Archive for the ‘Arte’ Category
La prossime mostre
Aver visitato, prima la mostra Background Story a Milano (incentrata sui fotografi Letizia Battaglia, Enrique Metinides, Arnold Odermatt, a cui avevo accennato qui), poi il Van Gogh Museum e il Rijksmuseum ad Amsterdam, ha riacceso la mia voglia di vedere ed eventualmente scoprire nuovi artisti.
Annoto le prossime mostre, musei, attrazioni ed eventi che voglio vedere e che mi sono segnato (per il momento):
- Casa Leopardi, a Recanati;
- Da Rembrandt a Gauguin a Picasso, l’incanto della pittura, a Rimini (dal 10/10/2009 al 14/03/2010);
- Bologna Jazz Festival 2009, a Bologna (dal 6 al 14/11/2009);

Claude Monet (1840–1926), Lo stagno delle ninfee e il ponte giapponese, 1900 olio su tela, cm 90,2 x 92,7 Boston, Museum of Fine Arts, donato in memoria di Alvan T. Fuller, amministratore della Fuller Foundation, 1961
Ilario Fioravanti

Ilario Fioravanti (foto di Daniele Ferroni)
Verso i sette anni misi assieme dei soldi e comprai due cose: una bicicletta e il dizionario Melzi, in due volumi, un repertorio ricco di immagini da dove mi divertivo ricopiare, a mano libera, le tavole illustrative dei personaggi e guardavo con attenzione le riproduzioni delle opere di Masaccio, Michelangelo, Leonardo e altri grandi maestri del passato; passavo gran parte del tempo a riempire dei foglietti – tantissimi – di disegni, tutto quello che trovavo lo disegnavo. Disegnare era una necessità che ancora oggi, a distanza di tanti anni, sento fortissima.
Il rapporto con l’immagine, con l’arte, fu precocissimo, ricordo che da ragazzino coi fratelli e la mamma, che era una ferrarese sposata con un cesenate, andavamo da Cesena, dove abitavamo, a trovare la nonna a Bondeno, a pochi chilometri da Ferrara, e, quando possibile, sfruttavamo le riduzioni ferroviarie legate all’ingresso delle grandi mostre ferraresi, erano gli anni Trenta. Fu l’occasione per vedere delle mostre straordinarie, e una in particolare mi rimase dentro, mi scioccò, una mostra fatta in una ricorrenza di un centenario ariostesco, sulla pittura ferrarese del Rinascimento. Lì ebbi modo di vedere il Compianto in terracotta colorata di Guido Mazzoni, una visione indimenticabile. Esposto in una delle sale del Palazzo dei Diamanti, in penombra, non immediatamente visibile, in una semioscurità che permetteva di scoprirlo solo un po’ alla volta, un crescendo di commozione che mi lasciò senza parole.
In seguito, per volontà dei miei genitori, e così fu anche per i miei fratelli, mi iscrissi a ragioneria e conseguii il diploma, ma i miei interessi erano sempre più rivolti all’arte, infatti, in quegli anni, compravo riviste come «Corrente di vita giovanile» di Ernesto Treccani, sulla quale comparivano, oltre ai disegni dello stesso Treccani, quelli di Migneco e Manzù, e «Primato – Arti e Lettere d’Italia» dove, fra gli altri, collaboravano Maccari, Morandi, Rosai, Mafai, Guttuso, Manzù, De Pisis, Carrà, Casorati e Tamburi.
Il disegno era sempre al primo posto, ma, in seguito al diploma, cominciai a lavorare come ragioniere presso l’ECA, vi rimasi circa due anni. Un periodo di grande sofferenza e insoddisfazione che stava minando anche la mia salute, fu così che ottenni il consenso dai miei genitori di continuare gli studi e prendere un diploma al Liceo Artistico di Bologna, da privatista, per poi iscrivermi alla facoltà di Architettura a Firenze. Una scelta che mi avrebbe permesso di continuare a disegnare e di coltivare la grande passione per la pittura, la scultura e l’incisione. Negli anni dell’università ebbi modo di ampliare le mie conoscenze e cominciai ad entrare in contatto con alcuni professori e architetti che mi permisero di visitare gli studi di alcuni scultori e pittori, così continuai ad approfondire la mia cultura artistica. Dopo la laurea, alla fine degli anni Quaranta, lavorai con l’architetto Saul Bravetti, grazie al quale cominciai, anche, una frequentazione con alcuni artisti che avevano lo studio a Roma, fra gli altri Pericle Fazzini con il quale instaurai un buon rapporto di amicizia. Fu una grande scuola, perché ebbi modo di vedere e approfondire le diverse tecniche artistiche dall’incisione, alla scultura, alla pittura che prima avevo esplorato prevalentemente da autodidatta.
Durante gli anni dell’università aprii, a Cesena, nel torrione della rocca, uno studio assieme a Giovanni Cappelli, che avevo conosciuto qualche tempo prima, quando venne a chiedermi se avessi potuto aiutarlo a prepararsi per l’esame di ammissione al Liceo Artistico di Bologna; aveva saputo che l’anno precedente vi avevo conseguito il diploma. A noi si aggiunse il giovanissimo Alberto Sughi e in seguito – ma oramai le mie presenze allo studio si stavano diradando a causa dell’impegno universitario – Luciano Caldari.
Mi distaccai precocemente da quel modo di fare pittura che si stava delineando fra le mura di quello studio, sentivo che la mia strada era un’altra, e cominciai a praticare – con maggiore interesse – le arti plastiche. Terminati gli studi mi dedicai alla professione di architetto senza, tuttavia, abbandonare il disegno che è sempre stato una costante della mia vita; gli stessi esecutivi dei miei progetti li eseguivo a mano libera, non riuscivo a costringerli in un incontro di linee rigide e impersonali. Nell’architettura trovavo un grande stimolo perché, in fondo, in essa vedevo la scultura per le forme degli edifici, la pittura per i giochi di colore e via di questo passo. Tutte le arti si possono ritrovare nell’architettura, a patto che l’architetto lavori col cuore, perché altrimenti si fa solo edilizia, e quella non vale nulla. Comunque negli anni Sessanta tornai a dedicare molto del mio tempo alla scultura, alla pittura e all’incisione e mi resi conto che l’avere continuato a disegnare, forsennatamente per tutti quegli anni, era stata la migliore scuola che avessi potuto ricevere. La padronanza delle diverse tecniche artistiche nasce dalla capacità di sintesi fra realtà e mondo interiore, e, in questo, il disegno mi fu utilissimo, il resto è solo pratica.
In quegli anni partecipai ad alcune mostre collettive e personali, e realizzai opere per luoghi pubblici, ma l’attività principale era legata alla professione di architetto e questo, in qualche modo, mi portò a vivere con maggiore intimità e riservatezza l’altro aspetto della mia creatività. Solo parenti e amici conoscevano abbastanza approfonditamente le mie opere. Fu solo nel 1990 che grazie all’interessamento di Giovanni Testori realizzai la mia prima mostra importante di scultura, a Milano. Fu lo stesso Testori a curarla, provai una soddisfazione enorme; finalmente le mie opere prendevano vita fuori dal mio studio. Poi Testori, si ammalò e i progetti futuri si dissolsero, perché in quel momento mi sembrava che solo Testori avesse colto nel profondo il senso della mia arte. In seguito partecipai ad altre mostre, ma sempre con minore entusiasmo, al punto che tornai a nascondere i miei lavori nella cerchia della mia quotidianità. Ma nel 1996 fui convinto, contro voglia, di organizzare una mia grande mostra personale alla Fondazione Tito Balestra di Longiano, ebbe un grande successo e lì rincontrai Vittorio Sgarbi, il quale, da allora, cominciò a dedicare una grande attenzione al mio lavoro.
Fonte: ilariofioravanti.it
Sergio Vacchi

Sergio Vacchi - In Atlantide Praeco. Autoritratto con la maschera
Viaggio a Ferrara
Preparativi
Non ho mai sentito la necessità di festeggiare San Valentino, ma per una serie di circostanze andrò via proprio nel weekend in cui tutti gli innamorati celebrano il proprio amore donando soldi a terzi.
Fin da quando ho letto su un quotidiano che Ferrara ospiterà una mostra su William Turner, dal 16/11/08 al 22/02/09, presso Palazzo dei Diamanti, intitolata “Turner e l’Italia“, mi è ronzata in testa l’idea di andarci una domenica ma, per via delle circostanze già accennate, la gita solitaria in giornata s’è trasformata in un weekend con Micol e la sua amica Laura, oltre al neo-ragazzo di quest’ultima.

William Turner - Roma vista dall'Aventino
Muovendo dalla lezione dei maestri del passato, Turner, nel corso della sua vita, ha letteralmente sovvertito la pittura, superando i limiti della raffigurazione prospettica e creando uno spazio del tutto nuovo, intriso di luce e di colore, che ha aperto la strada al culmine della rivoluzione impressionista dell’ultimo Monet. Nella formazione della sua poetica l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale. Il pittore inglese fu infatti profondamente affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica. Lo testimoniano tanto l’omaggio che Turner rivolse ai maestri italiani o a lungo attivi in Italia – da Tiziano a Veronese, da Poussin a Lorrain – quanto i suoi numerosi soggiorni nella penisola.
[…]Per comprendere a fondo l’importanza del rapporto che legò Turner al nostro paese, Ferrara Arte e la National Gallery of Scotland di Edimburgo, in collaborazione con lo Szépművészeti Múzeum di Budapest, organizzano una mostra che affronta per la prima volta questo nodo cruciale nella produzione del grande artista. Oltre novanta opere – tra olii, acquerelli, taccuini, incisioni, libri illustrati e documenti inediti – provenienti da importanti musei e collezioni di tutto il mondo, ripercorrono, da questo punto di vista inedito, l’intero arco della carriera di Turner, ricostruendo i suoi viaggi e i suoi spostamenti nella penisola. Ad accogliere il visitatore sono olii e acquerelli che ritraggono “sublimi” scenari montuosi della Gran Bretagna e pittoresche vedute di paesaggi italiani dipinti dal giovane artista prima di recarsi in Italia. Queste opere mostrano come egli guardasse alla pittura di paesaggio britannica di grandi artisti della generazione precedente come Richard Wilson e John Robert Cozens.
[…]Nel 1819 Turner visita l’Italia per la seconda volta e soggiorna a Venezia, Roma e Napoli. Questo secondo e più approfondito incontro con il nostro paese segna l’immaginazione dell’artista e imprime una svolta decisiva al suo stile. Dall’esperienza di questo viaggio nascono gli splendidi acquerelli che raccontano, con assoluta immediatezza, l’incanto suscitato dall’intensa luce del centro e del sud d’Italia. Al rientro a Londra l’artista espone la monumentale tela, Roma vista dal Vaticano (1820) oggi conservata alla Tate di Londra, una sconfinata veduta immersa nella luce dorata che esalta la grandiosità della città eterna.
[…]Turner torna in Italia nel 1828 e soggiorna soprattutto a Roma, dove trascorre uno dei periodi più felici della sua carriera. Negli anni seguenti il ricordo di questa esperienza continuò a riaffiorare nella sua pittura, dando forma ad opere originalissime nelle quali, oltre che ispirarsi agli studi dal vero, Turner si affidava alla memoria e al’emozione per cogliere l’essenza della realtà. Nascono così vedute indimenticabili, sempre meno descrittive, ma proprio per questo perfettamente fedeli a ciò che l’artista aveva visto e sentito, come Roma vista dall’Aventino del 1836 e soprattutto Roma moderna. Campo Vaccino del 1839, entrambe provenienti dalla National Gallery of Scotland.
[…]L’impatto che l’arte, l’architettura e soprattutto la luce di Venezia hanno su Turner, plasma in maniera decisiva la sua produzione. Venezia ispira alcuni dei suoi più straordinari dipinti e acquerelli, vedute atmosferiche in cui i confini tra acqua, aria e terra si annullano e il paesaggio lagunare è dissolto in autentiche sinfonie di luce e colore, come in Venezia. La Piazzetta con il doge che celebra la cerimonia dello sposalizio del mare e Venezia con la Salute, entrambe della Tate, e Arrivo a Venezia della National Gallery of Art di Washington.
[…]
Il comunicato stampa intero è qui.

William Turner - Arrivo a Venezia
Essendo ormai specializzati nella preparazione dei viaggi, abbiamo prenotato per tempo bed&breakfast e ristorante (evitando così di cenare al macdonald per mancanza di tavoli nei ristoranti più chic, se dobbiamo festeggiare San Valentino che almeno sia una cosa fatta per bene, con laute mance a camerieri e vicini di tavolo).
Dormiremo al Privacy Bed&Breakfast in Via Sogari 16 a 65 euro per notte, per la precisione dormiremo nella camera arredata in stile gotico (ma anche quella barocca mi stuzzicava), su gentile proposta di Micol, che ben conosce le mie fisse e le mie passioni.
Da non sottovalutare la presenza della vasca idromassaggio in camera.
Laura e il suo ragazzo (devo ricordarmi di farmi dire il nome, prima di incontrarlo) dormiranno nella stanza arredata in stile barocco.
Piccola mappa dei nostri principali movimenti.
…
Non ho mai finito di scrivere questo post; ho anche pensato di cancellarlo, ma perchè poi?
The Triumph of Death
Giaceva immobile e la morte non era con lui. Doveva essere passata da un’altra strada. La morte pedalava in bicicletta, si muoveva silenziosa sul selciato.
(Ernest Hemingway)
La rappresentazione della morte mi ha sempre affascinato, sia nella figura che nell’ambientazione, a partire dal giorno in cui studiai a scuola l’Inferno della “Divina Commedia” di Dante Alighieri e vidi in televisione, a notte fonda, la “Trilogia degli zombi” di George A. Romero.
Il tema torna alla mia attenzione periodicamente: l’ultima volta risale a qualche giorno fa, quando alcuni amici mi hanno mostrato il video “Fucking Hell” di Jake e Dinos Chapman, ossia le riprese ambientate nella loro opera d’arte omonima; la scoperta che, proprio a distanza di 2 settimane circa dal mio viaggio a Londra, è esposta in quella città, mi ha provocato un certo disappunto.
Quando medito sul tema, mi viene subito in mente “Il trionfo della Morte” di Pieter Bruegel il Vecchio, che vidi per caso molti anni fa e che non ho mai più dimenticato, che a sua volta collego all’affresco “Trionfo della morte” esposto a Palazzo Abatellis. Notevoli anche “Finis Gloriae Mundi” e “In ictu oculi” di Juan de Valdés Leal.
E’, inoltre, impossibile non rimanere affascinati da “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, che oltre ad una rappresentazione difficilmente dimenticabile, offre molti spunti di riflessione; parlando ancora di cinema, a suo tempo mi colpì “Linea mortale” di Joel Schumacher.
Tornando a Dante, ho apprezzato molte opere che ha ispirato, come il dipinto “Dante And Virgil In Hell” di William-Adolphe Bouguereau e le illustrazioni di Gustave Doré.
Qualche mia foto sul tema è reperibile qui :)
Se avete qualche opera, di qualsiasi tipo, che affronta il tema e che secondo voi merita, non esitate a indicarmela fra i commenti: sono sicuro che ci sia molto altro rispetto a quanto ho sopracitato.


