Silvia Camporesi – Eravamo persone come alberi
“Eravamo persone come alberi” di Silvia Camporesi, a cura di Luca Panaro
Inaugurazione sabato 13 marzo ore 17
Dal 13 marzo al 30 aprile 2010, inaugurazione 13 marzo 2010, ore 17.
Orari d’apertura: mercoledì-sabato 16.00-19.30, oppure su appuntamento
Betta Frigeri Arte Contemporanea
Via Giovanni Muzzioli, 8 – 41121 Modena
Telefono: +39 3393766367
Email: info@associazioneculturalebettafrigieri.it
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La galleria Betta Frigieri presenta in anteprima i nuovi lavori fotografici e video di Silvia Camporesi (Forlì 1973), pensati appositamente per questa occasione espositiva.
Il misticismo laico che spesso caratterizza la ricerca dell’artista è quanto mai evidente in questa serie ispirata ai Quaderni (1941-42) di Simone Weil. Gli scritti della filosofa francese, venuti alla luce in forma pressoché clandestina e dunque pubblicati quasi interamente postumi, costituiscono un interessante laboratorio di pensiero, fonte di profonde riflessioni e testimonianza di una rara integrità esistenziale. La posizione etica fondamentale di Weil è quella di mettersi sempre dalla parte degli oppressi. Silvia Camporesi prende spunto da questa esperienza per indagare cinque figure di donne costantemente in bilico fra il normale e l’anormale, autoritraendosi nei loro panni. Uno di questi ritratti fotografici si riferisce proprio a Simone Weil che, coerentemente al suo pensiero, decide di lavorare per otto mesi nelle officine Renault per comprendere quella condizione operaia che poi testimonierà sotto forma di diario e di lettere (1951).
L’artista estende questa lettura ad altri interessanti casi al femminile che oscillano tra il misticismo e la patologia mentale. La donna tarantolata pugliese che presenta disturbi molto simili a quelli dell’epilessia e dell’isteria, nonché un offuscamento dello stato di coscienza e turbe emotive. La Santa Vilgefortis che per sfuggire al matrimonio combinato dal padre, prega il Signore di trasfigurare le sue avvenenti sembianze facendole crescere sul viso una folta barba. La donna albina che in alcune culture è ancora considerata un essere mostruoso o al contrario dotata di poteri magici. E infine la mangiatrice di spade, citazione di una nota fotografia di Diane Arbus, che muovendosi con sicurezza nel pericolo viene letta dall’artista come la testimonianza di un atto di fede.
Dalla figura umana al paesaggio, Silvia Camporesi ritrae in una suggestiva installazione una natura malinconica, a tratti surreale, ricca di riferimenti letterari. La mostra si completa di un video che, in armonia con le altre opere, riflette sulla possibilità di elevarsi spiritualmente partendo dalla bellezza e dall’eleganza delle arti marziali. Protagonista del video è infatti una campionessa europea di Karate che esegue il kata UNSU (un combattimento simulato da realizzarsi con grande precisione e agilità); la donna, chiusa in una cella, ulteriore citazione della figura di Simone Weil, attraverso il corpo esplora lo spazio e lo trascende.

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Mostre, Festival, ecc. 2010 « Blog di Filippo Venturi
22 marzo 2010 at 9:22 PM