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Finalista al Grand Prix Fotofestiwal 2015

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Grand Prix Fotofestiwal 2015

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Oggi ho avuto il piacere di trovarmi fra i finalisti del Grand Prix Fotofestiwal 2015 di Lodz, con il mio progetto “In Oblivion” :)

Come riportato nel sito ufficiale:
First of all, thank you to all you for submitting the work. It’s always very hard to choose 20 finalists from 50 shortlisted artists. In total the festival received over 500 strong applications. Lodz Fotofestiwal would like to thank our Jury members for their time, and experience which they have dedicated to the festival.

La giuria era composta da:
Alison Nordström – independent curator, former curator of GEH, USA
Henriette Hinz – Triennale of Photography in Hamburg, Germany
Peggy Sue Amison – Artistic Director for the East Wing Dubai
Krzysztof Candrowicz – director of Lodz FOTOFESTIWAL, Poland
Alessandra Capodacqua – Fondazione Studio Maragoni, Italy
Anna-Kaisa Rastenberger – Finnish Museum of Photography, Finland
Bill Kouwenhoven – independent photography critic and curator, Great Britain
Erik Vroons – Chief Editor of „GUP” magazine, The Netherlands
Adam Mazur – curator, chief editor of „SZUM” magazine, Poland
Rafał Milach – photographer, co-funder of Sputnik Photos, Poland
Marta Szymańska – The Archeology of Photography Foundation, Poland
Jakub Śwircz – curator and lecturer, Poland

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Written by filippo

26 gennaio 2015 at 8:00 PM

Hiroshi Sugimoto in mostra a Modena

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Hiroshi Sugimoto in mostra a Modena

Hiroshi Sugimoto, El Capitan, Hollywood, 1993 stampa ai sali d’argento, 119,5×149 cm

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Hiroshi Sugimoto
8 marzo – 7 giugno 2015
Foro Boario – Modena
Via Bono da Nonantola, 2

Enti promotori:
Fondazione Fotografia Modena
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Informazioni:
+39 059 239888
mostre@fondazionefotografia.org
http://www.fondazionefotografia.org

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COMUNICATO STAMPA

Dall’8 marzo al 7 giugno 2015 Fondazione Fotografia Modena presenta negli spazi espositivi del Foro Boario di Modena una mostra antologica dedicata a Hiroshi Sugimoto, tra i più autorevoli interpreti della fotografia contemporanea internazionale. Il percorso, a cura del direttore di Fondazione Fotografia Modena Filippo Maggia, ripercorre l’intera carriera dell’artista, presentando alcune pietre miliari della sua ricerca.

Attivo dalla metà degli anni settanta, Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) utilizza il mezzo fotografico per indagare le tracce della storia nel nostro presente. In particolare, nel ritrarre soggetti che ricreano o replicano momenti di un passato distante e luoghi geograficamente lontani, Sugimoto critica la presunta capacità della fotografia di ritrarre la storia con accuratezza. A quest’impostazione concettuale, l’artista unisce un rigore metodologico tipicamente orientale: la meticolosa perfezione delle sue stampe è il risultato di un lavoro imponente, che include un’ampia ricerca preliminare, l’uso di fotocamere di grande formato e delle tradizionali tecniche del bianco e nero. Ogni progetto ha origine da una riflessione filosofica profonda su un determinato tema e spesso si protrae per molti anni a venire.

Sugimoto ha lasciato il Giappone nel 1970 per studiare arte a Los Angeles, in un periodo in cui il Minimalismo e l’Arte Concettuale regnavano sovrani: entrambe le correnti, infatti, hanno influito molto sulla sua visione estetica. Man mano che la sua ricerca si è evoluta, Sugimoto ha individuato soggetti di una tale profondità concettuale che è tornato ciclicamente a rivisitarli nel corso della sua carriera. Dal Minimalismo, in particolare, ha tratto una passione rigorosa per la serialità, che lo ha portato ad organizzare il suo lavoro in serie ben definite ed omogenee. La mostra di Modena dà conto delle più importanti: dai misteriosi orizzonti marini della serie Seascapes ai celebri Theaters ripresi con lunghissimi tempi d’esposizione; dai Dioramas realizzati nei musei di storia naturale fino alle recenti fotografie ‘out-of-focus’ dedicate alle icone dell’architettura modernista. Il percorso comprende inoltre alcuni famosi Portraits di personaggi storici in cera e lavori ispirati ai primi esperimenti fotografici condotti da William Henry Fox Talbot (1800-1877): i Photogenic drawings, ricavate rifotografando i negativi di Talbot e colorando le successive stampe, e i Lightning fields, ottenuti direzionando sulla pellicola fotografica una scarica elettrica da 400 mila Volt con un generatore Van de Graaff. Un altro ambito in cui Sugimoto è significativamente attivo, inoltre, è la produzione di libri d’artista, testimoniata da ben 52 volumi monografici che saranno esposti in mostra.

“A caratterizzare la pratica artistica di Sugimoto – commenta il curatore Filippo Maggia –, sono l’indagine del passato e la necessità di raffigurare il tempo dandogli corpo attraverso la fotografia. L’approccio dell’artista è meditabondo, lento, giustamente prudente: d’altronde, per sentire il tempo occorre averne piena coscienza e rispetto. Ripercorrendo la carriera di Sugimoto a ritroso, risulta evidente come la sua non sia altro che un’incessante sfida alle potenzialità che la fotografia offre all’artista, come tecnica, linguaggio e strumento di interpretazione del mondo, accompagnata ad un’altrettanto approfondita pratica di altre discipline, come il design e l’architettura”.

“Nella serie Dioramas (1976 – 2012) – spiega Maggia – il punto di vista è quello di un osservatore consapevolmente estraneo alla scena, come spesso lo è il fotografo, e l’ossessiva ricerca del vero condotta dall’artista è amplificata dal fatto di ritrarre un’ambientazione sotto vetro, di per sé statica e immobile come una fotografia già scattata. Nei Seascapes (serie in corso dal 1980), lo sguardo si posa invece su distese d’acqua infinite, immutate da millenni e depositarie di una lunga storia che si ripete nel lento e inesauribile approdare alla riva”.

Di un tempo ben scandito da un inizio e da una fine raccontano invece i Theaters (serie in corso dal 1976), in cui il tempo della pellicola che viene proiettata sullo schermo coincide con quello dell’esposizione: “In questo caso, il rettangolo bianco al centro dell’immagine è metafora di una duplice visione – prosegue Maggia –: di quello che è stato il flusso di immagini risolto nel bianco abbacinante dello schermo e di quanto contestualmente è andato apparendo su di esso, il teatro appunto, come su un foglio fotografico immerso nel rivelatore”. Nei Portraits (1999) l’artista ritorna alle figure in cera che aveva esplorato per la prima volta nei Dioramas. A differenza di quelle prime rappresentazioni, questi ritratti di personaggi storici in bianco e nero sono quasi a grandezza reale. Lavorando su una scala inedita per lui, Sugimoto libera le statue di cera dalle scenografie del Museo di Madame Tussaud di Londra e le ricolloca su uno sfondo nero così da renderle ancora più inquietanti. La resa pittorica dei soggetti, così ricca di dettagli, richiama i quadri di Hans Holbein, Anthony van Dyck e Jacques Louis David, dai quali molte delle statue di cera già traevano ispirazione.

L’allestimento presenta inoltre un nucleo di opere della serie Architecture (in corso dal 1997), realizzate da Sugimoto in occasione della XIV Biennale d’Architettura, recentemente esposte alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia: tra queste, le vedute del Johnson Wax Building di  Frank Lloyd Wright, la Einstein Tower di Erich Mendelsohn, il Monumento ai Caduti del futurista italiano Antonio Sant’Elia, la Serpentine Gallery di Londra, il Museum of Modern Art di New York. Queste mostrano come “l’interesse di Sugimoto per il primo modernismo in architettura si sia progressivamente spostato dai volumi alle strutture e al rapporto di queste con l’ambiente – spiega Maggia–. Il particolare sistema di ripresa utilizzato dall’artista permette di ottenere un’immagine in cui il soggetto ripreso appare come indefinito, eppure ben percepibile, a noi prossimo, palpabile come se la sua superficie fosse davvero a portata di mano. E con essa la sua storia, il suo esistere perpetuo nel tempo, reso ancora più definitivo dall’immutabilità della fotografia”.

Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) vive e lavora tra New York e Tokyo. Le sue opere sono state esposte nel corso di numerose mostre personali e collettive. Tra le maggiori personali ricordiamo quelle organizzate presso il Palais de Tokyo di Parigi, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles (2014), il Lille Metropole di Lilla (2012), il National Museum of Art di Osaka (2009), la Neue Nationalgalerie di Berlino (2008), il de Young Museum di San Francisco (2007), l’Hirshhorn Museum di Washington D.C. (2006), il Mori Art Museum di Tokyo (2005), la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi (2004), il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (2000), il Metropolitan Museum of Art di New York (1995). Nel 1988 riceve il Mainichi Art Prize e nel 2001 il prestigioso Hasselblad Foundation International Award. Le opere di Sugimoto figurano nelle più importanti collezioni museali internazionali tra cui quelle della Tate Gallery di Londra, del Museum of Contemporary Art di Chicago e del Metropolitan Museum di New York.

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Written by filippo

4 gennaio 2015 at 11:40 am

“L’Ira Funesta” su Witness Journal n° 69

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“L’Ira Funesta” su Witness Journal n° 69

“L’Ira Funesta” su Witness Journal n° 69

 

Con molto piacere ho appreso che il mio progetto “L’Ira Funesta” è stato pubblicato sull’ultimo numero di Witness Journal, visibile QUI.

Si tratta dell’ultimo progetto che ho realizzato, in ordine cronologico.
Mi sta dando tante soddisfazioni :)

“L’Ira Funesta” era stato pubblicato nel blog ufficiale della FIAF, Agorà di Cult.
Il progetto era poi apparso sul numero 266 della rivista Il Fotografo.
Fino al 21 dicembre è stato esposto in una mostra personale a Palazzo Dolcini.

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Written by filippo

30 dicembre 2014 at 1:44 PM

Romagna RFC – Modena Rugby 34-12

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Written by filippo

24 dicembre 2014 at 9:05 am

Chiusura della mostra “L’Ira Funesta”

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Chiusura della mostra "L'Ira Funesta" a Palazzo Dolcini

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La mostra “L’Ira Funesta” s’è conclusa ieri sera, raccogliendo una buona affluenza, apprezzamenti e confronti, donandomi molta soddisfazione a livello personale.

L’evento è riuscito grazie al fondamentale contributo, sostegno e aiuto di Cristian, Anton, Cristina, Raffaele (e con lui tutto il Comune di Mercato Saraceno), Elisa, Veronica, Davide e l’Artista delle torte :)

Ringrazio inoltre tutti quelli che sono venuti e coloro che sarebbero voluti venire, ma non sono riusciti!

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The exhibition “L’Ira Funesta” (Dreadful Wrath) finished yesterday evening. A lot of visitors came in these days to see it and I got compliments, feedbacks and discussions. I am really satisfied of it.

I have to say thank you to Cristian, Anton, Cristina, Raffaele (and all the Municipality of Mercato Saraceno), Elisa, Veronica, Davide and the Cake Artist :)

Thank you also to all the visitors and the people who wanted but had not the chance to come!

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Written by filippo

22 dicembre 2014 at 8:59 am