Filippo Venturi Photography | Blog

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Rocca Calascio

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Rocca Calascio (foto 1)

Rocca Calascio (foto 1)

Rocca Calascio (foto 2)

Rocca Calascio (foto 2)

Rocca Calascio (foto 3)

Rocca Calascio (foto 3)

Rocca Calascio (foto 4)

Rocca Calascio (foto 4)

Rocca Calascio (foto 5)

Rocca Calascio (foto 5)

Rocca Calascio (foto 6)

Rocca Calascio (foto 6)

Rocca Calascio (foto 7)

Rocca Calascio (foto 7)

Rocca Calascio (foto 8)

Rocca Calascio (foto 8)

Rocca Calascio (foto 9)

Rocca Calascio (foto 9)

Rocca Calascio (foto 10)

Rocca Calascio (foto 10)

Rocca Calascio è una rocca situata in Abruzzo, nel territorio del comune di Calascio (AQ), all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ad un’altitudine di 1.460 metri. È conosciuta per la presenza del castello, uno dei più elevati d’Italia, e del borgo sottostante. [wikipedia]

A partire dagli anni ottanta il comprensorio aquilano del Gran Sasso, ed in particolare la rocca di Calascio, sono stati utilizzati some ambientazione per numerosi film. Il primo e principale lungometraggio girato è “Lady Hawke” (1985) in cui la rocca, allora non ancora restaurata, era il rifugio dell’eremita impersonato da Leo McKern. L’anno successivo venne ambientato nella rocca “Il nome della rosa” con Sean Connery, mentre successivamente sono stati ambientati “Il viaggio della sposa” (1997) e “L’orizzonte degli eventi” (2005). Più recente è stato il set per la serie “Padre Pio” della RAI  (2006). La rocca è visibile anche in alcune scene del film “The American” (2010) con George Clooney, interamente girato nella provincia dell’Aquila, in particolare tra Castel del Monte, Calascio e Castelvecchio Calvisio. Per la bellezza di questi luoghi, l’industria cinematografica ha nominato tutta la zona da Rocca Calascio a Santo Stefano di Sessanio, “set per eccellenza”.

Written by filippo

14 aprile 2011 at 6:00 PM

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I reati prescritti con il processo breve

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I reati prescritti con il processo breve

I reati prescritti con il processo breve

CLINICA SANTA RITA
– Tra il 2005 e il 2008, a Milano, presso la Clinica Santa Rita, venivano effettuati interventi abnormi e invasivi su pazienti eseguiti ‘in totale disprezzo delle condizioni di fragilità’ del malato.
– Le accuse sono di truffa, falso ideologico, falsificazione delle cartelle cliniche e sopratutto, una serie di interventi inutili o dannosi che hanno provocato lesioni gravi o gravissime per circa novanta persone, oltre alla morte di cinque pazienti. Infatti, tra le accuse mosse agli indagati (in tutto, non meno di diciotto), figura anche l’omicidio volontario aggravato da crudeltà.
– Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

PROCESSO CIRIO
A Roma, il 14 marzo 2008 a sei anni dal default da 150 miliardi di vecchie lire è cominciato il processo a Cragnotti e ad altri 32 imputati, tra cui l’attuale presidente di Mediobanca Cesare Geronzi. Tutti accusati di bancarotta per distrazione e truffa aggravata ai danni dei risparmiatori della Cirio.
La vicenda risale al 2003, quando il fallimento del gruppo Cirio, allora guidato da Cragnotti, aveva fatto andare in default obbligazioni per 1,125 miliardi di euro, emesse tra il 2000 e il 2002. L’udienza preliminare era cominciata nel giugno del 2008 con la richiesta di costituzione di parte civile avanzata da circa 1500 persone (pochissime rispetto ai 12mila risparmiatori che secondo la procura di Roma sarebbero stati danneggiati dal fallimento del gruppo Cirio).
La Procura della Repubblica di Perugia ha formulato una accusa di concorso di bancarotta impropria e durante tale inchiesta è emerso che i marchi del settore “latte” erano stati acquisiti con valutazione 0 lire, mentre in sede di conferimento alla Cirio erano stati valutati per decine di miliardi di lire. Il Giudice dell’Udienza Preliminare di Perugia ha tuttavia prosciolto Sergio Cragnotti. Il 2 marzo 2011 la Procura della Repubblica di Roma ha richiesto per il crac Cirio 15 anni di reclusione per Sergio Cragnotti e 8 per Cesare Geronzi.
Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. I familiari e le vittime non avranno mai giustizia.

THYSSEN KRUPP
A Torino il 6 dicembre 2007 scoppio un incendio nello stabilimento della Thyssen Krupp. In quell’incendio morirono sette operai. Gli imputati sono sei. Harald Espenhahn, l’ammistratore delegato della Thyssen è accusato di omicidio volontario per il rogo della Thyssenkrupp. Con lui è anche Gerald Priegnitz, consigliere di amministrazione e membro del board della multinazionale dell’acciaio.
Le richieste finali del pm Raffaele Guariniello pronunciate il 14 dicembre 2010 al termine di una maxi-requisitoria durata una decina di udienze al processo per i sette operai morti nel rogo della Thyssenkrupp di Torino, sono di sei condanne per quasi 80 anni di carcere complessivi. Sono per l’amministratore delegato del gruppo Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale, per il quale Guariniello, ha chiesto 16 anni e 6 mesi anni di reclusione.
Per gli altri cinque dirigenti, imputati di omicidio colposo e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, sono state chieste alla Corte d’Assise presieduta da Anna Maria Iannibelli pene di 13 anni e mezzo, per quattro di loro e 9 anni per uno solo dei dirigenti.
L’11 aprile 2011 si è svolta a Torino, la 92esima udienza del processo penale ThyssenKrupp, dedicata alle repliche dei PM e degli avvocati dell’accusa.
Le prossime udienze sono previste per mercoledì 13 aprile e venerdì 15 aprile prossimi, con le repliche della Difesa. Già nella mattina del 15 aprile la Corte d’Assise si riunirà in Camera di consiglio per preparare la sentenza di primo grado.
Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

SCANDALO SANITA’ PUGLIESE: IL CASO TARANTINI
A Bari, dal maggio 2009, Gianpaolo Tarantini e altre 78 persone sono imputate presso il tribunale di bari per corruzione, favoreggiamento della prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti e falso nell’ambito dell’inchiesta sugli scandali della sanità pugliese.
Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Resteranno impuniti. Non ci sarà giustizia.

FINCANTIERI
A Palermo, 15 febbraio 2010 muoiono 40 operai. 11 ex rappresentanti legali di Fincantieri e di una serie di imprese dell’indotto sono accusati di omicidio colposo e di lesioni  colpose gravissime. Non sono state adottate le misure di sicurezza adeguate che hanno poi causato la morte di 40 lavoratori che hanno contratto gravi forme tumorali per aver lavorato con l’amianto. Tutti i dirigenti risultano incensurati, potranno beneficiare delle norme che si stanno per approvare.
Per le morti da amianto è giunto a conclusione il 25 febbraio anche un altro processo, sempre davanti all’autorità giudiziaria di Palermo, anche in questo caso a carico degli ex rappresentanti legali di Fincantieri,  e il  giudice monocratico della prima sezione del Tribunale  per le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni gravi colpose ha condannato Luciano Lemetti, condannato a 7 anni e mezzo, Giuseppe Cortesi, a 6 anni, e Antonino Cipponeri, tre anni. Agli imputati è stato applicato il condono di pena di tre anni ciascuno. Le vittime dell’amianto furono 37 in quel primo processo.
Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Resteranno impuniti. Non ci sarà giustizia.

ETERNIT
Dal 1907 al 1986 a Casale Monferrato ha operato la multinazionale Eternit, specializzata nella produzione di prodotti in cemento amianto per l’edilizia. L’esposizione alle fibre aerodisperse dell’asbesto (amianto) provoca, oltre all’asbestosi, diverse tipologie tumorali fra le quali la più frequente é il mesotelioma pleurico, privo di cura, la cui incubazione può variare dai 15 ai 45 anni. L’amianto é stato utilizzato nella fabbricazione di materiali isolanti, nella sostituzione di freni e frizioni, per alcune plastiche rinforzate e vernici, nei prodotti di cemento amianto per l’edilizia (condutture dell’acqua, tetti, canne fumarie): solo nella città di Casale oggi si stimano ancora 800.000 metri quadri di coperture da bonificare.
Il maxi processo eternit di Torino riprenderà il prossimo 14 giugno 2011. Il male d’amianto ha colpito migliaia di persone a Casale, a Cavagnolo, a Rubiera, a Bagnolo, tutti stabilimenti della società eternit. Gli indagati sono accusati dalla procura di Torino di disastro doloso permanente ed omissione dolosa di misure anti infortunistiche. In Italia l’impiego dell’amianto é stato messo fuorilegge solo nel 1992; a Casale Monferrato l’amianto, secondo l’indagine del Procuratore della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello, ha già ucciso, ad oggi, 1.400 persone fra le quali 900 ex lavoratori dello stabilimento Eternit e 500 cittadini.
Molte persone sono morte a Casale. Ancora oggi la bonifica del sito della ex fabbrica non è ancora conclusa. L’amianto è disseminato dappertutto. Nelle case come nelle scuole. Non esiste nessun “anagrafe” dei siti contenenti amianto.
Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Resteranno impuniti. Non ci sarà giustizia.

ILVA DI TARANTO
Il 9 settembre 2005 nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, ha perso la vita Gianluigi Di Leo, 25enne operaio di Mottola (Taranto), schiacciato e ucciso da una trave, subito dopo che aveva terminato il proprio turno e si accingeva a timbrare il cartellino. Il giudice dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio 24 persone con le accuse di omicidio colposo e omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

CRAC PARMALAT
A Parma e Milano, nel 2004 si realizza  il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa. Il buco lasciato dalla Parmalat si aggirava sui quattordici miliardi di euro. Il fallimento della Parmalat è costato l’azzeramento del patrimonio azionario ai piccoli azionisti, mentre i risparmiatori che avevano investito in bond hanno ricevuto solo un parziale risarcimento.
Con l’accusa di bancarotta fraudolenta, è stato condannato a diciotto anni di reclusione il patron della Parmalat, Calisto Tanzi, nonché numerosi suoi collaboratori tra dirigenti, revisori dei conti e sindaci.
Si sono svolti due processi paralleli cominciati nel 2004: al tribunale di Milano per i reati di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza, falso in comunicazioni (sociali e ai revisori) e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza della Consob. A quello di Parma per associazione a delinquere e bancarotta.
In particolare, a Milano, tra le persone fisiche giudicate con rito ordinario, risulta condannato il solo Calisto Tanzi, a 10 anni di reclusione. Tra pochissimi giorni le banche potrebbero non dover pagare più nulla a oltre 120 mila obbligazionisti, mentre per 80 mila di quei risparmiatori si potrebbe chiudere l’ultima finestra per sperare nei rimborsi. Questo perché il 18 Aprile del 2011 è attesa la sentenza di primo grado nel processo per aggiotaggio, reato che per le persone fisiche scatta dopo sette anni e mezzo. Se anche si dovesse arrivare a una sentenza di colpevolezza di primo grado sarebbe penalmente una vittoria di Pirro, perchè con l’appello scatterebbe senz’altro la prescrizione del reato.
Invece dal tribunale di Parma nel dicembre 2010 Calisto Tanzi è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione, invece gli altri dirigenti della società sotto processo ci sono state molte condanne inferiori ai 10 anni per i diversi reati considerati.
Tutte le condanne di Milano e Parma saranno annullate a breve dalla prescrizione, anche grazie alla beffa finale di questa legge, tutti gli imputati erano incensurati e tutti potranno beneficiare anche della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

L’AQUILA
Il 6 aprile 2009 alle ore 3:32, questa è l’ora del terremoto che due anni fa ha distrutto L’Aquila, 309 le vittime, ingenti i danni in tutta l’area: il paese di Paganica è quasi del tutto distrutto, palazzine ed alberghi sono crollati a L’Aquila, reparti dell’ospedale della città seriamente danneggiati e costretti a chiudere, tanto che è stato chiesto di allestire un ospedale da campo; persone disperse  e tanti morti.
Con il sisma la Casa dello Studente si è spaccato in due tronconi ed un’intera ala è crollata sugli studenti che si trovavano nelle loro stanze e che non sono riusciti a fuggire in tempo.
Il crollo della Casa dello Studente rimarrà uno dei simboli di questa tragedia che ha colpito l’Abruzzo. Ragazzi che da diverse parti dell’Italia si erano trasferiti a L’Aquila per inseguire il loro sogno, per studiare e cercare di costruirsi un futuro
È stata rinviata al 5 novembre prossimo l’udienza preliminare relativa al crollo della casa dello studente dell’Aquila, che si trova in via XX Settembre e che accoglieva gli studenti vincitori di borsa di studio dell’Università abruzzese, uno dei filoni simbolo della maxi inchiesta sul terremoto che nel 2009 devastò il capoluogo abruzzese.
I capi di imputazione per gli indagati sono omicidio colposo e disastro colposo reati puniti dal Codice con una pena fino a 10 anni.
Da mesi oltre al dolore per le loro perdite e per la lentezza dei procedimenti giudiziari, i parenti delle vittime del terremoto dell’Aquila ringraziano per il processo breve. Se il disegno di legge andasse in porto, potrebbe voler dire dover rinunciare alla possibilità di veder condannati i colpevole dei crolli, come quello per il crollo della Casa dello Studente e del Convitto Nazionale, ma anche per i crolli di altri numerosissimi palazzi, tombe di decine e decine di persone.
Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

STRAGE DI VIAREGGIO
Nella notte del 29 giugno 2009, la città di Viareggio è stata colpita da un gravissimo disastro ferroviario verificatosi in seguito al deragliamento del treno merci Trecate-Gricignano.
Il deragliamento provoca il perforamento di una cisterna del convoglio contenente GPL, ed a causa della fuoriuscita del gas si innesca un incendio di vastissime proporzioni che interessa non solo la stazione di Viareggio, ma anche tutte le aree circostanti.
I danni sono enormi ed immediati: 11 persone muoiono in pochi minuti investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici; 2 persone anziane vengono stroncate da un infarto e decine rimangono ferite. Tra i feriti ci sono persone gravemente ustionate e la maggior parte di loro, per l’esattezza 20, muoiono anche a distanza di diverse settimane dall’evento dopo una lunga agonia. Alla fine si contano ben 33 vittime innocenti. Diverse abitazioni vengono abbattute per ordine delle autorità comunali perché non più agibili o per costi di riparazione superiori ad una ricostruzione ex novo.
Nell’inchiesta aperta dalla Procura di Lucca sul disastro ferroviario di Viareggio sono 38 gli indagati: ci sono manager e dipendenti di Ferrovie dello Stato, di Rfi (Rete ferroviaria italiana), di Trenitalia, di Fs Logistica, di Cima Riparazioni, della tedesca GATX Rail Germania e dell’austriaca GATX Rail.
Per tutti gli indagati la Procura di Lucca formula le seguenti ipotesi di reato: incendio e disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Inoltre, solo per alcuni indagati vengono altresì ipotizzate una serie di violazioni al Testo unico in materia di tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro (Decreto legislativo 81 del 2008), in particolare per la mancata valutazione dei rischi connessi al trasporto di una sostanza pericolosa come il Gpl. Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

Fonte

Written by filippo

14 aprile 2011 at 9:05 am

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Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over

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I live in New York, and I was thinking about the lagoon in Central Park, down near Central Park South. I was wondering if it would be frozen over when I got home, and if it was, where did the ducks go? I was wondering where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over. I wondered if some guy came in a truck and took them away to a zoo or something. Or if they just flew away.
– J.D. Salinger, The catcher in the rye

Salinger ha scritto alcuni dei migliori dialoghi che mi sia capitato di leggere e Il Giovane Holden, appunto, ne è una dimostrazione.

J.D. Salinger, The catcher in the rye, Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over (photo 1)

Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over (photo 1)

J.D. Salinger, The catcher in the rye, Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over (photo 2)

Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over (photo 2)

J.D. Salinger, The catcher in the rye, Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over (photo 3)

Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over (photo 3)

J.D. Salinger, The catcher in the rye, Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over (photo 4)

Where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over (photo 4)

Written by filippo

13 aprile 2011 at 1:22 PM

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200.000 visite

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Oggi il blog ha superato le 200.000 visite

Oggi il blog ha superato le 200.000 visite

Il blog ha superato le 200.000 visite (escluse le mie).

Come dicevo nell’articolo delle 100.000 visite, non do molto peso alle statistiche, ma avere una conferma numerica dell’apprezzamento del proprio blog è sempre motivo di orgoglio e uno stimolo a continuare.

Grazie a tutti i visitatori!

Qualche numero.

Visite complessive:

  • 1.524 visite nel 2007
  • 1.981 visite nel 2008
  • 2.246 visite nel 2009
  • 135.139 visite nel 2010
  • 59.492 visite al 10 aprile 2011

Media visite giornaliere:

  • 5 visite al giorno nel 2007
  • 5 visite al giorno nel 2008
  • 6 visite al giorno nel 2009
  • 370 visite al giorno nel 2010
  • 594 visite al giorno al 10 aprile 2011

Il prossimo appuntamento, spero, sarà per le 500.000 visite!

Written by filippo

11 aprile 2011 at 8:35 am

Pubblicato su Informatica, Vita personale

Matteo Signani vs Gaetano Nespro

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Boxe, Matteo Signani vs Gaetano Nespro (Seven di Savignano) Foto 1

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SAVIGNANO SUL RUBICONE – Matteo Signani (11-3-2) batte ai punti Gaetano Nespro (17-7-0) e mantiene il titolo italiano dei pesi medi. Sul ring di casa il pugile romagnolo sfodera una prova di carattere e fa valere l’allungo e la maggore velocità rispetto a un avversario coraggioso e ben preparato, la cui pecca è stata forse non riuscire a dare continuità all’azione. Il Giaguaro, alla terza difesa vittoriosa dopo quelle con Cosseddu e De Carolis, si porta così in vantaggio anche negli scontri diretti con il napoletano (una vittoria a testa nei due precedenti).

Il verdetto è stato unanime, anche se con qualche differenza nell’attribuzione dei punteggi (98-93, 98-92, 96-94). Subito dopo il match Signani ha dichiarato ai microfoni di Rai Sport di voler dare una svolta alla propria carriera portando la boxe italiana fuori dai confini nazionali, magari per provare la scalata al titolo europeo – impresa già nei piani di Domenico Spada, che il 30 aprile prossimo darà l’assalto alla cintura continentale a Londra, in casa dell’imbattuto Darren Barker, già in passato detentore del titolo.

Fonte

Written by filippo

9 aprile 2011 at 10:15 PM

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