Londra, day 0 – Preparativi per il viaggio

Londra
Ci siamo, finalmente!
Dopo anni e anni a sentire amici e nemici, conoscenti e sconosciuti, vecchi e bambini narrarmi dei loro numerosi viaggi a Londra, durante i quali hanno vissuto avventure incredibili: cambi della guardia, comizi allo speaker’s corner, pacche sul sedere alla regina, fughe da infetti rabbiosi velocisti, indagini con investigatori muniti di pipa e assistente baffuto, avvistamenti di squartatori di prostitute, incontri con maghi occhialuti che parlano il serpentese e dibattiti con aspiranti Guy Fawkes, finalmente è il mio turno.
Dal 23 al 28 ottobre sarò a Londra con Micol :D
Negli ultimi giorni è difficile non pensare ai preparativi, ai dettagli, all’itinerario e a tutto ciò che potrò fare e vedere e, più in generale, vivere.
Il viaggio sarà molto costoso, ma non ho intenzione di condurre una vita casta e di rinunce; ancora non siamo partiti e abbiamo già speso una cifra non indifferente. Ricapitoliamo:
- Volo Ryanair A/R per 2 persone: 248.54 €.
- Partenza:
From Venice (Treviso) (TSF) to London Stansted (STN)Thu, 23Oct08 Flight FR 797 Depart TSF at 14:45 and arrive STN at 15:50 - Ritorno
From London Stansted (STN) to Venice (Treviso) (TSF)Tue, 28Oct08 Flight FR 798 Depart STN at 19:05 and arrive TSF at 22:00 - Dettaglio
43.96 €. Total Fare
115.58 €. Taxes, Fees & Charges
40.00 €. Passenger Fee: BAG
20.00 €. Passenger Fee: Airport Check in
29.00 €. Insurance
248.54 €. Total Paid
- Partenza:
- The Princess Hotel-Bed & Breakfast, doppia per 5 notti: 240 GBP = 310 €. circa
B&B trovato setacciando per bene il sito Zingarate, per poi scoprire che la mia amica GuardaNuvole aveva già avuto la stessa idea e provato lo stesso B&B, confermandomi l’ottimo rapporto qualità\pulizia\comodità\prezzo.
(Aronica Management Ltd.) 35-37 Argyle Street – Kings Cross – London – WC1H 8EP – ENGLAND
Tel: +44 20 72786895 – Fax: +44 20 78330984
E-Mail: princesshotel@btinternet.com – Web Site: www.princesshotel.co.uk
- Stansted Express A/R per 2 persone: 43 GBP = 53,92 €.
Treno che porta dall’aeroporto di Stansted al centro di Londra e ritorno (entro 30 giorni, passati i quali scadono i biglietti).
- Oyster card per 2 persone: 48,40 GBP = 62 €. circa
Valida per 7 giorni nelle zone 1-2.
- Guida Lonely Planet di Londra più spese di spedizione = 19,50 + 6,00 = 25,50 €.
Sesta edizione, Giugno 2008, 978-88-6040-274-5, Pagine 448
Autori: Tom Masters, Steve Fallon, Vesna Maric
Senza contare i pasti, i souvenir e i biglietti di ingresso nei vari musei (per fortuna i più importanti sono gratuiti), palazzi storici, ecc.
Le cose da vedere sono tante, troppe, pur avendo quasi una settimana per girare in lungo e in largo Londra, di sicuro non mi perderò: il Big Ben, Westminster Abbey, la Cattedrale di S.Paul, Buckingham Palace, Tower Bridge, London Eye, British Museum, Harrods, Portobello, Piccadilly Circus, Camden Town, Trafalgar Square, Hyde Park, ecc.
Confesso di non vedere l’ora di abbuffarmi con l’english beakfast, memore delle abbondanti colazioni irlandesi dell’anno scorso :P
Nascosto in fondo al cassetto dei miei sogni, c’è l’andare a vivere a Londra (oppure in Irlanda) e probabilmente terrò particolarmente d’occhio le condizioni di vita dei londinesi, il ritmo (presumo frenetico), l’integrazione multirazziale e tutto quanto mi sarà possibile osservare e annotare mentalmente, anche se so che questo sogno sarà difficilmente realizzabile.
A Londra avremo anche l’occasione per rivedere Vera, vecchia conoscenza mia e di Micol :)
Mancano 2 giorni, le aspettative sono tante, vedremo… ;)
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Aggiornamento 1
Sul cambio euro-sterlina (le banconote mi piacciono, magari qualcuna la conserverò, se mi avanzerà):
- (Per Micol) Banca CRC Cesena: 375 sterline = 495,79 euro (+ 3,00 di commissione), cambio = 0,75636862
- (Per me) Poste Italiane Cesena: 450 sterline = 589.65 euro (+ 2,58 di commissione), cambio = 0,76316458
Aggiornamento 2
- (Per Micol) Prelievo extra tramite Postepay, a Londra: 80 sterline = 99,51 euro (+ 5,00 di commissione), cambio = 0,80393930
Aggiornamento 3
- Il racconto del viaggio continua nel post: Viaggio a Londra.
Calcio, capitolo Nazionale
(Winston Churchill)
Ho deciso che non seguirò più le partite della nazionale, a parte quelle di Europei e Mondiali, perchè ogni volta sento di aver perso 2 ore di vita che avrei potuto sfruttare in modo migliore, come ad esempio leggendo un libro, guardando un film, uscendo per una birra o fissando il soffitto.
Mi riservo, però, il diritto di tornare sui miei passi nel caso di partite dei nostri “beniamini” contro squadre composte da: alieni, scimmie urlatrici, gay esibizionisti e donne in topless.
TGM compie 20 anni
The Games Machine compie 20 anni, questo settembre; l’ho scoperto ieri, per caso, vedendo il numero che festeggiava le due decadi della rivista.
Sono malinconico.
Da diversi anni mi limito a comprare un paio di numeri l’anno, quando lo vedo in edicola e il fanciullo che è in me ha la meglio sul lato più maturo (vecchio) e razionale.
Devo assolutamente diventare miliardario così da riprocurarmi (anche) il tempo di videogiocare e leggere\rileggere la rivista per ore e ore.
Che merda invecchiare, preferisco di gran lunga la libertà, l’irresponsabilità e l’incoscienza dell’essere un ragazzino che l’esperienza e l’intelligenza per rimpiangere quei tempi.
(masterofobvious)
Auguri TGM!

The Games Machine, n. 1

The Games Machine, n. 238
Ho appena finito di leggere lo splendido numero dedicato ai 20 anni di TGM…..
Io sono uno di quei lettori che appunto vi segue dal numero uno…. quello con lo speciale pc engine ed r type in copertina….
Uno di quelli che è “cresciuto” assieme a voi, e che assieme a voi ha condiviso , in questi 20 anni, le varie trasformazioni che il mondo videoludico ha subito, sapendoci regalare via via emozioni sempre più forti, magari a volte a discapito della genialità stessa del videogioco come gioco appunto inteso.
Ripercorrere alcune tappe del passato,riabbracciare quei nostalgici ricordi, mi porta indietro nel tempo, trastullandomi con le emozioni che furono e indagando ancora sul divertimento elettronico attuale.
Un numero strepitoso, una occasione dai toni forti per confrontare il mio baule di ricordi fanciulleschi con il mio più attuale e avido modo di giocare.
Un ringraziamento quindi a tutti voi di tgm e quando di co tutti ovviamente dico TUTTI tutti i suoi realizzatori che vanno dal primo numero all’ultimo che stringo ora in mano….
Tutorial, Viraggio e Videotape
Ultimamente, tanto per cambiare, stavo googlando in cerca di informazioni.
L’argomento, questa volta, era il “Viraggio”, ma sarebbe andato benissimo qualsiasi argomento scovato per caso ed interessante per il sottoscritto :)
Cos’è il Viraggio?
E’ un processo chimico che conferisce alla stampa fotografica un colore particolare, grazie a bagni appositi.
Il viraggio è stato molto usato fino all’inizio del XX secolo anche perché conferiva una maggiore stabilità all’immagine. Il più diffuso e più noto era il viraggio seppia, oggi usato soprattutto per dare all’immagine un sapore “d’epoca”, ma esistono anche viraggi al verde, al rosso o altri colori.
Quando la colorazione è molto lieve si parla più propriamente di intonazione. (Fonte)
L’amico Google mi ha fatto scoprire alcuni tutorial, uno dei quali proviene da un blog molto interessante, La bottega della fotografia, nei cui post sono presenti consigli preziosi e altre guide pratiche all’uso di Photoshop.
Photoshop, come realizzare un viraggio perfetto
Sul tubo, comunque, è possibile trovare tanto altro materiale utile:
Tutorial: Image Color Toning in Photoshop
Teacher-in-a-Box – Seminario Photoshop Tecniche di scontorno
Ad imperitura memoria

Mi annoto un articolo interessante di Michele Smargiassi, ad imperitura memoria.
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Creatività e talento sempre più sacrificati: un libro scardina il mito del genio italico, processo di valorizzazione vicino al collasso: colpa di impresa, scuola e geografia
“Un lavoro si trova, ma dequalificato. Italia, il Paese dei cervelli sprecati” di MICHELE SMARGIASSI
Fantozzi si guarda allo specchio, si vede Leonardo, e si consola. La figura professionale più richiesta dal mercato del lavoro italiano è ancora il ragioniere, ma i discorsi dei politici e quelli del bar, unanimi, s’aggrappano ancora al mito del genio italico che ci salverà. Non siamo forse il paese degli artisti, degli stilisti che il mondo c’invidia? No. Non lo siamo. È ora di toglierci dalla testa mitologie non solo infondate, ma pericolose. Lo fa con chirurgica spietatezza Irene Tinagli, la ricercatrice italiana del team dell’americano Richard Florida, il padre della “teoria della classe creativa”. Il suo Talento da svendere, in uscita oggi da Einaudi, ha i numeri del saggio, il taglio di un pamphlet e l’obiettivo di smontare un po’ di luoghi comuni sul paracadute che garantirebbe all’Italia scalcinata e impoverita di sopravvivere agli scontri coi titani della globalizzazione: ovvero la sua riserva di creatività, garantita, eterna, quasi genetica.
Poveri ma geniali? Ma dove? A che serve il genio, quand’anche l’avessero nel Dna, ai 48 italiani su cento che non sanno usare Internet, alla spaventosa maggioranza che non sa neanche una lingua straniera, alla quasi totalità che non sa cosa succede nel mondo? Dove starebbe questo genio, poi, che nomi ha? Rubbia, Levi Montalcini, Dulbecco, i nostri premi Nobel, che poi hanno tutti studiato e lavorato all’estero? “Michelangelo diventò un grande artista perché aveva un muro da affrescare, e io in Italia non avevo un muro”, così, amaro, Riccardo Giacconi, premio Nobel 2002 per la Fisica, italiano all’anagrafe, americano per obbligo.
Marconi inventò la radio a Pontecchio, ma andò a fondare la sua impresa a Londra. Meucci inventò il telefono negli Usa. Armani, Versace? Guardiamo ai ruolini d’assunzione, piuttosto: l’anno scorso le imprese italiane hanno offerto solo il 9 per cento dei nuovi posti a figure professionali altamente qualificate.
Il mito del genio solitario ci sta facendo del male. Ci rende pigri, inattivi, in attesa che l’intelligentone ci piova addosso dal cielo. Ai paesi in ascesa impetuosa non importa nulla della “caccia al talento” individuale e straordinario, da pescare già fatto “come una perla nel guscio dell’ostrica”: producono invece ottimi, anonimi, compatti, efficienti staff. Negli Usa vanno forte ingegneri biomedici, elettronici e ambientali: da noi, en attendant un Galileo o un Brunelleschi, la categoria professionale in maggiore espansione è quella dei commessi e degli impiegati. E un milione di laureati s’accontenta di lavori che avrebbe potuto fare senza laurea.
Abbiamo gioito troppo presto per l’impennata di iscrizioni seguita alla riforma universitaria (più 6% dal 2001 al 2004); ma è già rientrata, scopre Tinagli: dal 2004 le iscrizioni sono in calo di circa 6-8 mila unità l’anno. Gli atenei italiani offrono l’inverosimile catalogo di 5434 corsi di laurea diversi, ma le matricole sono cresciute solo del 2 per cento e i laureati “brevi” trovano lavoro più tardi e peggio pagati dei diplomati.
Una domanda “scorretta” s’affaccia alla mente di ogni diciottenne: conviene proprio continuare a studiare? Le statistiche dicono che i laureati guadagnano in media 26.700 euro annui contro i 17.700 dei diplomati, ma è una media ingannevole: si arriva al top della retribuzione solo dopo molti anni, e il rischio di non iniziare nemmeno la gara è alto.
Il problema allora non è delle mamme. La dotazione d’intelligenza è equamente distribuita nel mondo. Potenzialmente non siamo svantaggiati: produciamo più ingegneri della Germania, e il 7,5% della produzione internazionale di pubblicazioni di fisica è firmata da autori italiani. Secondo i criteri di Florida, la classe creativa italiana (quella parte di forza chiamata a “elaborare continuamente operazioni complesse per risolvere problemi non standardizzati”) arriva a quattro milioni di persone, il 21 per cento degli occupati, ed è raddoppiata in un quindicennio.
Ma per farlo fruttare, il talento bisogna coltivarlo. È il “processo di valorizzazione” che in Italia è vicino al collasso. E qui le colpe sono di molti. Gli attori del sistema che non fanno la loro parte sono almeno tre: l’università, l’impresa, e la geografia. Della prima s’è detto: e non basta il rientro faticoso di qualche centinaio di “cervelli” per riequilibrare una “bilancia dei pagamenti” del talento drammaticamente deficitaria (importiamo il 3 per cento dei nostri “creativi” dal mondo, ma esportiamo il 5% dei nostri solo negli Usa). Quanto alle imprese, l’Isfol s’è preso la briga di contare gli annunci di offerta di lavoro: nel 2006 tre su quattro non chiedevano alcun titolo di studio, il 7% in più di tre anni prima. Avere studiato non paga. Sotto la soglia degli 800 euro mensili, calcola l’Ires, c’è il 14 per cento dei licenziati elementari, il 14,1 dei diplomati e il 28,2 per cento dei laureati. Retribuzioni decenti sono più un premio all’anzianità che al merito: nei paesi Ocse siamo quello che paga meno i laureati tra i 30 e i 40 anni. Negli anni Ottanta il divario retributivo tra laureati a inizio e fine carriera era del 20%, nel 2004 era del 35%.
E la geografia? Ha le sue colpe, ed è in questo capitolo che l’analisi di Tinagli risente di più dell’originale impostazione di Florida. L’Italia dei campanili, delle comunità piccole ospitali e coese… Scordatevela. È un paese di gabbie: soffocanti e bigotte. Tra tutti gli europei, secondo il World Value Survey, gli italiani sono quelli che gradiscono meno (29%) avere per vicino di casa un gay: più ancora che un tunisino. Cosa c’entra? C’entra, è il termometro dell’apertura mentale al nuovo, al diverso, senza il quale si implode nel conservatorismo e nel declino. Del resto si vede: solo il 21% dei nostri manager è donna, il 35 in Germania, il 31 in Spagna. Persino i “distretti industriali”, salvezza e patrimonio dell’Emilia rossa come del Nord-Est leghista, hanno fatto il loro tempo e oggi sono, dice Tinagli, circuiti troppo chiusi, insofferenti delle eccentricità che possono turbare una comunità ma anche portarle stimoli nuovi. Il genio italico soffre di costipazione. Ci restano sole e mare?
29 aprile 2008

