Filippo Venturi Photography | Blog

Portrait and Documentary Photographer

Made in Korea in mostra a Genova

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Made in Korea in mostra a Genova

Mostra fotografica “Made in Korea”
Installazione multimediale “L’Ira Funesta”
di Filippo Venturi

Officina Letteraria in Via Cairoli, 4B – Genova
Dal 27 febbraio al 27 marzo 2016
Inaugurazione sabato 27 febbraio, ore 18.00

Apertura su appuntamento: spazio23fotografia@gmail.com
Dal lunedì al sabato, ore 10-12 e 15-18.

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Alcune fotografie dell’inaugurazione:

Presentazione, di Piera Cavalieri
Il pluripremiato “Made in Korea” è l’acuto sguardo di Filippo Venturi sulla Corea del Sud oggi. Con un procedere da antropologo, l’autore ha indagato gli effetti distruttivi e inquietanti dello sviluppo economico e tecnologico nella società sudcoreana attuale, in un lungo viaggio da Seoul a Busan. Dopo anni di grande sofferenza, in un tempo recente, la forte ripresa economica ha ribaltato il modo di vivere dei coreani. Il nuovo benessere, come analizzato da Venturi, ha portato con sé una forte competizione, le cui vittime sono gli stessi coreani. La Corea diventata uno dei paesi più avanzati, con multinazionali come Samsung, Hyundai, LG, sottopone i suoi abitanti a ritmi di vita folli. Non è concessa la lentezza. La ricerca dell’eccellenza scolastica con ritmi di studio serrati, l’adesione ad ogni costo a convenzionali modelli occidentali di bellezza, anche con la chirurgia estetica, la competizione professionale hanno, come risvolto della medaglia, la dipendenza da internet, dalle tecnologie, dall’alcol e un elevato tasso di suicidi, soprattutto tra i più giovani. Venturi con il suo occhio attento e sensibile, ci restituisce, attraverso le sue immagini vivide, il resoconto realistico di un paese in balia della sua rincorsa alla modernità. Ma Venturi non è nuovo a questo tipo di ricerca sulle società contemporanee. “L’Ira Funesta” è un’altra, eccellente indagine, questa volta in Italia, su un luogo costruito appositamente, la camera della rabbia, per sfogare gli istinti più bellicosi e gli impulsi violenti a colpi di mazza. Il corpo, che sembra essere il veicolo di liberazione, diventa una possibilità narrativa non verbale.

Filippo Venturi
(www.filippoventuri.it)
Nato a Cesena nel 1980, è un fotografo e videomaker. Viene da una formazione di tipo informatico, ma nel 2008 ha iniziato a studiare fotografia e dal 2010 lavora nel settore. Si è specializzato in lavori commerciali, documentari, reportage e ritratto. I suoi lavori sono stati pubblicati su diversi quotidiani e magazine, come Internazionale, The Washington Post, Geo Magazine, Focus, Die Zeit, Marie Claire, Vanity Fair e Io Donna. Parallelamente all’attività commerciale, si dedica a progetti personali su temi e storie che ritiene interessanti e, fra questi, vi rientrano Made in Korea e L’Ira Funesta. Il suo ultimo progetto, Made in Korea, è stato esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena e presso la Fondazione Fotografia, Foro Boario di Modena. Ha ricevuto diversi riconoscimenti e, al momento, è finalista al concorso Sony World Photography Awards 2016 (la proclamazione dei vincitori avverrà in aprile).

Made in Korea
(Corea del sud, 2015)
Fino agli anni ’60 la Corea del Sud era un paese molto povero e arretrato. In meno di mezzo secolo è diventato uno dei paesi più moderni e avanzati, al punto che oggi viene ritenuto 5 anni più avanti al resto del mondo in ambito tecnologico. La rincorsa alla modernità e al progresso si è compiuta imponendo alla società uno smisurato senso della competizione, nella continua ricerca della perfezione dal punto di vista scolastico, professionale e anche estetico. I giovani si trovano a crescere avendo in mente gli stessi ideali e passando per tappe obbligatorie: i migliori voti per accedere alle migliori università, che consentiranno di arrivare ai migliori lavori. Al tempo stesso sono richiesti modelli estetici senza identità, raggiunti comunemente con la chirurgia plastica. Il paese spinge i giovani verso una standardizzazione straniante e surreale, l’esatto contrario di quanto avviene in molti paesi occidentali, dove si ritiene che per emergere sia necessario distinguersi dalla massa. Tutto questo ha fatto emergere anche forti effetti collaterali come la dipendenza da internet e dalla tecnologia, lo stress, l’alcolismo, l’isolamento sociale e un elevato numero di suicidi (ogni giorno si toltono la vita 43 persone).

L’Ira Funesta
(Italia, 2014)
La Camera della Rabbia è un luogo adibito all’esternazione della rabbia, dove è possibile comprare porzioni di tempo da dedicare alla distruzione del suo contenuto, con mazze da baseball e martelli da demolizione. Per alcune persone è un gesto liberatorio, un tasto “reset” che consente di liberarsi simbolicamente e fisicamente di rabbie, rancori e scorie accumulate nel tempo, prima di re-iniziare la propria vita libere da questo fardello. Per altre persone è invece una necessità, mensile o anche settimanale, per sfogare e quindi eliminare sentimenti negativi. 8 utenti su 10 sono donne. Il tempo medio all’interno della stanza è di 20 minuti. La camera della rabbia è il luogo dove l’utente trova un nuovo tipo di libertà. Solo chi vi entra conosce i motivi che l’hanno spinto fin lì, a volte anche a centinaia di chilometri da casa. La prima traccia del concetto di Camera della Rabbia, però, risale al 1962, per la precisione al racconto Il palazzo da rompere di Gianni Rodari. Dopo quasi 50 anni, quel che aveva immaginato Rodari è diventato una vera necessità.

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Written by filippo

16 February 2016 at 11:08 am

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