NUOVE SPERANZE
Mostra fotografica a cura di Filippo Venturi
Anteprima del laboratorio fotografico con i ragazzi rifugiati e richiedenti asilo del Progetto Accoglienza dell’ASP Cesena Valle Savio
Apertura: Venerdì 23 Giugno 2017, dalle ore 18
Periodo della mostra: Dal 23 Giugno al 23 Luglio 2017
Sede: Complesso ex-Roverella, Via Strinati, 59 – Cesena (FC)
Orario di apertura: 23, 24 e 25 Giugno, dalle ore 18 alle ore 24; in seguito dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 18. Ingresso libero
L’organizzazione della mostra, nell’ambito dell’evento “Cortili Aperti 2017”, è a cura dell’ASP Cesena Valle Savio, in collaborazione con Bibliostelle, Istituto di Cultura Musicale Arcangelo Corelli, Conservatorio Bruno Maderna, Associazione Musica Meccanica Italiana, Associazione Il Cigno, Project Work Italia, Team Service, L’Aquilone di Iqbal e con il patrocinio del Comune di Cesena.
IL PROGETTO
Cerca la foto in mezzo ai documenti frusti, infilati nella giacca. La trova.
Nel porgerla, ci stampa sopra il pollice.
Quasi deliberatamente, come un gesto di possesso.
Una donna o forse un bambino.
La foto definisce un’assenza.
Anche se è vecchia di dieci anni, non fa differenza.
Tiene aperto, preserva lo spazio vuoto che, se tutto va bene, la presenza della persona ritratta un giorno tornerà ad occupare.
La ripone immediatamente nella tasca e senza darle neanche un’occhiata.
Come se la sua tasca ne avesse bisogno.
– “Il Settimo Uomo”, John Berger, Jean Mohr
La bulimia mediatica legata al fenomeno migratorio ha col tempo sepolto l’identità delle persone e offuscato l’empatia verso le necessità e i desideri di chi ha dovuto abbandonare la propria casa e attraversare il mondo alla ricerca dei propri sogni.
Gli unici momenti in cui l’individuo emerge dall’anonimato dai numeri è quando diventa (due volte?) vittima.
Un padre, Osama al-Abdelmohsen, attraversa di corsa il confine serbo-ungherese con il proprio figlio piccolo, Zaid, in braccio; ha già percorso quasi 3.000 km e dovrà affrontarne altri 2.000 per giungere alla sua destinazione, la Spagna. Quel giorno però, lo sgambetto della videoreporter ungherese Petra Laszlo, con conseguente caduta, viene ripreso e fa il giro del mondo.
E’ servito quello sgambetto per convincerci a fermarci e a osservare; per un attimo padre e figlio sono stati riconosciuti come tali e non come numeri o come invasori.
E’ servita l’immagine di Aylan Kurdi, 3 anni, adagiato sulla sabbia e senza respiro, per comprendere cosa significa morire nel tentativo di raggiungere una vita migliore. Per un attimo certe affermazioni che incitano a lasciarli affondare in mare sono emerse in tutta la loro assurdità.
La Fotografia si presta alla contemplazione, a recuperare l’azione premeditata e scelta dell’osservazione, verso ciò che solitamente è un guardare istintivo e frenetico.
La scopo di questo laboratorio – ancora in corso e che prevede anche la raccolta di testimonianze e storie – consiste nel restituire una identità ai ragazzi rifugiati e richiedenti asilo del Progetto accoglienza dell’ASP Cesena Valle Savio.
Hanno scelto di partecipare, aprendosi e mostrandosi, non a livello burocratico, ma a livello umano, verso la città che li ospita e che merita di osservare coi propri occhi e non attraverso l’eco di slogan bianchi o neri.
Una selezione di immagini neutre, dall’archivio ASP, come le fototessere realizzate ai ragazzi al loro arrivo in città; una selezione di ritratti realizzati da un fotografo che ha iniziato a conoscerli e riconoscerli; una selezione di selfie, forma bistrattata di fotografia che svolge un importantissimo e non riconosciuto ruolo sociale, sostituendosi al diario, surrogando la parola; una selezioni di immagini degli ambienti che frequentano e altro ancora.
In questa anteprima è presentata una selezione di fotografie che innalzano un potenziale ponte sul quale, chi vorrà, potrà procedere per avvicinarsi allo sconosciuto, al presunto diverso, forse sorprendendosi e rispecchiandosi.
L’integrazione avviene su due versanti, se da un lato c’è chi porge la mano, dall’altra occorre qualcuno che la accolga nella propria.
IL CURATORE
Filippo Venturi (Cesena, 1980) è un fotografo documentarista italiano.
Si dedica inoltre a progetti artistici e personali su temi, storie e problematiche che ritiene interessanti da approfondire.
I suoi reportage sono stati pubblicati su diversi magazine e quotidiani come The Washington Post, Die Zeit, Internazionale, La Stampa, Geo, Marie Claire, Vanity Fair, Gente, D di Repubblica, Io Donna / Corriere della Sera.
Nel 2015 ha realizzato il progetto “Made in Korea”, sulla Corea del Sud, che è stato esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, al Foro Boario di Modena come “Nuovo Talento” di Fondazione Fotografia Modena, al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma nell’ambito della selezione “Emerging Talents” e alla Somerset House di Londra a seguito del premio ricevuto ai Sony World Photography Awards.
Nel 2017 è stato inviato da Vanity Fair in Corea del Nord, dove ha realizzato il reportage “Korean Dream”, completando così il suo progetto sulla penisola coreana.

Lo spazio espositivo, prima dei lavori di pulizia e allestimento.
Made in Korea sulla rivista Billy


