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Made in Korea è su Witness Journal #93
Il mio lavoro “Made in Korea”, sulla Corea del Sud, è uscito oggi su Witness Journal!
E’ possibile consultarlo QUI.
Intervista per Project Nerd

(l’articolo originale è raggiungibile QUI)
Made in Korea: intervista a Filippo Venturi autore dell’esposizione sulla Corea
A Forlì è arrivata la mostra dal titolo “ Made in Korea “, tutta dedicata alla Corea del Sud.
Si tratta di una mostra fotografica composta di 41 fotografie scattate in diverse località della Corea da Filippo Venturi. Noi si PJN l’abbiamo visitata alcune settimane fa, ma non ci siamo fermati qui. Abbiamo, infatti, deciso di conoscere meglio chi è Filippo Venturi.
Ciao, innanzitutto grazie per aver accettato di rispondere a questa piccola intervista.
Tanto per cominciare, ci piacerebbe un po’ conoscerti meglio. Chi è Filippo Venturi e com’è nata la tua passione per la fotografia?
Grazie a voi per l’interesse nei miei confronti!
Sono un fotografo documentarista cesenate di 36 anni. Lavoro nella Fotografia dal 2010 e in questi anni mi sono occupato di documentazione di eventi teatrali, sportivi e non solo. Collaboro con diverse riviste e svolgo anche lavori commerciali.
Mi occupo inoltre di progetti personali su lavori e tematiche che ritengo interessanti da approfondire: fra questi rientra “Made in Korea”, il mio ultimo lavoro in ordine cronologico.
La mia passione è nata casualmente; non ho una storia romantica dietro, purtroppo, come un parente che mi ha regalato una macchina fotografica. Semplicemente, un giorno, osservando alcune fotografie sul web, mi è venuta voglia di imparare a fotografare e in seguito ho iniziato a studiare.
Il tuo ultimo progetto si è ispirato alla parte caotica e, da alcuni punti di vista, sregolata della Corea del Sud. Come mai questa ispirazione?
A volte, certe idee, nascono lungo un lasso di tempo durante il quale capita, anche casualmente, di raccogliere tanti indizi e dettagli su un argomento e, ad un certo punto, ci si rende conto che si vuole approfondire quell’argomento. E’ successo così, per me, con la Corea del Sud.
Durante alcune settimane mi è capitato di leggere notizie e articoli su questo paese, di rendermi conto che lo conoscevo pochissimo. Approfondendo la cosa, ho notato che si trattava di un paese e di fenomeni poco raccontati e poco visti in Fotografia. Nei miei lavori cerco spesso di approfondire tematiche originali.
La Corea del Sud è fra i paesi più popolati al mondo. Fra le tue foto mi ha colpito molto quella che ritrae un capriolo fra i grattacieli. Qual è il rapporto fra la popolazione, il territorio e il suo relativo sfruttamento in Corea?
Nella mia esperienza documentativa e personale, mi è capitato di notare 2 rapporti molto diversi. Il primo è quello del visitatore o di colui che si trasferisce nel paese per un periodo predefinito, in cui il paese si dimostra moderno, sicuro, piacevole, di cui è facile innamorarsi.
Il secondo è quello di chi ci vive da sempre o di chi si trasferisce per costruirsi una vita, a quel punto tutti i fenomeni descritti nel mio progetto, a partire dalla competizione, dallo stress, dalla ridotta qualità della vita, emergono in tutta la loro forza, di conseguenza il rapporto col territorio si deteriora e la pressione sulla popolazione aumenta.
Nella mia permanenza in Corea del Sud, ho anche realizzato un reportage su un luogo molto particolare, che si chiama “Prison Inside Me”; si tratta di un luogo di soggiorno isolato, creato sul modello di una prigione, per aiutare i coreani a superare lo stress, rinchiudendoli in celle di circa 6 mq. Agli utenti viene fatta indossare una uniforme blu con un numero identificativo e viene chiesto di consegnare i cellulari e qualsiasi altro dispositivo tecnologico. Non ci sono orologi a disposizione. Nei giorni di permanenza in questo luogo, sono previste ore di meditazione, ma anche di passeggiate in mezzo ai paesaggi collinari nei dintorni; in questo modo recuperano un ritmo di vita meno frenetico e anche un rapporto con i propri spazi e il territorio.
Molti dei tuoi scatti sono dedicati alla “necessità” della chirurgia estetica, l’ossessione per l’aspetto esteriore in ogni sua forma, fino alla quasi standardizzazione della persona. Cosa secondo te spinge i coreani a questi livelli e come un occidentale fronteggia questa pubblicità di massa continua sull’aspetto fisico?
Come per i risultati scolastici e professionali, anche a livello estetico c’è una estrema competizione che porta alla ricerca della perfezione, o almeno, quella che per loro rappresenta la perfezione. In Corea l’aspetto fisico è diventato uno dei requisiti fondamentali se si vuole trovare lavoro in una buona azienda e coltivare relazioni con gli altri. La chirurgia estetica insomma è un investimento!
Ci sono interventi che correggono alcune caratteristiche tipicamente asiatiche e rendono i loro tratti somatici più occidentali, come la modifica del classico occhio a mandorla, piccolo e allungato, in un occhio più grande e tondo. Oppure c’è l’intervento sulle labbra con la deformazione degli angoli della bocca verso l’alto per ottenere un inquietante “sorriso permanente”.
Tutto questo colpisce un occidentale, anche perché nelle metro e non solo è pieno di enormi manifesti, con modelli e modelle a grandezza quasi naturale, che ti invitano a raggiungere la bellezza con la chirurgia plastica.
Rimanendo in contatto con la domanda precedente, sappiamo che Corea e Giappone hanno il tasso di suicidio più elevato in tutto il mondo. Molti coreani si ritrovano già ubriachi la sera presto appena usciti dal lavoro. La situazione lavorativa e sociale è davvero così pressante in Corea?
E’ tutto vero, purtroppo.
Preciso però che, oltre allo stress, capita che i coreani bevano per questione di educazione.
Lo so, sembra assurdo ma, quando non lavorano, i coreani spesso festeggiano gli ultimi affari fatti (o scaricano lo stress) col soju, la bevanda nazionale. Normalmente sono gli stessi capi che trascinano i dipendenti a bere e rifiutare i vari giri di soju è considerato scortese.
Quale tra gli scatti di Made in Korea è il tuo preferito, se è possibili sceglierne uno soltanto, e perché?
Il mio preferito è quello della studentessa universitaria, su sfondo giallo, che è diventato un po’ lo scatto simbolo di questo mio lavoro.
Al di là della gradevole combinazione cromatica, mi piace la postura della ragazza: assolutamente spontanea, eppure così rigida e innaturale; mi piace anche che sullo sfondo si vedano gli altri studenti studiare; il tutto dà l’impressione di aver “interrotto” per un istante la routine pressante di questa ragazza, che probabilmente si sarebbe seduta nel tavolo libero a studiare, se non le avessi chiesto di posare per un ritratto.
Quale invece non ti convince completamente e vorresti riscattare?
Su questo lavoro ho passato tantissime ore a lavorare sull’editing (la selezione e l’ordine delle fotografie più efficaci), ragionandoci in privato, ma anche confrontandomi con esperti, photoeditor e altri fotografi. Sicuramente ci sono fotografie che ho scartato e da cui mi è dispiaciuto “separarmi” perché non venute come avrei voluto oppure perché poco efficaci, ma col tempo ho iniziato a considerare solo quelle 41 che fanno parte del progetto e quelle mi convincono tutte!
In generale com’è stata la tua esperienza in Corea del Sud?
E’ stata un’esperienza molto positiva a livello umano e professionale!
Ho conosciuto molti coreani e, al di là dei problemi che affrontano ogni giorni, sono persone molto educate, gentili e anche generose.
Come dicevo in precedenza, per un visitatore, certe problematiche non ti toccano direttamente.
Uno degli scatti che davvero mi ha colpito di più è quello del ragazzo nel computer cafè con la maglia Obey. Mi piacerebbe sapere cosa ti ha spinto a scattarla e magari la storia che c’è dietro questa fotografia.
Durante la preparazione del mio progetto, prima ancora di partire, avevo definito una serie di luoghi e situazioni che avrei voluto vedere e fotografare, fra questi c’erano le PC Room: gigantesche stanze con centinaia di postazioni con computer, aperte 24 ore su 24, usate per studiare ma anche per videogiocare. Mentre mi aggiravo in questo luogo, il ragazzo con la maglietta Obey si è alzato e ho pensato che fosse un soggetto perfetto. L’ho ritratto nel punto esatto in cui l’ho visto. Ho realizzato anche altri ritratti, ma quello era il migliore, grazie anche a quel dettaglio. Ci vuole anche fortuna nel lavoro!
Le prossime tappe della tua mostra Made in Korea?
Il 23 aprile è terminata la mostra a Forlì, la città dove mi sono trasferito da alcuni anni e che ha avuto un ottimo successo e mi ha dato il grande piacere di mostrare questo mio progetto ai miei amici e concittadini, che magari mi seguono, ma non avevano ancora avuto l’occasione di vederlo stampato ed esposto con tutti i crismi.
In passato era già stato esposto in giro per l’Italia e all’estero, in particolare (a seguito del premio ricevuto ai Sony World Photography Awards) alla Somerset House di Londra, al Sony Square di New York, allo Spazio Tadini di Milano, allo U Space di Pechino. Inoltre era stato ospitato al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (a seguito della selezione nell’ambito di Emerging Talents), al Foro Boario di Modena (a seguito della selezione come Nuovo Talento di Fondazione Fotografia Modena), a Kaunas (nell’ambito del Kaunas Photo Festival) e al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena.
Insomma mi ha dato parecchie soddisfazioni!
Al momento non ho in programma ulteriori mostre, anche perché mi sto dedicando ad altri progetti e nei prossimi mesi li presenterò e spero che ricevano un buon riscontro e attenzione, come quella ricevuta da “Made in Korea”!
Grazie ancora a Filippo per averci dedicato il suo tempo!
Potete visitare il suo portale ufficiale CLICCANDO QUI, per rimanere in contatto con tutti i suoi lavori.
Made in Korea in mostra a Forlì

MADE IN KOREA
Mostra fotografica di Filippo Venturi
Inaugurazione: Sabato 25 Marzo 2017, alle ore 11
Periodo della mostra: Dal 25 Marzo al 23 Aprile 2017
Sede: Palazzo del Monte di Pietà, Corso G. Garibaldi, 45 – Forlì (FC)
Orario di apertura: Lunedì chiuso, Martedì-Venerdì 16-19, Sabato-Domenica 10-12 e 16-19, Ingresso libero
L’organizzazione dell’evento è a cura dell’Associazione Regnoli 41, in collaborazione con la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Forlì, nell’ambito del progetto “Artealmonte”.
Filippo Venturi – cesenate, forlivese d’adozione – col proprio lavoro si è messo in luce negli ultimi anni, venendo selezionato tra i “Nuovi Talenti” da Fondazione Fotografia Modena e tra gli “Emerging Talents” esposti al MACRO di Roma nel 2016, oltre ad essere stato premiato in concorsi internazionali come il Sony World Photography Awards di Londra.
Il progetto “Made in Korea”, realizzato nel 2015, pone l’attenzione sui giovani sudcoreani e i fenomeni che li vedono coinvolti: da un lato la forte competizione che li spinge alla ricerca continua di risultati in ambito scolastico, professionale e anche estetico – in uno dei paesi che ha puntato tutto sulla rincorsa alla modernità e al progresso -, dall’altro i forti effetti collaterali che questo stile di vita provoca.
Lo stile scelto dall’autore nella realizzazione delle fotografie, asettico, quasi artificioso, ricalca questo aspetto della realtà coreana, dove la ricerca ed esibizione della perfezione cela aspetti oscuri e problematici.
IL PROGETTO
Fino agli anni ’60 la Corea del Sud era un paese povero e arretrato. In meno di mezzo secolo è diventato uno dei paesi più moderni al mondo. La rincorsa alla modernità e al progresso è stata realizzata imponendo alla società uno smisurato senso della competizione, nella ricerca della perfezione dal punto di vista scolastico, professionale e anche estetico.
Ai giovani vengono impose le stesse tappe obbligatorie: per essere riconosciuti socialmente è fondamentale ottenere i migliori voti per accedere ai migliori istituti che consentiranno di arrivare ai migliori lavori. Al tempo stesso sono richiesti modelli estetici uniformi, spesso senza identità, raggiunti comunemente con la chirurgia plastica.
I giovani sono così spinti verso una standardizzazione straniante e surreale, l’esatto contrario di quanto avviene in molti paesi occidentali, dove il successo è raggiunto distinguendosi dalla massa.
Tutto questo ha fatto emergere forti effetti collaterali come lo stress, l’alcolismo, l’isolamento sociale e un elevato numero di suicidi (il paese è tra i primi posti nella classifica mondiale dei suicidi: 43 al giorno).
Il lavoro intero, composto da 41 fotografie, è disponibile in ebook, edito dalla casa editrice emuse. L’ebook contiene anche due testi critici di Silvia Camporesi e Davide Grossi.
Made in Korea è già stato esposto in Italia e all’estero, in particolare:
- Alla Somerset House di Londra, al Sony Square di New York, allo Spazio Tadini di Milano, allo U Space di Pechino, a seguito del premio ricevuto ai Sony World Photography Awards.
- Al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, in quanto selezionato nell’ambito di Emerging Talents.
- Al Foro Boario di Modena, in quanto selezionato come Nuovo Talento di Fondazione Fotografia Modena.
- A Kaunas, nell’ambito del Kaunas Photo Festival.
- Al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena.
L’AUTORE
Filippo Venturi è un fotografo italiano, lavora a progetti fotogiornalistici e commerciali su commissione. Si dedica inoltre a progetti personali su temi, storie e problematiche che ritiene interessanti da approfondire. I suoi lavori sono stati pubblicati su diversi magazine e quotidiani come The Washington Post, Die Zeit, Internazionale, La Stampa, Geo, Marie Claire, Vanity Fair, Gente, D di Repubblica, Io Donna del Corriere della Sera. Il suo ultimo progetto personale, Made in Korea, è stato esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, al Foro Boario di Modena come Nuovo Talento di Fondazione Fotografia Modena, al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma nell’ambito della selezione Emerging Talents e alla Somerset House di Londra dal Sony World Photography Awards.
ARTE AL MONTE
Il progetto Artelmonte contempla la realizzazioni di esposizioni d’arte che prevedono il coinvolgimento di artisti del territorio forlivese e della Romagna. Le mostre sono cinque e si svolgono da settembre a luglio. Ogni singola mostra è amplificata e collegata da una serie di eventi che si attuano lungo il periodo espositivo della stessa. Tutto ciò avviene in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

LO SPAZIO ESPOSITIVO
Il Palazzo del Monte di Pietà è un gioiello architettonico cinquecentesco situato nel centro storico a pochi passi da Piazza Saffi. L’austero palazzo, costruito nella prima metà del ‘500 in laterizio bruno, presenta una facciata semplice e imponente, coronata da un bel cornicione con mensole in legno e pietra rifatto alla fine del Settecento. Oggi è sede della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.
Aggiornamento del 26/03/2017, di seguito la rassegna stampa:
- Il Resto del Carlino
- Il Fotografo
- Corriere di Romagna
- FPmag
- FotoIT
- N Photography
- Forlì Today
- Clickblog
- Artribune
Aggiornamento del 26/03/2017, alcune fotografie dell’Inaugurazione:
























