Archive for the ‘Fotografie’ Category
2° Premio all’International Photographer of the Year

Nell’ultima edizione dell’IPOTY, International Photographer of the Year, ho ricevuto i seguenti riconoscimenti:
– 2° premio alla mia fotografia del Ponte di Songdo in Corea del Sud.
– 4 menzioni d’onore ai miei progetti: Made in Korea, In Oblivion, Demigods e alla foto singola New Fascists.
Tutti i premiati sono visibili qui.
La giuria era così composta:
Fabrice Fouillet (Francia), Julia Gunther (Germania), Marta Azevedo (Brasile), Erik Hijweege (Olanda), Vincent Fournier (Francia), Tiina Törmänen (Finlandia), Eleonora Pecorella (Italia), Christoph Morlinghaus (Germania), Jessica Auer (Canada), Pelle Cass (USA) e Amanda Harman (Gran Bretagna).
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2° Premio ai Sony World Photography Awards

Sono orgoglioso di annunciare di aver ricevuto il 2° Premio ai Sony World Photography Awards, col mio lavoro Made in Korea, nella sezione Professional/People :)
I Sony World Photography Awards premiano ogni anno le eccellenze della fotografia internazionale.
La nona edizione appena conclusa ha battuto ogni record, con un totale di 230.103 candidature da 186 Paesi.
Il comunicato stampa ufficiale è visible qui, mentre tutti i premiati e le rispettive fotografie sono visibili qui.
I fotografi premiati saranno esposti alla Somerset House di Londra, dal 22 aprile all’8 maggio 2016!
La mostra è itinerante. Di seguito le sedi dove si terrà:
Londra (Inghilterra), Somerset House, dal 22 aprile all’8 maggio 2016.
Pechino (Cina), U Space, dal 7 al 26 giugno 2016.
Berlino (Germania), Willy-Brandt-Haus, dal 5 luglio al 30 settembre 2016.
Milano (Italia), Spazio Tadini, dal 16 settembre al 16 ottobre 2016.
Colonia (Germania), PhotoKina, dal 20 al 25 settembre 2016.
Bratislava (Slovacchia), Expo@Eurovea, dal 2 novembre al 4 dicembre 2016.
New York (Stati Uniti), Sony Square NYC, dal 23 novembre al 5 gennaio 2017.
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Alcune fotografie della cerimonia di premiazione all’Hotel Hilton di Londra (con tanto di dress code black tie, anche se il farfallino proprio non sono riuscito a metterlo) e della sontuosa mostra fotografica alla Somerset House (che avevo già ammirato, visitando alcuni anni fa la mostra di Tim Walker):
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Il video della presentazione del mio lavoro, un attimo prima dell’annuncio del vincitore:___
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Parlano dell’evento: Internazionale, Corriere della Sera, Repubblica, Il Sole 24 Ore, Zeit, Daily Mail, Panorama, Clickblog, Business People, DPReview, The Mammoth’s Reflex, Metro, Fotografidigitali.it, ecc.
La giuria era così composta:
- Dominique Green, Chair, Documentary Jury, Consultant (UK)
- Emma Lynch, Documentary Jury, Picture Editor, BBC Global News website (UK)
- Julien Jourdes, Documentary Jury, Co-Founder & Coo, Blink.la (US)
- Fiona Rogers, Documentary Jury, Global Business Development Manager, Magnum Photos (UK)
- Sue Steward, Chair, Art Jury, Writer and Critic (UK)
- Karen Knorr, Art Jury, Photographer and Professor, University for the Creative Arts (US/UK)
- Jean Jacques Naudet, Art Jury, Editorial Director, L’Oeil de la Photographie (France)
- Mariko Takeuchi, Art Jury, Photography Critic, Professor of Kyoto University of Art and Design (Japan)

Made in Korea su FotoIT
Su FotoIT di aprile c’è un bell’articolo di Francesca Lampredi sul mio lavoro Made in Korea!
L’articolo è in conseguenza del 1° premio che il lavoro si è aggiudicato nel Concorso di Lettura Portfolio “6° Portfolio dello Strega 2015” di Sassoferrato (AN).



Di seguito un estratto dell’articolo, che accompagnava il mio progetto nella mostra che si è svolta al Centro Italiano della Fotografia d’Autore:
Mentre l’Occidente sta tramontando, assumendo sempre più l’aura di una romantica rovina, di un paese dominato da un passatismo che divora presente e futuro, la Corea del Sud emerge come uno dei paesi più moderni del mondo, una tra le più potenti 4 Tigri dell’Asia orientale.
Filippo Venturi ritrae la Corea del Sud come un paese postmoderno, dove non ci sono accenni al passato rurale, ai pescatori, all’epoca del colonialismo giapponese. La concezione di passato e memoria viene distrutta, celata dai cromatismi patinati della nuova società, creando un microcosmo apparentemente autonomo dalla temporalità, dominato da un eterno hic et nunc.
Un mondo che ha adottato l’universo mitologico dell’Occidentale American Dream, come proprio modello, plasmandone un’ immagine iperbole. Fortemente caricaturali risultano i body builder, le chiome fulve da starlette di Hollywood delle parrucche indossate da manichini in serie, le modelle coreane dei cartelloni pubblicitari. Un mondo dove l’enfasi dei caratteri estetici del significante sostituisce il significato stesso.
Filippo Venturi sottolinea le dicotomie di questo mondo attraverso una fotografia estremamente pulita, senza mai risultare eccessiva, isolando in alcuni contesti i personaggi. Come in una Sinfonia metropolitana, l’occhio di Venturi esplora i luoghi della società coreana e lo stile di vita dei suoi abitanti attraverso il lavoro e il tempo libero.
Gli ambienti moderni, eccessivamente ordinati ed asettici, ospitano una collettività che non riesce più a comunicare né a riconoscersi, che soffre di eccesso di individualismo, di solitudine abissale, di alienazione e a cui conseguono gesti autodistruttivi, come l’abuso di alcool.
La forza di Venturi è anche quella di svelarci che, scavando in profondità, una memoria esiste ancora, in un daino che attraversa un prato e nel rigore degli sguardi dei coreani; lo stesso rigore dei pescatori nelle belle foto in bianco e nero dell’epoca colonialista di inizio Novecento. Il passato non si cancella, neanche quando lo si rifiuta.
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