Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Archive for the ‘Attualità’ Category

La mediocrità dà serenità

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Italia

Italia

Chi viene eletto dal popolo deve rappresentare tutto il popolo, anche coloro che non l’hanno votato.
(ultimamente non è così scontato come sembra, però).

Chi mi rappresenta, anche se non è chi potrei aver votato io, vorrei che fosse acculturato, intelligente, brillante ma serio, aperto anche verso le diversità e che sapesse accettare consigli, critiche e confronti senza reagire come un bambino arrogante.

Non vorrei mai l’italiano medio, con tutta la sua mediocrità, come rappresentante dell’Italia, perchè significa che non saprà mai innalzare i valori, i principi e il futuro del paese. Avere un buon esempio serve soprattutto agli adulti, che di riflesso potranno diventarlo per i giovani che hanno in casa o con cui entreranno in contatto.

Mi sono stancato di gente che giustifica tutto e accetta tutto perchè, ragionando in modo mediocre, non riconosce la mediocrità.

Con loro non si sbaglia mai: i gay sono degli sfigati snaturati, gli extracomunitari sono tutti delinquenti, le vecchie in quanto non scopabili si possono offendere liberamente (vedi Rosy Bindi), i magistrati se ti indagano è perchè c’è un complotto, va bene scoparsi le sexy minorenni marocchine senzacasa perchè quale adulto non lo farebbe? (finchè non si scopano le nostre figlie minorenni, dov’è il problema?), va bene dare dei coglioni agli elettori che non ti votano, va bene fare il clown alle riunioni coi leader mondiali (sono tutti così seri! lui almeno ti racconta le barzellette sugli ebrei nei forni), va bene tutto, basta che girino soldi e figa e il tuo senso di invidia.

I genitori che invece di provare nausea sono dispiaciuti che non ci sia la propria figlia a succhiare cazzi in cambio di buste con 5 mila euro, donne che invece di rivendicare la propria dignità e intelligenza invidiano chi è nel giro giusto e riesce a finire ad Arcore la notte, uomini che sanno solo dire “beato lui” e magari vivono in condizioni di miseria e frustrazione perchè colui che invidia pensa a sè stesso e non al popolo.

Se davvero vi accontentate di questo, se vi sta bene abbassare sempre di più l’asticella della dignità pur di giustificare l’uomo che tifate (si tratta proprio di tifare ormai, senza alcuna possibilità di valutare e poi scegliere o addirittura cambiare voto)… bhè allora vaffanculo italiani.

Written by filippo

19 gennaio 2011 at 2:39 PM

Pubblicato su Attualità

30 Novembre 2010

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«Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l’ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l’altro un bagno molto modesto. » – Mario Monicelli

E’ morto Mario Monicelli, come fece nel 1946 il padre Tomaso, noto giornalista  e scrittore  antifascista, s’è tolto la vita gettandosi dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma.
Era in lotta con Manoel De Oliveira per essere il più vecchio regista ancora in attività, lo ricordava ad ogni intervista e scherzosamente sperava che crepasse prima l’altro.
Autore di tanti classici della cinematografia italiana e non solo, mi piace ricordarlo per Amici miei atto I e II, dove ad una comicità straripante sapeva abbinare momenti di malinconia.
Ho ancora bene in mente la sua ultima apparizione pubblica, a Raiperunanotte.
A 95 anni aveva una lucidità mentale che era a dir poco impressionante. Non ha voluto scendere a compromessi e quando la salute non gli ha più permesso di fare cinema e gli ha fatto dono anche di un tumore, ha spento l’interruttore.

Wikileaks sta facendo tremare un po’ di chiappe.

Finalmente in Italia ci sono delle proteste decenti da parte di studenti e non solo.

Ieri per distrarmi, su suggerimento di un amico, ho comprato il volume “Annie Leibovitz at work“.
Sono a pagina 70 e lo trovo davvero molto interessante.

Dopo 2 mesi e 1 giorno mi è arrivata la Canon EOS 5d Mark II con abbinato il 24-70mm f2,8.

Ma la cosa più importante è che ho ricevute tante belle parole per quanto ho raccontato nel post intitolato “Nonna”. Grazie.

…nel frattempo altri problemi di salute tormentano la mia famiglia.

Written by filippo

30 novembre 2010 at 10:27 PM

E’ morta Sibylle Bergemann

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Sibylle Bergemann, uno dei nomi più noti della fotografia tedesca, è morta il 2 novembre a Berlino, all’età di 69 anni. Con un approccio enigmatico alla realtà, si è affermata alla metà degli anni Settanta grazie ad un’estetica inconfondibile. Bergemann ha lavorato molto con il bianco e nero, ha spaziato in ambiti come la moda, il reportage e il documentarismo, mentre nell’ultimo decennio ha virato verso l’estetica delle Polaroid. Nelle sue foto la mancanza di nitidezza e la distorsione cromatica creano uno spazio sospeso, con un forte impatto su chi le osserva. Nata a Berlino nel 1941, dopo studi a indirizzo commerciale, Sibylle Bergemann lavorò tra il 1965 e il 1967 nell’ufficio editoriale della rivista “Das Magazin”. Avvicinatasi alla fotografia nel 1966, facendo da assistente al professor Arno Fischer, uno tra i più importanti e stimati docenti di fotografia nella ex Germania dell’Est, nel 1967 iniziò a lavorare come fotografa freelance nel campo della moda per la rivista “Sibylle” che, come nessun altra pubblicazione nella Germania comunista, ebbe un’enorme influenza sulla percezione collettiva della moda, ma anche della cultura e dei modi di vivere in genere. (repubblica.it)

Sibylle Bergemann - Photo 1

Sibylle Bergemann - Photo 1

Sibylle Bergemann - Photo 2

Sibylle Bergemann - Photo 2

Sibylle Bergemann - Photo 3

Sibylle Bergemann - Photo 3

Sibylle Bergemann - Photo 4

Sibylle Bergemann - Photo 4

Sibylle Bergemann - Photo 5

Sibylle Bergemann - Photo 5

Sibylle Bergemann - Photo 6

Sibylle Bergemann - Photo 6

Sibylle Bergemann - Photo 7

Sibylle Bergemann - Photo 7

Sibylle Bergemann - Photo 8

Sibylle Bergemann - Photo 8

Sibylle Bergemann - Photo 9

Sibylle Bergemann - Photo 9

Sibylle Bergemann - Photo 10

Sibylle Bergemann - Photo 10

Sibylle Bergemann - Photo 11

Sibylle Bergemann - Photo 11

Sibylle Bergemann - Photo 12

Sibylle Bergemann - Photo 12

Sibylle Bergemann - Photo 13

Sibylle Bergemann - Photo 13

Sibylle Bergemann - Photo 14

Sibylle Bergemann - Photo 14

Sibylle Bergemann - Photo 15

Sibylle Bergemann - Photo 15

Written by filippo

5 novembre 2010 at 1:36 PM

Pubblicato su Attualità, Fotografie

Qui ad Atene noi facciamo così

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Il giardino di pietra

Il giardino di pietra

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

(Brano che ho scoperto grazie a Paolo Rossi e Marco Travaglio)

Written by filippo

21 ottobre 2010 at 8:13 PM

Pubblicato su Attualità

Chomsky: 10 mosse per manipolare ogni giorno la verità

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Noam Chomsky

Noam Chomsky

Distrarre, rinviare, emozionare, dire e non dire. In una parola: disinformare, dando al pubblico l’illusione di essere perfettamente informato su tutto. E’ la “strategia della manipolazione” che il grande linguista americano Noam Chomsky, teorico della comunicazione impegnato da anni a smascherare la “fabbrica del consenso” a colpi di bestseller, condensa addirittura in un decalogo: dieci mosse, puntualmente ripetute dai mass media, per rassicurare l’opinione pubblica diffondendo false certezze e depistando la ricerca della verità. Una prassi, accusa Chomsky, che è ormai radicata nel dna dei media, ridotti a strumento planetario di controllo sociale.

Tecniche di manipolazione:

La prima è la “strategia della distrazione”, elemento primordiale del controllo della società: «Consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti». Strategia sistematicamente attuata da giornali e televisioni: «E’ anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica». Obiettivo: mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza reale importanza. E tenere le menti continuamente occupate, senza tempo per pensare, «di ritorno alla fattoria come gli altri animali», per citare il testo “Armi silenziose per guerre tranquille”.

Seconda strategia della manipolazione: creare problemi e poi offrire le soluzioni. Lo schema: problema, reazione, soluzione. «Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare». Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che sia lo stesso pubblico a richiedere leggi speciali sulla sicurezza e politiche a discapito della libertà. «O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici».

Terza mossa: la strategia della gradualità. «Per far accettare una misura inaccettabile – osserva Chomsky – basta applicarla gradualmente, col contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta».

Altro stratagemma, il quarto: la strategia del differire. «Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura». E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato, sostiene Chomsky: perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente, e perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. «Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento».

Fondamentale (quinta mossa) rivolgersi al pubblico come ai bambini: «La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale». Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, si tende ad usare un tono infantile. Perché? «Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, questa tenderà, con una certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico: come quella di una persona di 12 anni o meno».

Decisivo, nella manipolazione, il ricorso al sesto comandamento: l’aspetto emotivo della narrazione, che prevale sulla riflessione. «Sfruttare l’emozione – afferma Chomsky – è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti». Naturalmente, è possibile sottoporre il pubblico a un trattamento infantile ed emotivo a una condizione, la settima: mantenerlo nell’ignoranza e nella mediocrità.

Per Chomsky, è necessario far sì che il pubblico sia «incapace di comprendere le tecnologie e i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù». La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori, continua Chomsky, deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza pianificata tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare. Il pubblico deve restare ignorante e mediocre, e addirittura (ottava mossa) compiaciuto della propria mediocrità: i media spingono il loro pubblico a ritenere che «è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti».

Colpo basso, la nona strategia della manipolazione: rafforzare l’auto-colpevolezza. Ovvero: «Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione». E senza azione, aggiunge Chomsky, «non c’è rivoluzione», non esiste nessuna possibilità di cambiamento in senso democratico.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, conclude Chomsky, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. “Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano” è l’ultimo caposaldo del decalogo della manipolazione. Fatale corollario: «Nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su se stesso».

Fonte: libreidee.org

Written by filippo

17 ottobre 2010 at 9:34 am

Pubblicato su Attualità