Sogno e incubo. Incubo
“Vedi com’è basso qui il soffitto?”
- Federico Fellini, Otto e mezzo
- Andrej Tarkovskij, Stalker
- Ingmar Bergman, Il posto delle fragole
- Alfred Hitchcock, Io ti salverò
- Franco Indovina, Lo scatenato
Sono le 3.30 e, al momento, non me ne vengono in mente altri.
Ma il sogno di Fellini è gigantesco e basta da sè.
La solitudine del metafisico
Fu al museo di Villa Borghese, una mattina davanti ad un quadro di Tiziano, che ebbi la rivelazione della grande pittura: vidi nella sala apparire lingue di fuoco, mentre fuori, per gli spazi del cielo tutto chiaro sulla città, rimbombò un clangore solenne, come di armi percosse in segno di saluto e con il formidabile urrà degli spiriti giusti eccheggiò un suono di trombe annuncianti una resurrezione.
Capii che qualche cosa di enorme avveniva in me. Fino ad allora, nei musei, in Italia, in Francia, in Germania, avevo guardato i quadri dei maestri e li avevo sempre visti così come li vedono tutti: cioè come “immagini dipinte”. Naturalmente, quello che allora mi fu rivelato al museo di Villa Borghese, non era che un principio. In seguito con lo studio, il lavoro, l’osservazione e la meditazione, ho compiuto progressi giganteschi e così ora la pittura per me è un fenomeno tale che quando vedo gli altri, quelli che ancora non sanno, quelli che ancora arrancano nel buio e si affannano in mille modi per salvare la faccia, per ingannare il prossimo e loro stessi, e non riuscendo a nulla sono infelici ed essendo infelici sono cattivi, allora, dico, quando vedo questo triste e penoso spettacolo, una grande pietà mi prende per quei miseri e vorrei potermi offrire in olocausto, vorrei poter porgere a quei derelitti il mio petto nudo e gridar loro: “Picchiate! Picchiate! Sfogatevi!”. E abbracciarli vorrei e baciarli e con essi piangere vorrei e singhiozzare, e tra un singhiozzo e l’altro, per farli felici, giurar loro solennemente di non dipinger più!
– Giorgio de Chirico, estratto dall’autobiografia “Memorie della mia vita” (Europeo dicembre 2010)
Un bel tipo, De Chirico.
Biblioteca Malatestiana di Cesena
Cesena, Italy
2011
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“Elephas Indus culices non timet” (L’elefante indiano non teme le zanzare)
Mentre scattavo avevo in mente Luigi Ghirri (ho detto che lo avevo in mente, non che le mie foto siano paragonabili alle sue). Al momento di lasciare la biblioteca ho comprato un catalogo, per vedere come erano le foto (potevo pensarci prima, ma va bene anche così in realtà). Ho scoperto che le prime 25 foto del catalogo sono di Luigi Ghirri.
La Biblioteca Malatestiana
La Biblioteca Malatestiana di Cesena è una biblioteca monastica di particolare importanza storica. Fondata alla metà del XV secolo, detiene due primati assoluti: è stata la prima biblioteca civica d’Italia e d’Europa; è l’unico esempio di biblioteca monastica umanistica giunta fino a noi perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria. L’Unesco ha riconosciuto l’importanza culturale della Malatestiana inserendola, prima in Italia, nel Registro della Memoria del Mondo. Il 19 settembre 2008, Poste Italiane ha emesso un francobollo dedicato alla biblioteca, sulla serie tematica “Il patrimonio artistico e culturale italiano”. Oggi vi sono conservati quasi 250000 volumi, di cui 287 incunaboli, circa 4000 cinquecentine, 1753 manoscritti che spaziano fra il XVI secolo e il XIX secolo e oltre 17000 lettere e autografi; mentre nella sezione moderna della biblioteca sono presenti oltre centomila volumi.
Architetto: Matteo Nuti, Costruzione: 1447-1454, Sito ufficiale: www.malatestiana.it___
Malatesta Novello
Domenico Malatesta Malatesti, detto Novello Malatesta (Brescia, 5 agosto 1418 – Cesena, 20 novembre 1465), è stato un condottiero italiano. […] A lui, soprattutto, si devono attribuire le grandi opere che hanno dato a Cesena l’impronta malatestiana che ancora oggi la caratterizza nella parte storica del centro urbano. Le sue realizzazioni sono notevoli, numerose e comprese in un arco di tempo piuttosto breve. In meno di trent’anni ordina: la costruzione del Convento di S. Maria per i frati dell’Osservanza (1438), i nuovi lavori per il rafforzamento della Rocca Malatestiana e l’allargamento della cinta muraria della città (1441); nel 1452 dona al Comune diversi possedimenti dalle parti di Cesenatico ma, soprattutto, fonda la Biblioteca Malatestiana presso il convento di S. Francesco, gioiello unico nel suo genere e punto di riferimento di tutto il patrimonio culturale della città. La sua attività non ha soste: fa terminare il ponte di pietra sul fiume Savio, fa scavare un tunnel sotto il Monte della Brenzaglia per farvi scorrere il canale omonimo e servire i mulini sull’altro versante, fa erigere la diga di Mulino Cento, fa rinforzare le mura e le porte della città, fa riprendere i lavori alla Rocca e terminare il castello di S. Giorgio (1456). Nel 1458 Malatesta Novello regala ai frati dell’Osservanza alcuni terreni subito fuori la Porta Figarola perché vi costruiscano un nuovo convento, nel 1459 fa costruire Porta Trova e l’anno successivo l’Ospedale del S. Crocefisso (1460). Con la sua morte avvenuta il 20 novembre 1465 a 47 anni di età, dopo una lunga malattia e senza eredi (si dice per un voto di castità fatto da Violante), termina per Cesena il periodo forse più significativo della sua storia.
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Il silenzio del crepuscolo
Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri volti su cui discende la sera, Mikael che dorme sul carro, Jof e la sua lira… cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si vuol versare. E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere.
– Antonius Block, Il settimo sigillo
Oggi 30 minuti di serenità.
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13 Marzo 2011
Pala Credito di Romagna (Forlì)
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