Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Archive for the ‘Fotografie’ Category

Re Lear, con Giuseppe Pambieri

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Plautus Festival, Sarsina, 30/07/2016
Le foto del backstage sono visibili QUI.

Cooperativa TEATRO GHIONE – Roma
presenta

Giuseppe Pambieri in
RE LEAR
di William Shakespeare

Personaggi e interpreti:
Re Lear > Giuseppe Pambieri
Duca di Cornovaglia > Andrea Zanforlin
Duca di Albania > Antonio Rampino
Conte di Kent > Massimiliano Vado
Conte di Gloucester > Giuseppe Bisogno
Edgar > Mauro Racanati
Edmund > Francesco Maccarinelli
Osvald > Francesca Annunziata
Il buffone > Claudia Campagnola
Goneril > Silvia Siravo
Regan > Guenda Goria
Cordelia > Stella Egitto

Scene: Lisa Dori De Benedittis
Costumi: Daniele Gelsi
Actor coach: Giuseppe Bisogno
Luci: Luca Palmieri

Assistente alla regia Letizia Barbini – Assistente ai costumi Roberto Conforti
Assistente alle scenografie Marco Balsamà – Direttore tecnico Gianni Bernacchia
Audio Fabrizio Ciccolini – Assistente al palcoscenico Matteo Palmieri
Fonico di palco Gianluca Cioccolini – Sarta Sabriba Solimando

Regia di
Giancarlo Marinelli

___

La storia d’amore più grande che si possa raccontare è solo una: quella tra un padre e una figlia. E “Re Lear” è questo. Per tre volte. Visto che ha tre figlie. In fondo, che cosa fa il Lear? Vuole spogliarsi di tutto: del governo, del potere, di ogni questione terrena e tenebrosa, per fare solo e definitivamente il padre.
Non vuole più essere Re. Ma solo Lear. Andare incontro alla Morte come un uomo che, tornato a casa dal lavoro e sfinito ai crucci, va incontro alla sua bambina che l’ha aspettato per tutto il giorno. Questo vorrebbe Padre Lear. Godersi quel momento feroce e dolcissimo della vita in cui la Figlia diventa la Madre di suo Padre. Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori. Ma la trappola del Bardo è in agguato. Goneril, Regan e Cordelia, (sì, anche Cordelia), non vogliono essere Madri. Vogliono essere Padri. E Padroni. Vogliono sostituire il Re senza soluzioni di continuità. Né di virilità. Si sposano e sotto-mettono i mariti con “i fegati da latte”, costringendoli a tradimenti, misfatti, guerre. Dal Gioco alla Tragedia.
Nessuno va più incontro alla Morte. È la Morte che va incontro a tutti. È sempre e solo un problema di ruoli. Ciò che smettiamo di essere e che vogliamo continuare ad essere (Lear desidera essere ancora e solo il Re delle figlie; le figlie non vogliono più essere bambine, ma fingono di esserlo per strappare lo scettro al padre). Ciò che non siamo mai stati e che vorremmo essere, (il Bastardo Edmund). Ciò che siamo e che non siamo mai felici d’essere, (il Legittimo Edgar). L’amore che siamo per qualcuno, (Edgar per Gloucester, Kent per Lear), e la vergogna che siamo per qualcun altro, (Edmund per Gloucester e Gloucester per Edmund).
“Tutti ad una certa ora della vita siamo l’amore per qualcun altro”, ha scritto Renato Simoni, che per il Bardo tanto ha fatto. Ma se sbagli l’ora, anche solo di un minuto, tutto il resto è perduto. Anzi: è silenzio.
Giancarlo Marinelli

Re Lear, con Giuseppe Pambieri (backstage)

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Plautus Festival, Sarsina, 30/07/2016
Le foto dello spettacolo sono visibili QUI.

Cooperativa TEATRO GHIONE – Roma
presenta

Giuseppe Pambieri in
RE LEAR
di William Shakespeare

Personaggi e interpreti:
Re Lear > Giuseppe Pambieri
Duca di Cornovaglia > Andrea Zanforlin
Duca di Albania > Antonio Rampino
Conte di Kent > Massimiliano Vado
Conte di Gloucester > Giuseppe Bisogno
Edgar > Mauro Racanati
Edmund > Francesco Maccarinelli
Osvald > Francesca Annunziata
Il buffone > Claudia Campagnola
Goneril > Silvia Siravo
Regan > Guenda Goria
Cordelia > Stella Egitto

Scene: Lisa Dori De Benedittis
Costumi: Daniele Gelsi
Actor coach: Giuseppe Bisogno
Luci: Luca Palmieri

Assistente alla regia Letizia Barbini – Assistente ai costumi Roberto Conforti
Assistente alle scenografie Marco Balsamà – Direttore tecnico Gianni Bernacchia
Audio Fabrizio Ciccolini – Assistente al palcoscenico Matteo Palmieri
Fonico di palco Gianluca Cioccolini – Sarta Sabriba Solimando

Regia di
Giancarlo Marinelli

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La storia d’amore più grande che si possa raccontare è solo una: quella tra un padre e una figlia. E “Re Lear” è questo. Per tre volte. Visto che ha tre figlie. In fondo, che cosa fa il Lear? Vuole spogliarsi di tutto: del governo, del potere, di ogni questione terrena e tenebrosa, per fare solo e definitivamente il padre.
Non vuole più essere Re. Ma solo Lear. Andare incontro alla Morte come un uomo che, tornato a casa dal lavoro e sfinito ai crucci, va incontro alla sua bambina che l’ha aspettato per tutto il giorno. Questo vorrebbe Padre Lear. Godersi quel momento feroce e dolcissimo della vita in cui la Figlia diventa la Madre di suo Padre. Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori. Ma la trappola del Bardo è in agguato. Goneril, Regan e Cordelia, (sì, anche Cordelia), non vogliono essere Madri. Vogliono essere Padri. E Padroni. Vogliono sostituire il Re senza soluzioni di continuità. Né di virilità. Si sposano e sotto-mettono i mariti con “i fegati da latte”, costringendoli a tradimenti, misfatti, guerre. Dal Gioco alla Tragedia.
Nessuno va più incontro alla Morte. È la Morte che va incontro a tutti. È sempre e solo un problema di ruoli. Ciò che smettiamo di essere e che vogliamo continuare ad essere (Lear desidera essere ancora e solo il Re delle figlie; le figlie non vogliono più essere bambine, ma fingono di esserlo per strappare lo scettro al padre). Ciò che non siamo mai stati e che vorremmo essere, (il Bastardo Edmund). Ciò che siamo e che non siamo mai felici d’essere, (il Legittimo Edgar). L’amore che siamo per qualcuno, (Edgar per Gloucester, Kent per Lear), e la vergogna che siamo per qualcun altro, (Edmund per Gloucester e Gloucester per Edmund).
“Tutti ad una certa ora della vita siamo l’amore per qualcun altro”, ha scritto Renato Simoni, che per il Bardo tanto ha fatto. Ma se sbagli l’ora, anche solo di un minuto, tutto il resto è perduto. Anzi: è silenzio.
Giancarlo Marinelli

Edipus, Eugenio Allegri

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Plautus Festival, Sarsina, 31/07/2016

Pierfrancesco Pisani, Nido di Ragno e OffRome
in collaborazione con Infinito s.r.l presentano

Eugenio Allegri in EDIPUS
di Giovanni Testori

Scene e costumi: Barbara Bessi
Disegno luci: Alessandro Verazzi
Assistente alla regia: Elisa Benedetta Marinoni
Regia: Leo Muscato

“La cultura italiana avrà un bel da fare, nei prossimi anni e decenni, se vorrà saldare tutti conti che ha in sospeso con Giovanni Testori, se vorrà rimediare a tutti peccati di superficialità, d’incomprensione vera o simulata, di omissione colposa e dolosa che ha commesso nei confronti della sua figura e della sua opera”.
Giovanni Raboni

“Allegri è bravissimo a dare corpo alla straordinaria lingua di Testori, sapiente e sapido miscuglio di alto e basso (come quella di Shakespeare), di latino e milanese, di classico e contemporaneo, di aulico e scurrile, di calchi e d’invenzioni folgoranti”.
Saul Stucchi

Note di regia
La Trilogia degli Scarrozzanti è probabilmente uno fra i più significativi ed emozionanti manifesti d’amore per il teatro che siano mai stati scritti. Giovanni Testori inventa una compagnia di guitti che bazzica teatri semivuoti e fatiscenti.
Una compagnia di ultimi, di avanzi, di diversi, di reietti dai partiti, dalle chiese e da una società che non vuol saperne nulla della loro arte. Ma loro non demordono: sono convinti che “el teatro existe e rexisterà contra de tutti e de tutto, infino alla finis delle finis”. E per questo si ostinano a recitare le grandi opere del passato: le reinventano, le riscrivono; magari forse le massacrano. Ma non è forse vero che il “Massacro” contiene anche un po’ di Sacro?
Nel tentativo di avvicinarsi al popolo, questa compagnia di guitti s’inventa una lingua che il volgo può comprendere, un linguaggio tutto loro, miscuglio di dialetti, latinismi e ridicole volgarità; un linguaggio che malgrado loro, si fa poesia struggente e disarmante.
Ma la crisi è crisi, e di artisti non ce n’è bisogno. “L’attor vegio” interprete di Laio, lascia la poverissima ditta degli Scarrozzanti per andare a guadagnare qualche soldo in più facendo “el travestitico in d’una compagnia, de revistaroli e de cabarettisti!” E la prima attrice, molla tutto per andare a maritarsi “cont quel fabbrecante de Mobili” che può garantirle una più tranquillizzante vita borghese.
Ora, a recitare la tragica storia dell’Edipus, c’è rimasto solo il Capocomico, che nel tentativo estremo di resistere, decide di interpretare lui stesso tutti i personaggi. E l’ostinazione con cui lo fa, dà l’impressione che potrebbe continuare a farlo anche davanti a delle poltrone vuote.
Leo Muscato

Edipus, firmato da Muscato, segna in qualche modo un ritorno al progetto “Ri-scritture”, che si è conquistato numerosi consensi di critica e di pubblico, e centinaia di rappresentazioni in tutto il territorio nazionale. Un tentativo di rileggere il classico con gli occhi del contemporaneo, interesse comune tanto al Testori drammaturgo, che al Muscato regista e qui anche adattatore di una delle più importanti opere della nostra drammaturgia. Il lavoro su Edipus, a distanza di vent’ anni dalla storica interpretazione di Sandro Lombardi, ed a quasi quaranta dall’esordio con Franco Parenti, è pensato proprio per Eugenio Allegri, contemporaneo e avanguardista “comico dell’arte”, sperimentatore linguistico ed interprete tra i più raffinati della nostra scena. Edipus segna la prima esperienza di Allegri sotto la direzione di Muscato.

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Written by filippo

1 agosto 2016 at 5:20 PM

Pubblicato su Fotografie

Il berretto a sonagli

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Plautus Festival, Sarsina, 17/07/2016
Le foto del backstage sono visibili QUI.

Sicilia Teatro
in collaborazione con: Festival La Versiliana(Pietrasanta) e Teatro Luigi Pirandello (Agrigento)
presentano

Sebastiano Lo Monaco in
IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello

Scene: Keiko Shiraishi
Costumi: Cristina Da Rold
Musiche: Mario Incudine
Luci: Nevio Cavina
Regia: Sebastiano Lo Monaco

Attori:
Sebastiano Lo Monaco (Ciampa)
Maria Rosaria Carli (Beatrice Fiorica)
Viviana Larice (Assunta La Bella)
Clelia Piscitello (La Saracena)
Lina Bernardi (Fana)
Claudio Mazzenga (Fifì la Bella)
Rosario Petix (delegato Spanò)
Maria Laura Caselli (Nina, moglie di Ciampa)

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Il berretto a sonagli, backstage

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Plautus Festival, Sarsina, 17/07/2016
Le foto dello spettacolo sono visibili QUI.

Sicilia Teatro
in collaborazione con: Festival La Versiliana(Pietrasanta) e Teatro Luigi Pirandello (Agrigento)
presentano

Sebastiano Lo Monaco in
IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello

Scene: Keiko Shiraishi
Costumi: Cristina Da Rold
Musiche: Mario Incudine
Luci: Nevio Cavina
Regia: Sebastiano Lo Monaco

Attori:
Sebastiano Lo Monaco (Ciampa)
Maria Rosaria Carli (Beatrice Fiorica)
Viviana Larice (Assunta La Bella)
Clelia Piscitello (La Saracena)
Lina Bernardi (Fana)
Claudio Mazzenga (Fifì la Bella)
Rosario Petix (delegato Spanò)
Maria Laura Caselli (Nina, moglie di Ciampa)

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