Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Sta scherzando, Mr. Feynman!

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Non so che cosa non va nella gente: non imparano usando l’intelligenza, ma solo meccanicamente o giù di li.
Il loro sapere è così fragile.

Richard Feynman

Richard Phillips Feynman – New York, 11 maggio 1918 – Los Angeles, 15 febbraio 1988 – è stato un fisico e matematico statunitense.
Al padre Melville, un venditore di uniformi, va ascritto il merito di aver saputo stimolare la curiosità del giovane Feynman, proponendogli fin dalla più tenera età letture e problemi di carattere scientifico.

La vivace intelligenza del giovane Feynman trovò nei volumi dell’Enciclopedia Britannica un fertile terreno di coltura, che venne precocemente ampliato ricorrendo a testi specifici di matematica. Feynman si dedicò autonomamente al calcolo differenziale molto prima dei suoi coetanei ed arrivò a sviluppare una serie di notazioni e strumenti indipendenti per rappresentare e trattare le funzioni trigonometriche elementari.

Questa sua abilità nel costruirsi strumenti su misura per applicare la scienza la si ritrova negli anni della maturità scientifica, con lo sviluppo dei diagrammi di Feynman e degli integrali di Feynman che avrebbero costituito la “balestra in un mondo in cui tutti erano armati di arco e frecce” (cit.) e gli avrebbero aperto la strada verso il premio Nobel.

Conseguì la laurea e il dottorato in fisica al MIT e a Princeton. Mentre portava avanti il dottorato di ricerca, il suo riconosciuto talento per la fisica e la matematica gli valse un posto all’interno del Progetto Manhattan, con il quale il governo degli Stati Uniti si proponeva di sviluppare la prima bomba nucleare.

In quegli anni dovette affrontare anche dei drammatici momenti personali, come nei suoi lunghi andirivieni in autostop tra Los Alamos e l’ospedale di Albuquerque in cui la sua Arlene moriva di tubercolosi.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, accettò una cattedra all’Università di Cornell. Lì riprese a sviluppare l’idea su cui stava lavorando prima della guerra. Si trattava di un metodo per calcolare le probabilità di transizione di un quanto da uno stato ad un altro. Sviluppò così un nuovo formalismo per la meccanica quantistica, che venne in seguito adattato all’elettrodinamica quantistica. Per questo suo lavoro ricevette il Premio Nobel per la fisica nel 1965, assieme a Sin-Itiro Tomonaga e Julian Schwinger che svilupparono indipendentemente altri metodi per lo stesso problema.

A partire dagli anni cinquanta è stato docente di fisica al California Institute of Technology e si è occupato di superfluidità, superconduttività e del decadimento beta dei neutroni. Feynman era ormai una leggenda, un modello per i colleghi e gli studenti. Oltre all’immagine del genio anticonformista, dell’affascinante cacciatore di donne, del frequentatore di locali notturni, del goliardico suonatore di bongo, un’altra figura ha arricchito il mito di Feynman: l’insegnante e il comunicatore della scienza. Molte sue lezioni sono state oggetto di culto tra studenti e colleghi, spesso registrate su cassette audio o video. Alcune sono state raccolte da editori illuminati, creando libri diventati poi un classico come La Fisica di Feynman. In Italia la casa editrice “Gli Adelphi” ha pubblicato i due volumetti Sei pezzi facili e Sei pezzi meno facili in cui, come un grande pianista che illude l’ascoltatore sulla “facilità” dei suoi virtuosismi rendendoli apparentemente alla portata di tutti, Feynman “esegue” 12 piccoli capolavori didattici che solo la sua straordinaria comunicativa fanno sembrare alla portata di ogni insegnante.

Feynman è ritenuto il padre delle nanotecnologie, con un noto discorso passato alla storia come There’s plenty of room at the bottom[1] (1959), in cui per la prima volta si considerava la possibilità di manipolazione diretta degli atomi nella sintesi chimica.

È inoltre considerato uno degli ispiratori del calcolatore quantistico e fece parte della commissione voluta dal presidente Reagan che ricercò le cause del disastro del Challenger nel 1986, quando lo Shuttle esplose pochi secondi dopo il lancio.

Nel 1986 è stato l’unico scienziato a partecipare alla commissione d’inchiesta che dovette indagare le cause del disastro dello shuttle Challenger pochi secondi dopo il lancio.

Quasi settantenne, con solo un bicchiere d’acqua e qualche pezzo di ghiaccio riuscì a dimostrare a centinaia di ingegneri, burocrati della Nasa e giornalisti presenti che le causa del disastro era dovuta unicamente all’irrigidimento degli anelli di gomma (O-Ring) di uno dei due razzi ausiliari a propellente solido a basse temperature, inferiori a zero °C.

Incidente che, come denunciò, scaturiva dal cattivo rapporto che nella Nasa esisteva tra dirigenti e ingegneri. La morale della relazione conclusiva di Feynman è una lezione che oggi, dopo il recente disastro del Columbia, colpisce ancora di più.

“Se si vuole mantenere una rigida tabella di marcia per i lanci spaziali -spesso il lavoro di ingegneria non può essere compiuto abbastanza velocemente da permettere di rispettare i previsti criteri di sicurezza. Questo implica una diminuizione nella sicurezza dei voli. La Nasa dovrebbe informare onestamente i cittadini di questo pericolo”. […] “Per una tecnologia di successo, la realtà deve avere la precedenza sulle relazioni pubbliche, perché la natura non può essere ingannata!

Questa dimostrazione pubblica davanti alle reti televisive lo fece diventare una specie d’eroe nazionale ma anche considerare un vero “rompiscatole” dai vertici Nasa (in realtà il termine che usarono fu un po’ più colorito).

Alle riconosciute doti di fisico, Feynman affiancava un senso dell’umorismo fuori dal comune (molti aneddoti sulla sua vita sono raccontati in prima persona nelle raccolte Sta scherzando, Mr. Feynman e Che ti importa di cosa dice la gente?) e una passione per la musica e le arti figurative (suonava il bongo e faceva ritratti – di donne – firmandosi ‘Ofey’). Amava definirsi Nobelist Physicist, teacher, storyteller, bongo player, ovvero Fisico premio Nobel, insegnante, cantastorie, suonatore di bongo.

La popolarità e il potere comunicativo dell’immagine di Feynman hanno pochi eguali tra gli scienziati: Einstein a partire dai primi anni venti (come non ricordare la celebre foto della linguaccia!) e Stephen Hawking ai giorni nostri. La sua immagine è stata sfruttata persino dai pubblicitari ingaggiati per la campagna think different della società di computers Apple, in due poster.

[Fonti: Wikipedia, Torinoscienza e Thedailybit]

Sta scherzando, Mr. Feynman!

[…]
Una volta, a Princeton, mentre stavo seduto nel salone, avevo sentito dei matematici parlare della serie di ex, che è 1 + x + X2 /2! + X3 /3!
Si ottiene ogni termine moltiplicando quello precedente per x, e dividendo per il numero successivo. Per proseguire la serie oltre x4/4!, per esempio, si moltiplica quel termine per x e si divide per 5. È semplicissimo. Da bambino mi piaceva molto giocare con le serie. Avevo calcolato e usando la serie ex e m’ero accorto che i nuovi termini diventavano piccolissimi.

Quel giorno nel salone borbottai qualcosa su come usando quella serie fosse facile calcolare e a qualsiasi potenza: bastava sostituire x con l’esponente.
«Allora sentiamo quanto fa e alla 3,3» mi chiese qualcuno sperando di incastrarmi. Tukey, credo si chiamasse.
«Facile: fa 27,11».

Tukey sapeva che non era facile far tutti quei calcoli a mente. «Come fai a dirlo?»
«Conosci Feynman, è un imbroglione! Figurati se è giusto!» intervenne un altro.
Andarono a procurarsi una tabella, e io intanto aggiunsi altri due decimali. «27,1126,» dissi.
«Hai ragione!» L’avevano trovato. «Ma come fai?»
«Ho addizionato la serie.»
«Nessuno può riuscirci tanto in fretta. La conoscevi già. Proviamo con e al cubo.»
Protestai. «È faticoso. Non più di una serie al giorno!»
«Hai imbrogliato.» Ridevano contenti.
«Va bene. Fa 20,085.»

Mentre controllano sul libro, aggiungo qualche altro decimale. Giusto anche questa volta! Erano sbalorditi.
Eccoli folgorati, i grandi matematici del momento, perché riuscivo a calcolare e a qualsiasi potenza. «Eppure è impossibile che faccia la somma», disse uno. «Ci sarà un trucco». E poi, rivolto a me: «Non riusciresti a calcolare una cosa difficile come e alla 1,4».
È difficile, l’hai detto. Visto però che me lo chiedi tu, fa 4,05.» Mentre controllavano aggiunsi i soliti decimali dicendo «Ed è l’ultima per oggi! » e me ne andai.

In realtà, conoscevo tre numeri a memoria: il logaritmo di 10 in base e (necessario per convertire i numeri da base 10 a base e), che è 2,3026 (quindi sapevo che e alla 2,3 è vicinissimo al 10), e per via della radioattività (per il calcolo della vita media e del tempo di dimezzamento) conoscevo il logaritmo di 2 in base e, che è 0,69315 (e quindi che e alla 0,7 è quasi uguale a 2). Sapevo anche e alla 1, che è 2,71828.
Il primo numero che mi avevano dato era e elevato alla 3,3, che è uguale a e alla 2,3, che fa 10, moltiplicato per e, cioè 27,18. Mentre loro si scervellavano per capire come facessi, io correggevo quello 0,0026 in più. 2,3026 è in effetti un po’ abbondante.

Sapevo che non sarei stato capace di farne un altro, c’ero riuscito per puro caso. Ma dissero e elevato alla terza: cioè e a 2,3 più e a 0,7, cioè dieci per due. Sapevo quindi che era intorno a 20, e mentre si davano da fare per capire il trucco, aggiustai a 0,693 lo 0,7.
Li avevo proprio sbalorditi, anche se era stata tutta fortuna. Ma mi hanno chiesto ancora e alla 1,4, che poi è il quadrato di e alla 0,7, e quindi mi era bastato alzare un po’ il 4!
Non hanno mai capito come ci riuscissi.

A Los Alamos avevo scoperto che Hans Bethe era un campione del calcolo a mente. Una volta stavamo sostituendo dei valori numerici in una formula e siamo capitati sul quadrato di 48. Mentre tiravo fuori la calcolatrice, Bethe disse «2300», e stavo ancora pigiando sui tasti quando aggiunse: «2304 per la precisione.»
La macchina ha dato 2304. «Accidenti! Davvero notevole», dissi.
«Ma come? Non sa calcolare i quadrati dei numeri vicini a 50? Basta fare il quadrato di 50 – cioè 2500 – e sottrarre 100 volte la differenza con 50 (in questo caso 2), e fa 2300. Per maggior precisione, basta aggiungere a questo risultato il quadrato della differenza.»

Poco dopo, ci serviva la radice cubica di due e mezzo. Per estrarre una radice cubica con la calcolatrice Marchant, occorreva usare per una prima approssimazione una tavola di valori numerici. Fui costretto ad aprire il cassetto per prendere la tabella. Bethe aveva qualche secondo di vantaggio, e disse: «Fa circa 1,35»
Provai con la Marchant, era giusto. «Come ha fatto, questa volta? Ha un segreto per estrarre radici cubiche?»
«Ma no», rispose. «Il log di 2,5 è tot, un terzo di questo log è compreso tra i logaritmi di 1,3 e 1,4. Per interpolazione ne concludo che fa 1,35.»

Avevo quindi scoperto che: primo, conosceva la tavola dei logaritmi a memoria; e secondo, i calcoli aritmetici che aveva fatto a mente per la sola interpolazione mi avrebbero richiesto più tempo che cercar la tabella e schiacciare i tasti della calcolatrice. Rimasi impressionato.
Dopo di che ci provai anch’io. Mandai a memoria alcuni logaritmi, e cominciai ad accorgermi di certe cose. Per esempio, qualcuno chiede il quadrato di 28. Si sa che la radice quadrata di 2 è 1,4; 28 corrisponde a 20 per 1,4 – pertanto il quadrato di 28 dev’essere intorno a 400 per 2, cioè circa 800.

Se a qualcun altro capita di voler dividere 1 per 1,73, potete dirgli subito che il risultato è 0,577, perché vi accorgete che 1,73 è quasi la radice quadrata di 3 e che 1/1,73 deve essere un terzo della radice quadrata di 3. E se invece si vuol calcolare 1 diviso 1,75, si vede subito che è uguale all’inverso di 7/4, e siccome avete memorizzato i decimali ricorrenti per 7, direte subito 0,571428…
Ci siamo divertiti moltissimo, con Hans, a trovar sotterfugi per calcolare a mente e in fretta. Capitava di rado che io trovassi una scorciatoia che a lui fosse sfuggita, o arrivassi prima alla soluzione ma, quando accadeva, Bethe scoppiava in quella sua risata cordiale. Era praticamente capace di calcolare a mente qualsiasi cosa con un’approssimazione al centesimo. Per lui era semplice, ogni numero si trovava nei pressi di un altro che già conosceva.

Un giorno ho voluto darmi delle arie. Eravamo a colazione vicino al laboratorio, non so cosa mi abbia preso. Dichiarai che ero capace di risolvere in meno di 60 secondi, con un margine del 10% di approssimazione, qualsiasi operazione che chiunque avesse esposto in 10 secondi.

La gente cominciò a darmi operazioni presunte difficili, come integrare una funzione del tipo 1/1 + x4: era facile, perché quella funzione praticamente non varia nell’intervallo che mi avevano dato. Quella più difficile, e ce l’ho fatta per un pelo, fu calcolare il coefficiente binomiale di x10 nello sviluppo del binomio (1 + x)20.
Tutti mi davano operazioni, io mi sentivo geniale, quando arrivò Paul Olum. Paul aveva lavorato con me a Princeton prima di Los Alamos, ed era stato sempre più brillante di me. Un giorno, giocavo sovrappensiero con quei metri metallici che vi si riavvolgono in mano schiacciando un pulsante, il metro mi colpiva regolamente la mano e cominciavo a sentire male.

«Sono proprio imbranato! Continuo a giocare con quell’affare, e ogni volta mi faccio male», avevo detto.
«Lo tieni nel modo sbagliato», aveva risposto Olum. Estratto il metro, aveva schiacciato il pulsante, e il nastro era rientrato in modo per Olum indolore.
«Come fai?»
«Indovina.»
Per due settimane mi ero aggirato per Princeton col metro, avevo la mano coperta di lividi. Infine mi ero arreso: «Paul! Hai vinto! Come fai a riavvolgerlo senza farti male?»
«Chi ha detto che non mi fa male? Fa male anche a me.» Ero rimasto con un palmo di naso. Per colpa sua mi ero esercitato, e fatto male alla mano, per due settimane.

Dunque Paul arrivò in mensa: i colleghi erano eccitatissimi: «Paul, vieni a sentire cosa fa Feynman! Gli diamo un problema che si può enunciare in dieci secondi, e in un minuto lo risolve con un approssimazione del 10%. Prova tu!»
«La tangente 10 alla cento» dice, senza neppure fermarsi a pensare.
Mi aveva fregato: bisogna dividere per pi greco con una precisione fino al centesimo decimale. Non c’era speranza.

Un’altra volta, mi ero vantato di poter trovare con metodi diversi qualsiasi integrale chiunque altro avesse calcolato con integrali di contorno. Allora Paul mi ha dato un integrale terrificante, che aveva ottenuto a partire da una funzione complessa di cui conosceva il risultato. Aveva tolto la parte reale e lasciato soltanto la parte immaginaria in modo tale da costringermi a procedere con un integrale di contorno. Mi smontava sempre così, era davvero in gamba.
[…]

Written by filippo

20 Maggio 2008 at 5:30 am

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

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L\'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert FordThe Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford

Finalmente un film come quelli di una volta, sempre più rari, altrimenti non si meriterebbero tale definizione.

2h e 30′ circa in compagnia di attori giovani ma molto bravi e un regista, Andrew Dominik, che non avevo mai sentito nominare prima, ma che dimostra di avere talento; considerando la durata, il rischio di sfornare un polpettone noioso c’era, ma coi film di “una volta” è più facile immergersi meglio nella storia, capire i personaggi grazie alla possibilità di sfruttare meglio gli sguardi, i silenzi e i volti e, una volta tanto, trattenere qualche traccia del film appena visto.

Come al solito non mi piace recensire film spoilerandone il contenuto, ma ci sono alcune scene che voglio ricordare:

  • I primissimi minuti del film, che fanno subito capire l’importanza e la cura maniacale per la fotografia (di Roger Deakins, che si è meritato una nomination agli Oscar) e le musiche (di Nick Cave e Warren Ellis, vedi video su YouTube a fine articolo); la voce narrante lascia intuire che si è affrontato il film con una certa sensibilità, che, considerando solo il genere western, ben pochi capolavori hanno dimostrato (discorso a parte per i trash\cult in stile Corbucci, qualche Sergio Leone ecc).
  • La mia scena preferita, dove musiche e fotografia la fanno da padroni: l’arrivo del treno nel cuore della notte, i giochi di luci e di ombre. Penso di averla vista e rivista almeno 5-6 volte col volume ben alto. Per ora.
  • Ogni scena, e dopo un po’ diventano numerose, in cui il film trasmette perfettamente la paranoia dei personaggi.
  • Tutta la fase che precede l’assassinio, densa e tesa, e l’assassinio.
  • L’epilogo.

Il film gioca a lungo sull’ambiguità del rapporto tra Robert e Jesse, tra ammirazione e amore, di certo non un tema nuovo, ma Andrew Dominik riesce secondo me ad essere efficace e mai banale o noioso.
Si dice che il regista abbia rimontato il film ben 32 volte prima di trovare una versione che andasse bene ai distributori, ed è forse per questo motivo che ben presto si perde Frank James, un personaggio che sarebbe stato interessante seguire più a lungo.

Il doppiaggio del film non è niente male, Sandro Acerbo (un’autorità del settore) mi è sempre piaciuto quando ha dato la voce a Brad Pitt e regge benissimo il confronto con l’attore, e Massimiliano Alto (avete presente Charlie di Lost?) rende benissimo l’insicurezza di Robert Ford (anche se Casey Affleck è ancora meglio, secondo me, lo potete ascoltare nel penultimo video a fine articolo).

Da sx: Garret Dillahunt è Ed Miller, Brad Pitt è Jesse James, Paul Schneider è Dick Liddil, Jeremy Renner è Wood Hite, Sam Shepard è Frank James, Sam Rockwell è Charley Ford e Casey Affleck è Robert Ford (Fonte)

Anche se il genere western è dato per morto da parecchi anni, ogni tanto salta fuori qualche regista pazzoide che sforna un capolavoro e solleva il dubbio che sia un genere in grado di offrire ancora tanto.

Visto che questi capolavori dagli anni ’90 ad oggi non sono stati molti, voglio elencare i film che hanno saputo farmi amare il genere western, nonostante la mia iniziale avversione per questo genere, e grazie ai quali ho poi riconsiderato i vecchi film di Sergio Leone, John Ford e compagnia sgrillettante.

  • Corvo Rosso non avrai il mio scalpo! di Sydney Pollack, visto da giovanissimo a scuola e grazie al quale ho comunque mantenuto il dubbio che il mio odio per il western fosse ingiustificato;
  • Balla coi Lupi di Kevin Costner, che ha meritato tutti e 7 i premi Oscar nel 1991 per miglior film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, colonna sonora e sonoro;
  • Gli Spietati di Clint Eastwood, che stravolge la figura dell’eroe, del cattivo e delle vittime. Ha vinto 4 oscar;

Menziono, soltanto perchè mi va e perchè mi sono piaciuti, anche I segreti di Brokeback Mountain (“western” nella seconda metà del 1900), Quel treno per Yuma (il remake, che per pochi tratti dimostra una certa sensibilità, soprattutto nell’introduzione di Dan Evans/Russel Crowe), lo scanzonato Maverick con Mel Gibson, Wyatt Earp e Tombstone, tentativi apprezzabili di riproporre la sparatoria all’O.K. Corral, anche se non all’altezza di Sfida infernale di John Ford. A suo modo rientra nel genere anche il fresco vintore di Oscar Non è un paese per vecchi.

Mi mancano, ahimè, Terra di confine, The missing, Pronti a morire e Silverado, di cui so poco-nulla, ma per via di regista e\o attori sono curioso di vedere.


Bob rimase in casa, migrando furtivamente di stanza in stanza.
Entrò nella camera da letto padronale e catalogò tutti i vestiti sulle grucce e nei ripiani.
Sorseggio dell’acqua dal bicchiere sulla toletta.
Fiutò il talco e il lillà sul cuscino di Jesse.
Le sue dita si mossero delicatamente tra le costole per costruire cicatrici nei punti in cui Jesse era stato due volte colpito.
Ricreò il dito medio a cui mancava l’estremità.
Si immaginò a 34 anni.
Si immaginò dentro una cassa da morto.
Considerò tutte le diverse possibilità e tutto ciò che di meraviglioso poteva diventare realtà.

Trailer – The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford

“The Money Train”- Nick Cave & Warren Ellis

Written by filippo

12 Maggio 2008 at 6:02 PM

Pubblicato su Cinema

Festa medievale e American Graffiti

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Knight

Venerdì 25 Aprile è stata, per me e Micol, una giornata all’insegna della storia.
Dopo la Guerra del Sale a Comacchio, di domenica scorsa, è stata la volta della Festa medievale alla Rocca Malatestiana di Cesena.

La povera Micol è ormai rassegnata ad assecondare la mia passione per il medioevo :D
Anzi, pare che prossimamente si vada, addirittura per la seconda volta!, al Castello di Montebello (detto anche Castello di Azzurrina) dove ci attendono la visita storica e anche quella esoterica (possibile soltanto il sabato sera).

La feste medievale ha avuto inizio alle 15 circa.
Dopo un breve discorso del Sindaco Giordano Conti, sono iniziate le esibizioni di cavalieri, arcieri e sbandieratori!
Tra l’una e l’altra c’è stato tempo anche per divorare una piadina con cipolla e salsiccia e fare qualche chiacchiera con altri flickeriani cesenati incontrati lì per lì: Susan, Luca, Gianni e consorte, Francesca, Gimmi (che stava lavorando).

American Graffiti“American Graffiti”, in Via Costanzo II, 11 a Forlì (FC)

Verso sera, invece, Io, Micol, Susan e Luca abbiamo deciso di cenare all’American Graffiti: un locale in stile Arnold’s di Happy Days, mentre il nome è un chiaro riferimento al film di George Lucas.

L’atmosfera del locale è stupenda, pare veramente di essere appena scesi da una DeLorean.

La cena è stata molto soddisfacente, con panini enormi e frullati, il tutto fedele agli anni 50-60.
Ogni dettaglio è ben curato, anche i barattoli di maionese e pomodoro, completamente gialli e rossi, privi di etichette :D

Tra gli altri clienti del locale, è facile notare centauri, pinup e altri personaggi tipici dell’epoca!

Mancava soltanto il juke-box con appresso il sosia di Fonzie, in cambio c’erano 2 monitor LCD che trasmettevano video musicali di Elvis ininterrottamente.
Anche i frigoriferi erano moderni ma, vista la giovane età del locale, sono fiducioso che col tempo completino l’arredamento ;)

Qualche ulteriore foto si trova tra quelle di Romeo Fabbri, altro flickeriano doc!

Written by filippo

26 aprile 2008 at 12:32 PM

Pubblicato su Hobby vari, Vita personale

V2-Day, Grillo, Travaglio & Co.

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V2-Day

Ieri, 25 Aprile 2008, si è tenuto il secondo Vaffanculo Day in tutte le piazze d’Italia.
Questa volta Beppe Grillo era a Torino.

Nei giorni scorsi avevo cercato qualche informazione su questo V2-Day, ma erano ben poche le fonti di informazione: l’evento è stato snobbato completamente da tutti i media nazionali.
Del resto era prevedibile, viste le 3 proposte:

1) Abolizione dell’ordine dei giornalisti. L’ordine dei giornalisti di Mussolini ha creato una casta autoreferenziale. Informare è un diritto di tutti.
2) Abolizione del finanziamento pubblico all’editoria. Il finanziamento pubblico all’editoria costa 1 miliardo di euro all’anno. I politici pagano gli editori per poterli usare e controllare.
3) Abolizione della Legge Gasparri. In nessuna democrazia del mondo una legge vergognosa come la Gasparri consegna le televisioni ad un gruppo privato come Mediaset e ai partiti. L’informazione va restituita ai cittadini.

Come dice Grillo nel suo articolo post V2-Day, a Torino erano in 120.000, 2 milioni in tutte le piazze d’Italia, mentre si stimano circa 450.000 firme.

C’erano tutte le televisioni più importanti del mondo, dalla BBC a Al Jazeera. Loro racconteranno al mondo cosa sta succedendo in Italia. Loro descriveranno il fascismo dell’informazione.
[…]
Il controllo dell’informazione è il nuovo fascismo. Questo è un Paese che non sa nulla di sé stesso. Nulla sulla morte di Borsellino, sull’Italicus, su Ustica, su Piazza Fontana, sulla stazione di Bologna, sulle bombe di Brescia, su Aldo Moro. Non sa nulla sulla sua vera realtà economica e su un debito pubblico di 1630 miliardi di euro che ci sta trascinando a fondo, all’Argentina. Un Paese cieco sulle cause delle stragi sul lavoro, sul precariato, sulla cementificazione, sugli inceneritori, sul Sud consegnato alle mafie.

Comunque vi consiglio la lettura dell’intero articolo di Grillo.

Le firme necessarie per il referendum sono 500.000, ma ci sono 3 mesi di tempo per raccoglierle, quindi la meta non è lontana.
C’è però un problema di tipo legislativo, esposto chiaramente da un amico:

Le leggi sono soggette ad interpretazione.

La legge dice che le richieste per referendum si devono presentare 6 mesi dopo la data in cui sono state convocate le elezioni.
Essendo state convocate il 6 febbraio, i 6 mesi sono conclusi il 7 agosto.

Però i quesiti di norma si devono presentare al massimo 3 mesi dopo la data in cui si è iniziati a raccogliere le firme cioè il 25 luglio (quindi prima del 7 agosto) essendo la raccolta iniziata ieri che era il 25 aprile.

La legge prevede una deroga ai 3 mesi all’art. 28:
”art. 28. Salvo il disposto dell’articolo 31, il deposito presso la cancelleria della Corte di cassazione di tutti i fogli contenenti le firme e dei certificati elettorali dei sottoscrittori deve essere effettuato entro tre mesi dalla data del timbro apposto sui fogli medesimi”.

”art. 31. Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”.

Cioè normalmente c’è il limite dei 3 mesi ma siccome adesso rientriamo nel caso ”Salvo il disposto dell’articolo 31” quel limite dei 3 mesi può essere superato quindi possono essere depositate successivamente ai 3 mesi per poterle così presentare dopo i 6 mesi dalla ultima convocazione delle elezioni.

Questa sarebbe l’interpretazione in senso positivo che dovrebbe rendere valida la raccolta.

Segnalo, inoltre, l’interessante intervento di Marco Travaglio:

Prima parte

Seconda parte

Written by filippo

26 aprile 2008 at 11:51 am

Pubblicato su Attualità

In Italy, crime pays and may get you elected

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In Italy, crime pays and may get you elected
[ingrandisci] – [leggi l’articolo del Los Angeles Time]

Dopo aver subliminalmente suggerito cosa non votare, vi suggerisco un motivo per votare citando un articolo di Michele Serra, da “L’amaca” di Repubblica:

“Andare a votare mi è sempre piaciuto, amo la banalità della democrazia, nutro simpatia per i seggi, gli scrutatori, i tabelloni appesi, le guardie che guardano, la matita copiativa. Mi emoziono ogni volta, anche se le volte oramai sono tante. Non ho mai capito l´ignavia dei disinteressati, dei non partecipi per menefreghismo, e fatico a digerire anche la spocchia di quelli che non vanno a votare perché «non si riconoscono» in nessun partito, chissà in che cosa si riconosceranno, nel Re di Atlantide, negli anelli di Saturno, nella barba di Bakunin, nella loro mamma?
Temo proprio che perderò anche questa volta, d´altra parte questo è sempre stato un Paese di destra, cattolico e di destra, gli elettori di sinistra sono abituati a perdere da generazioni, di padre in figlio, ci sono quelli che lo fanno apposta e votano l´estrema perché è bello sentirsi pochi ma buoni, ci sono quelli che invece cercano di fare mucchio (come me) ma passano gli anni e il mucchio non è quasi mai abbastanza grosso per governare. Da quando vado a votare ho vinto solo un paio di volte su venti, è una media da retrocessione. Incredibilmente ci credo ancora, mi piace ancora, specialmente se penso a tutta la brava gente che si è fatta un gran mazzo in campagna elettorale. Ho un paio di amici che rimarranno a casa, a misurare la puzza sotto il naso. Da dopodomani gli vorrò bene lo stesso, oggi no. Oggi li detesto.”

Written by filippo

13 aprile 2008 at 9:33 PM

Pubblicato su Attualità