Archive for the ‘Fotografie’ Category
Dies irae
« Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo. » – Vulgata del libro di Sofonia 1,15-16
C’è così tanto
Cosa pretendevate? Che dipingessi rose rosse nel secolo degli orrori?
Negli ultimi tempi mi sono riavvicinato al fotografo Antoine D’Agata (di cui prima o poi vorrei prendere i volumi Stigma e Insomnia), da tempo fra i miei preferiti. Questa volta, però, sono andato oltre e senza accorgermente mi sono imbattuto in Francis Bacon; finalmente lo “capisco” e lo apprezzo e mi è costato 29 euro il catalogo da Mondadori per studiarlo e approfondirlo in futuro.
Ad inizio dicembre ho letto l’autobiografia “Annie Leibovitz at work“, è molto scorrevole e pieno di aneddoti e curiosità su una delle fotografe più importanti, ma non dice tutto. Diciamo che anche io, se scrivessi un’autobiografia, sarei tentato di omettere alcuni aspetti, per non dire difetti, della mia persona.
In cerca di altre autobiografie, mi sono procurato “Helmut Newton Autobiografia“, ma per vari motivi ne ho rimandato la lettura a tempi migliori.
La Taschen mi ha fregato e ho ceduto alla tentazione di comprare il catalogone dedicato a Jeanloup Sieff in cambio di Euro 9,99.
Non conoscevo bene questo fotografo, ma sfogliando il catalogo mi hanno colpito diversi suoi scatti e, iniziando a leggerlo e osservandolo attentamente, ho scoperto di aver ingiustamente ignorato la sua esistenza per tutto questo tempo.
Nel frattempo ho scoperto le rubriche di 15 minuti di Flavio Caroli, ospite più o meno fisso a Che tempo che fa di Fabio Fazio, dedicate a Goya, Picasso, Degas, Toulouse-Lautrec e Matisse (sperando che ci siano altre puntate in futuro). Considerando la brevità dello spazio a disposizione, si rimane in superficie, non mi dispiacerebbe avere qualche puntata da 2 ore o più su ogni artista trattato.
Fra le riviste, ultimamente, ho trovato interessanti il n. 24 di Muse (winter 2010), il numero di novembre de L’Europeo (“Arte contemporanea. Addio New York”, con in copertina Andy Warhol) e Rolling Stone di gennaio (con in allegato il calendario di Oliviero Toscani “Pelle conciata al vegetale in Toscana Made in Italy”).
Varie:
Apprezzo molto i lavori di Paolo Pellegrin, altro fotografo a cui mi sono riavvicinato; ho trascurato un po’ la fotografia sportiva ultimamente, ma mi sono goduto le foto di Magnus Wennman; negli ultimi 2 mesi ho constatato che la Canon G12 mi soddisfa e finalmente ho un’estensione del mio corpo che mi consente di catturare momenti e di esprimermi, giocare e sperimentare, senza farmi rimpiangere le reflex che ho a casa. Laura mi ha regalato “Leggermente fuori fuoco” di Robert Capa per Natale e io mi sono autoregalato “La fotografia come opera d’arte” di Charlotte Cotton; qualcuno ha riconosciuto il grosso talento di Vivian Maier, un happy end finalmente; “Hereafter“, l’ultimo film di Clint Eastwood, mi ha colpito ma avrei voglia di rivederlo prima di recensirlo; avrei voglia anche di riguardarmi “π – Il teorema del delirio” di Darren Aronofsky, che mi è tornato in mente dopo aver visto il trailer di “Black swan“, film in uscita a marzo, sul quale nutro grosse aspettative; i cortometraggi di Jonathan Hodgson sono stupendi, a partire da “The man with the beautiful eyes“, sul magnifico testo di Charles Bukowski (il mio Dio).
Mentre ho scritto questo articolo Moby suonava “Memory Gospel“.
C’è così tanto da osservare, capire, metabolizzare, esprimere, vivere e condividere.
Una questione privata
Adoro viaggiare in treno per le campagne dell’Emilia Romagna, sembra di tornare indietro nel tempo.
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«Restiamo intesi fra una settimana. Tu però nel frattempo mi scriverai».
«Una lettera?»
«Certo una lettera. Scrivimela di notte».
«Si, ma che lettera?»
«Una lettera».
E così Milton aveva fatto e al secondo appuntamento Fulvia gli disse che scriveva benissimo.
«Sono… discreto».
«Meravigliosamente, ti dico. Sai che farò la prima volta che andrò a Torino? Comprerò un cofanetto per conservarci le tue lettere. Le conserverò tutte e mai nessuno le vedrà. Forse le mie nipoti, quando avranno questa mia età».
E lui non potè dir niente, oppresso dall’ombra della terribile possibilità che le nipoti di Fulvia non fossero anche le sue.
«La prossima lettera come la comincerai? – aveva proseguito lei. – Questa cominciava con Fulvia splendore. Davvero sono splendida?».
«No, non sei splendida».
«Ah, non lo sono?»
«Sei tutto lo splendore».
«Tu, tu tu, – fece lei – tu hai una maniera di metter fuori le parole… Ad esempio, è stato come se sentissi pronunciare splendore per la prima volta».
«Non è strano. Non c’era splendore prima di te».
«Bugiardo! – mormorò lei dopo un attimo, – guarda che bel sole meraviglioso!»
E alzatasi di scatto corse al margine del vialetto, di fronte al sole.
Ora lo sguardo basso di lui rifaceva quel lontano tragitto di Fulvia, ma prima di arrivare al limite tornò al punto di partenza, all’ultimo ciliegio. Come si era imbruttito, e invecchiato.
Tremava e gocciolava, impudicamente, di contro il cielo biancastro.
Poi si riscosse e un po’ pesantemente arrivò sulla spianata davanti al portichetto d’entrata. Il ghiaino era impastato di foglie macerate, le foglie dei due autunni di lontananza di Fulvia. A leggere si metteva quasi sempre lì, a filo dell’arco centrale, raccolta nella grande poltrona di vimini coi cuscini rossi.
[…]
Milton si premette le mani sul viso e in quel buio cercò di rivedere gli occhi di Fulvia. Alla fine abbassò le mani e sospirò, esausto dallo sforzo e dalla paura di non ricordarli. Erano di un caldo nocciola, pagliettati d’oro.
[…]
Arrivò sotto il portichetto.
«Fulvia, Fulvia, amore mio».
Davanti alla porta di lei gli sembrava di non dirlo al vento, per la prima volta in tanti mesi.
«Sono sempre lo stesso, Fulvia. Ho fatto tanto, ho camminato tanto… Sono scappato e ho inseguito. Mi sono sentito vivo come mai e mi sono visto morto. Ho riso e ho pianto. Ho ucciso un uomo, a caldo. Ne ho visti uccidere, a freddo, moltissimi. Ma io sono sempre lo stesso».
(Beppe Fenoglio, Una questione privata)
Fight Never End 2
Sabato 11 Dicembre 2010, Nuovo Teatro Carisport di Cesena, “Fight Never End 2”.
Incontri di Muay Thai, Thai Boxe, Kick Boxing, K1 Rules, Savate Pro.
Titolo Italiano professionisti Muay Thai: Luca Negosanti vs Edoardo Tocci
Altre foto della serata nell’articolo: Annalisa Bucci

















































