Filippo Venturi Photography | Blog

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Archive for the ‘Mostre e musei’ Category

André Kertész al Jeu de Paume di Parigi

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Andre Kertesz - Melancholic Tulip (1939)

Andre Kertesz - Melancholic Tulip (1939)

“Tutto ciò che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima”
(Henri Cartier-Bresson)

André Kertész
Dal 28/09/2010 al 06/02/2011
Jeu de Paume di Parigi

1 place de la Concorde
75008 Paris
Tél. 01 47 03 12 50

André Kertész (1894-1985) è oggi famoso per il suo straordinario contributo al linguaggio fotografico del ventesimo secolo. Con una serie notevole di stampe e documenti originali, la retrospettiva al Jeau de Paume di Parigi, sottolinea l’acutezza visiva di questo fotografo, dagli esordi in Ungheria, sua terra natale, all’approdo a Parigi, in cui tra il 1925 e 1936 fu uno dei protagonisti della fotografia d’avanguardia, fino a New York dove ha vissuto quasi cinquant’anni senza arrivare mai al successo sperato e meritato.

In questa mostra si rende omaggio a quello che Cartier-Bresson considerava uno dei suoi maestri, e rivela, nonostante l’apparente diversità dei periodi e delle situazioni indagate, dei temi e degli stili che si sono avvicendati, la coerenza del metodo lavorativo di André Kertész.

Si cerca di sottolineare l’unicità della sua poetica e l’originalità dei suoi scatti, attingendo a nuovi elementi che ambiscono a presentare la sua opera così come lui stesso l’ha concepita. Si fa pieno uso dei documenti d’archivio, concentrandosi in particolare su un settore del suo lavoro che è poco conosciuto come l‘attività di fotoreporter a Parigi e la diffusione delle sue immagini in pubblicazioni quali libri o magazine, e analizzando le circostanze intorno alla sua riscoperta negli ultimi anni di New York.

Esplorando le preoccupazioni ricorrenti e i temi del lavoro di André Kertész, questa retrospettiva getta luce sulla complessa produzione di questo fotografo inclassificabile, autodefinitosi “dilettante“, e a proposito del quale Roland Barthes ha parlato di una fotografia “che induce a pensare”.

Fonte: jeudepaume.org
Fonte: 2photo.org

Written by filippo

7 ottobre 2010 at 10:24 PM

Pubblicato su Fotografie, Mostre e musei

Visioni del mondo di Daido Moriyama e Japan Contemporary, a Modena

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Visioni del mondo di Daido Moriyama (Tokyo 1978)

Visioni del mondo di Daido Moriyama (Tokyo 1978)

Mostra Daido Moriyama. Visioni del mondo, a cura di Filippo Maggia
Modena, Ex Ospedale Sant’Agostino, Largo Porta Sant’Agostino, 228
17 settembre – 14 novembre 2010
Ingresso gratuito

Orari di apertura:
dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19
venerdì 17 settembre dalle 9 alle 23
sabato 18 settembre dalle 9 alle 2
domenica 20 settembre dalle 9 alle 22

Catalogo:
Daido Moriyama. Visioni del Mondo
a cura di Filippo Maggia
Skira Editore, Milano 2010
448 pagine, bianco e nero

Il 17 settembre 2010, presso l’ex ospedale Sant’Agostino, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena inaugura “Daido Moriyama. Visioni del mondo”, la prima grande retrospettiva italiana dedicata all’artista giapponese Daido Moriyama. Curata da Filippo Maggia e proposta nell’ambito del progetto Fondazione Fotografia, la mostra raccoglie oltre 450 immagini scattate dagli anni sessanta a oggi, per ricostruire il percorso di una delle più interessanti figure della fotografia contemporanea giapponese. La mostra, organizzata con il patrocinio dell’Istituto di Cultura Giapponese di Roma, si inserisce nell’ambito del festivalfilosofia in corso a Modena, Carpi e Sassuolo dal 17 al 19 settembre 2010 e vedrà la partecipazione eccezionale dell’artista – per la prima volta in visita nel nostro Paese – in occasione della preview per la stampa e dell’inaugurazione.

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Mostra Japan Contemporary
Modena, Fotomuseo G. Panini, Via Giardini 160
17 settembre – 14 novembre 2010
Ingresso gratuito

Orari di apertura:
da martedì a venerdì ore 9-12 / 15-17
sabato e domenica ore 11-19
apertura strordinaria 1 novembre ore 11-19

In occasione della retrospettiva di Daido Moriyama la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena rende nuovamente visibile, in collaborazione con il Fotomuseo Giuseppe Panini, una selezione di opere di artisti giapponesi dalla collezione di fotografia contemporanea, già presentate al pubblico nell’inverno 2008/09 con la rassegna Asian Dub Photography.
Attraverso gli scatti di sette autori, la mostra restituisce un ritratto del paese del Sol Levante e del suo complesso universo visivo, sospeso tra la spinta all’innovazione e il profondo legame con la propria tradizione.

Se le fotografie sentimentali di Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940), con le loro forme sinuose e i colori accattivanti, indagano i confini incerti tra bellezza e decadimento, tra la vita e la morte, le strade ritratte da Ryuji Miyamoto (Tokyo, 1947), drammaticamente devastate dal terremoto di Kobe del 1955, descrivono il momento sospeso tra la catastrofe e la promessa di un mondo nuovo.
Risaku Suzuki (Wakayama, 1963) rivisita un tema caro alla tradizione, quello della fioritura dei ciliegi, con cui riafferma il principio della ciclicità della vita, mentre le vedute urbane quasi astratte di Maiko Haruki (Ibaraki, 1974) inducono a immergersi nell’immagine, dominata dal nero, alla ricerca di un frammento di realtà.
In continuità tanto con la tradizione estetica giapponese, quanto con l’arte concettuale americana, i Dioramas di Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) sono fotografi e “perfette”, che cancellano i limiti della rappresentazione e conducono, alla stregua di macchine del tempo, agli albori della storia umana.
Il passato e il presente del Giappone emergono invece dagli scatti di Daido Moriyama (Ikeda-cho, 1938) che trasmette, grazie a una narrazione diretta e istintiva, spesso volutamente antiestetica, istantanee graffi anti di vita reale.
Le opere di Miwa Yanagi (Kobe, 1967), infine, lanciano uno sguardo sul futuro: con la serie My Grandmothers l’artista sollecita l’immaginazione di alcune giovani donne giapponesi, chiedendo loro di immaginarsi dopo 50 anni e di mettere in scena le loro proiezioni e i loro desideri.

Visioni del mondo di Daido Moriyama (Hippie Crime 1970)

Visioni del mondo di Daido Moriyama (Hippie Crime 1970)

La mostra Daido Moriyama. Visioni del mondo conduce nell’universo visivo dell’autore, evidenziandone il personale approccio col mondo e offrendo al contempo una visione estremamente lucida sulle trasformazioni che hanno segnato la recente storia giapponese. A partire da Pantomime, serie scattata a fine anni ’50 quando l’autore, appena ventenne, inizia a fotografare da freelance, la mostra ripercorre i maggiori lavori realizzati da Daido Moriyama nel corso della sua intensa carriera, tra cui: Japan: a Photo Theater, tratta dal libro pubblicato nel 1968 in collaborazione con Shuji Terayama, e Itinerant Entertainers, realizzata nello stesso periodo; Hunter e Farewell Photography, la cui pubblicazione a inizio anni ’70 scioccò l’ambiente fotografico giapponese; Tales of Tono (1974), realizzata nelle zone del Giappone rurale e più tradizionale, Light and Shadow (1982), fino a Shinjuku, serie degli anni ‘90 composta da istantanee scattate nelle strette vie della città di Shinjuku, descritta da Moriyama come dimora caotica dei desideri della gente.

L’inaugurazione coinciderà con l’apertura del festivalfilosofia volto, in questa edizione, a esplorare il concetto di fortuna. A testimonianza della sinergia tra istituzioni operanti sul territorio in ambito culturale una parte della mostra sarà dedicata proprio a questo tema. Attraverso una selezione di 32 immagini, Moriyama darà la sua personale interpretazione del significato di fortuna.

Parallelamente alla mostra, in collaborazione con il Fotomuseo Panini, sarà allestita negli spazi espositivi di via Giardini 160 a Modena una selezione di opere di artisti giapponesi dalla collezione di fotografia contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. In mostra, riunite sotto il titolo Japan Contemporary, verranno presentate fotografie e video di Nobuyoshi Araki, Maiko Haruki, Ryuji Miyamoto, Daido Moriyama, Hiroshi Sugimoto, Risaku Suzuki e Miwa Yanagi.
In occasione della mostra, verrà pubblicato da Skira un ampio volume dedicato a Daido Moriyama che conterrà molte delle opere in mostra accompagnate da un’intervista a cura di Filippo Maggia, da un testo critico di Akira Hasegawa e da una biografia approfondita redatta da Francesca Lazzarini.

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Daido Moriyama – Nota biografica
Hiromichi (Daido) Moriyama nasce a Ikeda-cho, Osaka, nel 1938. Il padre è impiegato per una società di assicurazioni e a causa del suo lavoro la famiglia si trasferisce in diverse città del Giappone.

Nel 1961 Moriyama è a Tokyo per aderire al collettivo di fotografi VIVO che si scioglie però a distanza di breve tempo. Dopo aver lavorato come assistente di Eikoh Hosoe, nel 1964 inizia la carriera di freelance e tre anni più tardi vince il premio come artista emergente della Japan Photo-Critics Association. Negli stessi anni inizia a collaborare con diverse riviste, la più importante delle quali, benché uscita in tre soli numeri, è PROVOKE, fondata da Takuma Nakahira, Takahiko Okada, Yutaka Takanashi e Koji Taki.

Oltre alle due celebri serie realizzate per PROVOKE – l’una notturna, scattata in un love hotel, l’altra realizzata in un drugstore ad Aoyama durante gli scontri del 1968 tra polizia e oppositori dell’Ampo – tra gli anni Sessanta e Settanta Moriyama realizza importanti lavori quali Japan: a photo theater, Scandal, Pantomime, Accident, Farewell photography, Hunter.

Negli anni Novanta arriva il successo internazionale che lo porta ad esporre in diverse gallerie e musei di tutto il mondo tra cui: San Francisco Museum of Modern Art (1999, 2009); Metropolitan Museum di New York; Fotomuseum di Winterthur (1999), White Cube, Londra (2002), Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi (2003), Kunsthaus di Graz; Museum of Contemporary Art di Vigo, Spagna (2005), Museum of Contemporary Art, Tokyo (2008).

Tra le principali pubblicazioni: Japan: A Photo Theater, Muromachi Shobo (1968), The Japanese Box,  Edition 7L/Steidl (2001), transit, eyesencia, (2002), Daido Moriyama Complete Works vol.1, Daiwa Radiator (2001), Memories of a Dog, Nazraeli Press; Daido Moriyama Complete Works Vol.2/Vol.3/Vol.4, Daiwa Radiator (2004), Moriyama/Shinjuku/Araki, Heibonsha; Buenos Aires, Kodansha press (2005), Farewell Photography, Power Shovel Books, Tokyo (2006), Kyoku/Erotica, Asahi Shimbun Publications inc.(2007); Hokkaido, Rat Hole Gallery (2008).

E’ una ricerca quotidiana senza fine quella che spinge Moriyama a realizzare migliaia e migliaia di scatti, per anni, per una vita. Immagini dai bianchi e neri contrastati, spesso sfocate, graffiate, sovraesposte o sgranate, che tracciano l’esistenza di un fotografo on the road, di un “cacciatore” solitario, libero da legami con un luogo d’origine o da vincoli dettati dalle convenzioni sociali.
Ogni singola cosa che si offre allo sguardo per Moriyama è degna di essere fotografata: non è importante il soggetto di una fotografia come non importa chi ne sia l’autore, perché non c’è distinzione tra la realtà vissuta e la realtà nell’immagine – spesso fotografie di fotografie tratte da magazine, poster, pubblicità, televisione si mischiano a quelle scattate dal vivo. Ciò che conta è il frammento di esperienza, parziale e permanente, che la fotografia può trovare, quell’unica verità che esiste solo nel punto in cui il senso del tempo del fotografo e la natura frammentaria del mondo si incontrano.

Visioni del mondo di Daido Moriyama (On The Bed I)

Visioni del mondo di Daido Moriyama (On The Bed I)

Daido Moriyama: una conversazione con Filippo Maggia (estratto dal libro)

Tokyo Shinjuku, 13 maggio 2010

Filippo Maggia: Il tuo vero nome è Hiromichi Moriyama: da dove deriva Daido?

Daido Moriyama: Il mio nome è composto da due caratteri: HIRO + MICHI. Hiro vuol dire “ampio” e michi significa “strada”, quindi letteralmente “ampia strada”. Ma questi due caratteri si possono leggere anche DAI e DO, da cui Daido. La lettura più naturale e immediata sarebbe quindi Daido e la gente quando vedeva scritto il mio nome pronunciava Daido, sebbene ogni volta io spiegassi: no, vi sbagliate: si legge “Hiromichi”. Poi, col tempo ho lasciato perdere e sono diventato Daido.

fm: Quindi è come se il destino fosse già stato scritto nel tuo nome, dato che il tema del viaggio è centrale nel tuo lavoro e di strada ne hai davvero percorsa tanta.

dm: Sì, infatti in qualche maniera deve esserci un collegamento, anche se a dire il vero preferisco le piccole strade a quelle grandi. In realtà, comunque, le strade sono il teatro di moltissime mie fotografie, in alcuni casi il vero soggetto, ed è quindi molto curioso il fatto che io mi chiami così: è proprio il nome giusto per me!

fm: Tu sei nato nel 1938 e la tua infanzia corre parallela alla seconda Guerra Mondiale sino al suo drammatico epilogo: hai memoria di quel periodo?

dm: Ricordo molte cose della guerra, diversi avvenimenti e situazioni. Avevo 7 anni e frequentavo il primo anno di scuola elementare nel 1945: a quell’età non provavo affatto paura né percepivo come reale la devastazione della guerra: ricordi ne ho tanti, ma l’orrore non è tra questi.

fm: Hai conosciuto e lavorato con due grandi maestri giapponesi: Shomei Tomatsu ed Eikoh Hosoe, di cui sei anche stato assistente. Quale dei due senti più vicino?

dm: Sicuramente Shomei Tomatsu. Ricordo l’emozione che da subito provai nel vedere le sue fotografie. Il lavoro di Shomei Tomatsu è stato fondamentale nella mia formazione artistica, un vero punto di riferimento, mentre dal punto di vista tecnico il mio vero maestro è stato Eikoh Hosoe, è lui che mi ha insegnato a fotografare. La sua però è una ricerca che si manifesta in visioni molto drammatiche, con venature surrealiste, mentre quella di Shomei Tomatsu è più simile alla mia: un’indagine senza fine del mondo, una voglia inesauribile di raccontare le città, le strade e la gente che le popola.

fm: A un certo punto, in piena giovinezza, hai letto “Sulla strada” di Jack Kerouac, che è stato per te un importante compagno di viaggio per molti anni. Mi incuriosisce questo tuo interesse per uno scrittore americano negli anni dell’occupazione, ma soprattutto mi incuriosisce come un giovane giapponese abbia potuto rimanerne colpito al punto da decidere di vivere facendo di quel libro una bibbia, letteralmente “mettendosi sulla strada”.

dm: In quegli anni leggevo molti libri e molte cose mi colpivano, ero estremamente ricettivo e aperto. Jack Kerouac aveva il dono di riuscire a trasmettere immagini fotografiche dei suoi viaggi attraverso la macchina da scrivere: questa sua capacità ha influenzato e condizionato il cammino che poi ho intrapreso. Quel che mi colpì molto di “Sulla strada” furono il tema della libertà e del vagabondaggio: il fatto di viaggiare per il gusto di farlo, senza una meta precisa. La realtà del viaggio è quel che io vivo spostandomi, non tanto un luogo dove arrivare.

fm: Nei libri degli scrittori beat il personaggio principale è quasi sempre un solitario, qualcuno che non ha una meta, vagabonda e, attraverso questo suo peregrinare senza fine, contribuisce alla creazione di mondi inventati. Una catena di esperienze che si succedono e che a loro volta producono immagini, proiezioni della realtà: queste immagini e la realtà alla fine sono la stessa cosa. Un procedimento che mi sembra molto simile alla tua opera fotografica.

dm: Sì, mi sento molto vicino a questo modo di sentire. Il mio interesse primario è quello di raccontare la strada e la società che la anima e rende viva. Narrare la realtà. Questo racconto però è mio: non è la telecamera del telegiornale che registra ciò che accade là fuori, ma Daido che ti racconta la strada che percorre. […]

fm: Operi una selezione di frammenti di realtà attraverso la fotografia.

dm: La superficie esteriore che appare ai miei occhi costituisce uno stimolo che scatena un impulso, una reazione. Io cammino per le strade della città con la mia macchina fotografica costantemente bombardato da questi stimoli. Con la mia macchina riesco a produrre una reazione a questa molteplicità di sollecitazioni, rispondo loro. Si tratta di un continuo botta e risposta tra la realtà e Daido. Questa è la relazione che si viene a creare. In questo modo vedo, conosco, e partecipo alla vita sociale che mi circonda. Questo processo si ripete in continuazione ed è il mio modo di fare fotografia. Non è che io abbia in testa dei soggetti particolari, forme astratte o ben definite: la città e la società ne offrono in abbondanza, non credi? Penso che il mio fare fotografia consista nel catturare alcuni di questi soggetti all’interno del mucchio. […]

fm: C’è qualcosa che Daido non è mai riuscito a fotografare?

dm: Più che “non riuscire”, ci sono cose che non ho mai voluto fotografare. Ciò che non desidero ritrarre non riesco proprio a fotografarlo. Immagini descrittive o didascaliche, ad esempio. Non ne ho mai fatte e non vorrei proprio farne. Voglio fotografare ciò che anch’io non riesco bene a comprendere, quanto non riesco a spiegarmi: ciò che capisco posso tranquillamente tralasciarlo. Non ho intenzione di spiegare nulla con le mie foto. Chi le guarda è libero di interpretarle come vuole.

fm: La realtà appare a noi tutti come un mistero irrisolvibile che la fotografia può penetrare.

dm: Cosa si intende per mistero? La realtà proiettata davanti ai miei occhi è quasi tutta un mistero, per questo la indago. All’interno di questo enigma vi sono varie sfaccettature: l’erotismo, il dolore, il divertimento… Ci sono molti elementi, la cui totalità costituisce di certo un puzzle infinito. In ciò consiste la ragione della fotografia, nella sua capacità di rappresentare questo intrigo, ma senza il dovere, la responsabilità di giungere alla soluzione, di svelare l’arcano. Non è possibile comprendere, attraverso una come cento fotografie. É come un rompicapo. Ecco: più che un mistero mi sembra un labirinto. Camminare per la città è per me come camminare in un labirinto, ed è per questo che mi piace. Non voglio offrire risposte, preferisco lasciare irrisolta la questione, sospesa la domanda su ciò che abbiamo di fronte, anche dopo aver guardato le immagini.

fm: Vuoi dire allora che noi vediamo una possibile realtà, ma ne esistono molte…

dm: Fotografando una sola realtà se ne possono vedere tantissime. All’interno di una sola immagine coesistono diverse realtà. Questa è la magia della fotografia.

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Youtube: Daido Moriyama. Visioni del mondo
Fonte: mostre.fondazione-crmo.it
Fonte: fotomuseo.it

Daido Moriyama. Visioni del mondo.

Written by filippo

30 settembre 2010 at 12:13 PM

Pubblicato su Fotografie, Mostre e musei

GF93 – Mostra fotografica “Visibile Invisibile” a Cesena

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Mostra fotografica “Visibile Invisibile” a Cesena
Centro Commerciale “Montefiore”
Dal 20 al 26 settembre 2010
Orari di apertura del Centro Commerciale: tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.30.

Esporranno i fotografi del GF93, gruppo fotografico di Cesena.
L’esposizione fotografica è incentrata sul Foro Annonario (il mercato coperto) di Cesena.

Fra le foto esposte vi sarà anche la mia serie “Nessun uomo è un’isola“.

GF93 - Mostra fotografica "Visibile Invisibile" a Cesena

GF93 - Mostra fotografica "Visibile Invisibile" a Cesena

Written by filippo

16 settembre 2010 at 7:41 PM

Milano, Mostra “Salvador Dalì. Il sogno si avvicina”

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Mostra "Salvador Dalì. Il sogno si avvicina", Palazzo Reale - Milano

Mostra "Salvador Dalì. Il sogno si avvicina", Palazzo Reale - Milano

Mostra “Salvador Dalì. Il sogno si avvicina“, Palazzo Reale – Milano.
Dal 22 settembre 2010 al 30 gennaio 2011.

PRESENTAZIONE

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano presenta a Palazzo Reale, dal 22 settembre 2010 al 30 gennaio 2011, “Salvador Dalì. Il sogno si avvicina” a cura di Vincenzo Trione.

L’esposizione è resa possibile grazie alla straordinaria collaborazione della Fondazione Gala-Salvador Dalí di Figueres e si avvarrà di importanti prestiti provenienti da musei nazionali e internazionali quali la Fondazione stessa, il Dalì Museum di St. Petersburg in Florida, il Boijmans Museum di Rotterdam, l’Animation Reserch Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Mart di Rovereto e i Musei Vaticani.

La mostra, promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale con 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, presenta oltre 50 opere del genio di Salvador Dalì che indagano in modo approfondito il rapporto tra paesaggio, sogno e desiderio. L’artista spagnolo ritorna così a Milano dopo la mostra personale che si svolse nell’ottobre del 1954 a Palazzo Reale, nella Sala delle Cariatidi. La stessa Sala delle Cariatidi da cui trasse ispirazione per la sede della sua casa di Figueres, oggi sede della Fondazione Gala Salvador Dalì. L’allestimento sarà a cura dell’architetto Oscar Tusquets Blanca, amico e collaboratore di Salvador Dalí: è infatti sua la realizzazione della sala Mae West nel museo di Figueres dedicato al pittore spagnolo e il famoso sofà “Dalilips”, realizzato su disegno dello stesso.

Per la prima volta la sala di Mae West verrà realizzata all’interno del percorso espositivo così come fu ideata dallo stesso Dalì. “Salvador Dalì. Il sogno si avvicina” si avvale di un comitato scientifico d’eccezione composto da studiosi di altissimo livello internazionale: Montse Aguer, direttore del centro di studi daliniani Hank Hines, direttore del Dalì Museum di St. Petersburg in Florida; Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani; Francisco Calvo Serraller, eminente studioso di arte moderna spagnola, e Robert Storr, curatore e critico statunitense decano della Yale School of Art.

Nel percorso della mostra sarà fruibile il cortometraggio Destino  di Salvador Dalì e Walt Disney, mai proiettato prima in Italia: Dalì lavorò al fianco di Disney tra il 1945 e il 1946 ma il film fu completato solo nel 2003 grazie ai disegni originali conservati dall’Animation Reserch Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California, alcuni dei quali saranno eccezionalmente esposti.

Accompagna la mostra l’ampio catalogo con testi di Vincenzo Trione, Paolo Bertetto, Hank Hines, Robert Storr, Oscar Tusquets Blanca, Catherine Millet, Bruce Sterling, pubblicato da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.

“Salvador Dalì. Il sogno si avvicina” si avvale di un comitato scientifico d’eccezione composto da studiosi di altissimo livello internazionale: Montse Aguer, direttore del centro di studi daliniani Hank Hines, direttore del Dalì Museum di St. Petersburg in Florida; Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani; Francisco Calvo Serraller, eminente studioso di arte moderna spagnola, e Robert Storr, curatore e critico statunitense decano della Yale School of Art.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

La mostra intende approfondire il rapporto tra l’artista spagnolo e il tema del paesaggio. Si tratta di un aspetto poco conosciuto dal grande pubblico, che offre inattesi spunti di riflessione in merito al legame di Dalí con la pittura rinascimentale italiana, il surrealismo e la metafisica, in un processo che, secondo il curatore Vincenzo Trione, porta il pittore dal caos dell’inconscio al silenzio. Quadri che vogliono documentare un “altro” Dalì: mistico, religioso, spirituale.

1 Paesaggi storici: guardare dietro di sé e intorno a sé.
Nella prima Stanza dedicata alla Memoria saranno accostate le opere che illustrano il rapporto dell’artista con il passato come La Venere di Milo con tiretti, proveniente dal museo Boymansvan Beuningen di Rotterdam, o le tele dedicate a Velaquez. Nella successiva Stanza del Male è illustrato il rapporto dell’artista con la contemporaneità: in particolar modo il tema affrontato è quello legato alla guerra (come nella Melanconia Atomica del Reina Sofia di Madrid e nel Visage de la guerre del Boijmans Museum di Rotterdam

2 Paesaggi autobiografici: guardare dentro di sé
Nella Stanza dell’Immaginario sono presenti le opere più legate al periodo surrealista, in cui l’artista approfondisce le tematiche legate all’inconscio, all’introspezione e alla ricerca di sé: dalle Tre età dal Museo di St. Petersburg (Florida) alla Ricerca della quarta dimensione della Fondazione di Figueras. L’immaginario surrealista, poi. prenderà vita all’interno della Stanza dei Desideri dove sarà ricostruita, in modo filologicamente ineccepibile e inedito, la celebre Stanza di Mae West ad opera dell’architetto Oscar Tusquets Blanca, che fu co-autore del progetto: come scrisse lo stesso Dalì in un’intervista (esposta in mostra) gli specchi utilizzati a Figueras dovevano essere in realtà sostituiti con schermi televisivi, confermando ancora una volta la sua precoce mediatica.

3 Paesaggi dell’assenza: guardare oltre di sé
Infine, Dalì abbandona la rappresentazione della persona umana. E nella Stanza del Silenzio si fa sempre più forte l’assenza della figura sino alla sua sparizione e al trionfo del paesaggio. In unrimando metafisico che ha il suo climax nel Cammino dell’enigma (Fondazione Gala- Salvador Dalí Reina Sofia). La Stanza del Vuoto è il punto di arrivo dove la pittura di caos si trasforma in pittura del silenzio. Dapprima, scenari segnati da desolanti inquietudini. Poi, addirittura l’astrazione, come testimonia l’ultimo olio dipinto dall’artista prima della morte, nel 1983, Il rapimento di Europa (conservato a Figueras): un monocromo azzurro, spaccato da ferite, quasi un involontario cretto.

4 Epilogo
La sezione conclusiva del percorso espositivo è una sintesi. Vi si documenta il rapporto tra Dalí e Walt Disney. In esposizioni, quadri che rivelano richiami classici, memorie rinascimentali, atmosfere metafisiche e iconicità pop. Ogni sezione è accompagnata da ampie sezioni documentarie dove lo stesso Dal í, attraverso interviste e apparati video, racconta il suo rapporto privilegiato con alcuni dei luoghi e dei paesaggi a lui più cari, come gli stessi paesi della Catalogna, che diventano il suo rifugio e sede della Fondazione a lui intitolata (Figueras, Cadaques, Portlligat), l’Italia e l’amata Parigi.

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INFOLINE e PREVENDITA
telefono: 02 54913
sito: http://www.ticket.it/dali

ORARI
mar > dom 9.30/19.30
lun > 14.30/19.30
gio e sab > 9.30/22.30
la biglietteria chiude un’ora prima

BIGLIETTI
intero: € 9,00
ridotto: € 7,50
ridotto speciale: € 4,50
prevendita, scolaresche: 1 € a persona
gruppi organizzati: 1,50 a persona

AUDIOGUIDE
Adulti: € 5
Auditour bambini “Dalì a qui: il labirinto”: € 4

(mostradali.it)

Written by filippo

1 settembre 2010 at 12:53 PM

Pubblicato su Arte, Mostre e musei

Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia

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Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia
Rimini, Castel Sismondo – Piazza Malatesta
23 ottobre 2010 – 27 marzo 2011

Prenotazioni e informazioni:
Call center Tel. +39 0422 429999 – Fax +39 0422 308272
biglietto@lineadombra.ithttp://www.lineadombra.it

Orari:
Da lunedì a venerdì: ore 9 – 19
Sabato e domenica: ore 9 – 20
Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2010
1 gennaio 2011: ore 10 – 20

Biglietti:

  • Biglietto unico per la mostra: Caravaggio e altri pittori del Seicento
    € 4,00
  • Biglietti per le mostre a Rimini: Parigi. Gli anni meravigliosi & Caravaggio e altri pittori del Seicento
    Intero € 13,00
    Ridotto € 11,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino.
    Ridotto € 8,00: minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
  • Biglietti per la mostra: Parigi. Gli anni meravigliosi
    Intero € 10,00
    Ridotto € 8,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino.
    Ridotto € 6,00: minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
  • Biglietti per la mostra a San Marino: Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia
    Intero € 5,00
    Ridotto € 3,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino, minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).

Visite guidate:

  • Visite guidate per la mostra: Parigi. Gli anni meravigliosi
    Prenotate per i gruppi (fino a 25 persone): € 110,00
    Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 unità): € 50,00
    Non prenotate (minimo 10 persone, massimo 25, solo in caso di disponibilità del personale): € 7,00 a persona.
  • Visite guidate per la mostra: Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia
    Prenotate per i gruppi (fino a 25 persone): € 50,00
    Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 unità): € 40,00

Con esclusione delle scuole, le visite guidate verranno effettuate con l’ausilio di un apparato microfonico e cuffie personalizzate. Questo servizio è compreso nel costo della visita guidata.
Le scuole che non si servono per le visite di personale incaricato da Linea d’ombra Libri devono avvalersi del proprio personale docente.
Per i gruppi con guida propria, l’affitto obbligatorio delle cuffie è di € 80,00.
Non sono consentite visite guidate se non autorizzate dalla Direzione.
Servizio di audioguide per i visitatori singoli sia a Rimini che a San Marino.

Altre informazioni:

  • Vendita biglietti sospesa 30 minuti prima della chiusura.
  • Guardaroba gratuito obbligatorio per borse e zaini, la cui pericolosità è valutata dal personale di sorveglianza.
  • Accesso e servizi per i disabili.
  • Non possono essere ammessi passeggini, ombrelli e animali.
  • Sono consentiti marsupi per bambini all’interno della mostra.

Vedi anche gli articoli:

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La Mostra

Questa mostra, costruita in modo particolare con dipinti provenienti dai musei di Boston, Montpellier e Lille, si compone di 30 opere, alcune di grande formato, che si collegano alla grande mostra riminese di Castel Sismondo (Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon), ma, pur costituendone un logico proseguimento, in modo autonomo raccontano pagine significative della storia dell’arte in quegli “anni meravigliosi” che fecero di Parigi e della Francia il riferimento di un mondo. Si tratta, dunque, di una mostra di approfondimento, tutta costruita su quadri scelti perché emblematici in funzione del momento storico trattato.

Sulle pareti completamente rinnovate di un Palazzo Sums che si apre all’arte più importante, nel centro storico della Repubblica di San Marino, compaiono così quadri di grandi maestri, da Corot a Courbet, da Monet a Cézanne, da Renoir a Pissarro, da Sisley a Degas assieme ad alcuni pittori del Salon. Per indagare aspetti della vicenda artistica francese soltanto accennati nella contemporanea rassegna riminese.

Da qui nasce la preziosità di questa mostra, che non si limita a offrire emozioni ma intende proporre approfondimenti, come meravigliose finestre su decenni che hanno segnato l’arte e il gusto, in Europa e non solo.

È il caso, per citare un esempio, del bellissimo Riva fiorita a Vétheuil di Monet, qui in uno dei suoi momenti artisticamente più felici. È la scelta di allontanarsi da Parigi, attratto dall’acqua limpida dei fiumi e dall’esplosione della natura. Il fiume è naturalmente la Senna, a Vétheuil, subito dopo la morte della prima moglie Camille e la decisione di lasciare il nido protetto di Argenteuil. Gli anni di Vétheuil sono certo tra i più difficili dal punto di vista esistenziale per il pittore francese, ma sono anche gli anni in cui egli getta stilisticamente le basi per quanto verrà compiendo, di lì a pochi anni, nel luogo magico di Giverny.

E anche i cavalli di Degas, impegnati in una corsa nell’ippodromo parigino di Longchamp, sono un esempio ulteriore di questo discorso per figure scelto per la mostra sanmarinese. Così come gli approfondimenti riservati all’opera di Pissarro e Sisley negli anni ottanta del XIX secolo, proprio perché vi possa essere un confronto attendibile con il Monet che lavora nello stesso momento a Vétheuil. O ancora quella gemma rara che corrisponde, quasi alla maniera di Manet, alla Petite italienne chanteuse des rues, che Bazille dipinge nel 1866 con un accento che si direbbe, ideale per il luogo, quasi felliniano. E che sarà messa in relazione con la Giovane curiosa di Betrand, artista di Salon. O i due ritratti ad Alfred Bruyas eseguiti da Couture e Courbet rispettivamente nel 1850 e 1854. E tutta la mostra procede così, in un continuo contrappunto di storie, a gettare luce inedita sulla pittura di quegli anni a Parigi e in Francia.

Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia

Gustave Courbet, Alfred Bruyas di profilo, 1854

Written by filippo

9 agosto 2010 at 11:44 am

Pubblicato su Arte, Mostre e musei