Archive for the ‘Mostre e musei’ Category
MystiCase Summer Festival a Cesena
MystiCase Summer Festival a Cesena
Nelle aree espositive ci saranno anche alcune mie fotografie.
Quando: 1 Agosto 2010, dalle ore 17.00 alle 24.00;
Dove: nel Parco della Rocca Malatestiana, in Via Cia degli Ordelaffi, 8 – Cesena (FC) Italy;
Biglietto: ingresso a offerta libera;
MystiCase è il grande festival dell’estate cesenate 2010.
La prima edizione di un contenitore di arte, cultura e intrattenimento in cui le iniziative di privati e associazioni si ritrovano per esprimere idee, proposte, stili di vita, o semplicemente per stare in ottima compagnia…
Ideato e coordinato da Massimiliano Severi con lo scopo di creare un nuovo format in grado di coinvolgere quanta più gente possibile in piena sinergia, in cui chiunque partecipi possa scambiarsi almeno un emozione e fare festa contribuendo alla crescita e alla condivisione.
Programma:
– Dalle ore 17:00 saranno in funzione il mercatino mysticase con abbigliamento, libri, dischi, artigianato, prodotti locali e diverse aree espositive;
– Aperitivo lungo accompagnato dai dj-set: Kaboom, Stereo:Fonica, Frequenze Indipendenti e Luigi Bertaccini;
– A seguire Granturismo in concerto (Italia – Folk Rock – Psichedelica);
Villa Silvia Rock Camp 2010 – Atelier
Atelier
Opere fotografiche e pittoriche a cura di: Chiara Valenti, Claudio Zani, Emanuele Decarli, Filippo Venturi, Giorgia Brugnoli, Maura Pazzaglia, Milena Pollarini, Samantha Graffieti, Cristina Cosi, Pietro Bondi, Enrico Goria, Eleonora Baiardi, Serena Casalboni, Matteo Babbi. Proiezione non stop dei cortometraggi realizzati all’interno del progetto Pillole d’Identità.
Favole, mostra di Karen Knorr a Milano
Karen Knorr, “Favole”, mostra a cura di Roberta Valtorta
Museo di Fotografia Contemporanea – Villa Ghirlanda, Via Frova 10 – Cinisello Balsamo (Milano)
Telefono +39 02.6605661, Fax +39 02.6181201, Email info@museofotografiacontemporanea.org
Periodo:
16 maggio – 12 settembre 2010
Biglietto:
Ingresso libero
Orari:
Mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 15 alle 19;
Sabato e domenica dalle ore 11 alle 19;
Lunedì e martedì chiuso.
Inaugurazione:
sabato 15 maggio 2010
ore 17 incontro con Karen Knorr
ore 18 apertura della mostra
Il Museo di Fotografia Contemporanea presenta la mostra personale dell’artista tedesca Karen Knorr Favole: diciotto grandi opere fotografiche dalla serie Fables e un video.
Un suggestivo dialogo muto tra natura e cultura con interpreti gli animali ritratti all’interno dei musei.
In collaborazione con Galerie Les Filles du Calvaire, Paris – Bruxelles
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Favole
La lunga e articolata serie Fables/Favole, 2003-2008 (che prosegue un percorso già avviato da Karen Knorr da diversi anni con altre serie, come Connoisseurs e Academies), è stata realizzata negli ambienti di vari musei e dimore storiche europee, dal Musée Carnavalet di Parigi al Musée Condé di Chantilly, dal Chateau de Chambord al Musée de la Chasse et de la Nature di Parigi, dalla Villa Savoye du Corbusier al Musée d’Orsay. Vede come protagonisti gli animali: essi entrano nei luoghi della storia e dell’arte, in quei “santuari culturali” ai quali normalmente non hanno accesso. Questa trasgressione crea un forte sentimento di meraviglia, che rimanda agli universi di Lewis Carroll o di Angela Carter, e ricorda le fiabe di Ovidio, Esopo, La Fontaine, mescolandole agli universi di Walt Disney e Attenborough.
L’effetto straniante che caratterizza queste grandi immagini è ottenuto grazie a sapienti montaggi grazie ai quali Karen Knorr mescola fotografia analogica e procedura digitale: la presenza delle figure degli animali, simboli di ciò che è naturale e selvaggio, tra i decori dei musei, punte altissime della artificialità e dell’elaborazione culturale, intensifica lo stupore in chi osserva l’immagine. L’ingresso degli animali in questi spazi ricercati ed esclusivi, carichi di bellezza, di ricchezza e di storia, accentua il contrasto tra natura e cultura, natura e società degli uomini. In queste fotografie gli animali svolgono inoltre quasi il ruolo di strane guide turistiche, quasi rappresentanti di un inaspettato genius loci.
Ecco dunque una volpe seduta su una poltrona antica in dialogo con un uccello, ecco la stessa volpe sostare con aria interrogativa tra preziosi strumenti musicali, eleganti uccelli volare nella camera di Luigi XVI, ecco un cerbiatto seduto tra pareti di stucchi dorati, ecco un lupo, un airone, una cicogna, un cinghiale, ed ecco le scimmie, e un pappagallo che con i suoi colori sfida i colori di un dipinto.
Le storie di animali di Karen Knorr ci parlano della vanità delle cose terrene, della vacuità delle ricchezze che gli uomini hanno accumulato e accumulano, a confronto con la grande forza assoluta della natura. La storia, trasformata in fiaba, rimane sospesa, lasciando l’osservatore solo con se stesso.
Le immagini di Karen Knorr hanno colori lussureggianti e raffinati, simili a quelli dei dipinti del Rinascimento o del Barocco: i colori stessi della storia dell’arte. Gli animali inseriti nelle immagini sono in parte tassidermizzati e in parte ripresi dal vero. L’opera di Karen Knorr ci parla così di una natura che oscilla tra vita e morte, spontaneità e messa in scena, realtà e artificio.
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Biografia
Karen Knorr è nata a Francoforte e negli anni Sessanta ha vissuto a Porto Rico. Ha studiato a Parigi e a Londra. Ha esposto il suo lavoro, insegnato, tenuto conferenze in molti musei e università del mondo, tra i quali: la Tate Britain, la Tate Modern, le Università di Westminster, Gorldmiths, Harvard e l’Art Institute di Chicago. Vive a Londra e insegna Fotografia all’University College of Creative Arts di Farnham, nota per aver favorito lo sviluppo del nuovo stile documentario inglese grazie ad artisti come Martin Parr, Anna Fox, Paul Seawright, Keth Arnatt, Eileen Perrier.
Affermatasi a livello internazionale con la serie Gentlemen (1981-83), un lavoro sui club maschili inglesi, ha sviluppato molte ricerche sui codici e i comportamenti dell’establishment della borghesia, sui passatempi dell’aristocrazia, sul rapporto tra patrimonio artistico e società (Country Life, Belgravia, The Venery, Capital, Spirits, The Virtues and the Delights, tutte raccolte nel ciclo Archives, 1976-1998). Da anni lavora sul rapporto tra natura e cultura (Connoisseurs,1986, Academies, 1994-oggi, Fables, 2003-2008, Muses and Avatars, 2009), sempre secondo un approccio insieme critico e ludico alla società contemporanea.
Mostra a Pesaro, Paesaggi di Luigi Ghirri e Mario Giacomelli
A Pesaro: “Paesaggi”, mostra fotografica di circa 80 opere di Luigi Ghirri e Mario Giacomelli
a cura di Alessandra Mauro e Ludovico Pratesi
Inaugurazione: 3 luglio 2010, alle ore 19 .00, presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro
Periodo mostra: 4 luglio – 19 settembre 2010
Orario: 10-12/18-23, tutti i giorni tranne il lunedì
Info: 0721-387651/53 – http://www.centroartivisivepescheria.it
Ingresso:
€ 4,00
€ 2,00 (dai 15 ai 25 e oltre i 65 anni)
€ 3,00 gruppi (min. 15 persone+guida)
sono possibili aperture fuori orario su prenotazione (0721-387651) e con tariffe supplementari: persona singola €1,00 per un minimo di €30,00
Ingresso gratuito:
fino a 14 anni
ogni terza domenica del mese, 15 agosto
per i portatori di handicap e accompagnatore
per i membri ICOM (International Council of Museums)
per i possessori della Carta Musei Marche
per le scolaresche (studenti più insegnanti di scuole elementari, medie inferiori e superiori)
per i giornalisti con tessera professionale
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Mentre gli spazi di Cinecittàdue Arte Contemporanea di Roma continueranno ad ospitare “Mario Giacomelli 99 Foto” fino al 25 luglio, e diverse collettive esporranno a luglio immagini di Luigi Ghirri, da Lugano con “Naturae Mortae – Maestri fotografi del ‘900“, a Venezia con “Il furore delle immagini“, scendendo fino a Roma con “Traduzione citazione contaminazione. Rapporti tra i linguaggi dell’arte visiva“, il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro, al confine tra le Marche e la Romagna, dedicherà una mostra ai paesaggi di entrambi i fotografi.
Da domenica 4 luglio i due spazi espositivi del Museo, la Chiesa del Suffragio e il loggiato, con “Paesaggi” ospiteranno circa 80 opere che abbracciano gli orizzonti evanescenti e metafisici dei paesaggi familiari della costiera romagnola di Ghirri, e le superfici drammatiche e contrastate delle campagne e delle colline marchigiane di Giacomelli.
Due modi decisamente diversi di guardare il paesaggio familiare e quotidiano, ma entrambi preziosi per stimolare altrettante osservazioni e sperimentazioni, in mostra fino al 19 settembre.
(clickblog.it)
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Il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro presenta le opere di Luigi Ghirri e Mario Giacomelli, due maestri della fotografia italiana, che vengono presentati insieme per la prima volta in uno spazio espositivo pubblico.
La posizione geografica di Pesaro, situata ai confini tra le Marche e la Romagna, ha suggerito questa mostra basata sull’idea di paesaggio, interpretata dai due artisti: orizzonti evanescenti e metafisici per Ghirri , superfici drammatiche e contrastate per Giacomelli.
Nei due spazi espositivi del Museo, la Chiesa del Suffragio e il loggiato, saranno esposte circa 80 opere selezionate dai curatori.
Nei paesaggi familiari della costiera romagnola, interpretati da Ghirri, e le campagne delle colline marchigiane viste da Giacomelli, i due autori hanno cercato il senso e la ragione di un legame speciale con i luoghi di infanzia e di vita quotidiana che diventano lo scenario preferito e primario per le proprie osservazioni, oggetto di studio e di lavoro fertile e creativo.
Tra documentazione e invenzione, il paesaggio ridefinisce in queste opere l’orizzonte creativo degli autori che compongono, da una fotografia all’altra, la mappa geografica personalissima, e per questo vera e profonda, della costa adriatica – romagnola e marchigiana – come il confine tra uno spazio esterno da percorrere e uno più interno da lasciar affiorare in superficie.
E’ un itinerario visivo legato ad un ‘viaggiare senza spostarsi’ attraverso il territorio, un modo per il visitatore di scoprire paesaggi sconosciuti o riconoscere luoghi familiari attraverso l’interpretazione degli artisti. Un’esposizione che ancora una volta cerca di sottolineare l’importanza del legame con un territorio proiettato verso il mondo esterno, per far sì che tutti possano comprenderne il profondo valore culturale ed artistico.
Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, presenta la riproduzione di tutte le opere in mostra e i testi critici di Alessandra Mauro, Simona Guerra e Massimo Mussini.
Luigi Ghirri (Reggio Emilia 1943-1992) è considerato uno dei maestri della fotografia italiana del dopoguerra. Tra i suoi lavori fotografici a colori dedicati al paesaggio, che interpreta in maniera silenziosa e metafisica, celebre è la serie dedicata alla Via Emilia (1986).
I suoi lavori sono conservati presso varie realtà museali nel mondo, tra cui Stedelijk Museum (Amsterdam), Musée-Château (Annecy), Musée de la Photographie Réattu (Arles), Museum of Modern Art (New York), Cabinets des estampes – Bibliotèque Nationale (Paris), Fond National d’Art Contemporain (Paris).
Mario Giacomelli (Senigallia 1925-2000) ha interpretato il territorio marchigiano con un linguaggio delicato e poetico, basato su immagini in bianco e nero di grande rigore compositivo. Le sue immagini sono state esposte nei più grandi spazi espositivi del mondo, dalla Photokina di Colonia nel 1963 al MOMA di New York (1964), dal Metropolitan di New York (1967) alla Bibliothèque Nationale di Parigi (1972), dal Victoria & Albert Museum di Londra (1975) al Visual Studies Workshop di Rochester (1979).
(centroartivisivepescheria.it)
Mostra di Francesca Woodman a Milano, Palazzo della Ragione
A Milano la retrospettiva dell’artista di Denver tra le grandi della fotografia.
Palazzo della Ragione – Piazza dei Mercanti, 1 (Zona Centro Storico), 20123 Milano (MI)
Dal 16/07/2010 al 24/10/2010
“Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”
Francesca Woodman (Denver, 03/04/1958 – New York, 19/01/1981) è stata una fotografa statunitense. (wikipedia)
L’esposizione presenta 116 fotografie tra cui 15 immagini esposte in esclusiva per Milano e cinque video che ripercorrono tutta la carriera dell’artista, interrottasi a soli 22 anni.
Figlia d’arte – la madre Betty è ceramista e il padre George, pittore e fotografo – Francesca Woodman cominciò a lavorare a soli tredici anni di età, con la sua prima macchina fotografica e l’uso dell’ autoscatto. Negli anni a venire, ha continuato a usare sé stessa come soggetto privilegiato delle sue foto, rappresentandosi sia in contesti domestici, con la predilezione per ambientazioni vintage e decadenti, che in mezzo alla natura, da sola o con amiche, nel vivo di azioni e performance appositamente progettate.
Anticipatrice di tendenze e tematiche che connoteranno l’arte contemporanea negli anni successivi ed erede della tradizione artistica occidentale dell’autoritratto, Francesca Woodman colpì la comunità artistica per la maturità e la coerenza concettuale delle opere che creò in nove anni di intensa attività.
Il percorso espositivo segue le orme tracciate dalle sue serie fotografiche più significative, che si identificano con i luoghi dove sono state create e ripercorrono i passaggi essenziali della sua biografia: una ha per scenario Boulder, nel Colorado, datata agli anni della scuola superiore; un’altra riguarda l’intenso periodo di formazione presso la Rhode Island School of Design di Providence; infine, quella che fra 1977 a 1978 venne eseguita a Roma.
New York, da una parte, e la natura incontaminata della MacDowell Colony nel New Hampshire rappresentano le fasi estreme della sua opera.
All’interno del suggestivo Palazzo verrà ricreata anche l’installazione Swan Song, realizzata da Francesca a Providence nel 1978 ed esposta per la prima volta in Italia in occasione di questa mostra. Le 5 fotografie di grande formato rappresentano una rottura degli schemi convenzionali che prevedevano di appendere l’opera all’altezza degli occhi. La Woodman progettò l’installazione in modo da collocarle ad altezze variabili, alcune molto in alto e altre all’altezza del pavimento, in funzione del flusso narrativo delle immagini – la “canzone del cigno” come recita il titolo – e sfruttando le caratteristiche architettoniche del contesto in un dialogo tra artista e spazio che diventa parte dell’opera.
Completano l’esposizione cinque frammenti video, parte dei pochissimi video realizzati dall’artista durante i corsi della RISD, recentemente restaurati e pubblicati dall’Estate. Testimonianza del lavoro performativo dell’artista, i video sono un utile strumento che ci mostra l’artista modella e regista al tempo stesso.
Quasi tutta la produzione di Francesca Woodman vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo. Di sé non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica, caricata di particolari significati; al contrario, la propria immagine è sempre inserita nell’universo delle cose, come fosse parte di esse.
Spesso, il corpo dell’artista si assimila con l’intonaco dei muri, gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre, si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, oppure ne tornisce le forme purché siano sempre colte come frammenti, come particolari.
Uno dei tratti caratteristici e ricorrenti della sua cifra espressiva è l’assenza del volto, tagliato dall’inquadratura, o solo nascosto da maschere, dai propri capelli, da una torsione del collo o del busto, e la dimensione performativa, ben evidenziata anche dai pochi minuti dei video girati dall’artista.
















